I Verdena a X Factor: sabotare è troppo bello

Non si sa come Manuel Agnelli abbia convinto Alberto Ferrari a salire sul palco del talent giovedì prossimo, ma è difficile non provare piacere. Mentre il mainstream inghiotte l'underground e un eroe come Dome la Muerte sta in bancarotta, almeno ci godremo due assoli fatti bene
02/12/2020 17:19

All’inizio di questa settimana un paio di notizie hanno colpito la mia attenzione e mi hanno indotto delle riflessioni (liberamente traducibili in “pippe mentali a tre mani”). La prima è uscita su Rolling Stone e ha questo titolo: "Dome La Muerte, il punk che chiede la legge Bacchelli: «Ho 62 anni e davanti vedo il buio»".

Protagonista della vicenda è Domenico Petrosino in arte Dome La Muerte, fondatore di band come Cheetah Chrome Motherfucker e Not Moving, leggenda del punk rock italiano e agitatore culturale irriducibile. Qualche giorno prima di leggere quell’articolo, così va la vita, mi era capitato di parlare con un caro amico della volta in cui lo vedemmo dal vivo al Perché No di Verbania. Dome, credo accompagnato dai Diggers, stava con un cilindro in testa, una pelliccia slabbrata e sotto il torso nudo. Per me e il mio amico fu una visione seminale, tanto che oggi lui fa il musicista e io non riesco a smettere di innamorarmi di tutti gli irregolari che incontro lungo il cammino. 

Di Dome La Muerte in giro per l’Italia ce ne sono parecchi: alcuni hanno meritato magari un libro o una retrospettiva in qualche festival documentaristico, la maggior parte di loro può al più coltivare il proprio piccolo culto nel bar della propria cittadina deindustrializzata. Eppure il contributo di personaggi di questo tipo a quell’organismo vivo e in eterno moto che è la cultura di un Paese è tutt’altro che irrilevante. Fanculo mi sono dilungato, ma Dome la Muerte per me è monoteismo.

La seconda notizia – se non mi sbaglio risalente a lunedì – era rappresentata dal quinto compleanno di Mainstream di Calcutta. “È il disco che ha cambiato tutto”, è stato il commento che ha accompagnato la celebrazione a feed unificato. Una banalità molto vera. Mi sono andato a rileggere l’intervista che Edoardo diede a Rockit il giorno stesso dell’uscita dell’album e sono rimasto colpito dalla lucidità, quasi la visionarietà, di una delle prime risposte. “Non è un titolo ironico, se è quello che intendi”, spiegava. Quella roba, la sua roba, sarebbe diventata mainstream per davvero.

Il problema – uno dei problemi, in mezzo a tante conseguenze positive – è che in questo processo di migrazione dalla nicchia alla massa l’underground è andato a sparire, o per lo meno ha visto comprimere e di molto il proprio spazio. Un processo di ulteriore marginalizzazione di chi già è marginale per definizione, tipo gli abitanti degli slums nelle metropoli asiatiche o africane. 

Con questo milkshake di pensieri per la testa, una terza notizia è arrivare a scuotere la mia settimana: alle semifinali di X Factor, previste per giovedì, sarà ospite Alberto Ferrari dei Verdena, che duetterà con i Little Pieces of Marmelade in Muori Delay.

Se state leggendo queste righe – a meno che non siate caduti in qualche astuto tranello Seo, posizionato al di là della mia volontà e delle mie capacità –, non serve che io vi spieghi chi sono i Verdena come musicisti e come persone, e quanta stima meritino da entrambi i punti di vista. Da cinque anni a questa parte l’attesa di un loro nuovo disco è diventata una cosa quasi messianica. Quando, durante la pandemia, Alberto Ferrari ha concesso una breve diretta streaming – e alcune interviste – di solidarietà, la bolla ha fatto la ola come in uno spot dell’acqua frizzante. 

Come avrà fatto Manuel Agnelli – con cui la consuetudine di Alberto è storica e ampiamente documentata – a trascinarlo fuori dal suo pollaio? Ferrari avrà guardato qualche puntata di X Factor per capire cosa lo aspetta? Domande legittime, visto che nel 2016, parlando della possibilità di vedere la band di Albino a Sanremo, rispose che ogni tanto ci pensava, solo che poi aggiunse “poi mi figuro la cosa e rido!”, e che il suo commento alla scelta dell’amico Manuel di diventare giudice di X Factor fu “la vita è come una scatola di cioccolatini…”.

