Maria Monti, la cantautrice dimenticata Rubrica

Maria Monti, il BestiarioMaria Monti, il Bestiario
14/03/2016

A febbraio del 1975 viene pubblicato un album live, intitolato “Bologna 2 settembre 1974”.
È la testimonianza di un concerto tenuto al Festival Nazionale dell'Unità da quattro artisti: Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Antonello Venditti e Maria Monti.

Quattro artisti grandi, importanti e significativi per i loro tempi e per quelli a venire, ognuno a modo suo impegnato, attento, anche avanguardista. Ma senza voler stilare classifiche, se dovessimo indicare chi dei quattro era il più “rivoluzionario”, il più scomodo (volendo usare parole di sinistra) dovremmo fare il nome di Maria Monti.
Nome che plausibilmente potrebbe non dire molto alla maggior parte di noi, sicuramente non in termini di successo discografico, sicuramente non quanto ci dicono i nomi di Dalla, De Gregori e Venditti. Sarà probabilmente più familiare agli appassionati di cinema e di teatro – come attrice ha lavorato, fra i tanti altri, con Sergio Leone, Bernardo Bertolucci, Alberto Lattuada, Paolo Poli – ma di certo non è la prima persona a cui si pensa quando si parla di cantautori, o di cantautrici.
Ora, la domanda è: perché? Perché non ce la ricordiamo, oppure ne ignoriamo proprio l'esistenza, nonostante una produzione discografica che non ha nulla da invidiare a quella dei ben più considerati colleghi?
La risposta più banale, ma anche tristemente verosimile, è: perché era una donna, interprete e autrice difficilmente etichettabile, ai tempi delle mille bolle blu. Una canzone che non citiamo a caso. Andiamo più indietro nel tempo: è il 1961, Festival di Sanremo. La coppia Giorgio Gaber/Maria Monti presenta la canzone “Benzina e cerini”, in cui si racconta con tono cabarettistico e tanto black humour di una donna che dà fuoco, letteralmente, al suo amato. 

È l'anno, dicevamo, di “Le mille bolle blu”, di “24mila baci” e della vincitrice “Al di là”, cantata da Luciano Tajoli e Betty Curtis, e “Benzina e cerini” si classifica ultima, come si conviene a ogni canzone che prova a rompere le regole non scritte di Sanremo. Poco male, il brano viene apprezzato da quelli che vanno oltre il festival (scrive l'Espresso: “per noi l'ultima è la prima”) e il sodalizio con Gaber (che è anche sentimentale), cominciato l'anno prima con la scrittura del brano "Non arrossire", va avanti con lo spettacolo "Il Giorgio e la Maria", recital di canzoni originali e brani popolari, fra cui il cavallo di battaglia "La Balilla".

Ma. C'è sempre un ma: Monti era difficilmente etichettabile. Però c'è sempre chi ci prova, a rinchiudere gli artisti dentro qualche scatoletta, e ovviamente ci hanno provato anche con Monti. La quale, alla richiesta di rimanere ben salda in questo ruolo di brillante cantante da cabaret, risponde così:

Ovvero risponde con un sonoro no grazie, e continua a fare quello che le pare, seguendo una strada dalle rotaie molto poco definite e dall'orizzonte ben aperto, di scoperta, ricerca, impegno e coraggio.
Il coraggio, per esempio, di pubblicare un disco come “Le canzoni del no”, che viene addirittura sequestrato, per via della canzone “La marcia della pace” - e la vivacità intellettuale con cui spazia fra generi e tradizioni: dalla riscoperta delle canzoni popolari all'attualità raccontata in chiave allegorica con “Il bestiario”; dal folk e dal mondo dei cantautori "politici", esplorato in un disco come "Maria Monti e i contrautori", in cui alle composizioni della stessa Monti sono affiancati brani di Gualtiero Bertelli, Ivan della Mea, Paolo Pietrangeli, all'elettronica dell'introvabile "Oltre... oltre", alle collaborazioni con artisti di ricerca e sperimentazione come i Prima Materia.



Perché allora? Perché una che ha fatto tutto questo e di più, una che Umberto Eco diceva essere “capace di aver portato l'esile e già in partenza consunto filone della mala a fasti volutamente spogli, donando a un genere nato come volutamente astratto il sapore di una nuova poesia milanese”, non è lì nella nostra memoria al pari di Dalla, De Gregori, Venditti? La domanda resta aperta, la sola certezza è che c'è qualcosa di sbagliato.

 

 

 

Tag: Retroterra

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