I 20 dischi italiani più belli dell'anno

Nell'era del turbo-tutto, dei mischioni colore viola e dei feat a catena, c'è chi non perde la voglia di fare dischi di spessore. Capita a rapper della nuova e della vecchia scuola, a cantautori e band fieramente fuori moda: grazie, e benvenuti nella nostra classifica
24/12/2019 10:55

Eppure qualcuno nel 2019 ha ancora voglia di fare dischi, a volte addirittura belli. Se il mercato ultimamente è cambiato a ritmi vertiginosi, rivoluzionando i canali di fruizione della musica, i tempi delle uscite e tutto quanto il resto – con il risultato di decretare la supremazia dei singoli su progetti musicali più complessi e completi –, il prodotto "album", che sia un feticcio fisico oppure liquido come quasi tutto ormai nelle nostre vite, rimane.

Quelli che trovate di seguito sono i dischi che più ci hanno colpito nei 12 mesi appena trascorsi. Tra esordi choccanti (ne trovate uno parecchio, parecchio in alto in questa lista, e non poteva essere altrimenti), traiettorie artistiche che prendono strade nuove ed esaltanti, conferme e scommesse riuscite, a voi le nostre scelte. 

20) 72-Hour Post Fight72-Hour Post Fight

Progetto misterioso, sperimentale, che mischia jazz, ambient, math rock, ritmi downtempo e emo all'americana, per creare un mix che in Italia non esiste. Ermetico e spaziale, da perdersi dentro.

19) Priestess - Brava 

Priestess è una delle più brave che abbiamo in circolazioni, e su questo, al netto di ogni hype, non ci sono grossi dubbi. Negli USA questo debutto starebbe in classifica con Cardi B e Iggy Azalea, o magari FKA Twigs. Qui la strada sembra più ripida, ma ha tutto quel che serve per sfondare.

18) Vinicio CaposselaBallate per uomini e bestie

Cantautorato, sperimentazione, magia. Yutto resta uguale e diverso al tempo stesso, perché Vinicio lavora per concept e stavolta ha creato un moderno cantico per tutte le creature. Vince la Targa Tenco come miglior album, che sia un premio alla carriera o meno lui merita ogni riconoscimento possibile.

17) Pufuleti - Tumbulata 

L'hanno definito la cosa più fresca del rap italiano, di certo Pufuleti è una rivelazione, qualcosa di mai visto da queste parti. Fuori di testa, fuori da ogni giro che conta, parole che a volte neanche si capiscono, eppure quanto stile. 

16) Massimo Volume - Il nuotatore 

Ogni album dei Massimo Volume è un evento, un po' come quando esce un nuovo libro del nostro scrittore preferito. I contrasti della società borghese di oggi, le parole come lame di Emidio Clementi, le storie corrose e corrosive. Pura gioia per quelli come noi. 

15) Mecna/Sick Luke - Neverland

Elegante, divertente, nuovo. Questa la formula del connubio tra Sick Luke e Mecna, che decidono di dare vita a un disco pop, poetico, che si lasciano alle spalle la poetica del preso male e quella della trap generation per cercare nuove strade, provare nuovi strumenti. E firmare un lavoro davvero bello.

14) Inude - Clara Tesla

Emotronica, classe, raffinatezza, arrangiamenti curati, voci da prodotto internazionale e canzoni che all'estero sarebbero delle hit. Gli Inude superano l'esame di maturità in scioltezza, con un disco da ascoltare in loop, per godere di una delle migliori band italiane che cantano in inglese. 

13) Myss Keta - Paprika 

Con questo album, Myss Keta è diventata una star di quelle che vedi pure in tv. Un sacco di feat., il manifesto femminista, una voce ti dice le cose in faccia come nessuna fa. Fottersene del patriarcato non è mai stato così divertente. Politicissima, a cavallo di una mortadella. 

12) Franco126 - Stanza singola 

Franco è rimasto da solo. Finito il duo dei record con Carl Brave, firma un album strepitoso per suoni, musica, testi e originalità, diventando sempre più l'anello di congiunzione definitivo tra rap e cantautorato. Fa piangere, fa riflettere, fa cantare una canzone diversa a Tommaso Paradiso. Non è poco. 

