Gli dei e gli uomini: Lucio Dalla raccontato da Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti

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04/03/2015 di Tommaso Paradiso

Oggi Lucio Dalla avrebbe compiuto 72 anni. Abbiamo chiesto a Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti – che conosce in maniera a dir poco esaustiva tutta la discografia di Dalla – di raccontarci il suo personale punto di vista, oltre a scegliere le 10 canzoni più belle di sempre.

Voglio un chilo di pane e un fiasco di vino. Sì, per parlare di Lucio Dalla e dalla sua musica ho bisogno di elementi chiave, il pane e il vino come lo spirito e il corpo, il sacro e il profano, il mondo degli dei e quello degli uomini, la metafisica e la fisica, l'anima e il sangue, il Lucio Dalla tozzo uomo peloso, buffo cittadino come tanti altri di una piccola grande Italia rumorosa chiassosa, violenta e raggiante, curiosa, dinamica, industriale e cittadina, e il Lucio Dalla grande genio, maestro, poeta, profeta, anima libera, grazia leggera, mente e cuore, abitante di un paese circondato dal mare, riflessivo, campestre, spettinato dal vento, fermo come i sassi bianchi delle isole bruciate dal sole secche e verdeggianti, lo sguardo in un punto infinito che si perde oltre l'orizzonte sbirciato da una villa nascosta dagli alberi delle isole Tremiti.
La musica non nasconde ma rivela lo spirito dell'artista che quando è sicuro di sé, quando non finge, quando è pienamente auto cosciente allora produce l'opera che manifesta in pieno il suo essere; oggi si dice: è credibile.
E essere Lucio Dalla è essere il punto cardine di tutti quegli elementi che trasferiscono all'uomo la natura animale e la natura divina.

A me è sempre sembrato un socratico che avesse dirottato gli uomini laici ad avere fede, a credere in qualcosa di ultraterreno, e gli uomini solo attenti all'al di là a fare i conti con la dura realtà, a giocare con la vita, a tirare fuori le passioni, a prendere dimestichezza con il sesso, con la carne, con il vizio. Ecco perché miscelava la metafora apocalittica con la cruda terminologia volgare (del popolo) nelle sue canzoni, ecco perché ci mostrava quello che non riusciamo a vedere oltre il naso quello che c'è dietro al velo talmente è evidente. Ecco perché Dalla è nel presente e nel futuro, nell'individuale e nell'universale, è contemporaneo ed è passato.

Vorrei urlarlo ma potendo solo scrivere ricordo, ribadisco e sottolineo che Lucio Dalla si esprimeva in italiano corretto sia in forma scritta che in forma orale, non sbagliava i modi e i tempi dei verbi, non sbagliava i pronomi personali nello scambio soggetto-complemento oggetto e per tutti gli altri complementi, aveva una prosa liscia e senza intoppi, conosceva l'uso corretto della sintassi e della grammatica. Credo che pochissimi autori siano e siano stati così brillantemente poeti e linguisti. Oggi forse nessuno. Aveva l'abilità di non sacrificare la parola ai tempi della battuta musicale, trovava sempre il modo per dire una frase "slogan" di senso compiuto in una frazione musicale anche molto serrata, ed è questo probabilmente il lato stilistico e tecnico che gli ammiro di più (ascoltate "Tango"). Musicalmente spaccava il capello in quattro: da un parte del bulbo si insinuava la tradizione italiana neo-melodica anche napoletana, baleristica, da un'altra un certo modo swing-jazzistico alla Paolo Conte rimastogli nel clarinetto, e da un'altra ancora brulicava nella moda del pop internazionale soprattutto nella scrittura dei suoi brani anni 80'.

Mi sento sempre un po' come Nadia Vandelli aka Eleonora Giorgi nel film "Borotalco" al colloquio di lavoro presso la ditta I Colossi della Musica. "E qual è il suo artista preferito?", "Lucio Dalla." "E oltre Dalla?", "Lucio Dalla". "E allora che mi dice di Beethoven", "Beh sì Beethoven mi piace, ma Dalla è Dalla".



