Musica nelle valli - S.Martino Spino (Mo) Live report, 20/05/2001

26/05/2001 di



SABATO 20maggio2001
E’ più o meno l’una e mezza, il sole è a picco. Vaprio d’Adda (Mi), punto di ritrovo Bar Pane, ovviamente. Si fa l’appello: Io, Tinx, Rost, Kappa, Ene, Galle, ci siamo tutti. Il tempo di insultare Iazu che gli insulti se li merita sempre e poi via, subito che si parte, direzione San Martino Spino, tra Mantova e Modena, per Musica Nelle Valli, indipendent festival.

Io, il Tinx e Rost sulla mia macchina, il divieto assoluto da parte dei miei 2 compagni di viaggio di farmi mettere i Massimovolume, uffa, allora vi beccate i Bluebeaters, no mettiamo Elio. E un po’ anche Guccini che stiamo andando in Emilia ed è giusto così. Un po’ di easypunk? Ok, le Pornoriviste giusto x gradire. Sull’altra macchina viaggiano Kappa, Ene e il Galle. Viaggio senza vento dei Timoria. Velocità di crociera 100 all’ora. un sole della madonna fuori a illuminare rossi campi di papaveri. Uno spettacolo!

“ma Pavero a proposito che fine ha fatto? Ah, sta girando un film, beh ma lui è un regista dai altrimenti sarebbe venuto, l’aveva detto che ci teneva…”
Ancora non ci credo che stiamo andando a un festival tutti insieme e non sono da solo. Sono raggiante. Schiaccio il pedale dell’acceleratore che non vedo l’ora di arrivare. Attraversiamo il ponte sul lago di mezzo, lasciandoci una splendida Mantova alle spalle ed è già tempo di fare benzina. Un deca (10000£) a testa, un vaffanculo a chi fa costare così tanto la benzina e un altro vaffanculo a chi produce macchine che consumano altrettanto. Si riparte. “Supergiovane” dalle casse della macchina, che non siamo né matusa né governi.

Passiamo il Po a Ostiglia e siamo a Revere, ovvero le mie origini, per parte di padre io vengo esattamente da qui. Generazioni e terra che mi bruciano dentro. La Lombardia che sfuma nell’Emilia Romagna. Poggiorusco, direzione Mirandola. “ecco lì a sinistra, c’è il cartello”. Festival, San Martino Spino (Mo). 12 kilometri in mezzo ai campi, ma davvero. campi e campi e solo campi. Balle di fieno e trattori. Questa è la pianura padana, questa è la vera campagna. Nient’altro che terra arata e coltivata. Sguardo che si perde all’orizzonte. I pensieri sono suppergiù questi: ma come hanno fatto a organizzare un festival in un posto così infognato ma chi volete che ci venga? Arriviamo. I pensieri sono prontamente smentiti. Macchine parcheggiate e viavai di gente. Ottimo.

Montiamo le tende. Più o meno bene, più o meno rapidamente (uffa Tinx mica è colpa mia se la mia tenda ha il bastoncino rotto! Mica c’è bisogno di prendersela così). Il Galle se la ride di gusto e non è l’unico. Per fortuna riesco a convincere il Tinx a non montare la veranda… Vabbeh dai andiamo.

Ingresso 10000£ valido per entrambi i giorni. Spilletta in regalo. Biglietto giallo SIAE da conservare tassativamente. Che organizzazione. Fooltribe vuol dire qualità. I miei soci fremono, dov’è che si beve? Per di là.

Ecco.

Ecco Juliet e la Simo! Sono già qui, che loro arrivano da Pegognaga che è a una mezz’ora di strada non di più. Ciao Simo SMACK Ciao Jul SMACK. Siete splendide! Mammacara che stile Jul! Ma porcaeva ma possibile che sei sempre così?? Sì perché voi dovete sapere che Jul oltre ad essere bellissima già di suo e ad avere un talento della madonna a fare le fotografie, ha uno stile nel vestire che secondo me parecchia gente la copia di brutto in alcune trovate tipo accostamenti o accessori… (si è fatta un collare con un metro da sarta giallo fatevoi!).

Viaggiato bene? Sì dai l’abbiamo trovato subito il posto. Siamo stati bravi.

MUSICA NELLE VALLI, 6° edizione. 4 giorni di concerti, un cast da leccarsi le palle. Praticamente tutta la créme della scena indipendente italiana. Concerti dal pomeriggio a notte inoltrata. Roba da fare invidia a festival ben più blasonati, ve lo assicuro. L’unica mancanza è sul cibo. Porcaeva nella terra del tortellino e del buon mangiare la cucina sforna solo patatine e salamelle. Ci si accontenta dopo una estenuante trattativa di Rost per un megasconto comitiva…

Una bottiglia di vinorosso sul tavolo. Pronti?

