Mia Martini - Inciampata in una cometa Rubrica

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15/04/2016 di

"Cosa ne penso? Mi piace moltissimo, basta sentirla per imparare sempre qualcosa. La precisione, la purezza, l’uso della voce. La passione no, quella ce l’hai o non ce l’hai. Quella non si impara. Lei ne aveva da vendere". (Mina)

"Sembrava una donna forte, Mimì, ma era di una fragilità inaudita". (Shel Shapiro)

"Il segreto di una grande interprete non è avere una bella voce. L'importante è capire esattamente il senso della gioia o del dolore che stai raccontando, perché nelle canzoni si interpreta sempre un'emozione o una qualsiasi specie d'amore per qualcosa e se non sai cosa vuol dire "soffrire" non puoi sapere cosa vuol dire "amare". Per cui è questo il segreto: il saper dire le cose sentendole". (Mia Martini)

 

Domenica Rita Adriana Bertè nasce il 20 settembre 1947 a Bagnara Calabra, paesino “dal mare viola” in provincia di Reggio Calabria. È la seconda di quattro sorelle – la maggiore Leda e le più piccole Loredana e Olivia-, figlia dell’insegnante di latino e greco Giuseppe Radames Bertè e della maestra elementare e grande appassionata di fisarmonica Maria Salvina Dato. In occasione di un’intervista rilasciata a Enzo Tortora qualche anno più tardi, la futura cantante descrive quello della propria famiglia come un ambiente soffocante e violento, sottomesso a un padre estremamente manesco e possessivo nei confronti della moglie e delle figlie. L’infanzia e la giovinezza di Mia Martini si svolgono principalmente tra il comune marchigiano di Porto Recanati, dove la famiglia si è trasferita per motivi di lavoro del padre, e Ancona.

Alla piccola Mimì (questo il suo soprannome in famiglia) la musica interessa molto e in modo profondo: a cinque anni studia pianoforte e appena tredicenne, già grande appassionata di jazz, cerca avidamente piccole feste paesane, serate di intrattenimento, balere e concorsi locali per esibirsi e farsi notare. Percependo però il desiderio di raggiungere un ambiente più importante e ricco di maggiori stimoli, nel 1962 convince la madre ad accompagnarla in treno a Milano. I rifiuti sono numerosi, ma alla fine è proprio nel capoluogo lombardo che Mimì ottiene le attenzioni dell’importante discografico Carlo Alberto Rossi. Il produttore valuta di lanciarla come ragazza yè-yè con il nome di Mimì Bertè, sull’onda della moda europea di quel periodo.

Nel 1963, Mimì Bertè pubblica per la CAR Juke Box di Carlo Alberto Rossi –etichetta anche di Joe Sentieri e Jenny Luna- un 45 giri con due cover ("You Can Never Stop Me Loving You" di Ian Samwell, tradotta in “I miei baci non puoi scordare” e “I Want To Stay Here” di Andy Williams ed Edy Gorm, che diventa “"Lontani dal resto del mondo").
Dopo la vittoria conseguita al Festival di Bellaria del ’64, incide i singoli “Il Magone” e “Ed ora che abbiamo litigato”, che presenta allo show televisivo di Lelio Luttazzi “Teatro 10”.

(La scheda di giudizio del provino sostenuto da Mimì agli studi Rai di Milano nel 1964. In esso, la cantante viene descritta come "giovanile ma banale, con una voce un po' nasale ma incisiva")

Nel ’66, su suggerimento di Carlo Alberto Rossi, firma un contratto con la più grande casa discografica Durium –sarà questo il primo di una lunga serie di cambiamenti di etichetta-, per la quale esce un 45 giri destinato all’estate contenente “Non sarà tardi” e “Quattro settimane”. Nell’insieme, si tratta di un esordio buono, che permette alla cantante di iniziare a rapportarsi con quel mondo musicale tanto anelato –e che d'altra parte tanto la saprà ferire- aumentando la propria notorietà e ottenendo riscontri nell’insieme positivi. Non abbastanza, tuttavia, da farle ottenere un successo davvero apprezzabile e non a sufficienza in confronto ai numerosi provini sostenuti, forse anche a causa della tensione verso il blues e il soul che tanto determinerà il successivo sviluppo vocale della musicista, ma che in quel momento ne rende poco naturale e credibile la figura di ragazza di yè-yè.

