Questa storia non vi piacerà: tre anni di Stregoni

Johnny Mox spiega cos'è cambiato nel progetto Stregoni e in generale, nell'anno del governo Lega M5S
20/06/2019 16:00

Giusto un anno fa, Johnny Mox ci raccontava il significato di suonare con il progetto Stregoni insieme ai migranti e vi invitiamo a leggere di nuovo il suo pezzo, perché è assolutamente attuale. Nell'articolo parlava di migranti in modo mai pietista o commosso ma più attinente possibile al reale e oggi, nel giorno dell'anniversario in cui Stregoni compie 3 anni, ha implementato il discorso in un lungo post su Facebook di cui condividiamo il senso.

Con Stregoni, Johnny Mox e Above the Tree suonano con gli ospiti dei centri migranti. Ha fatto concerti in tutta Italia e pure un bel po' di date nel resto d'Europa ma non è un progetto di "contaminazione" o "meticciato", a Stregoni interessano le persone e il contatto, per questo è un progetto senza una formazione stabile: in ogni location suonano ragazzi del posto e in ogni città viene ricostruita una band diversa. Da quando è partito il progetto, hanno suonato quasi 5000 persone diverse, tutte richiedenti asilo, provenienti da Mali, Nigeria, Etiopia, Gambia, Senegal, Siria, Niger, Iraq, Afghanistan, Costa d’Avorio, Guinea, Sierra Leone, Sudan, Somalia, Eritrea, Benin, Libano, Pakistan, Palestina.

Queste sono le sue parole:

Don’t take my kindness for weakness

Teatro Camploy — Verona (Ph. Ana Blagojevic)

Il presente va conquistato. E in questi anni abbiamo capito che la partita dei nuovi arrivati e della Generazione Z si gioca sullo stesso campo: anche perché con i migranti e con il tema dell’accoglienza si vincono le elezioni, si disintegra l’opinione pubblica. Lo abbiamo già visto accadere e succederà di nuovo come accadde alla fine degli anni ’80 con la prima crisi delle Banlieu in Francia, quando le classi operaie votarono in massa per Le Pen, voltando le spalle ai socialisti. Mettere i penultimi contro gli ultimi è un atto vile, ma ha sempre funzionato. Invece che scommettere sull'impoverimento e sull'umiliazione di queste persone, mai come oggi occorre scommettere sulla loro ricchezza.

Lamin, Boubacar e tanti altri come loro, sono qui per garantire un futuro a sé stessi e alle loro famiglie. Se scommettiamo sulla ricchezza di Boubacar, scommettiamo anche sulla nostra ricchezza, se mettiamo in comunicazione i nuovi arrivati con la generazione iper qualificata e precaria risolviamo due problemi. Senza contare la questione demografica. Se mio fratello ha una concessionaria di auto e tra 4 anni si presenta Boubacar dal Mali a comprare una macchina usata, non avremo forse vinto tutti quanti? Se puntiamo sulla povertà e sull’umiliazione invece, la risposta non tarderà ad arrivare. Noi facciamo il tifo per Boubacar, ma non è più sufficiente: perché il clima è precipitato.


La Diga

Siena — Live Rock Festival (Ph Pasquale Modica)

C’è un grosso buco, una crepa che si allarga ogni giorno ed è un cratere politico che rischia di inghiottire tutti quanti. La violenza che per molti anni abbiamo tenuto a debita distanza, nei racconti dei palloni cuciti a mano dai bambini di Taiwan, la violenza strutturale del sistema in cui viviamo, con lo sfruttamento sistematico delle risorse in ogni parte del mondo oggi tracima, uscendo allo scoperto in maniera brutale.

E’ come se implicitamente avessimo accettato il superamento di un limite morale. Ma la forza della civiltà occidentale non riguarda solo la tecnica, l’industria e l’organizzazione democratica . Esiste un nocciolo, un patto di cittadinanza sigillato dal diritto, attorno alla quale per anni la società è riuscita a non disgregarsi ed è in nome di questi principi che di fatto fino ad ora abbiamo tentato in ogni modo di “giustificare” il dominio occidentale. Semplicemente vendendo l’idea che la vita e i consumi in Europa e Usa fossero un sogno alla portata di tutti quanti.

