MI AMI 2012 - Usa l'hashtag

Foto di Chiara Gambuto - L'hashtag #miamifestival, usato per raccontare il MI AMI 2012, è stato per due volte primo trending topic su TwitterFoto di Chiara Gambuto - L'hashtag #miamifestival, usato per raccontare il MI AMI 2012, è stato per due volte primo trending topic su Twitter
09/07/2012

Il MI AMI 2012 è stato anche il MI AMI di Twitter e dell'hashtag #miamifestival, per due volte nei trending topic nazionali. Durante i tre giorni del MI AMI, Paola Cantella e Marcello Farno hanno raccontato istante per istante quello che succedeva. Il loro liveblogging potete rileggerlo qui sotto, raccolto in tre Storify. Ma il MI AMI 2012 è stato anche l'anno del ritrovo di una parte del Twitter italiano per seguire il concerto dei Lava Lava Love, attivissimi sul social network. Abbiamo chiesto a uno dei partecipanti di raccontare il suo MI AMI. Non un partecipante qualsiasi, ma Tito Faraci, sceneggiatore ("PK", "Topolino", "Tex", "Diabolik" e molto altro) e scrittore, con un passato da giornalista musicale. Un passato che non poteva non riemergere. In varie forme...

 

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SUONARSELE E CANTARSELE
Di Tito Faraci

Dicono che l’importante, nella vita, è porsi le domande giuste. Io provo a pormi anche le risposte. Tutto da solo, sì. In fondo ho cominciato come giornalista musicale (e, prima ancora, fanzinaro… ma voi siete troppo giovani per capire). Le interviste all’epoca le facevo. Poi, come fumettaro, sono passato dall’altra parte del tavolo. E adesso proviamo a giocare la partita su entrambi i tavoli. L’argomento si presta.

Tito Faraci: Partiamo dal fondo. Come esci dal tuo MI AMI?
Tito Faraci: Vediamo, qual è il contrario di “disilluso”? “Reilluso”, forse? Se avessi immaginato questa domenica, vent’anni fa, avrei continuato a credere nella musica indipendente italiana.

TF: Perché avevi smesso di crederci?
TF: Perché mi aveva tradito. Perché avevo l’impressione di avere preso un granchio. Di avere ascoltato i Litfiba, per dire, un po’ mi vergogno. Anche se erano quelli di "Desaparecido". Il che, suppongo, è un’attenuante.

TF: E perché ci sei andato, al MI AMI, domenica 17 giugno?
TF: In realtà, inizialmente, per stare con gli amici. Per incontrarne di nuovi e di vecchi. E per vedere i Lava Lava Love. Il che, poi, è lo stesso: i Lava Lava Love sono amici. Ma, attenzione, con loro prima è venuta la stima e dopo l’amicizia, non il contrario. Ed è una precisazione importante.

TF: Ah, ecco perché eri vestito di rosso, dalla vita in su... È la tenuta d’ordinanza dei LLL. Sei un fan-boy, alla tua età. E come hanno suonato loro, al Miami? Cerca di essere obiettivo.
TF: Hanno suonato molto bene ed eroicamente, considerando anche che all’ora del loro concerto faceva più caldo che nelle miniere di carbone dell’inferno, per dirla alla Tex. Fanno questo pop che scorre lieve e, allo stesso tempo, ha un elevato peso specifico. Semplice, però mai semplicistico. E dal vivo sono simpatici, vitali e spiritosi.

TF: Avrai twittato di continuo...
TF: No, no. Non di continuo. Anche perché il BlackBerry aveva deciso di non inviare più fotografie, il che dimezzava la soddisfazione. E comunque ho applicato la regola "prima vivere, poi twittare". Ci riesco ancora, che tu ci creda o meno.

TF: Ma non hai visto soltanto i Lava Lava Love…
TF: I miei amici mi hanno trascinato a vedere la band che suonava dopo: Il Triangolo… non lo avevo considerato. No, aspetta! Non posso credere di avere fatto questa battuta, cancellala!

TF: Non ti preoccupare, già cancellata.
TF: Dicevo, Il Triangolo. Tre ragazzi con una grande energia, quasi commovente. Ci credono, e trascinano il pubblico a crederci. Mi lascia però spiazzato che abbiano riferimenti che io (e potrei essere loro padre) trovo vecchi. Perfino roba cantautorale.

TF: Perfino! Chi altro hai visto, poi?
TF: Ottimi gli Stato Sociale. Ecco, loro fanno le cose che piacciono a me. Ma il massimo sono stati gli Offlaga Disco Pax. Un colpo di fulmine.

TF: Alla buon’ora. Non è che si siano formati esattamente ieri.
TF: Lo so, lo so. Mi erano sempre passati al margine del campo uditivo, senza che mi rendessi conto della loro grandezza. Da quella domenica al MI AMI, li sto sentendo come se me lo avesse prescritto il medico. Ci sento riecheggiare Kraftwerk, Suicide, Soft Cell e altro ancora. Ma, soprattutto, hanno una propria personalità forte, un progetto coerente e rigoroso. Mi sono divertito e commosso.

TF: Quando è toccato a Brunori S.A.S., invece, dicono che sei stato meno entusiasta.
TF: No, dai. Non mi va di parlarne. Comunque sarà un mio limite, di sicuro. Proprio non ci arrivo. Non riesco a capirne il senso. Senza contare che, a quel punto della serata, erano finalmente arrivati certi vecchi amici che avevo una gran voglia di rivedere. E da lì in poi l’aspetto musicale della faccenda è un po’, come dire, scemato.

TF: Okay, allora. Può bastare.
TF: Scusa, me la puoi fare rileggere questa intervista, prima di pubblicarla?

TF: Certo che no. Questo non si concede mai, è una regola. Ed è da dilettanti chiederlo, dovresti saperlo.

 

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