E Mia Martini sparisce. È il 1968 quando raggiunge Roma insieme alla sorella Loredana e all’amico Renato Fiacchini, al tempo diciottenne e che qualche anno dopo sarà più noto al grande pubblico con il nome d’arte di Renato Zero. Anime inseparabili, con i due Mia tenta a più riprese creare un gruppo mentre, per mantenersi, lavora al sindacato dei cantanti e dei cantautori, dedicandosi inoltre alla musica con alcuni piccoli gruppi jazz.

(Mia Martini e Renato Zero in uno scatto del 1975, via)

Nel ’69, durante una serata in discoteca in Sardegna viene perquisita e trovata in possesso di hashish, al tempo considerato una droga alla pari di stupefacenti più pesanti. Sarà quindi arrestata per traffico di droga (in seguita l'accusa diventerà quella di detenzione) e condannata a scontare quattro mesi di carcere a Tempio Pausania. Durante la permanenza in prigione, ricordata come estremamente traumatica anche a distanza di moltissimi anni e che impedirà inoltre la stampa del lavoro “Coriandoli spenti/L'argomento dell'amore”, tenta il suicidio.

Scontata la pena torna a Roma. Segue nuovamente un periodo di intensa gavetta, che la porta a partecipare come corista nei Cantori Moderni di Alessandroni, al disco “Per un pugno di samba” di Chico Buarque de Hollanda e ad esibirsi con il trio di Totò Torquati.

E poi arriva febbraio del 1971. Una serata organizzata all’ultimo, i gestori dello storico locale Piper che la contattano frettolosamente chiedendole di improvvisare una serata nel locale, un’esibizione protratta fino a notte inoltrata. È in questa occasione fondamentale che Mia incontra Alberigo Crocetta, avvocato, proprietario del Piper e scopritore di talenti (tra questi Mal e Patty Pravo), che oltre a offrirsi come suo produttore comprende meglio di chiunque altro la necessità di apportare un radicale cambiamento all’immagine di Mimì per poterla lanciare sul mercato discografico internazionale. Mia Farrow è il riferimento per il nome Mia, Martini il suggerimento di Crocetta scelto fra le parole italiane più riconoscibili all’estero.

(La celebre "Padre Davvero" in una straordinaria versione eseguita durante il Cantagiro del 1971)

E dunque ecco Mia Martini: dopo essersi spostata alla RCA, nel 1971 pubblica un 45 giri dalle sonorità d’avanguardia e di estremo impatto: registrato con il complesso La Macchina, il disco contiene due brani, la dissacrante “Padre davvero” e “Amore... amore... un corno!”, scritta da un giovane Claudio Baglioni e da Antonio Coggio. Pur ottenendo la vittoria al primo Festival della Musica d’Avanguardia e delle Nuove Tendenze di Viareggio, il lavoro viene censurato dalle radio a causa di alcuni riferimenti espliciti scandalosi per l’epoca, come il rapporto conflittuale fra padre e figlia, la gravidanza (“e con mia madre dormivi nel fieno/ anche in aprile e di me era piena”, cui Rai sostituisce “la luna era piena”), la donna come indipendente ed emancipata, l'amore come sentimento tormentato (“Ti servo solamente, dentro il letto. Ti servo solamente, quando è notte”). A distanza di una decina d’anni, la stessa Martini riconoscerà la componente “violenta dei testi di quel 45 giri e del successivo sconvolgente primo album, in cui troveranno spazio, discostandosi in modo importante dalla musica leggera dello stesso periodo, anche sesso, crisi religiose, il suicidio.

Oltre la collina - 1971

"L'importante è buttare i ricordi alle proprie spalle. Io l'ho fatto con un disco, un 33 giri intitolato "Oltre la collina", nel quale ho praticamente messo tutta me stessa, tutto il mio passato. [...] Una vita avventurosa, imprevedibile. Soprattutto sofferta".

Nel 1971 esce per la RCA il gigantesco primo album della cantante, “Oltre la collina, considerato uno dei migliori dischi realizzati da una donna in Italia e fra i migliori della discografia d’autore. Tra i primi concept album italiani mai registrati, il disco affronta argomenti controversi come il disagio giovanile, la disperazione e lo stupro e afferma Mia Martini a livello sia nazionale che internazionale, portandola a ottenere anche le attenzioni di Lucio Battisti, che la vuole nel suo speciale televisivo “Tutti insieme”.

