Decibel: i diavoli di Porta Romana

Foto via nanopress.it - enrico ruggeri sul palco con i decibelFoto via nanopress.it - enrico ruggeri sul palco con i decibel
19/12/2016 di

Milano, 1630: mentre la città è in preda alla più terribile epidemia di peste che memoria d'uomo ricordi (quella, per intenderci, dei "Promessi Sposi"), in un sontuoso palazzo nei pressi di Porta Romana Ludovico Acerbi, Magistrato della Corona Spagnola e Presidente del Consiglio Segreto, tiene una festa dopo l'altra, tutte caratterizzate dai costumi libertini, dai fiumi di vino e di libagioni. Mentre la città fuori s'immiserisce sempre più, dentro al suo palazzo Acerbi interpreta il ruolo di un novello Re Mida: tanto che il popolo, un po' per scherno un po' per rabbia, lo chiama "il diavolo di Porta Romana". E proprio da qui, da questo particolare luogo di Milano, inizia la parabola di altri "diavoli" che, dai banchi di scuola del liceo, arriveranno in pochi anni a portare "scempio e scandalo" sul palco di Sanremo: questa è la storia dei Decibel.

Nel 1972 Enrico RuggeriFulvio Muzio si conoscono al liceo classico Giovanni Berchet di Milano. I due, compagni di banco nella sezione H, si intendono fin dai primi giorni. Ricorda infatti lo stesso Muzio come avesse notato subito Enrico, "un ragazzo che, sin dai primi giorni di scuola, era come preso da un sacro fuoco per la musica. Non la smetteva mai di picchiettare e tamburellare con la penna sul banco: ma lo faceva bene, in maniera ritmicamente ineccepibile. Avevo capito che anche lui, come me, viveva per la musica". I due sono destinati, nel bene e nel male, a fare grandi cose assieme, partendo però da due poli opposti: Ruggeri parteggia per i Rolling Stones mentre Muzio è un beatlesiano di ferro.
Sono anni di forte politicizzazione e in quel momento il liceo Berchet è considerato una roccaforte del Movimento Studentesco, con qualche importante membro di Comunione e Liberazione e qualche sparuto studente simpatizzante dell'estrema destra. Sia Ruggeri come Muzio però, più che alla politica, s'interessano alla musica. Nello stesso '72 Enrico Ruggeri fonda gli Yosefat, gruppo che due anni dopo prenderà il nome di Molotov Champagne. In questa band entra anche Fulvio Muzio, assieme a Silvio Capeccia, che condivide con Ruggeri la passione per Lou Reed, David Bowie, gli imprescindibili Roxy Music ed anche gli Sparks. La band suona una sorta di progressive decadente, frutto anche dell'antico amore di Muzio per King Crimson e Genesis.

(Immagine via)

Nonostante i Molotov Champagne suonino ovunque a Milano, in qualsiasi tipo di contesto (dalle manifestazioni studentesche alle feste private) e Enrico Ruggeri e Fulvio Muzio facciano di tutto per far parlare di loro (il primo gira per Milano con un pitone vero al suo seguito, mentre il secondo suona le tastiere completamente avvolto da un drappo funebre e con un cravattino a forma di pipistrello intorno al collo) il gruppo non ingrana. Ruggeri e Muzio capiscono che è arrivato il momento di un cambiamento piuttosto drastico: abbandonano i contorni decadenti dei Molotov Champagne e si unisono ai Trifoglio, un power-trio caratterizzato da chitarre piuttosto heavy. Nel 1978, mentre Muzio decide di abbandonare la band (richiamato agli studi in medicina), il gruppo cambia nome in Decibel. Forse più per le trovate mediatiche di Ruggeri che per un reale interesse a livello musicale, lo stesso anno la Spaghetti Records, etichetta milanese affiliata alla romana RCA, s'interessa ai Decibel e decide di produrli. Infatti i concerti dei Decibel facevano molto parlare di sé, non tanto per motivi squisitamente musicali ma per ragioni di, diciamo così, cronaca. Memorabile, in questo senso, lo "show-fantasma" alla Piccola Broadway, quando il gruppo non riuscì neppure a suonare una singola nota, a causa di un'enorme rissa scatenatasi tra filo-punk (percepiti allora come simpatizzanti dell'estrema destra) e autonomi del Centro Sociale Leoncavallo. 

