Mai Mai Mai: solo la cultura può fermare l'eclissi su Roma

Da capitale controculturale europea, la città eterna ha perso la via, stritolata da chiusure, ansia da decoro e profitto, gentrificazione. Una "lettera d'artista" al nuovo sindaco Gualtieri per riaprire un dialogo alto/basso e ritrovare un'anima e un'energia in comune

Dall'alto in senso orario: esterno del Monk, un live al Circolo degli Artisti, il Dalverme, ancora il Circolo; al centro Mai Mai Mai - foto via Fb
Dall'alto in senso orario: esterno del Monk, un live al Circolo degli Artisti, il Dalverme, ancora il Circolo; al centro Mai Mai Mai - foto via Fb

Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna. E poi Trieste, Cosenza, Salerno. E molte altre. Nel mese di ottobre l'Italia, tutt'altro che fuori dalla bufera pandemica e alle prese con il tentativo di surfare la crisi economica che il virus ha portato con sé a ogni latitudine, ha rinnovato il governo di quasi tutte le sue città più importanti. Da mesi, ormai, ci occupiamo stabilmente di politica. Un po' per il vecchio adagio che altrimenti è lei a occuparsi di te. Un po' perché pensiamo che sia più che mai il momento di farlo, perché la musica (fatta anzitutto di persone) deve tutelare i propri diritti e la propria specificità e deve provare a immaginare un futuro diverso per sé stessa. Perché il Covid ha rovesciato il tavolo, ma le gambe erano già state segate prima, da anni, con dolo di alcuni e la noncuranza di molti. Consapevoli dei ruoli e dei compiti di ciascuno – del fatto che l'ambito legislativo del settore vada affrontato in sede nazionale, e speriamo si faccia presto –, inauguriamo oggi una serie di articoli che guardano al territorio.

Perché la musica e la cultura – quella che arriva dal basso, che è fatta di gente che si sbatte molto e fattura poco – migliorano la vita delle nostre città e delle nostre comunità. Perché senza la musica, le persone che la fanno e la permettono, i luoghi che la alimentano, le nostre quotidianità sarebbero molto più povere. E non possiamo permettercelo. Per questo motivo abbiamo chiesto a una serie di artisti, amici e persone che stimiamo, che vivono le proprie città e la loro vita sociale e culturale di inviare una lettera al loro nuovo sindaco. Per raccontargli, dal loro punto di vista, quali sono i problemi che dovrebbero affrontare nei prossimi cinque anni, e perché è davvero il caso di farlo.

Nella prima puntata di questo nostro progetto siamo andati a Bologna, accompagnati da Cimini e da Bebo dello Stato Sociale, ora è il turno di Roma, che ha rinnovato al ballottaggio il proprio governo, affidato all'ex ministro Gualtieri. A lui si rivolge Toni Cutrone aka Mai Mai Mai, artista e agitatore culturale. Ha suonato in numerosi gruppi e con il suo progetto solista mette assieme elettronica e folklore, innovazione e tradizioni. Si è esibito ovunque in Italia e in Europa. Da sempre è attivo nei movimenti che creano cultura dal basso, organizza eventi e momenti musicali ed è nel 2009 tra i fondatori dello storico circolo DalVerme.

Mai Mai Mai
Mai Mai Mai

Caro Sindaco Gualtieri,
Caro Assessore alla Cultura Gotor,

scrivo queste righe mosso da un cuore pieno di speranza e una testa piena di idee e un rinnovato desiderio di cambiamento per questa città che amo e vivo.

Sorvolando la situazione legata agli ormai quasi due ultimi anni: anche se non mi stancherò mai di sottolineare quanto il mondo della cultura, della musica live e dei club sia stato rispettoso nonostante il blocco totale e una possibilità di ripresa che ha impiegato davvero troppo ad arrivare. Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo sono stati pazienti e tolleranti di fronte alla continua procrastinazione di una agognata riapertura, sono stati rispettosi delle regole anche se eccessivamente ferree (rispetto ad un mondo intorno che ricominciava quando noi eravamo ancora costretti a star fermi), sono stati subito pronti a ricominciare al meglio anche di fronte a situazione economica non favorevole. Perché quando si lavora per la cultura, per la musica, lo si fa mossi anche da qualcosa di più profondo.

