Analisi del testo: Colombre racconta "Atlantide" di Francesco De Gregori Rubrica

03/08/2018 di Colombre

"Analisi del testo" è la nostra rubrica in cui chiediamo ai musicisti di analizzare un testo di un altro artista a loro caro, spiegandolo come si faceva a scuola con le poesie. Oggi Colombre ci spiega "Atlantide" di Francesco De Gregori. La scelta non è casuale, infatti Colombre aprirà il concerto di Francesco De Gregori previsto martedì 7 agosto al festival acieloaperto (qui tutte le info). 

 

Quando ormai tutto è sommerso nei ricordi e affondato nel rimorso di un amore giovane che non si è saputo aspettare con devota pazienza, non si può fare altro che andare a vivere nell'irrealtà di Atlantide, la città perduta.
"Atlantide" mi ha sempre attratto e affascinato, è una di quelle canzoni che non si riescono ad afferrare facilmente per le sue visioni poetiche mobili ma saldamente ancorate nel messaggio eterno di un amore sfumato.

Credo sia la storia di un uomo che non è stato capace di avere abbastanza coraggio e tenacia nell'inseguire il suo sogno d'amore per una ragazza di Roma e per il suo sorriso e la sua faccia, travolgente e indimenticabile come il crollo di una diga.
A volte crede, forse per vanità o per disperazione, di essere un eroe per il sacrificio compiuto nell'abbandonarla, ma è più che altro quasi un'autogiustificazione per aver tradito quel sogno ed essersi accontentato di vivere nella realtà, simboleggiata dalla California, con Lisa, una donna per cui stravede ma non ama.

La ruga amara sulla guancia sinistra tradisce e rappresenta il rimpianto di chi ha scelto forse male il suo destino nella svolta decisiva.
Ora certo, ha una carriera, è diventato un grande suonatore di chitarra ma vive, aspettando le nuvole, imperscrutabile nel terzo raggio, quello dell'intelligenza secondo i sette raggi teosofici, il raggio dei pensatori e dei filosofi, di chi preferisce allontanarsi dalla realtà che ferisce e buca l'anima, di chi non si può accontentare delle gioie terrene ma che ambisce a qualcosa di sublime, idealizzato, iperuranico e irrimediabilmente perduto, come la ragazza romana, eterna e oramai irraggiungibile.

Quella dolce curiosità di lei, così rara e intoccabile , quella che il vizio dell'amore ha offuscato e confuso per fretta e voglia di vivida gioventù carnale è adesso un ricordo, forse quotidiano, o una specie di dubbio che continua a tormentarlo. Una dolce curiosità legata stretta a una complessità magari difficile da gestire e saper attendere, ma di quelle che si comprendono solo quando si tradiscono o si perdono definitivamente.

Per questo, ciò che resta è un perdono che assomiglia a una consolazione, visto da lontano, da Atlantide, o da un cielo di Napoli.

(Colombre, foto di Letizia Cesarini)

Atlantide - Francesco De Gregori (testo)

Lui adesso vive ad Atlantide
con un cappello pieno di ricordi
ha la faccia di uno che ha capito
e anche un principio di tristezza in fondo all’anima
nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata
e a volte ritiene di essere un eroe

Lui adesso vive in California
da 7 anni sotto una veranda ad aspettare le nuvole
è diventato un grosso suonatore di chitarre
e stravede per una donna chiamata Lisa
quando le dice tu sei quella con cui vivere
gli si forma una ruga sulla guancia sinistra

Lui adesso vive nel terzo raggio
dove ha imparato a non fare più domande del tipo
conoscete per caso una ragazza di Roma
la cui faccia ricorda il crollo di una diga?
io la incontrai un giorno ed imparai il suo nome
ma mi portò lontano il vizio dell’amore

E così pensava l’uomo di passaggio
mentre volava alto sul cielo di Napoli
rubatele pure i soldi rubatele anche i ricordi
ma lasciatele sempre la sua dolce curiosità
ditele che l’ho perduta quando l’ho capita
ditele che la perdono per averla tradita.

Tag: rubrica analisi del testo

Pagine: Francesco De Gregori Colombre

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