Dov’eri tu nel ’99? - Viaggio tra i dischi italiani che compiono vent’anni

Da "Non è per sempre" a "Microchip emozionale", dal debutto dei Verdena a "Ho ucciso paranoia", un viaggio tra i dischi che compiono vent'anni nel 2019.
31/01/2019 11:05

Il 1999, l’ultimo anno del secolo scorso, una vita fa: io andavo all’università, passavo le giornate nelle aulette autogestite e mi tingevo i capelli con prodotti economici che regalavano sfumature improbabili. Tutti volevano far parte di una band, le bacheche erano piene di annunci che cercavano bassisti o batteristi, si affittavano sale prove, si registrava male, ci si credeva tanto. Nostalgia, inevitabile. Quell’anno ha visto uscire dischi che sarebbero diventati nel tempo veri punti di riferimento, perle inadatte a invecchiare, esordi che avrebbero portato poi carriere luminosissime, e anche album forse minori di gruppi che restano comunque fari nella discografia italiana. Tanta roba, tantissima.

Alcuni li ricordo bene, cioè li ho proprio vissuti, metabolizzati nel momento in cui sono stati pubblicati, altri li ho scoperti poi, molti hanno contribuito a far crescere una scena che allora poteva ben dirsi alternativa a qualcosa, con qualche prodotto mainstream che negli anni è diventato di culto. Tra questi ultimi c’è certamente “…Squérez?”, il primo e unico album dei Lùnapop, uscito sul finire del ’99 ma anticipato dal singolone “50 Special”, vero tormentone estivo che conquista il Disco di Platino e colora le vacanze dei giovanissimi, senza dimenticare altri grandi successi come “Qualcosa di grande”, “Un giorno migliore” e “Vorrei”. Ma l’estate è anche Festivalbar, e in quell’anno vince Jovanotti con “Un raggio di sole”, tratto da “Lorenzo 1999 - Capo Horn”, decimo album in studio dell’artista che contiene anche un altro grande classico, “Per te”, dedicato alla figlia appena nata. Menzione necessaria anche per “Grazie mille” degli 883, unico disco della band a non raggiungere la vetta della classifica pur riuscendo a conquistare il Disco di Diamante (ovvero più di 550.000 copie vendute): oltre alla title track come dimenticare “La regina del Celebrità” o “Viaggio al centro del mondo”, e soprattutto il 1999 è anche l’anno della rivincita del mitologico film “Jolly Blu”, grande flop nelle sale sul finire del ’98 e trasmesso in tv con successo l’anno seguente.

Andando a guardare tra le grandi band di quegli anni, non possiamo non citare i Subsonica e “Microchip emozionale”, secondo disco del gruppo torinese che ebbe un successo notevole, con brani divenuti super classici nel tempo come “Colpo di pistola”, “Il cielo su Torino” e “Discolabirinto” insieme ai Bluvertigo, ai quali si aggiunse poi “Tutti i miei sbagli”, uno dei pezzi in assoluto più famosi presentato nel 2000 al Festival di Sanremo. Disco di Platino, stesso traguardo raggiunto anche dai succitati Bluvertigo che convincono il grande pubblico con “Zero”, ultimo album della cosiddetta trilogia chimica dopo “Acidi e basi” e “Metallo non metallo”, che vede anche la partecipazione di Franco Battiato. E pure il Maestro lancia nel ’99 un disco che omaggia attraverso le cover la musica d’autore, più due inediti firmati con Manlio Sgalambro: “Fleurs” è il primo passo di una trilogia che vede l’artista siciliano cimentarsi con brani non solo in italiano, memorabile la struggente versione de “La canzone dell’amore perduto” di De André, da poco reinterpretata anche da Colapesce. Ma l’album che più di tutti mi ricorda quell’anno, quello con le canzoni che ancora oggi canto sotto la doccia, un pezzo di cuore, è “Non è per sempre” degli Afterhours: quinto lavoro in studio della band, oltre alla title track che insomma, che ve lo dico a fare, è un classicone meraviglioso, contiene brani splendidi come “Oceano di gomma”, “Bianca”, “L’estate”, “Oppio”, dai, un discone. Lacrime.

