Lilli Greco, l’uomo che inventò la musica italiana moderna (parte seconda) Rubrica

C'era una volta la Rca di Maurizio Becker, Coniglio editore, 2007 - C'era una volta la Rca di Maurizio Becker, Coniglio editore, 2007 -
10/12/2012 di

Leggi la prima parte qui 

Come raccontavamo nella prima parte dello speciale, "Io che amo solo te" fece il botto nel 1963, arrivò fino al numero sei in classifica e vendette 650.000 copie. Ma era solo uno dei frutti del 1962 di Lilli Greco, anno alla cui fine era stata registrata. I procedimenti grazie ai quali era divenuta un successo (taglia e cuci delle takes migliori, alti volumi nel missaggio) condensavano le piccole scoperte fatte da Greco in quell’anno cruciale. Ad esempio, c’era il suo stesso taglia e cuci dietro le 500.000 copie vendute di "Cuando calienta el sol" di Los Hermanos Rigual: “Alberto Celli, del reparto vendite, mi fece ascoltare un disco che arrivava dall’America e mi chiese cosa si poteva fare per renderlo più ballabile. Iniziava con una strofa lenta e noiosa. Bene, io l’ascoltai, riversai il nastro, me lo portai in sala montaggio e lo smontai pezzo per pezzo: la parte che mi pareva più divertente era un breve inciso musicale posto a metà del brano, così lo enucleai e misi direttamente in testa, tagliando la strofa. Così rimontato, lo stampai e lo diedi a Celli”.
"Cuando calienta el sol" diventa il 45 giri più venduto del 1962, tanto più se si considera che in commercio ce n’erano altre due versioni: quella del gruppo-parodia Los Marcellos Ferial (settimo disco più comprato dell’anno) e quella sfortunata dell’attrice Lina de Lima.

Greco scoprì come ottenere il suono degli americani con "La partita di pallone" di Rita Pavone. Scritta da Edoardo Vianello, con parole di Carlo Rossi (abituale autore dei testi di Vianello) e Fabio Massimo Cantini (che scriverà anche per Mina), in origine era destinata alla poco conosciuta Cocky Mazzetti. Ma alla Rca era arrivata, presentata da Teddy Reno, la torinese Rita Pavone, che aveva da poco vinto il “Festival degli Sconosciuti” ad Ariccia il primo di settembre.

 

Aveva soprattutto personalità, una naturalezza, una spontaneità vincente. A suo modo bisogna riconoscerle anche una certa grazia, non arrivo a dire fascino, ma di sicuro una sua particolare simpatia”. Al suo provino, che si tenne allo Studio D di via Tiburtina a Roma, presenziò anche Nanni Ricordi, transfuga dall’omonima casa discografica milanese, l’uomo che aveva portato in dote alla Rca i cantautori genovesi, più il polese Endrigo.

A diciassette anni, la Pavone si rivelò “un’autentica peste che non stava ferma un minuto. Si era educata al rock’n’roll degli anni '50, ascoltando Presley e Little Richard. Quindi ballava in modo sfrenato e aveva una maniera di porsi, di muoversi, di atteggiarsi che indubbiamente colpiva”. Anche la voce presentava delle caratteristiche vincenti: “Ha poche frequenze, quasi tutte medie. Di conseguenza è molto tagliente. Una sua particolarità è che sopportava meglio di qualunque altra la forza del compressore: laddove altre voci tendevano a indebolirsi, la sua invece resisteva e conservava tutta la sua presenza. Il buon Mario Rosselli, il missatore principale della Rca, era capace di mettere sulla voce di Rita addirittura quattro compressori senza farle perdere di qualità”.

 

(A sinistra Nanni Ricordi con Enzo Jannacci e Luigi Tenco; a destra Nanni Ricordi a Firenze, nel 1961, in uno studio di registrazione)

Ovvia quindi la scelta di puntare su di lei. E pazienza se “per ottenere una versione intonata ero costretto a fare più riprese e poi passare qualche ora a scegliere e incollare”. Fu Lilli Greco a voler iniziare la canzone con una cassa che ai tempi sembrò una bomba. Racconta il paroliere Sergio Bardotti: “Lilli si impuntò per ottenere un suono simile a quello dei dischi stranieri. Il suo ragionamento fu questo: «Dove sarà ascoltato questo disco? Nei juke-box, no? Allora spingiamo le basse frequenze e quando suoneranno questo disco nei juke-box la gente salterà sulle sedie. Come si possa ottenere questo risultato non lo so: sono cazzi vostri». E i tecnici dovettero regolarsi di conseguenza. Fatto sta che quando "La partita di pallone" uscì, al confronto gli altri dischi sembravano zanzare. A Lilli Rita deve la sua carriera: l’invenzione de "La partita di pallone" fu fondamentale, fu come avere scoperto la scala di Do maggiore.
Alla fine il disco aveva così tante frequenze basse che – racconta il fonico Pino Mastroianni – “non riuscivano a fare la lacca dell’acetato: la puntina che la leggeva saltava”, anche a causa della chitarra, che si muove negli stessi territori surf di Dick Dale: la suonava Enrico Ciacci, fratello di Little Tony, uno dei migliori strumentisti italiani. Essendo impossibile ultimare uno dei passaggi che portano dal nastro missato alla stampa dei vinili, si dovettero tagliare delle frequenze. Ma alla fine ebbe ragione Greco: il 45 giri uscì a settembre, a ottobre Rita apparve in tv per la prima volta, ad “Alta Pressione”; a febbraio, "La partita di pallone" era prima in classifica, alla fine dell’anno fu uno dei dischi più venduti e diventò uno dei classici della canzone italiana.



(Rita Pavone ad “Alta pressione”, ottobre 1962)


(Il materiale, le foto e le citazioni sono tratte quasi tutte da "C'era una volta la Rca" di Maurizio Becker, Coniglio editore, 2007)

Tag: Retroterra

Pagine: Sergio Endrigo Rita Pavone Edoardo Vianello

Commenti (1)

  • ugomoscato 10/06/2015 ore 20:49 @ugomoscato

    Si attende pazientemente la parte terza....

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