In questo stesso anno, la cantante è tuttavia anche colpita da un avvenimento spiacevole: due dei musicisti in tournée con lei perdono infatti la vita in un incidente stradale. L’episodio, unito all’abbigliamento un po’ estroso e vagamente zingaro della musicista e certamente a una forte invidia nei confronti di un talento autentico e straordinario, darà origine a una serie di voci e dicerie sul conto della musicista e della presunta sfortuna da lei emanata, destinate a protrarsi e ingrandirsi nel corso del tempo con effetti deleteri sul benessere di Mimì.

Nel 1972, quando Crocetta abbandona la RCA per spostarsi alla Ricordi, Mia lo segue e incide il singolo di enorme successo “Piccolo uomo”. Scritto da Bruno Lauzi e Michelangelo La Bionda e musicato da un diffidente Dario Baldan Bembo (non va dimenticato che, al di là degli ottimi risultati conseguiti, la Martini era fondamentalmente ancora un’esordiente), il pezzo viene presentato al Festivalbar di quell’anno e permette a Mimì la vittoria del primo premio, consacrandone la figura.

In seguito ai numerosi inviti alle più importanti trasmissioni televisive, il 45 giri ottiene una straordinaria promozione e diventa il primo Disco d’Oro per le vendite nella carriera della musicista, anticipando i successi della Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia, dove “Donna Sola” riceve la Gondola d’Oro, e del suo secondo album “Nel mondo, una cosa”, che riceve il Premio della Critica Discografica come migliore LP del '72.

("E continuo sulla stessa via/ sempre ubriaca di malinconia/ ora ammetto che la colpa forse è solo mia/ avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato./ Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai". Il celeberrimo brano "Minuetto", eseguito alla popolare trasmissione "Canzonissima" nel 1973)

Il 2 aprile 1973 Mia Martini registra la monumentale “Minuetto”, scritta per lei da Franco Califano sulla base dei più recenti episodi sentimentali della cantante. Suo lavoro più venduto in assoluto e per ventidue settimane consecutive nella top-ten dei 45 giri più acquistati, il pezzo ha un successo straordinario, garantendole un nuovo disco d’oro e una seconda vittoria al Festivalbar, cosa fino a quel momento possibile soltanto a Battisti.

Nell’arco di tre anni, l’arruffata Mia Martini percorre una brillante parabola ascendente. Nel 1974, la critica europea la considera la cantante dell’anno. Oltre a registrare diversi successi in altre lingue (francese, tedesco e spagnolo) e ad ottenere riscontri di rilievo anche all’estero, la cantante concorre nuovamente alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia con l’EP dell’anno prima “Il giorno dopo”, che sarà il 33 giri più venduto dell’anno e che includerà fra gli altri anche la straordinaria “Dove il cielo va a finire”. I mesi seguenti sono ancora molto densi, tra un nuovo disco (“È proprio come vivere”) e un'ulteriore partecipazione al Festivalbar, dove però si esibisce senza concorrere in virtù delle due precedenti vittorie consecutive. In ottobre ottiene il Disco d’Oro per il primo milione di dischi venduti.

(Mia Martini insieme alla sorella Loredana Bertè, estate 1974. via)

Accompagnato da riscontri crescenti e da una frenetica e intensa attività fra speciali televisivi, programmi radiofonici e consegna di premi (Premio della Critica Europea per “Nevicate”, miglior cantante donna dell’anno secondo il referendum indetto da TV Sorrisi e Canzoni), nel 1975 esce “Sensi e controsensi”. Tuttavia, sull’onda dell’enorme popolarità acquisita dalla cantante, la Ricordi comincia ad esercitare su di lei una pressione estremamente invadente, che culminerà con l’obbligo di incidere solamente canzoni edite dall’etichetta stessa. Il pensiero dei produttori è che la musicista abbia una voce in grado di rapportarsi con qualsiasi tipo di pezzo, ma ciò esprime chiaramente anche la sostanziale noncuranza dell’ambiente musicale che orbitava intorno a Mia Martini nei confronti delle sue preferenze e dei suoi gusti. È dunque sotto queste premesse che nel ’75 esce anche un secondo disco, “Un altro giorno con me”, nel quale la cantante ha un ridottissimo margine di scelta, che troverà felici esempi in “Questi miei pensieri” e in alcuni inediti pubblicati trent’anni dopo ("Meglio sì meglio se", "Dire no").

