"Di vizi Di Forma Virtù" compie 10 anni: 5 motivi per cui Dargen D'Amico ha anticipato tutti

Dargen D'Amico Di vizi di forma virtùDargen D'Amico "Di vizi di forma virtù"
07/03/2018 di

Come ci viene indicato dalla maggior parte dei calendari in vendita nei Paesi del mondo occidentale, è il 2018. Una data davvero simile a tutte le altre se non fosse che, sempre secondo i suddetti calendari, pare siano passati 10 anni dall'uscita di una pietra angolare del rap italiano: "Di Vizi Di Forma Virtù" di Dargen D'Amico (recentemente ristampato da Tannen Records insieme al precedente "Musica Senza Musicisti").
Disco rap nella teoria, si pone nella pratica lontanissimo da tutti gli stereotipi del genere: un suono spigoloso e rime quantomeno lontane dal machismo della scena rap più canonica sono le componenti fondamentali del primo doppio disco del rap italiano.
Ma andiamo con calma: Dargen negli anni è arrivato - e non in maniera scontata - a passare in radio, a firmare alcuni tra i brani più belli della musica italiana, a fondare un'etichetta, a disegnare cinque linee di occhiali da sole, a inventarsi un genere musicale e - per non farsi mancare nulla - è stato tra i primi negli anni '10 in Italia a usare il vinile come medium esclusivo per veicolare la propria musica.
Passata dunque la giusta distanza da "Variazioni", disco inciso con la pianista Isabella Turso in cui alcuni brani del repertorio degli ultimi dodici anni vengono, appunto, variati, è giunta l'ora di far notare quante persone siano state fregate sul tempo dalle scelte artistiche del milanese illustrando i 5 motivi per cui Dargen ha anticipato tutti.

 

Capire che il machismo non è okay

Eh sì, cominciamo subito a palla di cannone: pagine e pagine in HTML sono state scritte per parlare di come e perché Young Thug indossi un vestito da donna nella copertina di un suo disco, di come questo ci dica (inesorabilmente) qualcosa sul ruolo e l'immagine del maschio nel lustro corrente e di come poi lo stesso artista di Atlanta intenda sottrarsi a queste logiche, quantomeno provocarle e discostarsi da esse. Ecco, benissimo, verissimo. Però. A un certo punto, nella titletrack di questo disco di cui oggi parliamo, il nostro dice: "Ieri un giovane mi ha mandato una mail / dicendomi: "Non ti ascolto più perché si dice che sei gay" / figlio mio, sono più frocio io che porto la gonna / o tuo padre che picchia la sua donna?". È con estrema semplicità che Dargen qui dice chiaramente la sua su un tema importantissimo e attualissimo per la cultura hip hop, di cui non possiamo mai davvero considerarlo un outsider, e italiana, perché della polemica attorno l'orientamento sessuale di Elsa di "Frozen" ne abbiamo sentite abbastanza.

Le metriche saltellanti

Durante i 10 anni che ci separano da questo doppio disco, è nata una strana moda su YouTube (e i più scaltri di voi potrebbero star lì a tirar su spiegoni riguardo il deficit di attenzione latente in questa generazione in correlazione alla pochezza metrica di alcuni e blablabla): sottolineare ed evidenziare le paroline che fanno rima in un bel lyrics video. Addirittura, i più coraggiosi e arguti, le rime le contano persino. Chiarito che le rime nel rap ci sono da sempre, è giusto riconoscere a Dargen uno studio particolare della tecnica e delle metriche di cui l'esempio più lampante è sicuramente quella famosissima "Salvation Army pt.1". Tuttavia, anche in "Di Vizi Di Forma Virtù", il milanese rivendica di saper fare rap con gli schemi o senza "a seconda del tasto che premi". Una naturalezza che viene impiegata più volte in termini, talvolta, metatestuali: Dargen ammette di essere "limitato dal poeta" ogni volta che scrive in rima (un po' come Bacon diceva di vedere l'intera storia della pittura su una tela bianca e di muoversi quindi per differenze) e si prodiga nel dare consigli su come vivere con serenità il proprio processo creativo in "Come l'Italia e San Marino". Tedua, ad esempio, ha dimostrato più volte di tenere particolarmente in considerazione la musica di Dargen e non è un caso allora la citazione a "Malpensandoti" in "Acqua"; a scavare più in profondità, però, è interessante notare come alcune soluzioni metriche del genovese possano essere considerate quasi ereditate direttamente da brani forse schizofrenici come "Qualche Rima".