Lo slogan “America First” o il nostro “Prima gli italiani” di fatto non sono nient’altro che un’ammissione di debolezza, così come la disastrosa gestione europea dei flussi. Il prezzo da pagare è già oggi altissimo. Chiudendo le porte in faccia a queste persone abbiamo da tempo spalancato i portoni alla povertà e alla miseria.

Sgombero del Campo di Marco di Rovereto / Aprile 2019 (Ph Johnny Mox)

Non possiamo permetterci di vedere queste persone solo come vittime, non possiamo più continuare solamente con “L’orto dei Profughi”, il “laboratorio artistico dei Profughi”. Al netto della propaganda anti-straniero, gli italiani chiedono più sicurezza e più regole perché si sentono minacciati e lasciati soli. E indovinate un po’ come si sentono i migranti? Arrivano tutti da soli, nei centri accoglienza sono soli all'interno del gruppo allargato dei loro connazionali. Il parallelo nella musica è ancora più spietato. Sono tutti “solo artist”, per lo più rapper o cantanti: il modello è quello del ni**a che ce l’ha fatta da solo contro tutti. Nessuno cerca compagni per formare alleanze, eppure sul palco con Stregoni, dove sono costretti a confrontarsi con gli altri, la musica torna ad essere un’esperienza travolgente.

L’obiettivo qui non è tenersi per mano in un grande girotondo multiculturale. L’obiettivo reale, ambizioso e risoluto, è arrivare finalmente ad ignorarsi. Entrare in un ufficio, in una scuola e nemmeno accorgersi che c’è una persona di colore. Iscriversi in palestra, andare a fare la spesa senza mai rivolgersi la parola. Sedere uno accanto all'altro al parco e non notare niente di strano.

Mai come in questo momento c’è bisogno che questi ragazzi e queste ragazze siano attivi, coscienti della loro situazione e di quello che sta accadendo in Europa. Mai come in questo momento spetta a noi farci argine e diga, assumendoci il compito di aiutarli e di dare un indirizzo preciso, anche di tipo economico e politico. Se chiudiamo tutte le porte a doppia mandata e tappiamo anche l’ultimo buco, sarà l’intera diga a non reggere più, travolgendo ogni cosa.

E non serve uno Stregone per fare una profezia del genere.

*Le storie sono vere. Tutti i nomi usati sono nomi di fantasia

Roma — Baobab Experience

Siamo voluti andare più a fondo della questione e gli abbiamo chiesto cos'è cambiato in un anno di Governo non esattamente famoso per l'accoglienza nell'ensamble Stregoni e nella percezione dell'aria che tira, in generale.

L’impostazione di Stregoni non è mai cambiata in questi anni, ma all’inizio abbiamo avuto enormi difficoltà, non con i ragazzi intendiamoci. Spesso ci venivano chieste spiegazioni sul nome, sul logo nero e scuro, sul perché avevamo fatto la scelta di non avere un organico stabile.
La risposta è sempre stata la stessa: non vogliamo commiserare nessuno, non vogliamo sensibilizzare nessuno: non siamo i paladini delle cene etniche e del multi culturalismo: vogliamo sapere cosa pensano realmente questi ragazzi, dato che nessuno sembra mai occuparseneOggi la situazione si è capovolta: ora che la maschera del politically correct si è sbriciolata con conseguenze elettorali pesantissime, il nostro approccio è compreso a fondo.

Ai ragazzi invece, a loro è sempre piaciuto e questo mi rende orgoglioso. Sul palco il nostro compito non è fare buona musica, è discutere e far capire a tutti che vanno bene così come sono, fare entrare il conflitto, accettarlo. Oggi la situazione è precipitata e molte persone rischiano di finire ai margini, anche perché l’ostitlità e la violenza hanno una percezione sempre più alta tra i Nuovi Arrivati.

A me è stato insegnato che la politica è ciò che fai, non quello che dici. Io e Above the Tree queste cinquemila persone con cui abbiamo suonato le abbiamo incontrate per davvero, una dopo l’altra, non gli abbiamo mandato una richiesta di amicizia.
Non dobbiamo “ripartire” da nulla perché non ci siamo mai fermati. Nemmeno davanti all’ostilità di chi è contro l’accoglienza: quella è una delle prime cose importanti che hanno bisogno di essere capite e contestualizzate.

 

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L'articolo Questa storia non vi piacerà: tre anni di Stregoni di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 20/06/2019 16:00

Tag: politica - Questo nostro grande Instagram

Pagine: Johnny Mox

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