Redworm’s farm al solito imperdibili, “un approccio alla musica di una immediatezza della madonna”. Suonano per primi e questo dovrebbe penalizzarli, se non che questi 3 padovani il loro seguito di fedelissimi (o per lo meno curiosi) inizia ad avercelo. Davvero atomici, molto Unwound e Reiziger, come ha scritto juliet nella recensione che trovate su Rockit (e vieni più spesso a farci un giro sul sito, vi assicuro che ne vale la pena, ma forse se stai leggendo questo pezzo non hai certo bisogno che ti dica cos’è giusto fare…). Ah jul, ma dove sei che volevo ringraziarti per il loro cd? Sei là davanti in prima fila, a scattare mille foto e a bruciare che a te i Redworm’s ti piacciono proprio abbestia –sorriso- Mentre io me li vedo da distanza kilometrica (meglio sarebbe dire li sento soltanto), perché coi soci ci siamo piazzati nell’angolo più infognato (e assolato) della festa. Indovinate a fare cosa? Oh yes
… sono le 16,30 si comincia… let’s go smoke’n’roll !

Intorno al quinto sifolotto fanno la loro comparsa le bolognesi, ovvero daniela+elena che sono di Cento ma per noi sono ‘le bolognesi’, conosciute in una vacanza in campeggio nelle marche un bel po’ di annetti fa ormai e rimaste miracolosamente in contatto. Simpatiche. Partono bottiglie di vinorosso a nastro. Si sono portate dietro un manichino semovibile che ogni tanto sorride e ogni tanto figheggia, si dice anche dalle vostre parti “una figa di legno”? ecco, così. E mentre con le 2 amiche in carne e ossa ci si racconta fino al fatidico “come vedete non è che sia cambiato poi tanto” (ma, chissà…), i Joe Leaman salgono sul palco e attaccano il loro liveset. Ma te sei lì bollito cosa vuoi capire? Capisco capisco, lasciate stare che capisco. Come capisco benissimo che la bassista è un’ulteriore conferma dell’assioma più famoso della storia del rock… si ma tanto sta insieme al Gianca il cantante. E va beh per la madonna come siete scassaballe! Comunque. Bravi, veramente bravi, non gli si può dire un cazzo se non bravi. Applausi meritatissimi. Comprate il loro cd (io già ce l’ho!)

Tra il pubblico si vede di tutto, punkettini e punkettoni, hardcore boys che loro sono della scena, alternativi (nelle versioni classic, trendy e update), sfigati spaesati e sfigati convinti, belle fighe generiche e belle fighe da fotografia e scambio di email, fotomodelli contadini e fotomodelli che si sono montati la testa e adesso loro studiano veh, eh sì nella città, loro sono studenti fuorisede vaccaeva pensa un po’ te, loro sono artisti. I migliori rimangono ora e sempre i rockabilly (più o meno psyco). L’assenza (o limitatissima presenza) di freakkettoni del cazzo mi dà gioia immensa. Non si sentono bonghi suonare, libidine!

Noi si continua. Inchiodati al nostro tavolino. C’è parecchio da fare su…Atmosfera tranquilla, rilassata, il tinx è stupito quanto me , ma come se la prende comoda la gente qui. Già… non posso fare a meno di prendermela altrettanto comoda… e così mi perdo buona parte dei restanti gruppi della giornata. Sapete com’è. quando si esagera si esagera. E dopo 100, il 101esimo è sempre di troppo. Specialmente se è un tubo fatto in tenda.

Vaghi sprazzi e impressioni

dei Jasminshock , più che positivi, con la cantante a contorcersi sul palco e kappa che mi dice “cazzo bravi questi! Procura il cd che mi piacciono”

qualche nota e parola cuoreamorosa dei semileggendari piemontesi Perturbazione

Stefano Giaccone e la sua chitarra per un paio di pezzi che non raccolgono, diciamo così, particolari consensi.

Praticamente nulla dei Rollercoaster . Decisamente messi in secondo piano da un panino con la salamella e patatine fritte e ancora vino.

Giardini di Mirò al solito bravi, molto bravi. E seguitissimi, mi sembra di capire: o sono io che vedo doppio (probabile) o il pubblico è praticamente raddoppiato. Gli applausi non si fanno attendere. Tutta questa musica strumentale qui, atmosfere dilatate e post-rock vario a me personalmente dopo un po’ mi sfiacca un pò le balle… E allora si preferisce distrarsi. Eccome.

Poi raggiungo gli altri in tenda. E c’è il tinx che russa di brutto tutta la notte. E parecchi simpatici coglioncelli che decidono di non far dormire nessuno gridando per tutta notte “nessun dorma” e poi “fate del porno” e poi “se non ci riesci a chiavare con la tua morosa chiamami che te la chiavo io”.

Le campane del campanile rintoccano ogni quarto d’ora.

Mattina arriva in un attimo…
Come l’ora per gli altri di andare a casa….

… sigh…. A casa??? Già.

… il tinx deve andare dal dentista, dev’essere a Vaprio alle 2. Ma tinx ma dal dentista di domenica? Sì è un amico di famiglia che mi fa un favore lo sapevi già, te l’avevo detto prima di partire che io domenica dovevo essere a casa.