La necessità di recuperare una maggiore libertà artistica, unita a un trattamento economico ottimo, conducono quindi la cantante ad accettare di ritornare alla RCA attraverso la sua etichetta satellite Come il vento. Nel ’76 pubblica “Che vuoi che sia... se t’ho aspettato tanto”, al quale partecipano anche Amedeo Minghi, Mango e Memmo Foresi. Oltre che mediante l'ottimo supporto della casa discografica, che provvede a diffondere l’album in Europa e in Canada, l’album è lanciato anche attraverso uno speciale a colori realizzato dalla Rai per la regia di Ruggero Miti e una nuova partecipazione al Festivalbar e alla Mostra Internazionale di Musica Leggera (in quest'ultima occasione, Tv Sorrisi e Canzoni descrisse il look della cantante scrivendo che la Martini "pareva essere inciampata in una cometa").

Attraverso un concerto tenuto per la televisione francese, la cantante viene notata e apprezzata dal “Frank Sinatra della FranciaCharles Aznavour, che la invita ad esibirsi con lui in una tournée europea che culmina in un concerto all’Olympia di Parigi.

(Mia Martini e Charles Aznavour in concerto alla Cappella Sistina di Roma, 1977)

 


Un amore senza pizzo ma con tanti merletti. La storia con Ivano Fossati

(Mia Martini con Ivano Fossati, via)

Rimasi conquistato dal suo entusiasmo, dalla sua forza dirompente. Colpito dalla sua semplicità e soprattutto [...] dal fatto che Mimì era una monomaniaca della musica. Posso dire che, di tutti i musicisti e gli artisti che ho incontrato nel corso della mia vita, lei è stata una delle persone più autenticamente interessate alla musica”. (Ivano Fossati)

Dopo aver rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest con “Libera” e al World Popular Song Festival Yamaha di Tokyo con “Ritratto di donna”, con la quale vince la manifestazione, nel 1977 Mia Martini pubblica “Per amarti”, nel quale si avvale per la prima volta della collaborazione di un’importante personalità della musica italiana con cui qualche mese prima, “su basi sanguinolente e catastrofiche”, ha iniziato una relazione: Ivano Fossati.

Quello con il musicista ligure sarà un incontro ricchissimo sul piano musicale, ma che segnerà profondamente, anche a livello fisico, la zingara della musica leggera italiana. In un’intervista con Ivana Zomparelli per "Noi Donne", rilasciata nel maggio 1990, Mia Martini ricorderà la genesi e lo sviluppo della sua storia con Fossati come il movimento in un “campo minato. Avevo un contratto con un’altra casa discografica, e ho dovuto romperlo a causa sua. Perché era geloso, dei dirigenti, dei musicisti, di tutti. Ma soprattutto era geloso di me come cantante. [...] La prova d’amore era abbandonare del tutto anche la sola idea di cantare e distruggere completamente Mia Martini. Io ero combattuta, non riuscivo a farlo. Il fatto che ci fossero tutti quei debiti da pagare (citata in tribunale dalla Ricordi per inadempienza contrattuale la cantante era stata infatti condannata al pagamento di una altissima multa pari a 90 milioni di lire, nonché al sequestro di tutti i beni e guadagni e al ritiro del nuovo disco dal mercato) era il mio alibi per non smettere”.

(Mia Martini in "La costruzione di un amore", scritta per lei da Ivano Fossati)

Insieme agli alti e bassi del rapporto con Fossati, in questo periodo vira verso un punto di non ritorno anche il rapporto con la RCA, da cui la cantante non si sente adeguatamente spinta e che anzi ritiene responsabile della creazione di un ambiente non positivo intorno a lei. Passa dunque alla Warner Bros, unica disponibile al pagamento dell’ingente quantità di debiti accumulata dalla musicista a causa delle cause perse. Per quest’ultima etichetta esce nel 1978 “Danza”, scritto e prodotto da Fossati e considerato uno dei lavori di maggior rilievo della cantante.

Il legame con Fossati continua tuttavia ad essere segnato da importanti tensioni, culminanti nella forte opposizione del musicista ad una collaborazione di Mia con Pino Daniele. Per un’anima delicata quanto fragile, il trauma è immenso: "Questa lotta tra me donna e Mia Martini è diventata una cosa feroce. E infatti quando sono andata in sala registrazione per incidere il disco, senza Pino Daniele, mi è andata via la voce. Mi sono ritrovata con le corde vocali imprigionate in una spessa membrana formata da noduli. Pare che sia una cosa rarissima”.

