Live report: gli Ovo a Ferrara Live report, 11/11/2011

23/11/2011 di

L'idea è di quelle suggestive: 11 concerti in Italia (e tre all'estero) tutti incentrati sul numero undici. Ovviamente si sono tenuti l'11 novembre 2011. Una manifestazione a suo modo semplice, ma con tante di immagini all'interno: una su tutte l'arrivo dell'apocalisse e la fine del mondo un anno dopo; declinate tutto in chiave metal e capirete come mai gli Ovo non potessero mancare ad un evento del genere. Filippo Cicciù ha seguito la data di Ferrara, ha chiacchierato con Bruno Dorella, si è fatto spiegare meglio il festival, ha preso appunti sui metallari nerd (più o meno intransigenti), è stato travolto dal live degli Ovo. Ci racconta.



La sala sprofonda nel buio e il concerto degli OvO inizia. E' quasi a mezzanotte, venerdì 11 novembre 2011 è agli sgoccioli e da questo momento in poi inizia l'anno di attesa per il giorno della fine del mondo: il 21 dicembre 2012. Ma torniamo all'inizio. Il piccolo circolo Bolognesi di Ferrara ospita un concerto degli OvO, si tratta di una data del festival 11.11.11., progetto che mette insieme undici di concerti che si svolgono contemporaneamente in tutta Italia (e tre nel nord Europa). "Tutto è un po' partito dallo Spazio 211 di Torino", racconta Bruno Dorella che ha contribuito alla realizzazione di questo evento, "Assieme a una serie di persone che si conoscono, perché organizzano concerti o suonano, ci siamo trovati davanti a una data così evocativa e abbiamo detto: facciamo qualcosa". Gli OvO sono finiti nel cartellone perché "11.11.11. è una data suggestiva che preannuncia il giorno apocalittico per eccellenza: il 21.12.12. Noi giochiamo molto con l'immaginario macabro apocalittico, black, satanista - continua Dorella - ma senza essere niente di tutto questo, siamo solo dei metallari nerd inguaribili come la maggior parte dei gruppi che conclamano se stessi satanisti o pagani". A dirla tutta, i metallari più puristi gli OvO non li sopportano proprio - "ti assicuro che riceviamo minacce quotidiane!" - perché rappresentano un progetto che gioca coi generi e l'estetica e la loro musica non è così facile da catalogare. Del resto, anche questa sera il duo ha preparato uno spettacolo speciale, una performance che unisce alla musica abrasiva un impianto scenico di illustrazioni realizzate appositamente per la serata. "Suoneremo undici pezzi accompagnati da undici tavole disegnate dall'illustratore Enrico Mazzone è un ragazzo molto giovane ma fa delle cose davvero estreme, e ti assicuro che se impressionare qualcuno oggi è difficile, impressionare me è quasi impossibile".

Le figure proiettate sullo schermo annunciano ogni canzone e appaiono macabre al primo sguardo, mentre gli occhi mettono a fuoco queste immagini inquietanti la musica cosparge la sala di un'atmosfera densa di oscurità e pregna di emozioni tetre. Nessun crescendo, nessuna caduta di ritmo, la performance degli OvO è un solo grande macigno che cade sulla testa di tutti senza preavviso. La tensione al massimo oscilla un po' e riesplode quando la voce resta da sola sulle note di "Marie" o gli effetti fanno impazzire il suono della chitarra. A parte "la Saponatrice di Ferrara" che sembra impersonificarsi nel disegno che compare dietro i musicisti, la scaletta pesca principalmente dagli ultimi due lavori del duo e tutti i pezzi sono suonati in maniera simile a quanto si può ascoltare su disco, proprio per tenere ogni pezzo staccato dall'altro e lasciare che le immagini possano amalgamarsi esattamente con quello che viene suonato sul palco. L'effetto è potente. La maschera che indossa Stefania Pedretti le deforma il volto mentre tortura con un oggetto appuntito le corde della sua chitarra iperdistorta. Bruno Dorella domina la sua batterie essenziale, scandisce tempi che stordiscono e danno il senso a questa tragedia in undici atti. Come una scenografia oscura, le undici tavole impreziosiscono la scena e aggiungono un tocco tetro alla musica disturbante degli OvO. "I disegni di Mazzone – spiega in ultimo Dorella- sono una cosa che si lega moltissimo con quello che facciamo, la cosa che mi colpisce sono i soggetti trattati e il modo in cui vengono affrontati. E' la prima volta che lavora con noi ma abbiamo intenzione di affidargli anche i visuals del nostro prossimo tour". Gli OvO immobilizzano i presenti con uno spettacolo distruttivo dall'inizio alla fine che non lascia scampo. Stefania Pedretti con la sua voce isterica attira a sé il pubblico e nello stesso tempo sgozza e fa sanguinare il suo strumento. L'impatto è devastante. Il pubblico rimane colpito da questa mezzora di delirio.

Le foto sono di Verdiana Spicciarelli



 

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