Buone notizie: la musica è il settore creativo che cresce di più in Italia

25/01/2017 di

È stato presentato ieri a Milano Italia Creativa, il rapporto sul valore economico del settore creativo italiano commissionato da SIAE e MIBACT all'agenzia Ernst&Young. Il rapporto, arrivato nel 2017 alla sua seconda edizione, ha scattato una fotografia molto chiara (e incoraggiante) dell'economia che gira attorno alla creatività italiana, un campo che comprende musica, arti performative, arti visive, pubblicità, audiovisivo, libri, quotidiani e riviste, radio, architettura e videogiochi. Il report si può scaricare qui (qui invece potete dare un'occhiata a com'era andata l'anno scorso). Ecco i punti principali del report Italia Creativa 2017.

Il settore creativo è il terzo campo in cui lavorano gli italiani

L’industria creativa e culturale è la terza in Italia da un punto di vista occupazionale: davanti c'è solo il settore edile e quello della ristorazione e alberghiero. Nel 2015 la filiera creativa ha occupato oltre 1 milione di persone, circa il 4,6% della forza lavoro italiana, di cui l’86% nelle attività economiche dirette, con circa 880.000 posti di lavoro (+15 mila posti di lavoro, in aumento dell’1,7% rispetto al 2014). La crescita è risultata superiore rispetto alla variazione complessiva degli occupati in Italia, che nel 2015 ha segnato un +0,8%.


La creatività italiana vale quasi il 3% del PIL

Nel 2015 l’Industria della Cultura e della Creatività del nostro Paese ha registrato un valore economico complessivo di 47,9 miliardi di euro, pari al 2,96% del PIL, con un tasso di crescita rispetto all’anno precedente del 2,4% dei ricavi diretti (+951 milioni di euro). Un dato particolarmente edificante se consideriamo che il PIL italiano è aumentato dell’1,5%.

 

La musica è il settore lavorativo che cresce di più

Il settore di musicale, all'interno di quello creativo, è quello che è cresciuto di più in termini di valori economici diretti: +10% rispetto al 2014 per un valore complessivo di oltre 4.7 miliardi di euro (dal punto di vista occupazionale invece, il settore che ha registrato la crescita maggiore è quello dei videogiochi, con un +7,8%). I campi che hanno guidato la crescita sono quelli dei concerti e dei video musicali: i primi hanno subito una crescita del 45% nel quadriennio, i secondi addirittura del 116%.
Per quanto riguarda gli occupati, seppure il 2015 ha visto una crescita nelle stime, il trend dell'ultimo quadriennio è negativo: -3,2%, specialmente per quanto riguarda il settore delle radio musicali, della produzione discografica e discoteche. In crescita invece gli occupati nell'insegnamento (+7%). 

 

Ci sono due elementi che minacciano la creatività italiana: il value gap e la pirateria

La pirateria come la intendevamo una volta (cd taroccati e p2p) ovviamente è quasi estinta. La pirateria di cui si parla nel report Italia Creativa invece è un'altra, simile ma diversa: al primo posto c'è lo stream ripping, ovvero il download di mp3 a partire da piattaforme di streaming legale (si stima che il 45% dei ragazzi tra i 16 e i 24 anni lo faccia abitualmente). Al secondo posto ci sono invece le piattaforme di streaming non proprio legali, come ad esempio le piattaforme che operano in Paesi che non sono collaborativi a livello di tutela dei diritti d'autore, oppure che lo sono ma non riescono a renderle operanti per problemi di giurisdizione.
Il value gap, invece, è la perdita di fatturato derivata dallo sfruttamento di canzoni e video sulle piattaforme di public sharing (es. canzoni caricate dagli utenti su YouTube). Negli ultimi mesi gli artisti e i music professionals europei hanno scritto una lettera al presidente della Commissione Europea Junker per far presente questo problema, e proponendo di chiarire quali sono gli usi appropriati del safe harbour in occasione delle prossime revisioni delle leggi sul copyright della Commissione. 

 

Se si risolvessero, il valore potenziale del settore creativo sarebbe di 72 miliardi 

La risoluzione di questi due problemi, unita al potenziamento di aree e campi ancora inesplorati, porterebbe un'ulteriore crescita del settore: il valore potenziale in Italia raggiunge infatti i 72 miliardi di euro, con un valore ancora inespresso pari a circa 24 miliardi di euro. Un grande aiuto verrebbe dall'educazione su questo tema: dall'insegnamento della musica nelle scuole (la spesa procapite per strumenti musicali in Italia è tra le più basse in Europa) alla sensibilizzazione sul tema del diritto d'autore tra i giovani (solo il 57% dei ragazzi tra i 16 e i 24 anni crede che sia giusto che i musicisti vengano pagati per la musica che producono. Per fortuna la stima sale al 57% tra gli adolescenti della fascia d'età 13-15 anni, segno che forse le cose stanno cambiando)

 

Cosa si può migliorare?

Le opportunità di crescita, secondo il report Italia Creativa, si concentrano in tre aree: la prima è quella che riguarda il tema normativo, con le iniziative volte a rafforzare il dialogo con le istituzioni (sia italiane che europee) affinché accolgano le richieste degli operatori di settore o intervengano per colmare eventuali lacune normative. La seconda area in cui si può migliorare è quella fiscale: attività di regolamentazione fiscale e di formazione (Tax credit, IVA, agevolazioni fiscali, estensione patent box, coinvolgimento del Miur per esigenze formative e soluzioni tecnologiche contro la pirateria). La terza area è quella dell’internazionalizzazione: come avevamo già raccontato in questo articolo, al momento in Italia non c'è un ufficio o un organo apposito per supportare l'esportazione dei nostri prodotti musicali (e culturali) all'estero. Nel report si suggeriscono nuove sinergie con l’ICE, gli Istituti di Cultura, le Camere di Commercio, che senza dubbio aiuterebbero. Ma quello che servirebbe davvero (e che esiste in quasi tutti i paesi al mondo, tranne che in Italia) è un Music Export Office che supporti le spese e gli sforzi dei nostri artisti per portare la loro musica fuori dai confini nazionali.

 

 

Tag: mercato discografico statistica legge diritto d'autore politica

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