Il live report del concerto di Cristina Donà al Festival Femminile SINGolare Live report, 13/07/2017

Cristina Donà durante il live di Valdagno. Tutti gli scatti sono di Giulia CallinoCristina Donà durante il live di Valdagno. Tutti gli scatti sono di Giulia Callino
20/07/2017 di

"La stanza in cui vivo è un dado, ma non ho abbastanza mani per tirarlo lontano."

(Cristina Donà, "Ho sempre me")

Che cosa significa riproporre ciò che si era vent’anni fa, vent’anni dopo? Cristina Donà giunge sul palco di Femminile SINGolare – piccola, encomiabile rassegna di musica d’autrice alla settima edizione, organizzata dal Comune di Valdagno (VI) - in occasione del tour celebrativo di “Tregua”. A vent’anni dalla sua uscita, la cantautrice ripresenta oggi il proprio straordinario disco d'esordio nell’incantevole cornice del parco a terrazzamento La Favorita. Insieme a lei, alcuni dei musicisti che la accompagnarono nel periodo dell’uscita dell’album, con Lorenzo Corti a chitarra elettrica e Fender Rhodes e Cristiano Calcagnile a batteria e percussioni, insieme a Danilo Gallo al basso e Gabriele Mitelli ai fiati.

(Sul palco, da sinistra, Lorenzo Corti, Cristiano Calcagnile, Danilo Gallo, Cristina Donà e Gabriele Mitelli)

La scelta di riproporre una propria creazione vent'anni dopo il suo primo contatto con il mondo esterno non può non passare attraverso un profondo ascolto di sé, ora che tutto, intorno, è pronto a chiarire, con la precisione del tempo trascorso, forma e confini entro cui un turbamento ancora circola dentro.

E la tregua, oggi, è più oscura che mai: già dalla prima “Ho sempre me”, negli ottimi riarrangiamenti di Calcagnile il disco trova nuova veste in vibrazioni imprevedibilmente più cupe, che lasciano spazio ancora maggiore alle basse frequenze e convertono la maggior parte delle (poche) luci dell’album in raffinate e buie sinfonie. Gli accordi maggiori diventano minori, un certo dolore garbato si fa suono conturbante e caustico, le parole non dette – non dette vent’anni fa - si trasformano in riverberi ipnotici, spirali scure, inserti di chitarra come gemme affilate.

(Cristina Donà durante il live a Valdagno)

Cristina Donà non è mai stata una musicista transigente (non lo sarà nemmeno nei confronti di un impianto migliorabile, interrompendo a metà l’esecuzione de “L’aridità dell’aria” per una sistemazione spie e riprendendo il pezzo da capo): acrobata lieve fra i propri pensieri, nel corso del live la cantautrice di Rho dirige attenta un viaggio dentro e fuori di sé, fra stelle buone annunciate da echi vagamente minacciosi, labirinti scintillanti, una straordinaria “Ogni sera” di piatti percossi e distorsioni e ancora una rapita “Risalendo”, impreziosita dalla tromba di Mitelli e dal delicato dialogo con una chitarra inquieta. A chiudere il primo set, come da tracklist, “Tregua”. Ma è una tregua senza pace reale, stratificazione fra rumorismi e xilofoni ancora più scostante dell’originale e che a sorpresa sfuma nella “All Apologies” al cui creatore –quel Cobain sempre profondamente rispettato- è da sempre dedicato l’intero pezzo.

(Lorenzo Corti)

Al bis sono riservate “Goccia”, “Dove sei tu”, “Terapie” – per l'occasione eseguita in una sbilenca rilettura dal fondo quasi funky, non fosse permeata di riverberi inediti e piccole dissonanze inattese -, il tributo all’amato Dalla di “Com’è profondo il mare” e infine l’immancabile “Universo”, eseguita in solitaria sotto un leggero principio di pioggia e che decomprime l'atmosfera, riempiendola di una luce gentile.

(Gabriele Mitelli)

Continuiamo ad avere bisogno di musica che sia silenzio e ascolto di sé prima di farsi suono, di melodie che siano voce della propria anima per poter diventare racconto per l'altro. È precisamente questo ciò che ci ribadisce il confronto con la trasposizione live di un disco curato al dettaglio, eseguito con la padronanza vocale cui siamo abituati e con una struttura sonora che sorprende per la sua interessante rivisitazione: che un'urgenza espressiva, se è vera, continuerà a dirci mentre mischia luce e colore, a incantarci in un turbinio di suggestioni anche dopo vent'anni, a farci prendere consapevolezza di noi. A farci indugiare senza filo né sassi, a scoprire le tinte dell'alba prima di tornare ai colori di prima. A destabilizzarci, nonostante tutto quello che nel tempo si è fatto certo.

Tag: live report

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