Intervista a Carlo U. Rossi

Ha prodotto i Baustelle, Caparezza, Jovanotti, i Litfiba dei primi anni ma anche Max Pezzali, i 99 posse, e tutta la scena torinese degli '80, dai Subsonica in giù. Ci ha offerto un caffè a casa sua e ne è uscita una lunga chiacchierata più che lucida sulla musica italiana.
19/11/2012 18:49

Ha prodotto Baustelle, Caparezza, Jovanotti, i Litfiba dei primi anni ma anche Max Pezzali, Paola Turci, i 99 posse, tutta la scena torinese degli '80, dai Subsonica in giù. Ci ha offerto un caffè a casa sua e ne è uscita una chiacchierata più che lucida sulla musica italiana. Sesso, seghe e fighe stratosferiche comprese. L'intervista di Sandro Giorello

Partiamo dalle basi: il gruppo arriva con un provino chitarra-voce e tu lo trasformi in una hit.
Una volta era così. Ormai non arrivano più con il provino chitarra-voce, arrivano con cose su Garageband, su Logic, o Cubase, questi tipi di piattaforma. Hai già più ciccia su cui lavorare.

Quanto conti nella costruzione della canzone, per dire: è merito tuo se "Baudleaire" dei Baustelle finisce con quel pezzo electro alla Moroder?
E' sempre merito dell'artista. Non lo dico per paraculismo, ma è sempre merito suo: sia se ha la forza di accettare le mie proposte con una certa apertura, sia che abbia la forza di imporsi. Solitamente propongo una cosa tre volte, se alla terza non gli entra lascio perdere. Io posso avere la visione di un pezzo ma è lui che ci mette la faccia, è lui che ogni volta si gioca la vita, perchè ogni disco per loro è una roba epica, ne va della loro carriera.

Cos'è la “visione di un pezzo”?
E' quella cosa che molti musicisti non hanno. Ad esempio, la prima cosa che faccio quando mi metto a lavorare con qualcuno e leggergli il testo della sua canzone. La bizzarria è che gran parte dei musicisti non sanno quali sono le parole della canzone che stanno suonando. Ti sembrerà strano ma molti chitarristi sono talmente concentrati sulla loro parte che non hanno nemmeno una vaga idea di cosa stia parlando il pezzo che ha scritto il cantante, e magari quel pezzo lo suonano già da tre mesi in salaprove. Anche artisti mainstream, sia chiaro. Uno dei miei compiti è di far prendere consapevolezza alla gente di cosa sta facendo. Ad esempio: vuoi scrivere un canzone su una giornata di pioggia, tipo oggi? Poi puoi farlo alla Lorenzo, Piove guarda come piove, o come nei System Of A Down, Just rain and cold suffering. Sono due visioni differenti ma entrambi sanno cosa stanno raccontando. E tutta la band deve andare nella loro direzione.

Intervieni anche sui testi?
Correggo l'italiano, suggerisco delle cose, può succedere che io co-firmi dei testi. Ci tengo molto ai testi, penso che siano importanti ma tendenzialmente voglio che siano gli artisti a fare tutto quanto. Solo quando è davvero un casino intervengo, voglio farli lavorare, anche perchè tendenzialmente sono esseri pigri.

Credi che oggi le band sottovalutino il lavoro e la cura del suono?
Lo sopravvalutano. Ci sono artisti emergenti che spendono più energie a fare i fighetti sul computer che a scrivere canzoni. Passano troppo tempo sull'editing a scapito della scrittura, a scapito dello stare sullo strumento. E non vuol dire saper fare i sessantaquattresimi, è molto più importante suonare il suono. Ci sono chitarristi che possono sembrare mediocri ma che funzionano più di mille turnisti: pensa a Fiumani, non è un chitarrista che spacca il culo ai passeri, chiunque alla seconda lezione di chitarra sarebbe ad un livello tecnico simile al suo, però Fiumani dallo strumento tira fuori il suono che gli serve, su questo è inarrivabile.

Se i Baustelle non avessero incontrato Carlo Ubaldo Rossi non sarebbero dove sono adesso?
No, sarebbero dove sono adesso. Io ai Baustelle ho solo dato le orchestre, gli ho fatto capire che dovevano spostarsi un po' dal rock e avvicinarsi al mondo dell'orchestrazione.