11) Giovanni Truppi - Poesia e civiltà

Giovanni Truppi è uno dei cantautori italiani più bravi degli anni '10. Musicalmente può risultare ostico perché non gliene frega niente di trovare la melodia facile. E anche nell'album pop (più per i suoni che per i contenuti), diverte e commuove, facendo riflettere su tutta l'umanità che abbiamo perduto per strada. 

10) Liberato - Liberato 

Da zero a statuina del presepe di Napoli senza mostrare il volto del progetto più segreto del nostro Paese. Nell'album di debutto la musica spazia, si fa più etnica o più esterofila a seconda dei casi, accompagnata dai video di Lettieri che sembrano un film d'altri tempi.

9) Venerus - Love Anthem

Il nuovo volto della canzone italiana passa dall'inclusività: si imbastardisce coi generi, crea traiettorie nuove, mischia nu soul e cantautorato, fa ballare, parla d'amore e altri demoni, rappa, ha uno stile inconfondibile, un'identità riconoscibile al primo verso. Ladies and gents, Venerus.

8) Tha Supreme - 23 6451 

Giovanissimo, estetica post meme e post tutto, non si mostra in pubblico e preferisce mandare un ologramma animato. Ha rivoluzionato (in Italia) la trap, è diventato idolo dei teenager, rispettato dai più grandi, che in questo album di debutto sono ben contenti di apparire nei feat., da Fibra a Marra. Il futuro del beatmaking, pure qualcosa di più.

7) Alessandro Cortini - Volume massimo

Alessandro Cortini è uno dei talenti più cristallini che abbiamo, e lo sa bene Trent Reznor che lo ha voluto con sé nei Nine Inch Nails. Elettronica emotiva ed emozionale, che smuove un sacco di sensazioni indefinibili. Ritmo, ambient, industrial: dentro il nuovo album c'è tutto quello che si può cercare in un disco strumentale nel (quasi) 2020. Capolavoro. 

6) Dimartino - Afrodite

Il quarto disco d'inediti di Dimartino è moderno, con lo sguardo rivolto al passato. Echi di Battisti, musica d'autore, arrangiamenti curatissimi e rock spinto, pop sofisticato, parole belle e importanti come sempre, per un autore e un musicista che meriterebbe miglior fortuna, none da oggi. Un disco maturo, splendido antidoto alle canzoni preconfezionate per la scalata alle playlist indie.

5) Psicologi - 2001 

Rivelazione 2019 se ce n'è una: due ragazzi giovanissimi che funzionerebbero anche da soli, ma che in coppia stravolgono la trap facendola accoppiare con il cantautorato, o viceversa. Istanze post teen, disagio alle stelle, canzoni che sono diventate inni da cantare con le braccia al cielo e un futuro brillante davanti. Gli Psicologi hanno appena iniziato la strada per il successo, quello vero.  

4) Giorgio Poi - Smog 

Re Giorgio si cimenta nel suo primo vero album pop e crea un piccolo capolavoro, di gemme fatte a mano. Svolazza sulle cose leggere e su quelle pesanti, si posa un attimo e riparte. Al suo interno, tanta musica composta come si deve e tanta poesia surreale, urbana, personale. Musica leggera, ma assolutamente non superficiale, per un musicista e autore tra i più brillanti che abbiamo in Italia.

3) Marracash - Persona 

Marra fa 40 anni, torna dopo un bel po' di silenzio e si prende tutta la scena: Persona è un disco nato dopo un grosso lavoro su se stesso e parla di quello, ma non solo. È un disco in bianco e nero, non conosce le mezze misure, ed è pieno di featuring che danno forma e sostanza al progetto. Marracash ci mostra in modo esemplare cosa dovrebbe essere un rapper una volta diventato adulto. 

2) Andrea Laszlo De Simone - Immensità

La prima e l'ultima parola che sono uscite dalla nostra testa dopo l'ascolto di Immensità: incredibile. Un album che è una lunga suite, da ascoltare facendosi travolgere dalla bellezza degli arrangiamenti perduti nel tempo, dai richiami agli anni '60 che fanno l'amore con gli Spiritualized persi nello spazio. Uno dei dischi più belli da tanto, tanto tempo a questa parte, che ci mostra quanto la musica italiana abbia ancora da dire. Se riesce, come in questo caso, a coniugare tradizione e innovazione.