Il primo album dei Decibel è "Punk", un titolo che, apparentemente, non avrebbe bisogno di spiegazioni: un netto cambio di rotta per abbracciare le sonorità più dure ed essenziali che, proprio in quegli anni, anche in Italia stavano facendo breccia. Peccato che in realtà "Punk" non è un vero disco punk. Leggenda vuole che il nome all'lp sia stato dato pochi giorni prima della messa in stampa: si sarebbe infatti dovuto chiamare semplicemente Decibel ma, alla fine, come mossa pubblicitaria, si è optato per il nome del genere musicale. Registrato al Castello di Carimate presso gli Stone Castle Studios, "Punk" viene letteralmente distrutto dalla critica dell'epoca. Senza ombra di dubbio si tratta di un lavoro affrettato ma che tuttavia riserva delle vere e proprie chicche e, soprattutto, contiene già i germi dei successi futuri. Canzoni come "Il leader" e "Il lavaggio del cervello" contengono spunti interessanti, in special modo dal punto di vista della scrittura di Enrico Ruggeri. Si sentono, abbastanza chiaramente, influenze e rimaneggiamenti di maniera di stili anglosassoni ma la materia su cui lavorare c'è. Come sottolinea giustamente Vittorio "Vikk" Papa in un suo articolo apparso nel 2009 su "Orrore a 33 giri", "Punk" si ricorda forse molto più per la raccapricciante copertina: "uno degli artwork più brutti di tutti i tempi che ha il “merito” di anticipare le terribili pacchianate che avremmo trovato da lì a pochi anni su tanti dischi metal, ma soprattutto il logo della band, inequivocabilmente a forma fallica, che mostra come interpretassero il punk, ovvero pura voglia di shockare l’ascoltatore". Come se non bastasse, la RCA ne stampa solo 1000 copie, tanto che questo lp è praticamente introvabile. Nonostante ciò il gruppo macina moltissime date, partecipando tra l'altro al Cantagiro anche se di fatto il primo disco è definibile come un mezzo fallimento.

Evidentemente però Fulvio Muzio intuisce le potenzialità della band, tanto che l'anno successivo, nel 1979, rientra. In formazione rinnovata e con idee cambiate, i Decibel fanno uscire il 45 giri intitolato "Indigestione Disko", che contiene, oltre all'omonima canzone, anche "Mano Armata". Questo lavoro è quello che si dice la chiave di volta per il gruppo. Infatti le sonorità sono radicalmente modificate, abbracciando una new-wave bella pettinata che si evidenzia anche nelle scelte di abbigliamento dei componenti della band, con capelli corti, occhiali da sole e camicia bianca più cravatta stretta nera: una specie di via di mezzo tra Elvis Costello, i Kraftwek e gli Knack che influenzerà per i decenni a venire il vestiario di molte band italiane.
Anche le canzoni sono più compiutamente realizzate e toccano temi che diventeranno sempre più attuali nel decennio successivo, sempre con quel misto di umorismo-dandy e di raffinata presa in giro della critica sociale, caratteristica principale dei Decibel. Infatti il testo della title-track, "Indigestione Disko", recita così :"Per cinque lunghi giorni sono un impiegato/ ma poi io mi trasformo quando sono gasato./ E niente al sabato gioia mi arreca, /mi aspetta all’angolo la mia discoteca /Cosa farei senza la mia discoteca? /Io divento un altro dentro a una discoteca/ Energie da da da scaricare,/ impiegate da da da abbordare,/ emozioni da da da da provare/ Brividio brivido senza rischio/ indigestione disko": è finito il tempo dell'impegno politico, dei collettivi e dei dibattiti terzomondisti, è giunto il momento dell'edonismo più puro e festaiolo. 

Registrato sempre da quel volpone di Shel Shapiro agli Stone Candle Studios, questa volta il 45 giri spacca. Grazie anche alla fama che ormai i Decibel hanno a Milano e dintorni, ovvero quella di "ragazzacci pericolosi" i cui concerti finiscono regolarmente in rissa, il loro nome si espande e si fa conoscere per tutta la Penisola. Il 1979 è quasi arrivato al termine quando la band finisce di comporre "Vivo da Re", il loro secondo album. Shel Shapiro è entusiasta del lavoro di Ruggeri e compagni e decide di caldeggiare ancora di più la loro causa all'interno della Spaghetti Records. Bisogna ricordare che quest'etichetta, oltre che dallo stesso cantante e leader dei Rokes, era stata fondata da due dei più importanti discografici italiani, ovvero Sandro Colombini, uno dei massimi produttori italiani degli anni '70 (ha lavorato e prodotto Lucio Dalla, Edoardo Bennato, la Premiata Forneria Marconi, Antonello Venditti, e molti altri) e Silvio Crippa, abilissimo manager e scopritore di talenti. Con una simile squadra era quasi inevitabile che per i Decibel fossero destinati a grandi cose. 

Neanche a farlo apposta, già nel gennaio del 1980 per i Decibel si spalancano, un po' a sorpresa, le porte del Festival di Sanremo. Decidono infatti di partecipare alle qualificazioni e, superando un'accanita concorrenza (tra cui gli Skiantos), raggiungono la fase finale. Il look ricercato, le sonorità eleganti ma orecchiabili e i testi facilmente memorizzabili contribuiscono alla qualificazione. Ma con quale canzone i Decibel si presentano a Sanremo '80, la trentesima edizione del Festival? Con "Contessa" ovvero il loro pezzo che, negli anni, riscuoterà il maggior successo. "Contessa" è una canzone molto strana, specialmente nell'universo pop italiano di quell'epoca, dato che mescola senza soluzione di continuità gli stili e le storie del cabaret tedesco anni '20, quello portato alla fama internazionale da Kurt Weill, di cui soprattutto Fulvio Muzio era un grande estimatore, con la formula della pop-song. Il pezzo, di cui il patron sanremese Gianni Ravera si era letteralmente innamorato, fa il botto tra gli spettatori: si classifica al quarto posto (un grande successo per una band esordiente) e consegna ai Decibel una primavera-estate ricchissima di date e di concerti.