Dopo due interventi chirurgici che ne modificano lievemente la timbrica e un anno di mutismo, nel 1981 Mia Martini torna sulle scene e pubblica Mimì” per la DDD, accumulando di nuovo riscontri positivi. Nel 1982 partecipa per la prima volta a Sanremo con “E non finisce mica il cielo”.

Il pezzo viene premiato con un Premio della Critica appositamente istituito, che le sarà titolato dopo la morte. In un qualche modo continua però anche ad acuirsi l’ostracismo verso la musicista che già aveva in parte contrassegnato la sua carriera fino a quel momento. Perché nell’ambiente musicale, e in particolare fra gli addetti ai lavori, iniziano a intensificarsi sempre più le voci secondo cui al nome di Mia Martini corrisponda la parola jella. Nel corso di quei mesi, la cantante vede annullarsi svariate proposte lavorative, in un pesante clima sospeso tra scongiuri, spiacevoli episodi di emarginazione –è Tullio de Piscopo a raccontare che durante i viaggi in aereo Mia Martini doveva sedere in terza classe per stare lontana dai colleghi- e vere e proprie offese.

Poco importa se si tratti di semplice superstizione o del subentrare di una ben più pericolosa forma d’invidia: dopo la pubblicazione di “Quante volte... ho contato le stelle” e del live “Miei compagni di viaggio”, registrato al Teatro Ciak di Milano e in cui rivisita il repertorio di grandi autori (Leonard Cohen, De André, Tenco, l’amato Randy Newman), frustrata e rattristata dalle pesanti maldicenze che circolano nel suo ambiente, conclusa la vicenda sentimentale con Fossati e non ammessa alle selezioni per accedere a Sanremo (il brano era “Spaccami il cuore” di Paolo Conte), Mia Martini cade in depressione e si ritira dalle scene.

È il 1985: per quattro anni, ad esclusione di pochi concerti in provincia tenuti per pura necessità economica, la cantante di Bagnara Calabra prende piene distanze dall’ambiente musicale, supportata dal paziente aiuto della sorella Leda ma maturando un crescente senso negativo verso l'ambiente musicale ("Ho sempre avuto attorno gente che mi lodava non per quello che sono, ma per quello che potevo rendere loro. [...] Nel mondo dello spettacolo tutti cercano di stritolarti, di infangare la tua dignità. E, alla fine, siamo noi che ne rispondiamo davanti al pubblico, con la nostra faccia”).

 

1989. Il grande ritorno e i nuovi successi

Teatro Ariston, Sanremo, 21 febbraio 1989. Preceduta da un’ondata di figli d’arte (Rosita Celentano, Paola Dominguin e Gianmarco Tognazzi), Mia Martini raggiunge il palco del più importante festival della canzone italiana ed esegue l’immensa “Almeno tu nell’universo”. Se si trova lì è anche grazie all’interesse e al supporto di alcune belle menti del mondo musicale italiano: in primo luogo l’amico Renato Zero, che spinge affinché il direttore artistico del festival Adriano Aragozzini permetta a Mia di gareggiare, poi i discografici della Fonit Cetra Giovanni Sanjust e Lucio Salvini, che le danno il supporto necessario a riportarla sul palco con un brano degli stessi autori di “Piccolo uomo”. È un enorme successo, che vale alla cantante il suo secondo Premio della Critica e che ne conferma il pieno e scintillante ritorno fra i grandi nomi della musica italiana. Così Mia Martini descriverà le forti sensazioni provate durante l'esecuzione del brano:"Erano sette anni che non potevo più fare il mio lavoro, per cui ho avuto dei momenti di grande depressione. E in quel momento ho sentito "fisicamente" questo abbraccio totale di tutto il pubblico, l'ho sentito proprio sulla pelle. Ed è stato un attimo indimenticabile".

Dopo aver intrapreso una nuova tournée, in quello stesso anno pubblica “Martini mia...”, esibendosi inoltre al Festivalbar con “Donna” e ricevendo lì il Disco d’Oro per le 100 000 copie vendute. Qualche mese dopo, un nuovo importante riconoscimento: Mia Martini riceve la Targa Tenco come miglior interprete femminile dell’anno.