1) Massimo Pericolo - Scialla Semper 

Alessandro Vanetti è quello che si presenta al pubblico bruciando la tessera elettorale nel video di 7 Miliardi. Tutti, vista anche la biografia personale, s'immaginavano un album cattivo e corrosivo come non se n'erano mai sentiti prima. Invece lui stupisce una volta di più, dimostra di non saper solo assestare calcioni nel culo e produce un'opera prima che porta avanti la tradizione del rap old school, senza tanti fronzoli, e lo porta nel 2020, facendolo incontrare con la trap, la new school, le basi aggressive e a volte dolci. Il tutto tornando a parlare di contenuti, senza filastrocche, con la vita vera e pure parecchia poesia. Disperazione, rabbia, voglia di distruggere tutto, di stare con gli amici veri oppure da solo per non avere tanti cazzi: c'è tutto, detto in poche parole come sono i fenomeni sanno fare. Di una potenza disarmante.

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L'articolo I 20 dischi italiani più belli dell'anno di Redazione è apparso su Rockit.it il 24/12/2019 10:55

Commenti (11)
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  • Stefano 'Fiz' Bottura 22 giorni fa

    Aragostomisto sfiorano talmente il ridicolo che sei sempre qui. qui dove hai scoperto e continuerai a scoprire cose nuove belle e interessanti, nonostante tu inesorabilmente invecchi senza accettarlo (e lo dico senza cattiveria ma come dato di fatto eh). ma poi scusa perché dovreste scambiarveli in privato i nomi? vogliamo saperli anche noi, vogliono saperli tutti, quali sono i nomi imperdibili che ci siamo persi.

    > rispondi a @fiz
  • Aragostomisto 22 giorni fa

    Abbia pazienza Signor Bottura ma io qua da utente registrato ho tutto il diritto di esprimere il mio parere, è di visionare cio' che postate, il giudizio è mio, personale, non c'entra niente il suo riferimento alla mia frequenza di visite del vostro sito, su cui peraltro si sbaglia assai. Io visito anche altri siti, ed ho quindi visione della qualità delle vostre "classifiche" e della musica uscita. Detto questo la mia era una proposta ad un altro utente che però non è da lui condivisa. piuttosto che giustificare e difendere le vostre playlist dovreste magari analizzare meglio tutto ciò che è uscito, in questo caso nell' anno che volge al termine, se siete dei professionisti. Buona serata a tutti

    > rispondi a @aragostomisto
  • Mario Miano 20 giorni fa

    Stefano 'Fiz' Bottura ho quasi 50 anni e accetto di invecchiare e caro aragostomisto ti chiedo secondo te quale sia la differenza "artistica" tra "la ditta dell'acqua minerale" dei Massimo Volume e "blun7" di Tha Supreme che sono le mie canzoni preferite del 2019. E' forse troppo sforzarsi di amare la sensazione che la musica ti trasmette piuttosto che coltivare i pregiudizi di chi non vorrebbe Achille Lauro al Premio Tenco? Sai che i miei albums dell'anno sono FKA TWIGS e THA SUPREME: apparentemente sono prodotti antitetici perché i ragazzini che ascoltano blun7 non erano presenti in massa al Fabrique di Milano per vedere FKA TWIGS. Eppure ti dico che questi dischi hanno in comune molte cose: intanto sono zeppi di grandi melodie, poi hanno produzioni di livello stratosferico e nella mia opinione non ci sono altri dischi che anche lontanamente gli si possano avvicinare. Il problema è che manca un filtro critico continuativo, mi spiego: trovo che "polaroid" di Carl Brave e Franco sia un disco enorme per come cambia molte carte in tavola ma dopo di quello sono rimasto allibito dalle svolte soliste dei due che subito sono sembrate ripetitive e stanche, ancora a raccontarci di canne, vodka e frigobar e vi dico cento mille Tha Supreme che mi racconta che prende le tic tac dal mattino e poi, ragazzi, mai visti suoni onomatopeici così stupendi, pirotecnici, sembra di stare davvero nel paese delle meraviglie e se subito dopo partono i Psicologi con i loro testi mi viene da sentirmi un pò male. Sì perchè cari tutti, nonostante Rockit ci abbia regalato la solita splendida annata, nelle classifiche di fine anno e decennio ha veramente toccato un fondo mai visto ma non me la sento per questo di sparare a mille. Certo, la mancanza di "per tutti" di Riccardo Sinigallia è qualcosa che ti fa capire che qualcosa non funziona. Provate ad ascoltare la canzone che intitola il disco, 6 minuti e 31 secondi di vero punk, perché non è un tatuaggio ma è l'attitudine che ti rende "vero": Ad un certo punto a metà, sembra che finisca ma comincia quasi un'altra canzone: ...la festa che credevi già finita, è appena cominciata.... Ovvero la più grande canzone che ho forse sentito in vita mia, altro che del decennio. E manco c'era su Rockit. Buon 2020 a tutti

