Claudio Baglioni - La vita è adesso, 30 anni fa

Claudio Baglioni, La vita è adessoClaudio Baglioni, "La vita è adesso"
11/06/2015 di

Manca meno di un mese all'uscita nelle sale di "Ritorno al futuro", in compenso "We are the world" è già stata registrata, "Less than Zero" di Bret Easton Ellis è disponibile nelle librerie americane da poche ore e, tra poco, in questo stesso anno, usciranno Super Mario Bros e la prima versione di Windows, verrà dirottata l'Achille Lauro e il giornalista Giancarlo Siani de Il Mattino, ritenuto assai scomodo dalla camorra, verrà assassinato alle 21 di una serata qualunque davanti alla sua casa, a Napoli.
Nel frattempo Bob Geldof e Midge Ure mettono in piedi quelle 16 ore di rock - per combattere la fame in Etiopia - che portano il nome ormai epico di Live Aid. In questa cornice di incalzanti anni '80 e liberazione progressiva nel regno del piacere ancora felicemente contrapposto a quello ormai distrutto e rifiutato della lotta e del Movimento perduto, il 9 giugno di questo 1985 sommerso dalle fini che lo hanno preceduto e già contenitore degli embrioni di quelle che lo seguiranno, nei negozi di musica italiani esce La vita è adesso di Claudio Baglioni.

Destinato a restare in classifica per 18 mesi consecutivi, mantenendosi al primo posto per 27 settimane, questo disco attesissimo del cantautore romano ha venduto ad oggi quasi 4 milioni di copie, posizionandosi al primo posto assoluto nelle vendite di dischi in Italia. Sì, avete capito benissimo, l'album in questione ha venduto in Italia più del doppio delle copie vendute da "The dark side of the moon" dei Pink Floyd, di "Bad" di Michael Jackson e di "Born in the USA" di Bruce Springsteen.
Ragionando su questo straordinario ancorché incredibile dato emerge la necessità di fare una considerazione che necessita a sua volta di un piccolo prologo: la breve storia di questo disco.

(una vecchia foto del panorama da Monte Mario, di fronte al Bar Zodiaco)

Arrivato a distanza di 4 anni dal precedente, già fortunatissimo, "Strada facendo", "La vita è adesso" è un lavoro così atteso dai fan di Baglioni che molti negozi, in occasione della sua uscita, esporranno dentro e fuori dai loro negozi cartelli con la scritta "Il nuovo disco di Baglioni è arrivato", all'inizio del 1985 "Questo piccolo grande amore" è stata nominata 'Canzone del secolo' e Baglioni, superospite al Festival di Sanremo, la esegue in totale - persino rivoluzionaria - libertà e, per la prima volta pubblicamente, con un adultissimo taglio di capelli corto.
Quasi tutti i testi delle canzoni del disco sono scritte a un tavolino del Bar Zodiaco, sulla collina di Monte Mario, un dato romanticamente essenziale, specie se pensiamo che l'album avrebbe dovuto chiamarsi "Un bar sulla città".
A pochi metri da lì, dal roof garden dell'Hotel Cavalieri, Toni Thorimbert (reporter, ritrattista, fotografo affermato e art director di punta della scena internazionale, che ha scattato anche la prima nostra storia di copertina dedicata a Jovanotti) fotografa una veduta panoramica di Roma che, divisa in tre parti per questioni di spazio, diventerà uno degli interni di copertina più ricordati di sempre.
Come per "Strada facendo", la base operativa saranno gli studi The Manor, nell'Oxfordshire e i Tom House di Londra. Owen Davies e Ian Cooper si occupano di registrare e mixare mentre ad accompagnare Baglioni agli strumenti ci sono Phil Palmer, Pal Keogh e Ray Russell alle chitarre, Frank Ricotti alle percussioni, Pete Van Hooke e Stuart Elliot alla batteria, Mo Foster e Felix Krish al basso, Trevor Bastow e Jess Bailey al piano, Derek Austen e Nick Glennie Smith alle tastiere, Brett Morgan alla batteria, il premio Oscar Hans Zimmer e Steve Rance al Fairlight, il primo “campionatore digitale” in grado di modificare, mescolare e riprodurre i timbri tradizionali degli strumenti acustici. Fiore all'occhiello sono le parti per archi, scritte da Celso Valli ed eseguite dalla London Simphony Orchestra diretta da Carl Davies, compositore statunitense co-autore dei lavori di musica sinfonica di Paul McCartney (come Paul McCartney's Liverpool Oratorio che uscirà nel 1991). Dentro "La vita è adesso" convivono perfettamente insieme la più profonda anima cantautorale di Baglioni, le declinazioni anti-retoriche di una tendenza felicemente verbosa della sua scrittura e un'ottica musicale del tutto inserita al centro (non a caso) degli '80. Se da un lato l'album si presenta dunque come un concept ancora devoto a certe strutture anni '70 del disco italiano tanto care all'autore, dall'altro le registrazioni e le esecuzioni live risultano interamente al passo con l'esplorazione delle tecniche di studio e dal vivo. In questo senso non stupiscono affatto certe scelte operate da Baglioni: dall'orchestra sinfonica di Londra con Carl Davies, avvezzo alla composizione per la TV fino alla doppia tourné di presentazione del disco, una più classica con la band e una tutto da solo in cui il cantautore sfrutta le potenzialità della nascente tecnologia MIDI in grado di permettergli di controllare ogni strumento da un unico master.

(Baglioni al Festival di Sanremo nel 1985)

Se da un lato, dunque, "La vita è adesso" è un concept che racconta la giornata di un uomo qualunque in forma canzone nei realistici - ma pure onirici - Ottanta italiani, dall'altro interpreta in modo esatto il proprio tempo, una declinazione plastica del pop, qualcosa di estramamente cristallizzato nel costume del periodo, qualcosa che subito ci riconnette allo slogan di Marco Mignani "Milano da bere", coniato proprio quello stesso anno e destinato alla stessa cristallizzazione.

Che "La vita è adesso" sia il disco più venduto in Italia, a pensarci bene ora, stupisce un po' meno. La popolazione italiana che compra(va) dischi, comprando quest'album, compie un'operazione doppia: celebra la propria più radicata tradizione musicale popolare, il cantautorato, ma premia lo sguardo in avanti, pur non sempre vincente (i MIDI!). Chi ha comprato all'epoca questo disco di Baglioni, se oggi al solo sentire questo nome molti si nasconderebbero e urlerebbero all'orrore? Questa domanda non può non ricordare una domanda a sfondo politico che tanta Italia, per molto tempo, si è posta.
Il disco più venduto in Italia però, va detto, è un album bellissimo, che celebra la canzone riuscendo a rifuggire costantemente la prolissità stanca della forma classica e ogni possibile ritornello, mettendo a punto una tecnica di scrittura unica, irripetuta nei modi e nell'approccio - per continue immagini, in una sorta di stream of consciousness visivo continuo.

Tag: Retroterra rubrica

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