Bianconi è stonato.
Si, Bianconi era stonatissimo, anche Rachele, stonatiella, diciamo. Bianconi si è fatto un gran culo, da “La Malavita” in poi ha capito che ce l'avrebbe potuta fare, ha capito di essere un autore, e che valeva la pena farsi il culo e cambiare. Ha imparato a scrivere per altri, è andato a lezione di canto, aveva problemi di respirazione pazzeschi ed è andato a lezione anche per quello.

Quando uscì “Charlie Fa Surf” molti talebani storsero il naso tacciandolo come super paraculo. Chi c'è dietro quel pezzo?
Credo che si sappia, Il nucleo musicale è di Claudio, il chitarrista, l'idea che sta alla base della canzone è di Cattelan. Ma il motivo per cui “Charlie fa surf” ha funzionato non è nel riff paraculo o in una struttura più smaccatamente pop, è il testo ad essere paraculo. Ed è di un paraculo che non te ne accorgi, perchè Bianconi non l'ha scritto apposta, ma ha preso delle parole che funzionavano in quel momento. Mdma era una parola che funzionava, avrebbe funzionato anche in un'altra canzone.

Premesso che ormai non si vende più nulla. Se la Pausini si mettesse a registrare su un quattro piste come PJ Harvey funzionerebbe uguale?
Adesso venderebbe lo stesso, se l'avesse fatto nel '93 non avrebbe funzionato. Si sarebbe mossa in un ambito che non le era consono e non sarebbe uscita, aveva bisogno di quella cosa lì. Adesso la Pausini potrebbe permettersi di fare cose più raffinate, dal mio punto di vista.

Esistono degli accorgimenti che ti fanno vendere?
No. Ci sono degli accorgimenti che te lo fanno rendere meno noioso, che lo fanno piacere di più al pubblico, dipende da che pubblico hai. Quello di Paola Turci vuole sentire Paola, quindi è molto importante il timbro, l'estensione, ecc ecc. Per Max Pezzali è esattamente l'opposto, bisogna distogliere l'attenzione dalla voce, che non è certo uno dei suoi punti di forza. Lui muove pulsioni molto elementari, molto facili, racconta cose in cui la gente si riconosce. Sono micro storie che hanno un inizio uno svolgimento una fine, e sono in qualche modo un po' filmiche, tu le devi aiutare, devi percorrere la storia del motorino che in salita non va, dargli quest'immagine di provincia, raccontare il tutto con la musica.
Non c'è la regola per la canzone di successo, se esistessero farebbero un sacco di pezzi di successo. Non credo che in Italia ci sia la musica fatta con la ricetta, come il cinema dei Vanzina, ecco, metti un po' di tette, un comico, altre due cosine e hai fatto. In America ci sono degli studi che lavorano in questo modo, strutture composte da scrittori, autori che lavorano tutti insieme verso un progetto meramente economico. In Italia, a parte la dance che è un mondo a parte, non ci sono le economie per farlo.

(Max Pezzali, Ph. Paolo De Francesco)



Il produttore fa il successo di una band?
Un produttore può aiutare, anzi deve aiutare una band ad avere successo. Deve aiutarla a fare il disco che la ha in testa, che poi abbia successo o meno dipende dal progetto, dagli obiettivi che la band si pone. Ci sono un sacco di band a cui non interessa raggiungere un ampio numero di persone.

La radio conta ancora?
E' ancora molto importante, anche perchè MTV è diventato un canale generalista dove la musica ha sempre meno peso. E' più importante il web adesso, forse, sopratutto per l'indie.


(Negrita, Ph di Alessio Pizzicanella)


Mi dici qual è la migliore qualità dei Negrita?
Primo, dei fottuti mangiatori di merendine senza ingrassare di un etto. Poi, di essere molto amici.

La musica...
(silenzio, NdA). E' stata quella di capire come il mondo si stava muovendo. Quando ho iniziato a lavorare con loro contemporaneamente lavoravo con un gruppo di Torino che si chiamava Mau Mau, te li ricorderai, e i Negrita mi prendevano per il culo perchè negli anni 90 andavamo a registrare in Marocco mentre loro volevano fare i rockettari duri e puri. Adesso vanno a registrare in Argentina e in Brasile.