L'itpop

In questi mesi, qualche community che ormai ha fatto dell'hype il proprio luogo dell'anima, ha inventato un nome tutto particolare per quella che poi è la musica "alternativa": itpop (cinque lettere che fanno da perifrasi all'altresì valida perifrasi: "musica pe' scopà"). Succede che tra gli alfieri di questo filone ci sia finito, vuoi o non vuoi, Cosmo: recente autore di un doppio disco denso, densissimo, di cassa dritta. I caparbi tra voi avranno già intuito: "La banana frullata" è un brano contenuto in questo doppio disco ed è proprio forse il brano più proto-itpop che esista. Si parla di scopa', si fa con i giusti layer d'ironia (che all'epoca non esistevano ancora) ed entra in testa con una semplicità disarmante. Insomma, una serie di felici coincidenze? I più sagaci tra voi risponderanno in coro: "non credo".

Il giorno e la notte di Kid Cudi

Torniamo oltreoceano e torniamo a nove anni fa: ve lo ricordate quel singolone che ci fa ballare ancora oggi? Quella "Day n Nite" che ha lanciato nella stratosfera i Crookers e li ha esposti all'attenzione globale? Ecco, volendo glissare sulla certamente godibile versione italiana (firmata anche questa da Dargen, insieme a Danti), ci vien ben da dire che -novello Pippo Baudo- Jacopo avrebbe tutto il diritto di urlare che i Crookers li ha inventati lui. Il buon Phra (metà dei Crookers prima, one man band poi) è infatti tra i collaboratori principali della carriera di Dargen ed è presente qua e là anche in questo lavoro.

I giovani che antepongono le droghe al successo (e l'autotune)

Questi rapper millennial che usano le donne, le auto e le droghe per arrivare al successo (invece che usare il successo per arrivare alle donne, alle auto e alle droghe) sono accomunati da un uso smodato, oggetto spesso di critiche e polemiche, dell'autotune. Dai ritornelli di Sfera Ebbasta fino ai versi di Carl Brave, l'autotune è ormai sdoganatissimo ma non è sempre stato così. Quelli a cui piace tracciare linee temporali stan già spolverando "Death Of Autotune" di Jay Z (2009), noi ci limitiamo a segnalare che Dargen ha utilizzato tale strumento (perché di questo si tratta) ancor prima che il rapper più forte di tutti i tempi arrivasse a farci polemica (per poi collaborare con Kanye West, ma si sa: solo gli stolti non cambiano mai idea).

Gli emotional rap e piano

Ci permettiamo un bonus: l'abbiamo già detto che l'ultimo disco di Dargen contiene una serie di brani editi riarrangiati per l'occasione grazie al pianoforte della bravissima Isabella Turso. Tra i brani editi, ci sono appunto dei brani di "DVDFV" con tanti begli strumenti veri, come li definirebbero i cinquantenni in fissa con le chitarre. Sempre oltreoceano cosa succede? Gira che ti rigira, Eminem, il rapper preferito di quelli che il rap non lo ascoltano, non lo capiscono e non lo apprezzano, appena sei mesi dopo l'uscita del suddetto disco pubblica un brano in cui finalmente recita la parte dell'uomo maturo su un bel pianoforte e duetta poi con Beyoncé. Signori miei, è evidente che tirar su scuse e dire che sono solo coincidenze non basta più. Indignarsi non basta più. Non ci resta che riconoscere a JD la ripetuta capacità di guardare più in là del proprio palmo di naso. 

 

Tag: rap italiano

Commenti (2)

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  • Toni Meola 5 mesi fa @toni.meola1

    Bravo Raffaele, l'analisi mi è piaciuta. Di solito rido per gli articoli sul rap di Rockit, ma oggi no

  • Toni Meola 5 mesi fa @toni.meola1

    il parallelismo con Bacon spacca, ma lo capiranno in dieci
    (e nessuno di questi dieci, ahinoi, ascolta rap)

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