Come Gorni Kramer ha plasmato il pop italiano Rubrica

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17/11/2016 di

Ancora pressoché inesplorate da autori di graphic-novel o di romanzi in genere, le storie degli ecisti di cui pullula la letteratura greca sono un vero e proprio giacimento senza fondo di racconti pazzeschi. Gli ecisti sono, secondo la traduzione letterale, i "fondatori delle città", ovvero dei condottieri appartenenti alle migliori famiglie dell'aristocrazia ellenica che partivano dalla Madre Patria e veleggiando per tutto il Mediteranneo andavano a "inventare" questa o quella città. I loro nomi, da Evarco, fondatore di Katane (l'odierna Catania) a Falanto, che edificò Taranto (per un certo periodo la più grande città del Mondo Antico), oggi non dicono più nulla, ma basta iniziare a leggere le loro storie per rimanere avvilupati in vicende eroiche e piene di colpi di scena, magia ed epiche battaglie.

Allo stesso modo c'è un personaggio che, alla stregua dei condottieri greci, ha fondato un qualcosa di molto duraturo, forse oggi leggermente passato di moda, che però non è così conosciuto tra le nuove generazioni. Stiamo parlando di Gorni Kramer, il musicista, direttore d'orchestra, compositore e arragiantore "ecista della canzone da varietà". Autore di quasi 1100 canzoni, Gorni Kramer non è soltanto uno dei più prolifici autori italiani ma anche uno dei più importanti, perché grazie alle sue molteplici esperienze e alla sua sterminata conoscenza della musica (da quella classica a quella più leggera) è stato in grado di, letteralmente, plasmare il suono di almeno tre decadi della storia italiana, cioè dalla metà degli anni '30 alla seconda metà dei '60. 

All'anagrafe, Gorni Kramer è registrato come Francesco Kramer Gorni. Per via di questo nome che suonava e suona ancora esotico, era convinzione popolare che il musicista nato a Rivarolo Mantovano il 22 luglio del 1913 fosse in realtà straniero, magari un ungherese transfugo del grande Impero Asburgico, un continuatore della celeberrima tradizione musicale magiara. In realtà Kramer era mantovano e doveva il suo nome all'infinito amore che il padre aveva nei confronti di tale Frank Kramer, ciclista statunitense che nel 1912 sbaragliò la concorrenza e si aggiudicò la maglia iridata di Campione del Mondo su pista.
Se il padre di Kramer aveva sempre la bici in testa (ma era anche un buon fisarmonicista, conosciuto in tutta la bassa padana col soprannome di "Gallo"), il figlio, Gorni, possedeva un'immaginazione a forma di pentagramma, più precisamente di stampo jazz.

La sua adolescenza iniziò e fini sotto il Fascismo che, nella logica di un "purismo della lingua e della cultura italiana", mal tollerava le ingerenze straniere. Nonostante questo, Gorni fondò un gruppetto jazz nelle vicinanze del Conservatorio di Parma, dove intanto si era diplomato in contrabbasso. I gerarchi del PNF lo lasciarono comunque abbastanza tranquillo e la popolarità iniziò rapidamente ad aumentare: non c'era balera dell'Emilia che non si scatenasse al suono dei "ritmi sincopati" dell'orchestrina di Gorni Kramer. Proprio in questi ruggenti anni '30 arrivarono i primi successi. Gorni, amico di molti musicisti che suonavano nei transatlantici, diventava sempre più esperto in ambito jazz e presto capì che in Italia c'era un vuoto da riempire. Nel 1935 questo processo creativo produsse la prima di una serie impressionante di hit: in quell'anno uscì infatti "Crapa Pelada" il cui testo è di Tata Giacobetti  (mitico contrabbassista e cantante del Quartetto Cetra).

La canzone, che esplode nel 1936 portata al successo dalla pop-star dell'epoca, ovvero Alberto Rabagliati, fa conoscere al grande pubblico il nome di Gorni Kramer. Il pezzo, ad un primo ascolto sbarazzino e senza impegno, in realtà contiene un esplicito riferimento a Benito Mussolini e per questo motivo fece passare più di un guaio a Gorni. 

Da "Pippo non lo sa", "Ho un sassolino nella scarpa" fino a "La postina della Valgardena", Kramer ha sempre avuto una leggerezza di tocco, un'eleganza negli arrangiamenti e un orecchio assoluto per la creazione, anzi la fondazione, di ritornelli che si stampano quasi immediatamente nel cervello dei suoi ascoltatori.
Questa carica libertaria, certamente da artista pop e di certo lontana da qualsiasi circolo intellettuale, inizia ben presto a non essere più tollerata dalle autorità fasciste. Infatti, con l'avvicinarsi del 2 giugno 1940 (anno nel quale l'Italia dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna ed entra nel Secondo Conflitto Mondiale), l'EIAR boicotta sistematicamente tutte le canzoni jazz, soprattutto quelle di Gorni Kramer e di Natalino Otto. Proprio con Natalino Otto Kramer instaurerà una solida amicizia, consolidata durante il periodo bellico. Tanto è vero che assieme a lui compone il già citato iper-successo "Ho un sassolino nella scarpa".