Tra i gruppi più rappresentativi di quegli anni che presentano cose nuove nel 1999 ci sono pure i Marlene Kuntz con “Ho ucciso paranoia”, i Massimo Volume con “Club Privé” e i La Crus con “Dietro la curva del cuore”, come pure il primo album dei Ritmo Tribale senza Edda, “Bahamas”, che chiude il percorso della band. Impossibile non ricordare anche “Armstrong” degli Scisma: il secondo lavoro del gruppo contiene un super classico come “Tungsteno”, e dopo poco il progetto si sarebbe concluso lasciando spazio alla carriera solista di Paolo Benvegnù. Immancabile anche un album dei Diaframma, “Coraggio da vendere”, certo non tra i più celebri di Fiumani e i suoi ma per dire che sì, c’erano anche loro.  È pure l'anno di “Metaversus”, terzo lavoro dei 24 Grana, e ancora è necessario citare l’esordio di Giuliano Palma & The Bluebeaters con “The Album”, un disco di cover in salsa ska e rocksteady con un tocco di Giamaica che rimane lì a ricordare un’epoca. Da non dimenticare anche "Nordest Cowboys" degli Estra, con la partecipazione di Vinicio Capossela, e "Rospo", secondo album dei Quintorigo contenente l'omonimo brano con cui si aggiudicano il Premio della Critica nella sezione Giovani e quello della Giuria di qualità al Festival di Sanremo.

Tra le voci femminili, due donne da poco riunite in un progetto sostenuto da una campagna di crowdfunding di successo: Cristina Donà e Ginevra Di Marco. La prima con “Nido”, secondo album prodotto come il precedente da Manuel Agnelli e impreziosito dalla partecipazione di artisti come Morgan e Robert Wyatt, la seconda al suo debutto come solista con “Trama tenue”, dopo l’esperienza ormai conclusa con i C.S.I.: tra gli ospiti del disco anche Gianni Maroccolo, Max Gazzè e Cristiano Godano. Ma il 1999 è anche l’anno di esordi importanti, o di primi passi per artisti che avrebbero costruito poi carriere brillanti e che sono ancora oggi meravigliosamente presenti nel panorama musicale italiano: c’è una band di Pordenone che aveva già pubblicato alcuni dischi autoprodotti e un LP di brani live e inediti, ma “Mostri e normali” può considerarsi per i Tre Allegri Ragazzi Morti il vero debutto, l’album che li ha fatti conoscere e che li ha lanciati, ultima prova prima di fondare la loro etichetta La Tempesta (il disco uscì per BMG Ricordi). Un giovane Umberto Maria Giardini si fa chiamare Moltheni e pubblica il suo primo album, “Natura in replay”, al quale fu aggiunto l’anno successivo il brano “Nutriente” presentato al Festival di Sanremo. Ci sono poi tre giovanissimi della provincia di Bergamo che debuttano con un album omonimo, “Verdena”: prodotto da Giorgio Canali, contiene già pezzi entrati nella storia come “Valvonauta”, e segna l’inizio del percorso di una delle band in assoluto più importanti e rappresentative della scena italiana.

Per chiudere questo viaggio, uno sguardo alle produzioni rap e hip hop che, ammetto, non sono mai state esattamente my cup of tea, ma che hanno visto nel 1999 una serie di uscite che non possono essere tralasciate: da “Sindrome di fine millennio” di Uomini di mare, ovvero Fabri Fibra insieme al beatmaker Lato, considerato l’esordio del rapper marchigiano, al progetto Melma & Merda formato da Kaos One, Deda e Sean col primo e unico album “Merda & Melma”, passando per “O tutto o niente” di Dj Gruff, “Banditi” degli Assalti Frontali e “Scienza doppia H” dei Colle der Fomento. E già che ci sono, aggiungo anche “Xché sì!” degli Articolo 31 e “Sotto lo stesso effetto” dei Sottotono, col classicone “Amor de mi vida”.

Un anno ricchissimo, vario, variopinto, con tanti altri dischi che certamente avrò dimenticato, e son passati già vent’anni: alcuni album li porto ancora con me, altri li ho ritrovati, altri ancora restano lì a ricordare un’epoca, necessari e iconici ognuno a suo modo. Non so quanto conti il tempo nel processo di ‘beatificazione’ di una canzone, ce lo chiederemo forse tra altri vent’anni, ma in fondo credo sia come guardare vecchie foto dove ci sembra di vedere perlopiù la bellezza di qualcosa che abbiamo perso. Ma la musica resta, comunque.

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L'articolo Dov’eri tu nel ’99? - Viaggio tra i dischi italiani che compiono vent’anni di margherita g. di fiore è apparso su Rockit.it il 31/01/2019 11:05

Tag: anniversario

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