In realtà se si guardano alle vendite "Vivo da re", il disco al cui interno è inserita "Contessa", non è che abbia fatto propriamente il pieno di incassi. Questo è dovuto soprattutto alla cronica difficoltà di RCA nella distribuzione, che di fatto ha pesato e non poco nell'economia (in senso quasi letterale) del gruppo. Nonostante ciò il 1980 per i Decibel è un anno stellare, che li vede tra l'altro partecipare con grande successo al Festivalbar. Purtroppo però, come spesso accade, nel momento in cui tutto sembra girare per il meglio, qualcosa si inceppa. Tutti i membri del gruppo non sono soddisfatti della percezione che si ha di loro, in particolar modo a livello di pubblico. Invece di un nucleo di fan composto da ascoltatori appassionati di musica, i Decibel si ritrovano loro malgrado ad essere etichettati come una sorta di "boy-band ante litteram": sono talmente tante le lettere di ammiratrici adolescenti che ricevono i membri del gruppo che si deve fondare un apposito fan club. In più, in autunno, il tour non ha il successo che ci si aspettava anche e soprattutto per motivi organizzativi: ricorda Ruggeri che: "Visto il tipo di pubblico che avevamo, se i concerti si fossero tenuti al pomeriggio invece delle dieci di sera avremmo avuto il triplo della gente".  

(Immagine via)

Eppure "Vivo da re" ha, oltre "Contessa", altri pezzi fortissimi tra cui ad esempio "Il mio show", in cui continua il felice sodalizio tra cabaret e new-wave ed anche "A disagio", il cui titolo e testo, a conti fatti, farebbe fortuna ancora ai giorni nostri. Fatto sta che le tensioni all'interno del gruppo alla fine esplodono. È lo stesso Enrico Ruggeri, ormai arrivato ai ferri corti con la Spaghetti Records (che intanto aveva perso Shapiro e Crippa, fuorisciti per croniche divergenze con Colombini), a decidere di lasciare l'etichetta e il gruppo, per proseguire nella fortunata carriera solista. 

Gli anni passano e, se da un lato Muzio e Copeccia si laureano rispettivamente in Medicina e Economia e Commercio, dall'altro non rinunciano alla musica. I Decibel cambiano più volte sonorità e stili, dimostrando sempre una solenne curiosità per ciò che nuovo e contemporaneo veniva suonato, specialmente fuori dall'Italia. Vanno in questa direzione i successivi album, a partire da "Novecento" del 1982, un ambizioso quanto non completamente riuscito progetto di realizzare un concept-album sulla modernità alla stregua di gruppi quali Ultravox, Stranglers, Japan e, naturalmente, King Crimson. Dopo essersi occupati di colonne sonore per documentari, nel 1988, con la produzione, ancora una volta, di Shel Shapiro, i Decibel tornano con "Desaparecida", un disco molto particolare con influenze che vanno da Brian EnoVangelis, fino ad arrivare a Mike Oldfield

Nel corso degli anni Enrico Ruggeri ha invitato più volte sul suo palco i membri dei Decibel. Ad esempio, il 19 febbraio 2010, Fulvio Muzio e Silvio Capeccia accompagnano Enrico Ruggeri nell'esecuzione de "La notte delle fate", nel corso della 60esima edizione del Festival di Sanremo (30 anni esatti dalla loro prima apparizione). Nel dicembre del 2016 la notizia della loro reunion ha fatto letteralmente impazzire l'internet, segno che il loro ricordo è ancora molto sentito. 

Se infatti i Decibel sono riusciti a passare, senza scomporsi troppo, da organizzare serate come il "Sex Punk Party" (un happening per giornalisti e professionisti della moda in cui venivano trasmessi film hard direttamente sui corpi dei Decibel sul palco) a calcare con successo il palco di Sanremo, il talento c'era senza dubbio. Ma quella dei Decibel è la storia molto italiana di un "formidabile insuccesso". Ovvero di come la discografia degli anni '80 sia riuscita, per tutta una serie di motivi, a disperdere il patrimonio di una band capace di unire in maniera convincente l'avanguardia e il pop. 

 

Tag: Retroterra

Pagine: Enrico Ruggeri Decibel

Commenti (1)

  • ilfabri 20/12/2016 ore 08:47 @ilfabri

    Mi sa che erano Champagne Molotov e non Molotov Champagne!
    ;)

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


LEGGI ANCHE:

Top It 2017: i 20 dischi dell'anno secondo Rockit