Spero che sarà vostra cura tenere a mente la difficoltà in cui ci si è trovati e la forza di volontà che è stata messa per non soccombere: ovviamente (quasi) tutti i campi del lavoro sono stati colpiti duramente in una situazione di crisi globale, ma continuo a pensare che il nostro mondo è stato tenuto fermo davvero troppo, anche un pò per paura (il mondo dei concerti, del clubbing, della vita culturale serale e notturna troppo spesso viene preso come capro espiatorio).

Roma da molti anni sta subendo un declino e un appiattimento culturale che reputo preoccupante. In una cieca corsa alla "pulizia" della Città, vengono chiuse attività di vitale importanza per la salute culturale dei cittadini. In nome del "decoro", vengono tralasciate realtà vive, propositive, attive nei quartieri che dovrebbero essere al centro di una progettualità più ampia tesa a migliorare la qualità della vita in città. Si permette tranquillamente a chi investe e lucra seguendo arretrate dinamiche di gentrificazione, di sfruttare il fermento della vita culturale e notturna per rendere accattivanti aree periferiche, facendo poi tabula rasa e stigmatizzando quel fervore culturale che invece andrebbe mantenuto e sostenuto e condannando nuovamente quelle aree ad un vuoto "interiore". Serve maggior rispetto per la vitalità culturale e per le relazione che riesce ad innescare.

Il dialogo delle istituzioni con il mondo della cultura spesso si ferma a una superficie che nasconde tutto il sottobosco culturale che fa fremere questa città: vivo, energetico, con proposte e idee che arrivano dal basso, e pieno di donne e uomini che riescono ad animare la città e a darle linfa vitale, troppo spesso senza nessun aiuto dalle istituzioni.

Se guardo al benessere di un Paese o di una Città, per come sono fatto personalmente, non guardo al PIL o alla ricchezza monetaria, cosa che oltretutto hanno smesso di fare anche gli economisti. Guardo alla ricchezza della vita culturale che è davvero specchio di benessere della popolazione. Guardando a Roma adesso e alle sue scelte degli ultimi anni, mi dispiace dirlo, ma sembra quasi che percorra velocemente una strada che la porta ad eclissarsi.

Queste parole arrivano da una persona che vive di Musica e lo fa nelle sue varie sfaccettature: suono e ho la fortuna di viaggiare e portare quello che faccio in giro per Europa e il mondo; ma sono anche da sempre un organizzatore e un promoter di eventi: da singoli concerti di piccole band in tour, a eventi e festival di risonanza nazionale e internazionale. Il mio background è quello di autodidatta cresciuto in un ambiente dedito alla contro-cultura e attivo al di fuori dei contesti istituzionali, sempre pronto a cercare nuovi posti dove organizzare e portare qualcosa che fosse bello e stimolante per la città e i suoi abitanti. Anni or sono, tra fine '90 e l'inizio del nuovo millennio, Roma offriva molto di più sotto ogni aspetto della vita culturale: gli spazi che facevano cultura e controcultura erano tantissimi. Si poteva organizzare e suonare nella piccola associazione culturale, cosi come in un grosso club, nel posto occupato così come in un museo o in una piazza della città per un evento pubblico. Per non parlare di Cinema e Teatri istituzionali e non. Riguardo a quegli anni che sembrano appartenere a un'età d'oro ormai lontana (ma in quegli anni, sembrava solo l'inizio di una crescita esponenziale e non di un declino inevitabile).

Senza rivangare un passato lontano, bisogna concentrarsi sugli anni a venire, davvero importanti e cruciali. Motivo di questa mia lettera, che lungi dal voler essere nostalgica, guarda solo al presente e al futuro. Dal basso è stata creata una rete viva e attiva che si muove su più livelli ma molte delle parti che la compongono non vengono riconosciute e non hanno modo di dialogare con le istituzioni, che spesso appaiono solo come entità negativa, un cattivo Demiurgo impegnato a bloccare, ad annullare, a chiudere.