Visto che non si ricordano volte in cui il frontman dei Verdena ha parlato a vanvera e nemmeno precedenti in cui ha cambiato con leggerezza una propria idea, sarebbe interessante capire cosa l’ha spinto questa volta a dire di sì, dopo le centinaia di proposte che ha rifiutato in questi anni per difendere l’idea che ha di se stesso, della sua band e della loro musica. Giovedì sera smetteremo di chiedercelo, tanto sarà il piacere di vederlo di nuovo su un palco e di poter condividere questa sensazione con un bel po’ di altre persone (che da qui in poi saranno chiamate “audience”).

Torna così il discorso su ciò che nella musica è “mio” e ciò che è “tuo”, e che magari un giorno diventerà “nostro” oppure "loro". Quella dicotomia tra il mainstream e l’underground che ha parecchi tratti in comune con quella tra arte e mercato. In queste settimane di X Factor, Manuel Agnelli su simili contraddizioni ha giocato parecchio, con pensieri, parole, opere e assegnazioni.

Si può esser infastiditi dal suo egotrip e dal lievitare del suo conto in banca piuttosto che dal fatto che la musica si faccia in studio e sui palchi e non seguendo l'ars oratoria di Tina Cipollari, tutto legittimo. Ma “divulgare” la storia del punk newyorkese, parlare dei Fontaines D.C., degli Idles o dei Sonic Youth oppure fare suonare i Beastie Boys e i Beatles più lisergici in prima serata, mentre tutto attorno è un tripudio di cuoricini con le mani e motivetti che tanto piacciono a Spotify, non mi pare un’impresa che vada sottovalutata.

Nel parchetto vicino alla mia vecchia casa c'era sul muro la scritta "sabotare è troppo bello", che ho sempre trovato avanguardia pura. Se poi Manuel Agnelli riuscisse a convincere Alberto Ferrari a fare uscire quel cazzo di disco dei Verdena, accanto a quello di Garibaldi e Dome la Muerte bisognerà trovare un posto nella piazza anche per il suo busto.  

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L'articolo I Verdena a X Factor: sabotare è troppo bello di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 02/12/2020 17:19

Commenti (12)
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  • giorgiomoltisanti 45 giorni fa

    *ridicolo, ovviamente...

    > rispondi a @giorgiomoltisanti
  • Flavio Giusto 45 giorni fa

    giorgiomoltisanti capisco la rabbia ma non credo cambi molto la tua o la mia percezione di quanto siano stati una bomba i Verdena. Loro hanno fatto e continuano a fare musica di qualità e gusti impopolari...quindi a X-Factor si o no...nulla toglie alla robustezza artistica di Alberto...nemmeno un commento di Agnelli può scalfire ciò che fanno da sempre. Anch'io come dicevo sono rimasto stupito ma se Alberto aveva voglia di suonare su un palco...perché no. Avrà guadagnato qualcosa e certamente molti che non li conoscevano...andaranno a vedere chi erano/sono i Verdena scoprendo un mondo meraviglioso. Mio parere eh...

    > rispondi a @helaman82
  • Paliki 44 giorni fa

    Ahahaha eccoli!! I rockers nostrani!! Cioè, ma di che stiamo parlando!? Ma andassero a lavorare che è meglio per tutti. In primis lo scemunito coi capelli lunghi e poi I Verdena.. che molto probabilmente non sanno più dove raccattare un po’ di soldini.

    > rispondi a @Paliki
  • Ele-ele 44 giorni fa

    Paliki Sii gentile, suggerisce il form dei commenti. Difficile eh applicarlo?! Verdena: hanno bisogno di soldi. Sì-no. E a chi importa? Ferrari è andato ad Xfactor, a chi importa?! Sono una estimatrice dei Verdena da sempre e sono stata tanto critica in tante occasioni....ma suvvia è dura contestare la capacità artistica dei Verdena, nella costruzione delle melodie soprattutto. I live poi a volte vengono come vengono perchè loro sono fatti così. Ma i loro brani sono un pezzo di vera storia della musica fatta bene. Quindi, se hanno bisogno di soldi, che facciano il possibile per raccattarli e far uscire un altro album, che di loro si sente tanto la mancanza. Il tono sprezzante è sempre fuori luogo....no me gusta!

    > rispondi a @Ele-ele
  • Andrea Negro 39 giorni fa

    Prima volta che ti leggo Dario, ottime prosa e analisi (non mi usare "piuttosto che" in senso disgiuntivo però!)

    > rispondi a @iosonoqassandra
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