Kill The Beat, due minuti per devastare una strumentale

Litothekid – aka Paolito – porta nel suo studio alcuni tra i migliori rapper di Torino, per metterli alla prova con le sue produzioni. Tra flow indemoniati, il ritorno di Alby D dei Duplici e Madvillainy come santino, ecco come uccidere il beat (Covid permettendo)

Litothekid, aka Paolito
Litothekid, aka Paolito

Un beat, un microfono e una pioggia di barre. Bastano questi tre semplici ingredienti per realizzare Kill The Beat, format ideato da Litothekid, aka Paolito, uno dei due membri dei Duplici – storico duo della scena torinese –, e a cui, nel corso degli ultimi mesi, hanno preso parte molti MC orbitanti al Substrato Studio, la sala di registrazione di proprietà di Paolito. Lo scopo? Uccidere il beat affrontando la base e uscirne vincitori, cavalcare il suono e domarlo.

"Il Kill The Beat nasce innanzitutto dall’esigenza personale di collaborare con altri artisti in un progetto mio, in cui potermi mettere in gioco dall’altra parte del microfono", ci ha spiegato Paolito. "Dopo i Duplici e un’altra esperienza come duo di dj a Londra, ossia i Dropfellas, mi sono concentrato a fare musica da solo, in maniera molto possessiva. Questo è stato prima di tutto un modo per mettermi alla prova e imparare a condividere la mia musica con altri artisti, aprendo loro la porta del mio studio. La volontà, oltre che di promuovere il Substrato come struttura professionale, era quella di rimettere l’arte del microfono al centro in modo nudo e crudo".

Nella loro essenzialità, i video di Kill the Beat sono spettacolari: riprese in studio, strumentale presa di petto e flow che viaggiano come treni. Il tutto, nel giro di un paio di minuti: "Instagram è la piattaforma per cui è stato pensato il format e mi sembrava indicativamente una durata ideale; inoltre non volevo che gli artisti scrivessero un pezzo vero e proprio, ma che dessero libero sfogo ai loro flussi in modo molto free". Una chicca è vedere la copertina di un must come Madvillainy di Madlib e MF DOOM affianco al giradischi dello studio: "È un classico che ancora mancava alla mia collezione. Quando l’ho comprato, ho deciso di tenerlo in vista. La copertina poi è una delle più iconiche che abbia mai visto, sicuramente dà un 'tono' all’ambiente", ha detto Paolito ridendo.

Nell’ordine, gli ospiti di Kill the Beat fino adesso sono stati: Lince, Feib & Brattini, Mauràs, Rakno, Kiffa e Thai Smoke. "Sono tutti artisti della scena torinese, che gravitano attorno al Substrato o che ho avuto modo di incrociare lungo il mio percorso. Ritengo siano alcuni fra i più validi a farlo in città, ho scelto di coinvolgerli perché hanno originalità al microfono e sanno come 'uccidere un beat' con flow e attitudine", ha commentato Paolito. Precisando però che non vuole rappresentare in toto la scena della città: "A Torino ci sono molti talenti, la mia idea era solo di coinvolgere gli artisti che potevano essere in linea in questo momento con il format, per come lo intendo io e secondo i miei gusti personali".

Menzione speciale per l’ultimo video per ora disponibile: il protagonista è Alby D, l’altra metà dei Duplici. "L’idea di invitare Alby D come è nata a progetto inoltrato. Abbiamo iniziato a parlare di un suo coinvolgimento nel Kill The Beat quasi per scherzo, poi è passato in studio a sentire i beat e dopo qualche giorno è tornato con la strofa scritta. Siamo entrambi molto critici con noi stessi e quando siamo in studio assieme si avverte una certa tensione nell’aria. Era così allora e lo è stato anche questa volta. Penso sia una cosa positiva, visto il risultato finale".

 

Paolito assieme ad Alby D
Paolito assieme ad Alby D

Kill the Beat è arrivato a 7 puntate, con l’intenzione di girarne altre appena possibile. Per forza di cose, il Covid ha rallentato il processo di sviluppo del progetto. "Il lockdown ci ha impedito di dare la regolarità che avremmo voluto alle singole uscite. La stagione avrebbe dovuto concludersi entro la fine dell’anno, ma ci siamo dovuti mettere in stand by, quindi molto probabilmente slitteremo ad inizio 2021". Al momento stiamo aspettando gli ultimi tre episodi per chiudere questa prima stagione. E per il futuro? "La mia testa mi dice di continuare con Kill The Beat, mentre il mio cuore mi dice che è ora di nuove avventure sonore. Se continuassi e avessi la possibilità di ospitare un artista internazionale, ti direi Evidence: è uno dei pochi autori che mi fa ancora amare certe sonorità, incisivo come non mai ad ogni verso che scrive".

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L'articolo Kill The Beat, due minuti per devastare una strumentale di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2020-12-15 09:44:00

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