Un pomeriggio con Daniele Celona al Sanpedro Studio

Celona e Cooper in studioCelona e Cooper in studio
12/04/2018 di

Daniele Celona mi contatta qualche giorno fa per chiedermi di passare da lui a fare una chiacchiera sul nuovo materiale a cui sta lavorando, a distanza di ormai tre anni da "Amantide Atlantide". Un disco che non ha ancora un titolo ("è una croce incredibile", mi dirà), ma ha già tutte le canzoni e un'idea di formato e copertina, rispettivamente un libricino e un'illustrazione, in continuità con il percorso intrapreso per gli artwork precedenti - dal digitale alla foto al fumetto -. Un disco che si sta definendo tra le pareti del Sanpedro Studio di Antonio "Cooper" Cupertino, dove ci vediamo.
Nel cortile di via Brioschi c'è un metalmeccanico e poco più su, dietro una porta blu e delle scale strette strette, si apre la finestra sul cortile di Cooper, una vetrata nel tipico palazzo di ringhiera à la milanesa. Curiosamente quando arrivo iniziamo subito a parlare, senza ascoltare nulla, possibilità che invece hanno avuto vari fan del cantautore torinese, in un primo giro di ascolti, quasi dei test, organizzati dai ragazzi di The Goodness Factory. "Effettivamente c’è tutta una fase di lavoro che rimane nascosta, che conosce solo chi ha registrato il disco e pochi altri, quindi è interessante dare idea a chi ti segue delle fasi di  preproduzione, che possono essere anche molto lunghe, e di come nella realizzazione si facciano passi avanti e indietro. Quando me l'hanno proposta come idea ero stranito, poi invece ho pensato che era bello far capire che dietro il disco c’è del lavoro, della fatica". L'ultimo album era stato registrato in studio con i Nadàr Solo, ma per questo nuovo album: "mi sono messo a lavorare al computer a casa, perché tutto il lavoro fatto in saletta per “Amantide Atlantide” con i Nadar è stata esaltante ma molto stressante, e mi ha fatto venire voglia di tornare a desiderare di gestire un po’ tutto in solitaria. Mi sono preso del tempo e mi sono rintanato anche in Sardegna. Ho cercato di scrivere del materiale un po’ più semplice, più vicino a ciò che di internazionale ascolto".

I "sondaggi" di The Goodness Factory sono stati effettuati in diverse città, e da ogni parte sono emerse preferenze diverse, forse risultato dell'ordine diverso con cui sono state fatte ascoltare al pubblico. Nelle prime due tappe la corrispondenza tra quello che Celona ha individuato come primo singolo e le preferenze del pubblico hanno trovato corrispondenza, ma così non è stato a Milano: "quella canzone a Milano è emersa secondariamente, ma forse perché a differenze delle altre città, è stata fatta ascoltare per terza. Io non c'ero, perché i ragazzi volevano raccogliere le reazioni reali. Alcuni ascoltatori mi hanno scritto subito dopo su FB esaltati. Tendenzialmente poi Goodness ha atteso anche per capire a naso quale brano fosse piaciuto di più per un papabile singolo, “il preferito” statisticamente". 

Insomma, al nuovo disco di Daniele Celona manca solo il titolo, ma per il resto c'è tutto. Compresa l'etichetta per cui uscirà. Si tratta della nuova etichetta di Cooper, la Sanpedro Records. "L’anno scorso ho deciso  di intraprendere questa strada dopo un po’ di anni in cui ho fatto il fonico e il produttore. La pretesa è quella di creare un cammino per la musica dal punto di vista soprattutto culturale, quindi mi sono buttato in questa avventura, che è una cosa scissa dalla mia carriera di produttore: non tutti i dischi che produco da adesso in poi saranno targati Sanpedro. Quello di Daniele è un caso a sé, nel senso che c’era già stima reciproca, quindi la cosa è venuta da sé. Questo sarà il secondo disco che esce per l’etichetta. Il primo è uscito l’11 Marzo, ed è di una band francese che fa post rock" mi racconta Cooper "Dell’Italia voglio prendere quello che secondo me è il meglio, sono molto selettivo da questo punto di vista: per background musicale, per gli ascolti e per tanti altri motivi. La volontà è quella di veicolare dei prodotti validi. Capire come lavorare su dei prodotti che magari sono meno commerciabili a primo acchitto, partendo soprattutto dalla creazione di un messaggio: la musica è una forma d’arte a 360 gradi, quindi anche il supporto che la veicola è un elemento molto importante. Da questo punto di vista va a nozze anche l’idea quella che è nata strada facendo della tipologia di packaging creata per il disco di Daniele. Premesso che sono dell’idea che il cd ormai sia un supporto pressoché inutile, che ha gli anni contati, preferirei creare almeno una fetta di pubblicazione con poche copie fatte fare ad un illustratore, un artista, a tiratura limitata, ma che ci sia la ricerca di un oggetto desiderato."

Tutto molto bello e nobile nelle intenzioni, ma dal punto di vista economico come funzionerà questa nuova etichetta? "Con le mie forze attuali voglio lavorare mettendo in campo una forza economica, che poi può essere tradotta in: spese di stampa, bollini SIAE, promozione, qualsiasi cosa. Allo stesso tempo oltre agli accordi con eventuali distribuzioni sia digitali che fisiche, il mio lavoro è quello di veicolare anche dal punto di vista promozionale il prodotto che sta per uscire, in quel caso passando anche attraverso la mia figura, che è più quotata rispetto a quella dell’etichetta per curriculum e conoscenze. Sarà un’escalation che dipenderà soprattutto da come andranno le cose in generale, però la mia idea di etichetta è anche quella di dire produrre ciò che ritengo valido, che costi 1000 o 10000 euro".

