I Love My Radio, quando la cover diventa tortura

L'iniziativa delle emittenti italiane – assieme a tanta bella musica in heavy rotation – ci sta donando versioni fiacche e mal eseguite di capolavori di un tempo. L'ultimo esempio, Biagio Antonacci che canta "Centro di gravità permanente", è la prova che qualcuno tra le FM ci vuole male
13/07/2020 14:48

"Arriva in radio Centro di gravità permanente in un’inedita quanto straordinaria versione di Biagio Antonacci registrata in esclusiva per I Love My Radio". Così recita una pubblicità di Radio Deejay, che nelle scorse ore ha destato la mia curiosità. Saranno il coverizzato e il coverizzante, il brano capolavoro o il mix delle cose. Sarà che fino a questo momento I Love My Radio ha partorito diversi mostri.

Doverosa premessa: sulla carta l'iniziativa che coinvolge tutte le maggiori radio italiane è di quelle preziose. RTL 102.5, RDS 100% Grandi Successi, Radio Deejay, Radio Italia solomusicaitaliana, Radio 105, Radio Kiss Kiss, Virgin Radio, Rai Radio 2, Radio 24, R101, Radio Subasio, m2o, Radio Capital, Radio Monte Carlo, Radiofreccia, Radio Norba e Radio Zeta si sono unite per festeggiare i 45 anni del sistema radiofonico italiano. Una coesione straordinaria in un momento storico difficile per tutti, finalizzata a dare vita, tramite vari passaggi radiofonici dei brani in questione, a una sorta di classifica interattiva dei capolavori italiani più amati dagli ascoltatori, chiamati a votare 45 canzoni italiane famosissime dal 1975 al 2019.

I pezzi sono vari e quasi sempre meravigliosi (la lista la trovate qua). Tra tante versioni originali da brividi, alcuni sono stati reintepretati per rendere più fresca e inedita la mobilitazione radiofonica: 10 artisti italiani molto celebri hanno dato una nuova veste, più adatta all'anno domini 2020, ad altrettante canzoni conosciute. Delle cover, senza troppo girarci intorno. Ecco, qui casca l'asino e in alcuni casi si fa malissimo.

Se tenete la radio accesa, qualcuna di queste nuove versioni l'avrete già sentita di sicuro, vista la heavy rotation: Mare mare di Luca Carboni rifatta da Elisa perde tutta la carica originale e viene sciacquata dal magnifico pessimismo carboniano, per diventare la consueta canzonetta con la base preparata con la mano sinistra. Non che le versioni di Eros Ramazzotti di Una donna per amico di Battisti o dei Negramaro di Sei nell'anima della Nannini siano di quelle che entrano nella storia della cover, ma neanche pessime come quella di Elisa.

Marco Mengoni alle prese con Quando di Pino Daniele fa la sua porca figura con un arrangiamento abbastanza fedele all'originale, ma è l'antipasto per un colpo al cuore mezzo letale: Non sono una signora di Loredana Berté, scritta da Fossati, viene derubata di tutto il cuore da Giorgia, per una versione tamarra con cassa dritta e piattini shuffle in stile trap. Gianna Nannini, dopo essere stata coverizzata, è a sua volta alle prese con un'istituzione come La donna cannone di De Gregori: cambia l'arrangiamento e anche il giro armonico, per gonfiarla di dramma inutile e farci venir voglia solamente di riascoltare la perfezione della versione originale.

Pensavamo di esserci lasciati il peggio alle spalle, ma abbiamo letto che devono uscire i pezzi scelti da Jovanotti e J-AX, insieme al duetto già visto a Sanremo tra Tiziano Ferro e Massimo Ranieri con Perdere l'amore (al Festival, Ranieri fece cappotto al fenomeno di Latina). Ok, nella musica, soprattutto d'estate, si sente anche di peggio, pensavamo. Ma forse non è così, visto che oggi è uscito un capolavoro d'insuperabile orrore annunciato, e che si è rivelato infaustamente peggiore del previsto: Biagio Antonacci che canta Battiato. 

L'autore di Convivendo e Non vivo più senza te ha trasformato un pezzo maestoso in una canzone estiva col chitarrino, col ritmo tra il flamenco posticcio e il finto ska, in un'estasi di trash. Che vi siano interi universi conosciuti e sconosciuti tra l'opera omnia di Antonacci e quella di Battiato è quasi ridondante sottolinearlo, anche se forse non tutti sanno che i due hanno anche collaborato nel 2015 in una canzone scritta da Battiato e Juri Camisasca, dal titolo Aria di cambiamento, contenuta nella raccolta Biagio. 

Solo che in quel caso, la matrice del pezzo era battiatesca – o battiatiana? – al 100%, mentre con la cover rischiamo seriamente di perdere il centro di gravità permanente e di cambiare idea sulle cose e sulla gente. Il pezzo è brutto, molto brutto. E rovinare qualcosa di grande è una colpa grave. Una domanda sovviene: era proprio necessario? Perché le cover, e perché questa (e altre)?