Gorni Kramer e i suoi colleghi si allontanano sempre più dal bel canto e dal melodramma. Anzi, vanno in direzione del tutto contraria: c'è il riso, c'è il ritmo, c'è lo sberleffo e il prendersi molto poco sul serio, perfino per quanto riguarda l'amore. Sempre in quei tempi Kramer frequenta il Quartetto Cetra che grazie alle sue canzoni ben presto s'imporrà come il gruppo pop per eccellenza nell'Italia del Dopoguerra. La vita di Kramer insomma è tutta fatta di incontri che, sebbene non lo facciano mai deviare dalla sua strada maestra, lo arricchiscono e gli permettono di arrivare ad un pubblico sempre più vasto. 

Ricorda ad esempio Franco Cerri, forse il chitarrista jazz italiano più famoso di sempre, la prima volta che ebbe a che fare con Gorni: "Lo avevo conosciuto nel 1945, lui famoso, io esordiente, in uno di quei balli che subito dopo la guerra si organizzavano nei cortili. Capitò lì come per caso e chiese se nella nostra orchestrina di “liscio” qualcuno conoscesse pezzi di jazz. Io già facevo qualcosa con Giampiero Boneschi e mi feci avanti. Suonammo in duo per mezz'ora buona. Un sogno".

Ben presto Kramer arrivò anche al cinema. Dire Garinei e Giovannini significa dire "commedia musicale all'italiana": appreso pienamente i meccanismi del musical à la Broadway, il duo di autori assieme al compositore realizza una serie di commedie di larghissimo successo, interpretate dai migliori attori del periodo: Renato Rascel e Walter Chiari. Per questi musical Gorni compone canzoni architrave della musica italiana come "Merci beaucoup", "Un bacio a mezzanotte" e "Domenica è sempre domenica". 

Oltre i dischi che si vendevano come il pane, gli spettacoli i cui biglietti andavano a ruba e oltre la radio, che mandava in heavy rotation pezzi come "Soldi soldi soldi" (precursore di certo "cash-flow" della musica hip-hop), nella seconda metà degli anni '50 nel nostro Paese si stava imponendo un nuovo e modernissimo mezzo di comunicazione, la televisione.
Se negli anni '30 Gorni Kramer fu sistematicamente boicottato dalla fascistissima EIAR, la nuova RAI dell'Italia liberata (ma composta grosso modo dai medesimi funzionari del periodo precedente) aprì le porte al compositore mantovano.
Il suo debutto arriva subito, il primo anno di trasmissioni: nel 1954 assieme a Lelio Luttazzi partecipa a "Voci e volti della fortuna". Il vero successo, però, arriva con "Il Musichiere". La trasmissione fu creata da Garinei e Giovannini sul modello dello show della NBC statunitense "Name That Tune", era diretta da Antonello Falqui e condotta dal noto volto di Mario Riva ("nientepopodimenoche" era il suo usuale modo per introdurre l'ospite della serata). Il programma fu il primo varietà del sabato sera di grande successo e la sigla di Gorni Kramer, "Domenica è sempre Domenica", era fischiettata da Trento a Palermo.
Il meccanismo de "Il Musichiere" era semplice: avvalendosi delle proprie conoscenze, i concorrenti dovevano indovinare il motivo musicale loro proposto ("Sarabanda" di cui potete leggere di più qui ne è, in qualche misura, il suo figlio simpaticamente degenere). Con i motivi di Gorni Kramer la televisione si trasforma in mezzo di comunicazione di massa: dal garzone di bottega all'impiegato di banca, dalla maestra elementare al capitano d'industria, tutti fischiettano le canzoni di Kramer. 

Dopo questa esperienza e con l'avanzare degli anni '60, l'attività di Kramer via via si riduce, anche se partecipa ancora a qualche trasmissione, come ad esempio alla puntata inaugurale di "Milleluci" nel 1974. L'ultima apparizione di un certo peso avviene il 27 settembre 1991, quando su Rai Uno va in onda lo speciale per i cinquant'anni dell'autore lombardo. Proprio da piazza Sordello, la principale piazza della "sua" Mantova viene trasmesso "Merci Beaucoup Gorni Kramer". Lo show, che rivisita tutti i grandi successi, vede la partecipazione di Rossana Casale, i Ladri di Biclette di Paolo Belli, il già citato Franco Cerri e Nicola Arigliano.

"Credo che ricordare Gorni Kramer sia doveroso per l'eredità che ha lasciato a tutta l'Italia. È stato lui uno tra i primi a importare in Italia il jazz ed è stato lui a fonderlo con la tradizione locale della fisarmonica; a pensarci, unire i suoni di New Orleans con quelli delle canzonette della pianura è stato davvero un colpo da maestro". A Parlare è Claudio Sala, il responsabile della biblioteca di Rivarolo Mantavano, il paese natio di Gorni, intervistato da Claudio Del Frate su "Milano Cronaca".

Comprendendo pienamente la lezione di Cole Porter e Count Basie (due degli autori feticcio della sua carriera) Gorni Kramer ha fatto fischiettare un intero Paese. Certo, il quadretto dell'Italia bucolica e popolare degli anni '50, con i garzoni che al mattino canticchiano "Domenica è sempre domenica", al giorno d'oggi suona un po' retorico e trito, tuttavia l'affetto per quei lontani giorni è ancora ben presente. Artisti come Gorni Kramer ci hanno insegnato che si può suonare musica certamente popolare senza dover svendere la propria anima, senza dover comporre dei "beni di consumo" ma creando delle verie e proprie opere artistiche.
Questo in fondo era il fine del varietà del sabato sera fino agli anni '70: intrattenere un vasto pubblico cercando di non sobbarcarlo di intellettualismi, ma senza cedere al più profondo trash. 

 

Tag: Retroterra

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