Quello di Celona sarà quindi l'uscita numero 02 dell'etichetta, la prima di un artista italiano, che Cooper ha scelto perché "la sua migliore qualità è il potere descrittivo che ha nella trasmissione all’interlocutore, chiunque esso sia, nonostante le molte cose implicite e la complessità dei testi. Questa cosa passa sia attraverso i testi che il mondo sonoro: la scelta delle timbriche, delle parti semplicemente."
Oltre a queste indubbie qualità, secondo me Daniele Celona ne ha un'altra, e molto evidente, cioè quella di essere un musicista ostinato e resistente. Resistente nel suo suono, nel suo cantanto e nelle sue strutture, nel suo modo di affrontare la carriera, ostinato nel proporre una certa idea del fare musica, anche quando questo significa scontrarsi contro un muro: "Dovessi iniziare oggi saprei benissimo che quella strada che ho fatto con fatica del porta a porta, della data del cavolo, a formare dei piccoli zoccoli duri in giro per l’Italia, in questo momento non avrebbe alcun senso. Le conoscenze personali con alcuni promoter e gestori nel corso degli anni sono diventate anche amicizia, al di là del rapporto dialettico che normalmente si instaura con chi ti deve dare un cachet più alto o basso, partecipando alla difficoltà che hanno alcune persone a fare musica e cultura nella loro zona nonostante tutto. È un ‘nonostante tutto’ che assomiglia moltissimo a quello che fa il musicista dall’altra parte, da sopra il palco. Questa sorta di rete mi permette di andare contro il muro ma con l’animo un po’ più leggero. Forte di questa incoscienza che comunque una rete di salvataggio c’è. Potrei finire nel dimenticatoio come diventare icona della resistenza. Ad un certo punto si tratta principalmente di raggiungere un equilibrio personale, fare la cosa che ti piace fare nel modo in cui ti è piaciuto farla e in qualche modo fregartene del resto. Mi rendo conto che non tutti debbano vivere di questo tipo di incoscienza, perché alla fine arrivi ad un certo dell’età che se ti devi sposare, se hai bisogno di pagare il mutuo per la casa etc; io non credo che una persona debba stare sempre sul filo del rasoio come sto io da anni, non lo ritengo neanche un esempio positivo. Sono scelte, a volte difficili e scellerate, ma tant’è."

Con la voce ovattata dai pannelli isolanti dello studio, Celona mi racconta anche di come, finora, sia riuscito a fare il mestiere del muscista: "Nell’ultimo periodo c’ero riuscito. Adesso vedremo come va. Mettere in piedi anche la parte che precede l’uscita di un disco ha delle spese senza rientri. Per quanto siano il contributo di Cooper o l’impegno che ci stanno mettendo i ragazzi di Godness Factory, ecco, da solo non ce l’avrei fatta. Negli altri casi era stato un investimento personale che è stato ripagato e ha portato quantomeno a far uscire il nome dalla regione, a creare queste rete di riconoscenze, di piccole stori invisibili, di strette di mano, di amicizie, quello che succederà da adesso in poi non lo so sinceramente, potrebbe essere sostenibile come no."
Probabilmente lo sarebbe se in Italia, come succede in alcuni paesi del Nord, esistesse un sussidio statale per i musicisti, che lo ricevono quando per esempio devono passare molto tempo senza esibirsi dal vivo per comporre un nuovo album: "Sicuramente aiuterebbe. Io non sono un talebano che pensa tu debba passare dall’inferno per forza. Sarebbe un aiuto in quella fase in cui devi stare a galla in qualche modo e quindi se hai più tempo per curare una cosa, e quindi non devi scrivere un disco alle 8 di sera quando torni a casa dai mille lavori che devi fare per sostenerti, il tutto andrebbe a favore della qualità, della cura data a quello che stai facendo. Quindi portarlo anche ad un livello artistico superiore. Non sarebbe un investimento così tanto per fare, io la vedrei in maniera assolutamente positiva" e aggiunge "Questo potrebbe anche far sì che nel giro generazionale, in un futuro, il mestiere del musicista/strumentista/autore possa essere preso in maniera più seria. Quindi già a priori possa essere considerato da un bambino o da un ragazzino non solo il sogno, ma anche una strada, una prospettiva sensata".
Di cosa ci sarebbe bisogno perché questa prospettiva diventi sensata per tutti? Risponde Cooper, per concludere: "Ci vorrebbe una rinascita del mecenatismo, ma anche dal punto di vista economico. Prendio il lavoro fatto da RTL con i Modà: se hai dei diritti di edizione su un artista, e lo passi, te la canti e te la suoni, comunque ci guadagni. Quindi un po’ più di mecenatismo da quel punto di vista, un investimento che tutto sommato potrebbe essere abbastanza sicuro. Una radio come Radio Freccia ha una bella programmazione, potrebbe sostenere dei talenti italiani. Immaginiamo un modello economico del genere, fatto su un progetto musicale più virtuoso. E ce n’è musica che senti passare tutto il giorno che anche se più difficile, più di classe, comunque ti rimane in mente. Ce n’è in giro per il paese. Ed è quello che potrebbe creare dei cambiamenti."

Tag: intervista

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