Quindi se “XXX” è un album così contaminato è merito tuo.
Quello è nato dal fatto che avevo fatto un viaggio con mia moglie a New Orleans, per caso avevo aperto una porta di uno scantinato e dietro c'era lo studio più bello del mondo. Li ho portati lì e “XXX” è nato lì, con tutto quel blues. Prima erano i Red Hot Chili Peppers de noaltri, lì hanno capito che c'era anche dell'altro e hanno continuato a contaminasi con cose diverse. Loro sono come i Subsonica, in bilico, basta che facciano mezzo passo in più verso il mainstrem o verso l'indie e subito sbagliano. Il pezzo che hanno portato a Sanremo, “Tonight”, era sbagliatissimo, te lo ricordi?

Mi spiace no...
Dovevano portare “Magnolia”, era un pezzo molto pop, avevano paura che la fan base storcesse il naso e hanno portato un pezzo duro, che infatti tu non ti ricordi.

La crisi costringe a fare boiate? Penso a Irene Grandi e Bollani che rifanno male i Radiohead o esempi simili.
Si, tanta gente. I disperati stanno facendo quello. Quelli che non sanno più dove stanno sbattendo la testa purtroppo hanno davvero perso il senso e fanno cagate.

(Litfiba)


Dei Litfiba di oggi cosa ne pensi?
Cosa ne penso dei Litfiba di oggi? (chiede alla moglie, lei ride, NdA). Diciamo che siamo avanti nella trattativa per il prossimo disco.

Susbonica: Max Casacci mi pare la classica personalità forte, in più è produttore anche lui, è difficile lavorare con persone del genere?
Ci conosciamo dall'83, forse tu non eri ancora nato. Immaginati quali possono essere i rapporti di due persone che si conoscono da 29 anni. Io so che Max è una persona volitiva, ecc ecc, ma con me il rapporto è paritario, siamo quasi fratelli. Anche Mada degli Africa è una persona volitiva, ma ci conosciamo dagli stessi anni. Noi abbiamo fatto la musica torinese degli anni 80, alla fine i rapporti sono quelli lì.

I Susbsonica hanno ancora delle idee buone? L'ultimo disco era deludente.
Spero di sì, non ho sentito le ultime cose. Il fatto è che i Subsonica sono un altro progetto costantemente in bilico, hanno un pubblico ampio, c'è la nicchia super indie ma anche tante altre tipologie di persone e quindi ad ogni passo possono accontentare qualcuno e deludere gli altri. Per esempio, avevo lavorato su "L'Eclissi" e da molti è stato recensito un disco brutto, su Rockit invece la recensione era positiva.

Ti faccio ascoltare un po' di canzoni. Questo quasi sicuramente sarà il disco dell'anno per Rockit: Dimartino, prodotto insieme a Dario Brunori.
(prende possesso del computer, NdA) Parto dalla due, vediamo se sanno come si fa una tracklist. Allora, sono belle canzoni. Non suona bene: le batterie sono brutte, le chitarre sono così così, non c'è niente di eccelso dal punto di vista sonoro, ma sono belle. Pero dico: perchè devo sentirci sempre De Gregori, Jannacci, e non Danger Mouse? Sei giovane, perchè ancora questi arpeggi, questa roba che in sostanza sono dei tuoi genitori e non tua?

E' una bella domanda.
E' una bella domanda, ma sono tutti così. Anche Colapesce mi piace, è bravo, ma senti di nuovo De Gregori.

Dente - “Saldati”, produzione Tommaso Colliva
E' già più interessante perchè è un po' più aggressivo, è più estremo, lo senti. Non so che lavoro abbia fatto Tommaso ma è più ruvido, nonostante sia fighetto, abbia una voce soave, suona, lo senti il suono.

Iori's Eyes - “They Used To Call It Love”, produzione Federico Dragogna
Ovviamente questo è molto più interessante, ma è in inglese. Se canti in inglese automaticamente ti confronti con l'estero, e sono cazzi. Ma almeno hanno dei collegamenti con qualcosa di contemporaneo e non la solita rifrittura dei cantautori romani degli anni 60.

Rancore & Dj Myke – “Capolinea”, produzione Dj Myke
E' bello, è bello. E' mixato male ma è molto bello. Non si sente la voce. Noi dobbiamo fare i conti con la falsa verità che solo la musica italiana ha la voce fuori, anche quella americana è così, è chiaro che gli Interpol e gli Strokes no, ma i Red Hot Chili Peppers hanno la voce fuori, io dei Red Hot capisco benissimo tutti i testi. Ci sono ambiti diversi ma se prendi il rap americano e senti dov'è la voce... non è certo così dentro, e questo di Dj Myke non è “più americano” solo perchè ha la voce dentro, è semplicemente sbagliato.

