Coriandoli a Natale: la storia del “Beautiful loser” Gigi Restagno Rubrica

Gigi RestagnoGigi Restagno
27/01/2015 di

Una delle grandi meteore del rock italiano. Una figura fondamentale della Torino degli anni Ottanta, che ancora stava trovando la propria identità culturale e musicale. Un songwriter di stoffa straordinaria, tanto affascinante quanto tormentato, che stregherà la città della Mole nelle sue incarnazioni mod prima e dark poi, e si legherà a doppio filo a band destinate a diventare grandi come Statuto, Fratelli di Soledad e, più tardi, Subsonica. Caduto nel vortice della depressione e dell'eroina, perderà la vita, come moltissimi della sua generazione, a soli quarant'anni, nel 1997. Per chi l'ha conosciuto e amato resterà per sempre un "beautiful loser", un grande talento sprecato. Ma non dimenticato: alcune delle sue canzoni continuano a vivere (la più famosa, "Coriandoli a Natale", è stata incisa dai Subsonica), ogni anno si tiene a Torino un concerto-tributo in suo onore, e a metà 2014 è uscito un bel documentario di Diego Amodio sulla sua vita, intitolato appunto "The beautiful loser". Ne ripercorriamo le tappe fondamentali.

 

Torino, fine anni Settanta. Il punk è arrivato (marginalmente) in Italia, ma in per il momento la città della Mole è ancora musicalmente alla periferia dell’impero, ben lontana dall’essere quella fucina di talenti e cultura che diventerà qualche anno più tardi. Passato il punk, arrivano i primi gruppi new wave, ma nessuno tra quelli torinesi lascerà veramente il segno. È in questo scenario che comincia a inserirsi Gigi Restagno, il bello, “la rockstar”, come lo definisce nel documentario il giornalista Alberto Campo. Un magnetismo fuori dal comune e le idee molto chiare, sullo stile da adottare e sulla musica che vuole fare: in effetti la sua band, i Blind Alley, sono qualcosa che in quel momento, in Italia, non c’è.
Beat, power pop, i Clash, spiccate influenze mod (il film "Quadrophenia" è uscito da pochissimo), testi in inglese: l’energia, la sfrontatezza che dà la giovane età, quel fascino un po’ ribelle un po’ oscuro che sprigionano i due amicie e rivali frontmen Gigi e Luca Bertoglio, e una manciata di concerti che in breve rende il trio un gruppo di culto dell’underground torinese. La hit è “I was dreaming”, fortemente influenzata dai gruppi inglesi dell’epoca, Jam su tutti.

Il singolo “Whistle march/I was dreaming” rimarrà però l’unica produzione ufficiale dei Blind Alley, che nel frattempo hanno allacciato un rapporto piuttosto stretto con i Mods torinesi, già allora con base in piazza Statuto: basti pensare che il primo concerto in assoluto degli Statuto, nel 1983, è proprio come band di supporto ai Blind Alley, che prestano fisicamente anche gli strumenti a Oskar Giammarinaro e compagni, come lui stesso ci ha raccontato. Il buon seguito in città non appaga però l’inquieto Gigi, che anche per divergenze con Bertoglio scioglie i Blind Alley e si unisce al gruppo dark dei Deafear, con cui inciderà due ep.

Sarà proprio Restagno, al momento dell’abbandono del chitarrista originale, a suggerire come sostituto Max Casacci, giovane e promettente musicista torinese che un decennio più tardi fonderà i Subsonica. Ancora oggi Casacci ricorda Restagno come uno dei suoi maestri, al fianco del quale ha suonato anche successivamente in un altro gruppo, gli psichedelici Misfits, con cui riescono anche ad organizzare una tournée in Germania.

Nel frattempo Gigi ha trovato un lavoro stabile e soddisfacente, a Radio Flash, la storica emittente della controcultura torinese, ma qualcosa inizia a non funzionare: esce sempre di meno, alterna momenti di esaltazione totale a sempre più frequenti e violentissimi “down”, durante i quali non vuole vedere nessuno. Continua a scrivere canzoni, a pensare a progetti musicali, ma non basta: all’insaputa (o quasi) di tutti i suoi amici, l’eroina ha iniziato a comparire tra le sue routine abituali.
Non sono mai riuscito a vedere Gigi come un tossico” racconta Max Casacci nel documentario “The beautiful loser” di Diego Amodio, “perché credevo che l’eroina fosse un aspetto marginale del malessere che poi l’ha portato alla depressione”. L’autoisolamento di Restagno nel suo appartamento di via Petrarca diventa sempre più forte e anche la nuova band che dovrebbe riportarlo sul palco, i Poker (con Alex Loggia degli Statuto, Sandra Brizzi delle Funky Lips e Marco Ciari, batterista prima nei Blind Alley poi nei Fratelli di Soledad), ne risente. E anche se Gigi continua a sfornare idee per brani di alto livello, è tutto il resto a mancare.

Quando, il 15 gennaio 1997, Sandra Brizzi legge sul giornale della morte per overdose di un certo Luigi Restagno, è certa che si tratti di un’omonimia. Purtroppo non lo è. Il “beautiful loser” se n’è andato, a neanche quarant’anni. Lasciando dietro di sé solo grandi rimpianti, per quello che poteva essere e non è mai stato, per sfortuna o per inerzia.
Uno dei più grandi songwriter italiani mai scoperti. Perché non serve a niente essere un grande songwriter se te ne stai sempre in via Petrarca” dice di lui il produttore Carlo Rossi. Ma qualcosa di Gigi rimane, grazie ai numerosi amici musicisti che non l’hanno dimenticato: brani come “Sulla strada” dei Fratelli di Soledad, “Ti amo”, “Senza di me” e “Retromarcia” degli Statuto, e soprattutto “Coriandoli a Natale”, resa famosa dalla versione acustica dei Subsonica qualche anno fa, portano tutti la sua firma.

E dal 1998 al 2013, i Mods di piazza Statuto hanno continuato a ricordarlo nel migliore dei modi, sul palco, organizzando una serata in suo onore, il Memorial Gigi Restagno. A metà 2014 la storia di Gigi è stata raccontata dal bellissimo documentario di cui vi parlavamo all'inizio, “The beautiful loser”, di Diego Amodio, finanziato col crowdfunding e proiettato nei cinema torinesi in giugno, mentre ora è disponibile il DVD. Nel film sono gli amici e i colleghi musicisti (“Un nume tutelare: il primo a Torino a fare certe cose” lo definisce Mao) a far rivivere i ricordi, i momenti passati con lui e soprattutto le sue canzoni, da “Whistle march” dei Blind Alley (reinterpretata da una band formata da Marco Ciari, Vittorio Musso, Ennio degli Statuto alla voce e Cato dei Bluebeaters alla chitarra), a “You don’t have to worry” dei Poker (reinterpretata dalla formazione originale con Luca Colarelli alla seconda chitarra al posto di Restagno), alle versioni acustiche di “Sulla strada” (con Bobo e Zorro dei Fratelli di Soledad) e “Coriandoli a Natale” (con Samuel e Max Casacci). Un bel modo per celebrare una figura tutto fuorché marginale della Torino degli anni Ottanta e di quelli a venire.

 

Tag: Retroterra

Pagine: Fratelli di Soledad Statuto Subsonica

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