Gruppi spalla fantastici e dove trovarli

23/06/2017 di

Estate, tempo di concerti. O meglio: estate, tempo di “concertoni”. 

Ci sono molti fattori che possono fare di un concertone, già di per sé one, il concerto della vita: il suono, la scaletta, la location... ma anche qualcosa di cui spesso ci si dimentica, e che invece può fare la differenza: il gruppo spalla.
Pensateci: quasi sempre trascurate, spesso bistrattate, le povere band di supporto si accollano molti più oneri che onori, costrette a esibirsi a orari improbabili e di fronte a spettatori che, salvo sporadiche eccezioni, nel migliore dei casi le ignoreranno, nel peggiore le fischieranno e insulteranno senza prendersi nemmeno la briga di capire quello che suonano. Eppure se gli dessimo una possibilità magari scopriremmo il nostro nuovo gruppo preferito, o forse no, ma in ogni caso perché attaccarli senza pietà? In fondo, il concerto non comincia prima se loro non suonano, quindi tanto vale tenerseli, anche solo come sottofondo mentre ci facciamo qualche selfie e ci beviamo una birra.

Poi certo, va detto che a volte anche i più bendisposti fra noi non possono fare a meno di chiedersi “ma questi chi li ha chiamati, e cosa cavolo c'entrano con...?”, forse perché anche a chi i concerti li organizza capita di sottovalutare l'importanza dell'opener: un esempio recente di fail abbastanza epico è il concerto di Iggy Pop al Medimex di Bari, aperto dalla Municipale Balcanica, che per carità avrà anche un glorioso curriculum ma, appunto, cosa c'entra con Iggy Pop? Un altro esempio saltato agli onori della cronaca in questi giorni, è il palco del pomeriggio del Firenze Rocks, in cui i Cigarettes After Sex e i Cranberries sono stati sostituiti da Eva Pevarello e Samuel, che si esibiranno prima di Glen HansardEddie Vedder dei Pearl Jam. Una scelta dettata dalla cancellazione dell'ultimo minuto da parte delle due band straniere, ma che ha provocato una vera e propria shitstorm nei confronti degli organizzatori del festival, soprattutto per la scelta infelice (poi rivista) di infilare la performance del leader dei Subsonica tra quella di Hansard e quella di Vedder.

Il primo dilemma: è preferibile affidare l'apertura a un artista coerente con il mondo musicale del nome principale, oppure è meglio puntare sulla diversità? D'impulso sarebbe quasi scontato rispondere che l'ideale è la prima situazione: se vado a un concerto di un gruppo metal, difficile che faccia i salti di gioia per un gruppo spalla che suona reggae. D'altro canto, il rischio di far aprire il concerto da un gruppo in linea con l'headliner è che sia troppo simile, causando uno spiacevole effetto deja-vu, o peggio facendoci assistere alla performance di una brutta copia del gruppo che ci piace. 

Altro interrogativo: meglio qualcuno che non abbiamo mai sentito nominare o un nome che ci è familiare? Anche in questo caso, difficile dare una risposta unica e secca: se il nome è familiare e di nostro gradimento sarà sicuramente un valore aggiunto alla serata, ma se lo conosciamo e non ci piace potrebbe rovinarci un pizzico il mood, mentre, se ci è sconosciuto, inutile dire che il rischio è quello di odiarlo ma la speranza è di fare una bella scoperta.

Va detto anche che la musica non è il solo mezzo per farsi apprezzare, quando ci si trova dall'altro lato della barricata, o meglio della transenna: se insomma si ha la sorte di fare da opening act per un artista importante, è il caso di seguire un piccolo “galateo” per l'occasione, con poche e semplici regole: rispettare gli spazi e i tempi a disposizione, non atteggiarsi a divi, ricordarsi sempre che il pubblico è lì per qualcun altro, quindi non incattivirsi se si viene accolti con freddezza o peggio. Anche se è dura, porgete l'altra guancia, un giorno quei brutti ceffi che vi urlano parole poco gentili potrebbero essere gli stessi che pagheranno per venire a sentire solo voi e, soprattutto, non vi salti in mente di dire qualcosa contro l'artista/band per cui aprite. Anche se vi ha bullizzato nei camerini, anche se per voi è il male e la rovina della musica, anche se siete stati mollati all'altare per il bassista del gruppo, evitate di togliervi sassolini in pubblico, visto che il pubblico è quello che abbiamo già detto.

Anche per il pubblico, comunque, valgono delle regole di bon-ton, che poi si possono agevolmente riassumere in una sola: non maltrattate il gruppo spalla! Fischiarlo e urlargli epiteti poco gentili non farà cominciare prima il concerto. Quindi tanto vale farsi i fatti propri, oppure, meglio ancora, ascoltare: sappiate che a volte il gruppo spalla è scelto proprio dall'artista, e se piace al vostro idolo non gliela volete dare una chance? E in ogni caso, non capita poi così di rado di innamorarsi del supporter e correre a procurarsi la discografia appena tornati a casa.
È una sensazione bellissima che auguriamo a tutti. Perché il gruppo spalla ideale non è quello che somiglia all'headliner e non è quello che non ci ha niente a che fare, non è quello che già conosci e nemmeno quello che non hai mai sentito nominare, ma è quello che fa innamorare di sé anche solo uno spettatore. Quello sarà il concerto perfetto.

 

Tag: opinioni festival

Commenti (2)

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  • Flavio Bosso 29/06/2017 ore 11:17 @flavio.bosso.7

    Bell'articolo! Da musicista in una piccola band, apprezzo l'appello. Da appassionato di musica posso dire che alcune delle mie band preferite le ho scoperte proprio come gruppi di apertura di altri - Lo straniero prima dei Nadàr Solo, quando non avevano ancora pubblicato il primo album, o gli Anthony Laszlo prima dei Ministri. Condivido tutto! :)

  • Per Brevità Sbea 07/07/2017 ore 04:42 @sbea9

    Bat for Lashes prima dei Radiohead nel 2008 e Alt J prima dei Sigur Ros nel 2012 sono solo gli esempi più lampanti di gruppo spalla che ho avuto il culo di sentire dal vivo quando ancora poco sputtanato!

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