(Maria Antonietta)


L'Italia regge il confronto con l'estero?
No, assolutamente no. Pensa solo dal punto di vista del testo, scusami se ci ritorno ma penso che in Italia il testo sia uno dei nostri pochi valori. Se tu pensi canzoni come “Disperato Erotico Stomp" di Dalla o “Pensiero Stupendo” di Patty Pravo, sono canzoni di una potenza sessuale pazzesca. Parlano di una sega, non della masturbazione che è una parola alta, quella è proprio una sega. “Pensiero stupendo” parla di fare sesso in tre, e sono canzoni degli anni settanta. Oggi il sesso continua sicuramente ad essere una roba importante, ma ti viene in mente un cantante italiano mainstream che parli esplicitamente di sesso come qualsiasi canzone di un fottuto negro? Abbiamo questo cazzo di perbenismo. Uno dei meccanismi più banali di trasmettere emozioni è quello estetico, ti chiedo quante fighe stratosferiche che cantano in Italia? Mi viene in mente Nina Zilli che è carina, Giorgia è troppo magra, ecc ecc. Per non parlare dei maschi...

C'è una cantante che probabilmente non conoscerai, Maria Antonietta: lei ha fatto un album dove è riuscita abbastanza bene a trasmetterti cosa può essere il sesso a vent'anni. Ti puoi immaginare i commenti sulla sua pagina. Mi domando sempre: perchè Beyonce è quasi considerata un'eroina femminista che riesce a mettere insieme eros e classe, mentre qui...
...esatto, l'ipotetica Beyoncé italiana verrebbe tacciata come troia. E' colpa di chi ascolta, è colpa di noi cattolici di merda, per cui va benissimo che ci sia Beyoncé, ma la tua fidanzata deve essere occhi a terra e testa bassa. Sono tutte cose con cui l'artista deve fare i conti, alcuni si autoimpongono di cambiare. Perchè, alla fine, Beyoncè non fa la panterona sexy, è davvero così. Anche Lady Gaga è così, è un personaggio costruito ma l'ha costruito lei, sa benissimo cosa sta facendo. Sarà anche commerciale ma la ricchezza musicale di “Poker face” è veramente alta: non sono 4 accordi messi insieme su una struttura ritmica a caso.

E' cambiato il modo di ascoltare musica, questo ha influito anche sul come la si scrive?
Quando eravamo giovani i dischi li consumavamo, li sentivi talmente tante volte che il solchi si assottigliavano e la puntina non leggeva più il vinile. Questo si riversa anche nel suonare: mi ricordo che prendevo un disco di Santana e imparavo gli assoli nota per nota. Oggi compro ancora un sacco di dischi ma purtroppo devo confessare che sono pochi quelli ascolto più di una volta, a volte non arrivo neanche alla fine.

Quindi in futuro la musica sarà sempre peggio?
Io credo che questo sia un momento molto bello, nonostante la crisi economica, nonostante la gente che non sa più suonare, io sento ancora un sacco di bella musica, ma proprio tanta. Per esempio, io sono un fan assoluto della Tempesta.
Quando io ero giovane, negli anni 70, eravamo molto più liberi. Innanzitutto non esistevano le radio, c'era solo Rai Uno e Rai Due e non trasmettevano la nostra musica Non c'erano paletti, non c'era nessuno che ci diceva: devi far arrivare il ritornello dopo un minuto perchè se no non ti passiamo il pezzo. I Pink Floyd facevano pezzi da 16 minuti, non ce ne fregava un cazzo di niente. E questo un po' sta tornando, su soundcloud trovo un sacco di roba figa che dura otto minuti. Questa involuzione economica fa sì che i giovani, ma intendo i giovanissimi, i Beatles a vent'anni avevano già chiuso la carriera, adesso questi che vanno a X Factor hanno trent'anni, non li puoi considerare giovani... i giovanissimi partono dall'idea che non c'è un ritorno economico, fanno di nuovo musica senza paletti. Scrivere musica come cazzo ti viene è bellissimo.

Tag: produttori

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