L’estate live è diventata un grande musical rock per famiglie

I fuochi d’artificio dei Kiss, San Siro ai piedi di Stones e Guns, i carsici Queen, gli Iron Maiden sotto la tempesta. E poi Vasco (e Max Pezzali). Gli headliner della stagione dei grandi eventi sono gli stessi di 30 anni fa. Quando ci siamo arresi alla nostalgia e al fan service?

Bella questa line up, ma in che anno siamo?
Bella questa line up, ma in che anno siamo?
11/07/2022 - 14:49 Scritto da Simone Stefanini

L'estate del 2022 sarà ricordata negli annali della musica dal vivo come quella del ritorno ai concertoni dal vivo, quelli in cui decine di migliaia di persone stanno paccate in un parco, un autodromo, un ippodromo, uno stadio, un ex luogo ricreativo dell'Antica Roma capace di contenere una folla, per una tanto divertente quanto inutile - dal punto di vista esclusivamente musicale - serata di nostalgia canaglia in versione rock'n'roll.

Non vi tragga in inganno la vicinanza col concerto dei Måneskin al Circo Massimo, salutati da 70mila paganti in un'orgia di goduria ed energia che a livello di numeri non ha pari nel nostro Paese, non stiamo parlando di loro quando pensiamo al cosplay. La loro musica, piaccia o meno, è materia viva, pulsante, creata per essere mangiata e digerita in piedi, sul posto, proprio oggi. I quattro ragazzi romani si godano la gioventù e una popolarità mondiale che mai nella vita avevamo visto nei confronti di una rock band italiana.

 

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I cosplayer, oggi come oggi, sono proprio gli originali. Quelli che hanno cinquanta, sessanta, settant'anni e calcano i palchi riproducendo fedelmente una sorta di musical, uno show del rock'n'roll che fu, vestiti da quelli che furono, appesantiti dal tempo che passa mentre suonano per la centomilionesima volta quella canzone famosa per cui si sono guadagnati l'antico cash che si rinnova mensilmente. 

Pensate ai concerti dell'estate: Red Hot Chili Peppers, Metallica, Iron Maiden (sappiamo com'è finita), Queen con Adam Lambert, Guns N' Roses, Pearl Jam, Duran Duran, Kiss, Rolling Stones. A guardare le home dei quotidiani o dei siti uno potrebbe pensare di aver battuto la testa talmente forte da perdere la memoria ed essersi fermato cognitivamente al 1992, oppure che sia stato preso per il culo per non essere scioccato dopo il coma, tipo Goodbye Lenin.

 

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Forse è un problema solo del rock'n'roll, guardiamo un attimo che succede nel pop: che vuol dire che i Bluvertigo hanno suonato insieme ai Subsonica? Come sarebbe Antonello Venditti e Francesco De Gregori insieme? Che significa Max Pezzali sul palco con Mauro Repetto e Paola & Chiara? Vasco e Ligabue fanno ancora gli stadi e i raduni infiniti? Ma non è che sul serio abbiamo subito la più globale commozione cerebrale della storia? Magari diamo un'occhiata all'estero, forse è solo una roba italiana. Come dite? Bruce Springsteen, Paul McCartney e poi c'è un tour itinerante che porta sullo stesso palco Def Leppard, Motley Crue, Poison e Joan Jett?

Recentemente ho letto articoli sullo stato fisico di rockstar tipo Axl Rose o Vince Neil, sulla qualità della loro voce in relazione al lavoro che fanno e mi è sembrata una terribile forzatura. Le rockstar sono giovani e belle per definizione, in origine non sarebbero dovute invecchiare su un palco con vestiti troppo sgargianti per l'età o una produzione di sforzo vocale troppo lancinante per le corde vocali ormai distrutte e restaurate un milione di volte.

 

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Poi chiaro, ognuno con la sua vita fa un po' quel che vuole, ma resta il dubbio sull'opportunità di ricreare anno dopo anno lo spettacolo della gioventù quando non si è più giovani, il rock 'n' roll caustico, aggressivo, pure rivoluzionario che diventa un Gardaland per famiglie, uno spettacolo addomesticato, un musical sulla musica che fu - davvero - splendida e furiosa ma che lasciata in balia dell'ego dei suoi compositori risulta una versione in maschera, trucco, capelli posticci e botox del tempo andato.

Fa leva la dannata bella nostalgia del pubblico che per sentirsi ancora adolescente sceglie in massa i grandi eventi, i karaoke giganti (perlomeno in questo Max Pezzali è stato onesto, definendo così il suo ritorno alle origini a San Siro) per fingere per qualche ora di non stare nel presente, che non è poi così luminoso.

Una gita fuori porta con spettacolo finale che, inevitabilmente, porta via curiosità e pubblico alla musica nuova, qualunque essa sia, per ribadire il concetto per la millesima volta: "Signora mia, come si stava meglio prima, la musica era così bella, oggi non c'è paragone". 

 

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La nostalgia tira ed è un investimento sicurissimo per i promoter che si accaparrano spettacoli costosissimi sapendo di portare a casa un sold out senza fare troppe scommesse, fa godere il pubblico che anche per quest'anno non deve sforzarsi di ascoltare qualcosa di nuovo, preferendo l'usato sicuro che come una macchina del tempo li riporta all'ultima volta che si sono sentiti davvero giovani e fa guadagnare enormemente gli artisti ormai sessantenni, chi più chi meno, che cantano per la milionesima volta quella canzone lì, mentre sembrano volta per volta più stanchi e meno felici.

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L'articolo L’estate live è diventata un grande musical rock per famiglie di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2022-07-11 14:49:00

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