Nel 1990 pubblica l’album “La mia razza” e vince nuovamente il Premio della Critica a Sanremo con “La nevicata del ‘56”. L’anno successivo realizza una serie di concerti di brani propri e di altri autori tutti rivisitati in chiave jazz, che convogliano in “Mia Martini in concerto (da un’idea di Maurizio Giammarco)”. Duetta inoltre con Roberto Murolo in “Cu’mme” di Enzo Gragnaniello, così celebrando il proprio amore verso la città di Napoli. Nel 1992 esce “Lacrime”: il disco –presto ennesimo Disco d’Oro- contiene la straordinaria “Gli uomini non cambiano”, con cui nello stesso anno gareggia a Sanremo conquistando il secondo posto. La vittoria le permette di esibirsi con notevoli apprezzamenti all’Eurofestival in Svezia.

È questo anche un periodo di riavvicinamento alla sorella Loredana, con la quale, pur in un clima di non piena distensione, nel 1993 duetta a Sanremo in “Stiamo come stiamo”. Dopo essere passata alla RTI Music registra “La musica che mi gira intorno”, progetto di rivisitazione di grandi artisti fra cui Dalla ("Stella di mare"), Vasco Rossi ("Dillo alla luna"), Bennato ("Tutto sbagliato baby"), Zucchero ("Diamante") e Ivano Fossati. Si tratterà del suo ultimo lavoro in studio.

(La grande interpretazione di "I treni a vapore" di Ivano Fossati alla trasmissione "In famiglia", 1994)

Nel 1995 Mia Martini intraprende una nuova tournée, segnata però da pesanti problemi fisici legati a un fibroma all’utero di cui soffriva già da diversi anni e per il quale assumeva farmaci anticoagulanti. Durante i primi concerti un paio di ricoveri, il primo ad Acireale, il secondo a Bari, motivati da forti dolori a stomaco e braccio sinistro. La situazione viene tuttavia sottovalutata dalla cerchia professionale intorno alla cantante.

Il 14 maggio 1995, Mia Martini viene trovata morta nel suo appartamento di Cardano al Campo in provincia di Varese, città in cui si era trasferita dopo la riconciliazione con il padre. A rinvenirne il corpo è il manager, dal decesso sono trascorsi già due giorni. Secondo l’autopsia, la causa della morte è un arresto cardiaco da overdose di cocaina. In tempi più recenti, la sorella Loredana ha tuttavia rivolto pesantissime accuse nei confronti del padre, incolpandolo della morte della sorella.

Difficile commentare quello che Mia Martini ha lasciato alla musica italiana e la raffinata orbita di una stella umile ma sfolgorante: interprete sensibile e straordinaria, artista maledetta, animale ferito a morte, anima tormentata alla continua ricerca di una dimensione umana e artistica autentica e priva di compromessi. E anche per questo emarginata e lasciata sola da quell’ambiente musicale di cui così tanto subì le luci mutevoli e le improvvise ombre. Senza peli sulla lingua, guidata dal proprio coerente sentire, ammirata per il suo talento autentico da tutti i più grandi della musica –Bennato, Tullio De Piscopo, Mango, Biagio Antonacci, Cocciante, De Gregori, Baglioni, le amiche Ornella Vanoni e Mina-, Mia Martini è parte del più prezioso patrimonio della musica italiana.

Capace di introdurre in musica con garbo e delicatezza temi immorali per il tempo, strenua resistente alla “perfidia atomica” di un sistema invidioso che arrivò a colpirla, ottuso e maligno, molto più a fondo di quanto lei volesse e potesse credere. Umile e cortese, “talento dolente e intensocosì la collega ed estimatrice Mina- rimasto qui, nei suoi dischi. Io ho anche fatto un suo pezzo, Almeno tu nell'universo. Ma meglio la sua versione".

Tag: Retroterra

Commenti (5)

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  • MaxGit 18/04/2016 ore 10:21 @MaxGit

    splendido articolo, compresa la scelta dei materiali, davvero speciale ! consideralo un super like LOL

  • Giulia Callino 18/04/2016 ore 11:30 @GiuliaCallino

    MaxGit Grazie!

  • Chicco Salerni 17/01/2018 ore 20:47 @c161802

    Commento vuoto, consideralo un mi piace!

  • Chicco Salerni 17/01/2018 ore 20:51 @c161802

    Impeccabile racconto della vita artistica e sentimentale di Mia Martini, che brillerà grande e luminosa nel firmamento della musica italiana di tutti i tempi e mai verrà dimenticata.

  • Giulia Callino 18/01/2018 ore 22:05 @GiuliaCallino

    Chicco Salerni Ti ringrazio!

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