Lavorando in un ambito internazionale ho ben chiara la situazione di Paesi che sicuramente gestiscono meglio la loro vita culturale: ho colleghi, musiciste e musicisti o teatranti e artiste/i, che vengono sovvenzionati per portare avanti un lavoro che altrimenti non riuscirebbe a fornire un solido sostentamento economico. Ho colleghi, organizzatrici e organizzatori, che prendono fondi per portare avanti il loro lavoro: un lavoro che qui a Roma e in Italia sarebbe considerato a malapena "culturale", ma per una evidente cecità che finora ha caratterizzato il mondo istituzionale della cultura, dell'arte, della musica e del teatro.

La Cultura non va intesa solo come qualcosa che debba soddisfare le masse, piacere ai più, soddisfare con facilità la moltitudine, e rientrare comunque in una dinamica di profitto e di economia: finanziare la cultura di una città e di un Paese vuol dire in primis rendere sostenibili attività che sono al di fuori dei beceri meccanismi capitalisti di guadagno e che portano avanti attività ricche di fermento, di stimoli per i cittadini, lavorando con la comunità locale e creando network di vitale importanza. Cittadini e cittadine vanno intesi come persone da educare e stimolare con proposte sempre nuove ed interessanti, remando contro l'appiattimento culturale portato avanti in nome del profitto a basso costo: creare opportunità per uscire di casa spegnendo lo schermo della televisione, o di uscire non solo per andare a cenare e consumare. Proporre un'offerta culturale capace di creare socialità reale che sproni ad un'attività salutare per mente e corpo.

Mi piacerebbe vedere Roma che offre spazi a chi ha voglia di organizzare e di creare qualcosa, vedere Roma che rispetta chi combatte per avere uno spazio e usarlo per smuovere e creare fermento culturale, sentire Roma che sorregge chi porta avanti un lavoro difficile ma importante per la comunità, vedere Roma che comunica e collabora con tutta una rete di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo appartenenti a più livelli di questo sfaccettato orizzonte. Cosi facendo si riuscirebbe ad utilizzare al meglio la grande ricchezza di capitale umano che questa Città possiede: e in passato ho fin troppo visto sprecare o soffocare.

Mai Mai Mai - foto Camilla Rocca
Mai Mai Mai - foto Camilla Rocca

La mia esperienza lavorativa personale ha avuto anche momenti molto difficili legati al rapporto con la città: penso alla chiusura del DalVerme, locale / Circolo Arci, che dopo 9 anni di intensa attività culturale, diventato punto di ritrovo e punto saldo per una scena artistica di grande produttività, si è visto girare le spalle dai nuovi arrivati al potere e abbandonato a dinamiche scomode e incomprensibili alla luce dell'importanza che la sopravvivenza di quel luogo aveva per Roma.

Cosi come ha visto la chiusura de "La Fine", altro progetto portato avanti con molte difficoltà nell'arco di tre anni, cercando di movimentare culturalmente il Centro di roma dopo il calare del sole: altrimenti vuoto di qualsivoglia attività che non sia bere, mangiare, consumare... spesso in nome di un "decoro" che tutt'ora non capisco cosa significhi, visto che porta la città ad essere più indecorosa che mai.

E ho visto tanti altri locali, associazioni, posti occupati, cinema, teatri andare via così... Vorrei non dover assistere più a cose del genere: lo dicono soprattutto da cittadino, oltre che da lavoratore del settore.

Muoviamoci, caro Sindaco Gualtieri e caro assessore Gotor: cerchiamo di non tornare alla "normalità", una normalità che abbiamo visto fallire sotto i nostri occhi in tutti i campi immaginabili. Cerchiamo di costruire qualcosa di nuovo e di bello, di sostenibile, che abbia fondamenti saldi e miri al vero benessere della cittadinanza. Arte e Cultura hanno questo potere e questa forza: facciamo in modo di utilizzarla al meglio, insieme. Facciamo in modo che sia un traino per la nostra bellissima Capitale.

Vogliamo crederci tutti e tutte.

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L'articolo Mai Mai Mai: solo la cultura può fermare l'eclissi su Roma di Mai Mai Mai è apparso su Rockit.it il 2021-11-29 10:52:00

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