Tutto è politica: la musica popolare di Margot Galante Garrone

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28/06/2016 di

Dobbiam parlar di trecento canzoni
che stan seguendo le oscillazioni della politica,
come consiglia la tradizione della sua famiglia”.

La biografia sul sito di Margot Galante Garrone è scritta tutta così, in rima. E sembra di sentirgliela cantare, con quella voce dritta, accompagnata solo da una chitarra e dalla voglia di non mandarle a dire che ha caratterizzato una carriera nel segno dell'attenzione alla realtà, di un impegno quasi sfacciato nel raccontare il mondo, soprattutto nei suoi aspetti meno belli, alla maniera dei cantastorie più ancora che dei cantautori. E, come suggerisce appunto nella verseggiante biografia, probabilmente era scritto che andasse così. Nella storia di una famiglia che è dentro la Storia, quella con la S maiuscola, d'Italia.

Tralasciando anche zii e prozii, parliamo di un padre come Carlo Galante Garrone, uno che fa satira antifascista, che partecipa attivamente alla resistenza, poi diventa senatore e deputato con il PCI, battendosi, per esempio, per l'introduzione del divorzio: i casi sono due, o ci si ribella disinteressandosi di politica, oppure si porta avanti “la tradizione di famiglia”. Margherita – questo il vero nome – decide per la seconda, e unisce al sacro fuoco civile paterno il talento musicale della madre, per diventare parte di un'altra tradizione, quella dei fustigatori di costumi armati di canzoni taglienti e sempre attuali. 

(Margot Galante Garrone. Foto via)

Non è sola, nella missione: accanto ha il marito, Sergio Liberovici, e il gruppo Cantacronache. Collettivo che, come da nome, si propone di mettere in musica qualcosa di ben diverso dal cuore-amore che impazza nella canzone italiana, di raccontare appunto – attraverso la rivalutazione della musica tradizionale e di protesta – a mo' di cronaca la realtà del paese, al grido dello slogan “evadere dall'evasione”.

Insieme a Margot e Liberovici ci sono musicisti, musicologi, compositori, interpreti, scrittori, intellettuali: Michele Straniero, Fausto Amodei, Emilio Jona, Giorgio De Maria, Italo Calvino, Umberto Eco, Gianni Rodari... Insieme per cantare la guerra, la libertà, le ingiustizie, con canzoni come “La zolfara”, “Dove vola l'avvoltoio”, “Patria mia”, “Per i morti di Reggio Emilia”, spesso reinterpretati negli da altri artisti, ad esempio Ornella Vanoni, Milva, Modena City Ramblers

Quando l'esperienza dei Cantacronache finisce, nel 1962, non finisce la carriera di Margot, che nel '63 pubblica “Canzoni di una coppia”, dove mette un po' da parte la dimensione impegnata per raccontare l'evoluzione di una storia d'amore. Ma come si diceva in quegli anni? Il privato è politico.

(Canzoni di una coppia - 1963, via)

E infatti scrive Calvino nelle note di copertina: “Autrice dei versi e della musica delle sue canzoni oltreché interprete, Margot è un personaggio nuovo nella scena italiana. Possiamo dire che ha due anime: quella barricadera, che l'ha portata, dal suoi esordi col gruppo di “Cantacronache”, a riprendere la tradizione dei “canti di protesta” di tutti i tempi e di tutti i paesi; e quella intimista, attenta a tutte le sfaccettature e gli spigoli della quotidiana psicologia coniugale. Che la “vera” Margot sia questa seconda — della quale il disco che qui si presenta dona un ricco repertorio, — è una constatazione fin troppo facile per essere del tutto vera: forse è più esatto dire che è proprio da questa Margot degli interni casalinghi, delle finestre cittadine, delle stanze d’albergo, con tutta la sua sensibilità per l'insoddisfazione nascosta sotto le ore apparentemente più tranquille e contente dei nostri tranquilli e contenti contemporanei, è proprio da questa Margot che matura ed esplode l’altra, quella delle canzoni di ribellione”.  

Mentre continua a incidere dischi, sempre con un occhio al folklore italiano e uno agli chansonnier d'oltralpe, porta avanti un'altra passione, quella per il teatro, che per molti anni, soprattutto con il Gran Teatrino La Fede delle Femmine, soppianterà il lavoro musicale.
Ma la vocazione alla “cantacronaca” non si può evidentemente mettere a tacere tanto facilmente, e oggi, sul suo canale YouTube e sulla pagina Facebook Le canzoni di Margot, possiamo ascoltare brani che non mancano dell'antica verve e di gusto per l'invettiva, commenti musicati su fatti, cause e persone, Berlusconi, Renzi, Marino, chiesa cattolica, femminismo, omofobia... Insomma, per dirla con le sue parole, “tirare in barca i remi non mi presto, credo di aver ancor molto da dire, questa canzone che sta per finire non vuol dire morire, e in mona tutto il resto”. 

 

Tag: Retroterra musica popolare politica

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