10 CANZONI DI LUCIO DALLA DA CONOSCERE ASSOLUTAMENTE

 

1. Siamo dei



"Siamo dei" è l'uomo che rivela alle divinità, che ci guardano dall'alto in basso e che si prendono gioco di noi, che la vita sulla terra seppur anche tragica, semplice, normale è una cosa meravigliosa. "E poi io all'eterno ci ho già pensato, è eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto dalla gente che ho amato".

2. Tango



"Tango" è semplicemente una canzone impossibile da coverizzare per difficoltà tecnico-interpretativa oggettiva; è un saggio di bravura compositiva dentro un quadro di immagine evocative. "Quanta brillantina e coraggio mi mettevo guarda oggi come piango", "la donna che tangava con furore nei locali della croce rossa".

3. Meri Luis



"Meri Luis" è l'Italia, è il cinema realista. La canzone è una foto perfetta del nostro paese di come era nel 1980. "Il regista, il ragazzo, il dentista, il tassista, la ragazza, la star scaraventati in mezzo al traffico".

 

4. Treno a Vela



"E senza una alito di vento a guardare quella stella là che era una stella senza luce era quella del brodo STAR". Una lucida follia che tiene unita questa canzone, che tiene uniti il padre e il bambino in questa fanta-storia che sembra uscita da un anime cult giapponese fino a cui il padre sentendo freddo si reca alla stazione prende un bastone e comincia volare.

 

5. Futura



Lo dice il titolo, ma a differenza del capolavoro "L'anno che verrà", è una canzone che si prepara a un futuro più possibile, meno prestigioso ma ugualmente romantico, e dal cilindro esce fuori anche la famiglia. "E chissà come sarà lui domani su quali strade camminerà cosa avrà nelle sue mani si muoverà e potrà volare nuoterà su una stella come sei bella e se è una femmina si chiamerà Futura".

 

6. Caruso

 

Sì è vero: è famosa più del pane, la Siae italiana sembra che si mantenga in piedi grazie a questa canzone. Però mi sento di dire che è forse la melodia più stratosferica della musica italiana, e che l'intro di pianoforte tocca le più alte note della malinconia. La storia dice che l'abbia scritta in una notte al pianoforte in un albergo davanti al mare nella stanza in cui solitamente alloggiava Caruso.

 

7. Milano



Ci sono tre cose che ho nel cuore di Milano: questa canzone, l'arrivo di Totò e Peppino alla stazione centrale di Milano, e il primo amore giovanile. Per me sono la stessa cosa. "Milano vicino all'Europa, Milano che banche che cambi, Milano gambe aperte, Milano che ride e si diverte".

 

8. La Signora



"La Signora" È la canzone su cui si sono fatte le più disparate interpretazioni. In fondo Dalla cosa avrà voluto dire? Chi è la Signora? Ma d'altro canto proprio Lucio ci da la risposta nel testo: "La Signora ha tanti nomi, tanti nomi, così da nascondersi e non farsi trovare".

9. L'Ultima Luna


È l'Apocalissi, Dalla aveva il pallino dell'immaginario apocalittico, sembrava proprio che si divertisse a sparare con violenza sullo spartito queste figure umane rese quasi fantasmi o diavoli disperati per il modo in cui le mette nei suoi personalissimi gironi "lunari". E' come avere davanti una specie di Giudizio Universale pagano, molto italiano, molto moderno. "Lo scimmione si aggirava dalla giostra al bar".

 

10. Quale Allegria.


È la canzone che vorrei cantare a Lucio se mi fosse qui davanti. "Quale allegria se ti ho cercato per una vita senza trovarti senza nemmeno avere la soddisfazione di averti per vederti andare via, quale allegria…". E' già, quale allegria.

Tag: Retroterra analisi del testo

Pagine: Lucio Dalla Thegiornalisti

Commenti (2)

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  • Abiku 04/03/2015 ore 14:34 @abikuband

    "A me è sempre sembrato un socratico che avesse dirottato gli uomini laici ad avere fede..."

    Anche a me. Nell'articolo e ottima selezione di canzoni.

    Giacomo

  • Abiku 04/03/2015 ore 14:35 @abikuband

    Abiku Bell'aricolo*

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