La storia di Domenico Guaccero e lo Studio Roma 7

Domenico Guaccero - Domenico GuacceroDomenico Guaccero - Domenico Guaccero
16/02/2016 di

«Domenico raro musico inquieto per inedito ignoto […]» è il modo in cui il compositore veneziano Luigi Nono ricordò affettuosamente Domenico Guaccero all'indomani della sua scomparsa, nel 1984. Sì, Luigi Nono sarebbe quello della canzone “Anna di Francia” di Claudio Lolli: «[...] E Luigi Nono è un coglione / l'alternativa nella cultura / non è solo ideologia | l'alternativa è organizzazione».

Erano anni in cui un cantautore se la poteva prendere con un compositore perché c'era ancora chi sapeva che esistono compositori viventi che scrivono musica dentro e fuori dalle accademie. Ma con Guaccero, apparentemente, non se l'è presa nessuno, mentre Luigi Nono si preoccupava di fare avere alla sua famiglia un telegramma di condoglianze. E questo in virtù, fra le altre cose, di un posto chiamato Studio Roma7, o più semplicemente Studio R7, che potremmo quasi definire il contraltare romano del milanese Studio di Fonologia. Quest'ultimo, operativo ufficialmente dal 1955, era una delle tante mecche della musica elettronica dell'epoca, visitato da compositori italiani (di nuovo il Nono di cui sopra) e stranieri (John Cage ad esempio compose il suo “Fontana Mix” proprio a Milano). Lo avevano fortissimamente voluto Luciano Berio e Bruno Maderna con la promessa – mantenuta – di procurare a Mamma RAI, che aveva dovuto allentare i cordoni della borsa, la sonorizzazione alla bisogna di vari programmi radiotelevisivi. Erano gli anni in cui il popolo italiano, volente o nolente, ascoltava radiodrammi scritti da Italo Calvino, Edoardo Sanguineti, Umberto Eco, ecc. ecc.

Ma torniamo a Guaccero: barese nato nel '27, nel 1957 contribuì alla creazione dello studio di musica elettronica dell'Accademia filarmonica romana; fondò e contribuì a varie riviste musicali, ebbe incarichi di rilievo al Sindacato Musicisti Italiani, e sempre a Roma fondò nel 1959 l'Associazione Nuova Consonanza insieme agli amici Daniele Paris, Mario Bertoncini, Mauro Bortolotti, Aldo Clementi, Antonio De Blasio e Francesco Pennisi. A questi si erano poi uniti anche Ennio Morricone e Giacinto Scelsi. L'Associazione, tuttora attiva, aveva ed ha lo scopo di promuovere la musica contemporanea nel nostro paese producendo fra l'altro anche una serie di album a cavallo fra jazz, avanguardia e psichedelia (se volete un assaggio provate l'album dall'evocativo titolo “Eroina”).

Guaccero, allievo di Goffredo Petrassi, a sua volta docente e instancabile sperimentatore sonoro, aveva percepito la mancanza di un corrispettivo romano dello Studio di Fonologia, e in assenza – apparentemente – di illuminati dirigenti RAI in via Asiago aveva deciso di seguire il detto di Charles-Guillaume Étienne: "Non si è mai meglio serviti di quando ci si serve da soli".
Nasce così nel 1968 lo Studio R7, laboratorio di sperimentazione sonora 'fatto in casa' e sostenuto grazie al contributo economico e tecnico di compositori e ingegneri del suono che decisero di "autotassarsi" per comprare e costruire attrezzature e sperimentare nel campo della musica elettronica. Questo garantì ad una generazione di giovani musicisti romani (e non solo) la possibilità di mettere le mani gratuitamente su strumenti, nastri e sintetizzatori fra i quali anche il papà del celebre Moog, ovvero il Synket dell'ingegnere italopolacco Paolo Ketoff (già inventore del Fonosynth insieme all'amico di Guaccero Gino Marinuzzi) per suona, imparare e sperimentare. Sì, della serie unsung heroes...

Durante la sua vita Guaccero non si dedicò solamente alla musica elettronica, ma anche alla didattica, alla sintassi musicale, e al teatro musicale, alla grafia musicale contemporanea e in particolar modo alle grafie aleatorie, quelle grafie musicali, cioè, che "servono ad eseguire le opere aleatorie o aperte o casuali"; la gran parte dei suoi materiali di studio e ricerca (400 tra schizzi, abbozzi e stesure autografe, 5.000 pagine tra appunti, testi manoscritti e dattiloscritti, oltre 300 lettere, 250 tra nastri, audiocassette e videocassette, oltre a brochures, programmi di concerti, libri, riviste e ritagli di giornale) sono custoditi presso l'Istituto per la Musica della Fondazione Giorgio Cini (che si trova a Venezia sull’Isola di San Giorgio Maggiore), donati dalla moglie del compositore Anna Maria Toro e dei figli Giovanni Guaccero e Paolo Guaccero.

Con il senno di poi è facile guardare con leggerezza alle foto di Domenico Guaccero mentre (passatemi il nerdismo) spippola su un synth sullo sfondo di un interno di palazzo italiano qualunque: ma chi oggi avrebbe il coraggio di autotassarsi e mettere in piedi un'operazione del genere per trasmettere ai propri colleghi e alunni la passione nei confronti di qualcosa di ancora misterioso – la musica elettronica – che avrebbe anche potuto non dare alcun frutto tangibile, se non monetario (ché tanto di soldi le avanguardie non è che ne abbiano mai visti poi così tanti) quantomeno artistico?
Lo Studio R7 sarebbe diventato negli anni lo Studio R10 (con il contributo di Ennio Morricone) e poi, sempre con Guaccero come faro, Studio 29a, dove opererà uno stimato ingegnere del suono quale Piero Schiavoni ('suoi' moltissimi album di musica classica e jazz fra i quali quelli seminali di Mario Schiano, uno dei principali portavoce del free jazz in Italia).
Ora sapete a chi pensare mentre, chiusi nei vostri bedroom studio, aspettate che si carichi l'ultima session di Ableton.

Tag: elettronica Retroterra

Commenti (2)

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  • Enrico Follesa 18/02/2016 ore 23:01 @enrico.follesa

    mi piacerebbe entrare in questi studi e conoscere le persone che ci lavorano

  • Riccardo Belpassi 5 mesi fa @ric.belpassi

    Ho avuto la fortuna di diplomarmi in composizione con Domenico Guaccero. Era una persona colta, raffinata e gentile, di cui difficilmente se ne trovano, oggi come ieri.

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