    > rispondi a @mario.miano.39
  • maxavo 20 giorni fa

    carissimo Stefano 'Fiz' Bottura , la sua risposta alquanto piccata, per altro indirizzata all'utente sbagliato (se se la doveva prendere con qualcuno quello , forse , ero io), mi conferma la presunzione che voi "redattori" (oggi ho voglia di generalizzare, dai) avete nei confronti di noi poveri e semplici "utenti". Avete tutto il diritto di difendere le vostre scelte , come noi di criticarle; se e non vi piace la cosa, evitate di pubblicarle. Detto cio, gli argomenti che porta in sua difesa hanno uno spessore equivalente a molte proposte da lei( presumo che sia uno degli artefici della classifica in questione) evidenziate in tale classifica. La voglio, per tanto, fare contenta , e darle la possibilità di ripagarmi con la stessa moneta (magari circostanziando, possibilmente), dicendole che, meglio di molti nomi da voi elencati ci "sarebbero", in ordine sparso: Gianni Maroccolo Alone volume 1(lo avete osannato per dimenticarvelo un secondo dopo), Eugenio in via di gioia "natura viva"(un linguaggio musicale personalissimo ed una conferma per chi lo seguiva gia),Daniele Silvestri "la terra sotto i piedi"(uno dei suoi piu ricercati e belli di sempre), Niccolò Fabi "tradizione e tradimento"(un disco di passaggio, ma con classe da vendere), Levante "magnamemoria" (Lei ha capito che il maschilismo becero e volgare non si combatte con una forma uguale e contraria), Asia Ghergo "bambini elettrici" ( giovane ma capace di usare un linguaggio non scontato),Umberto maria giardini "forma Mentis" ( per capire cos è il rock, oggi come ieri ),Fast Animals and slow kids "animali notturni" ( un disco che cerca di smarcarsi dallo scontato post-hardcore italico e ci riesce, piaccia o meno), Deproducers "dna"(nemmeno nominarlo è quasi criminale),Cesare Basile "cummeddia" ( un album folk scritto nella lava ancora calda), Cosmetic "plastergaze" (per ricordarsi chi ha "fatto" lo shoegaze italiano), Giovanni Succi "carne cruda a colazione" ( senza commento), Leandro "fossimo gia grandi" ( se pop deve essere, che almeno sia di classe e non scontato), i hate my village "i hate my village"( non posso credere che non lo abbiate citato: FOLLIA), Coma Cose "hype aura"( non è un capolavoro ma è qualcosa che prima non c'era e che comincerà ad esserci), Nada "è un momento difficile resoro"(che una "signora" della sua eta riesca ad essere piu fresca di molti giovani è sbalorditivo),Management "sumo" ( non amo il loro nuovo corso, ma qui hanno centrato il loro obiettivo, anche se non è il mio), Il buio "la città appesa" (vale il discorso fatto per i FAST). Potrei continuare scadendo troppo nel soggettivo (un po è inevitabile) e quindi mi fermo qui, sicuro che lei si è fermato molto prima.

    > rispondi a @maxavo
  • Riccardo Castellan 12 giorni fa

    Questa è la mia personale classifica dei dischi italiani del 2019

    1) Massimo Volume - Il Nuotatore
    2) Dimartino - Afrodite
    3) Gomma - Sacrosanto
    4) Tre Allegri Ragazzi Morti - Sindacato Dei Sogni
    5) Mòn - Guadalupe
    6) Fil Bo Riva - Beautiful Sadness
    7) RCCM - Frasi Per Tatuaggi
    8) Virginiana Miller - The Unreal McCoy
    9) Caterina Barbieri - Ecstatic Computation
    10) I Hate My Village - I Hate My Village

    Rimasti fuori anche:
    Teho Teardo - Grief Is The Thing With Feathers
    Alessandro Cortini - Volume Massimo

    > rispondi a @LSdC
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