Chiudiamo infine, per il piacere di fare polemica, con una riflessione su tutto il progetto I Love My Radio, di cui ribadiamo anche gli aspetti positivi, ad esempio la possibilità di fare sentire con frequenza in radio capolavori degli anni '70-'80 e '90. In un momento in cui tutte le seconde linee, i gruppi di fascia medio bassa, le maestranze e i lavoratori del settore musica patiscono il crollo del business, che bisogno c'è di far guadagnare SIAE ad autori già molto affermati, e far cantare le loro canzoni a cantanti con un enorme seguito e nessuna voglia di mettersi davvero in gioco?

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L'articolo I Love My Radio, quando la cover diventa tortura di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 13/07/2020 14:48

Commenti (6)
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  • Alberto Monachesi 24 giorni fa

    Io ho risolto il basso livello attuale, sulla mia radio fra le prime stazioni memorizzate ho Nostalgia, Babboleo Suono, Capital e Virgin, le ultime due alternano pezzi nuovi e "classici", le prime due solo "classici", difficilmente nessuna delle quattro trasmette pezzi che mi piacciano, anzi, è più facile che mi sia difficile sceglierne una, non volendo perderne un'altra

    > rispondi a @md4726
  • Simone Stefanini 24 giorni fa

    Mario Miano leggo ora, capisco il tuo punto di vista sulle radio, anche se io ne faccio un uso diverso: seguo spesso i programmi talk, che mi fanno compagnia mentre guido e bypasso spesso la musica, perché so già cosa andrò ad ascoltare. Detto questo, mi sento di criticare aspramente un'iniziativa artistica ma non la gestione di una radio perché non ne ho le basi, rischierei di parlare di cose che non conosco e in un momento delicato come questo, non mi sento di fare troppo bla bla. Rispetto il tuo pensiero, so per certo avendo parlato pochi giorni fa col direttore di una radio indipendente che quelle sono davvero a rischio e farò il possibile per dare risalto a quella realtà.

    > rispondi a @simonestefanini
  • lariosto 16 giorni fa

    Ma vogliamo parlare del 2015 e di baby k /giusy ferreri? Possibile non ci fossero escrementi meno puzzolenti da utilizzare quell'anno??? Inutile far le pulci all'iniziativa, veramente, la trave nell'occhio è servita.

    > rispondi a @lariosto
  • Toni Castello 9 giorni fa

    pensavo che dopo Giorgia che umilia NON SONO UNA SIGNORA ed Antonacci che bela a modi macarena CENTRO DI GRAVITA' PERMANENTE non si potesse fare di peggio... ma poco fa ho sentito Jovanotti "cantare" CARUSO di Dalla ed è stato vermante un colpo al cuiore!!!

    > rispondi a @kreuzberg25
  • Hibee72 3 giorni fa

    Ci sarebbe tanto da dire....ma soprattutto da fare.
    La Musica come forma d'arte è morta, ma non da oggi. E' dagli Anni '90 in poi che si vive in una sorta di "endless revival" dove riprendono pezzi di 40 anni fa, gli cambiano l'arrangiamento o qualcosina e li ributtano in pasto al popolo bue. I vecchi sono troppo vecchi per ricordarseli e i giovani, bontà loro, pensano che sia materiale originale: facile, no?
    La Musica è cambiata, ma non in meglio. E' passata da essere un prodotto artigianale ed artistico, confezionato da sapienti ed abili artigiani, ad essere un genere di consumo usa-e-getta, e in quanto tale prodotta come si conviene ai prodotti di questo tipo.
    E' cambiato anche il modo di scovare "talenti": una volta i produttori andavano nei locali dove si esibivano gli artisti, individuavano quelli più meritori su cui investire e lo facevano fino a quando il mercato non gli dava ragione. Così sono nate bands come i Genesis, i Pink Floyd, i Queen e via andare. Oggi hanno scoperto che se prendi un brano e lo passi 80 VOLTE AL GIORNO per una radio, la gente impazzisce, anche se dietro al microfono c'è una capra. E mentre prima i produttori e le case discografiche pagavano per avere gli artisti, oggi sono gli artisti che pagano e sgomitano nel rutilante mondo dello showbiz. Ai padroni del vapore non pare neanche vero! In questo modo quando un artista (ehm...) non vende più o non fa più quello che dicono lo fanno fuori senza troppi complimenti, tanto non ci sarà nessuno a rimpiangerlo e per lui che se ne va ce ne sono almeno altri 10 come lui che bussano alla porta. Viceversa, se una casa discografica un giorno dovesse dire: "Non pubblichiamo più dischi dei Queen" credo che dopo 2 ore si troverebbe la sede messa a ferro e fuoco. Nessuno - credo - farebbe lo stesso per Baby-K o Fedez, con rispetto parlando.

    > rispondi a @Hibee72
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