Il 6 gennaio 1967 andò in onda la prima Hit Parade italiana Rubrica

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06/01/2017 di

Venerdì 6 gennaio 1967, ore 13, Secondo Programma (l’attuale Radio Due): va in onda la prima puntata di “Hit Parade”, introdotta da una sigla che da lì a poco diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica. È l’ennesimo segnale di un tentativo (sia pur faticoso) di svecchiare i palinsesti di una radiofonia intrappolata dal rigido monopolio di mamma Rai.

I primi segnali di cambiamento si percepiscono già ai tempi di “Bandiera Gialla” di Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, i primi a diffondere tra l’etere di Stato il beat e il rock in arrivo dal Regno Unito e dagli Usa, ma anche e soprattutto da “Countdown” di Giancarlo Guardabassi e Anna Carini, molto più audaci nelle loro scelte musicali, legate senza troppe mediazioni alla scena underground dell’epoca.
La Hit Parade non è nient’altro che la classifica degli otto 45 giri più venduti della settimana (gli italiani non hanno ancora dimestichezza con i Long Playing), almeno secondo le sindacabili rilevazioni della Doxa. Da anni un format di successo nei paesi anglosassoni, il programma non tarda a spopolare anche tra i nostri connazionali, rassicurati da un conduttore con il quale hanno ormai confidenza: Lelio Luttazzi. Jazzista sfegatato, compositore, cantante e showman tra i più in voga nell’Italia del dopoguerra, Luttazzi sarà la voce della Hit Parade dalla prima edizione fino al 1970, quando, assieme a Walter Chiari, finirà dietro le sbarre per una storia di droga, poi rivelatasi priva di fondamento. Una volta riabilitato, il musicista triestino riprenderà a dirigere le operazioni fino al 1976, anno in cui lo show sarà sospeso per la prima volta.

Quel 6 gennaio del 1967, Luttazzi si troverà a presentare una classifica in linea con le tendenze musicali del tempo. Nessuna sorpresa, dunque, se tra le prime otto posizioni di quel 6 gennaio 1967 troveranno spazio ben sei cover! Ecco la scaletta della prima, storica puntata della Hit Parade.

 

8. "Strangers in the night" - Frank Sinatra

Brano immortale, che raggiunge la vetta delle charts di mezzo mondo. Il suo interprete la disprezzava dal profondo del cuore, eppure il successo di “Strangers in the night” contribuì non poco a ingrassare il già pingue conto in banca di “The Voice”.

 

7. "Riderà" - Little Tony

Il Little Tony di fine anni ’60 è all’apice del successo, i suoi dischi vendono a tutto spiano, singoli come “Cuore matto”, “Bada bambina” e “La spada nel cuore” (che, a dire il vero, esce nel 1970), entrano di diritto tra le pagine di storia della musica leggera italiana. Ma il primo, vero boom del cantante romano è proprio “Riderà”, protagonista del Cantagiro del 1966, rifacimento di “Fais la rire”, del francese Hervé Vilard, con testo scritto da Mogol.

 

6. "Domani" - Sandie Shaw

Sandie Shaw coverizza se stessa con la versione italiana di “Tomorrow”, che la “cantante scalza” porta al numero nove delle classifiche di vendita britanniche. Le parole di “Domani” escono dalla penna di Giorgio Calabrese.

 

5. "Bandiera gialla" - Gianni Pettenati

Sigla dell’omonimo show radiofonico di Arbore e Boncompagni, è l’unico successo di rilievo di Gianni Pettenati, uno dei tanti “One hit wonder” della canzone italiana. Anche “Bandiera gialla” è una cover, nello specifico di “The pied piper” dei Changin’ Times, nelle cui fila militerà Artie Kornfield, uno dei promoter del concerto di Woodstock del 1969. Testo italiano curato da Alberto Testa e Nisa, pseudonimo di Nicola Salerno.

 

4. "È la pioggia che va" - The Rokes

I Rokes rappresentano la punta di diamante del beat italiano, cosa peraltro strana da dirsi per una band sbarcata nel Belpaese direttamente dal Regno Unito. Sottigliezze a parte, “È la pioggia che va”, assieme a “Ma che colpa abbiamo noi”, altra hit di Shel Shapiro e compagni, può considerarsi un inno generazionale, grazie anche al bel testo vergato dal solito Mogol. La versione originale è di Bob Lind e prende il titolo di “Remember the rain”.

 

3. "C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones" - Gianni Morandi

Secondo una terminologia cara ai programmisti della Hit Parade, a partire dal terzo posto la classifica entra “nell’Olimpo”. Dove si trova “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, uno dei più noti inni antimilitaristi mai scritti in Italia. Peccato che quel giorno, e per i giorni a venire, il buon Luttazzi sia costretto ad accontentarsi di mandare in onda “Se perdo anche te”, il lato B del 45 giri. La censura non faceva sconti all’epoca. 

 

2. "Tema di Lara" - Bob Mitchell

“La damigella d’onore” della Hit Parade del 6 gennaio 1967 è tratta dalla colonna sonora del film “Il dottor Zivago”, di David Lean. “Il tema di Lara” è farina del sacco del compositore francese Maurice Jarre, l’interpretazione è dell’orchestra di Bob Mitchell, nickname di Augusto Martelli.

 

1. "Bang Bang" - Dalida

“Bang Bang” è la “canzone regina” della prima puntata di Hit Parade. Scritta da Sonny Bono e portata al successo da Cher, la versione italiana è tradotta da Alessandro Colombini e Miki Del Prete. La interpretano in tanti, da Milena Cantù all’Equipe 84, fino ai Corvi e a Mina, ma solo la versione di Dalida raggiungerà il primo posto della Hit Parade di Lelio Luttazzi.

Tag: Retroterra

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