Smontiamo le tende.

Gli altri boh non capisco se costretti o sollevati caricano tutto in macchina.

Boh, vabbeh… allora ciao. Io resto qui, tanto in 5 sulla macchina di kappa ci state.

Ciao fiz.

DOMENICA 21maggio2001

Domenica quindi, sono le 11.30. seduto da solo su una panchina, mi sembrava strano…
La tendopoli è addormentata, poca gente assonnata in giro. Cosa cazzo faccio? Colpo di genio. Vado a Revere a trovare i miei zii, così oltre a salutarli che non li vedo da una vita ci scappa di sicuro un pranzo decente. Prendo la macchina e metto in moto, via in venti minuti sono sull’aia della cascina con mia zia che apre la porta e a momenti sviene nel vedermi lì e continua a ridere e a dire “ma che matto di un nipote che ho” (ovviamente in dialetto mantovano) e il cane che abbaia perché mi ha riconosciuto e dopo sono obbligato a portarlo a fare un giro nei campi. Ed entriamo in casa e mia zia che è contentissima mi riempie di complimenti per la laurea e mi da subito un bel pezzo di parmigiano di reggiano da mangiare. UAU. Ma non c’è la Luara, ovvero mia cugina? no è andata al mare con le sue amiche, peccato l’avrei salutata volentierissimo. Arriva lo zio dai campi e anche lui è così sorpreso che a momenti non mi riconosce. Subito a tavola. A suon di tagliatelle al ragù e petti di pollo. Uno spettacolo, come cucina mia zia è uno spettacolo. Si beve il vino fatto da mio zio, gusto dolciastro e molto aromatico, l’uva americana prevale sul resto. Due bei bicchieroni a fare le guance rosse e a raccontare del perché della visita e sono a un festival qui vicino, ma stasera perché non dormi qui? E perché no? Va bene. Che bello che sei venuto a trovarci non vieni mai. Allora facciamo che telefono a juliet e gli chiedo se mi passano a prendere qui lei e la simo. Caffè e dolcetti fatti in casa. E per fortuna che non ti avevo avvisato zia se ti avvisavo cosa mi facevi trovare scusa? Un pranzo di 13 portate? Dire che sto bene è poco. C’è tempo anche per un sonnellino sul divano. Mi addormento con una strofa di una canzone di guccini: “la casa sul confine dei ricordi”

Colpo di clacson.

La micra nera e le due splendide sono arrivate. Ciao zia io vado ci vediamo stasera allora.

“Che matto di un nipote che ho”

San Martino Spino Musica Nelle Valli parte seconda.

Ciack. Azione.

Siamo seduti sul prato.

Sulle note soporifere dei Fourire (i tecnici parlano di improbabile pastiche tra i Pearl Jam senza Eddie Vedder e Mogwai senza cervello (??)), la Simo rivede il suo ex-ragazzo dopo 2 anni (e come da copione è felicemente fidanzato con un’altra), io finisco la mia prima birra, Jul non smette di guardarsi attorno mentre ammucchia erbacce.

Cielo coperto. Se va a piovere fa brutto. “Questi qui dopo 3 canzoni hanno già scassato le balle”. Concetto che mette tutti d’accordo.

H-Strychnine . Iniziano con un bel riffone ultrafamoso dei Deep Purple, maranzissimo. E si mantengono sugli stessi livelli di maranzeria con crossover vieppiù pompato e rasta korniani a bizzeffe. Loro se la sudano un bel po’, il pubblico rimane pressochè gelido. Nonostante i ripetuti inviti del frontman che annuncia ogni pezzo come “questo è un ballabile”. Nu-metal accademico, nulla di trascendentale.

Becco Mr Grankio dei PA.Y. (sì lo so che è un nome del cazzo ma loro sono personaggi mica posso svelarvi la loro identità…), anche lui in trasferta da quel di Milano. mi dà il loro ultimo singolo, con la cover versione radiofonica de ‘Il triangolo’, roba really autoprodotta cioè cd masterizzato e copertina fotocopiata a colori. Bravi ragazzi! Ringrazio. Ci vediamo dopo per un goccio di vino insieme.

E’ il turno degli epilettici Encore fou da quel di Aosta, professoressa jul mi suggerisce che il loro è per la precisione screaming core (hardcore urlato, ma va?) che va tanto ultimamente. La sensazione scolastica continua per tutto il concerto, che per ogni canzone si fermano e la spiegano, tipo lezioncina, infilando un bel po’ di luoghi comuni sull’inutilità della fuga, sul cambiamento e la mutazione, sul sessissmo et similia. Tanto generosi (?) quanto noiosi alla fine. Dai bello suona e non scassare i maroni! La gente applaude ma qui la gente è davvero troppo preparata e attenta. Una cosa del genere a Milano avrebbe racimolato 2 o 3 gatti freddissimi a 10metri dal palco (e 200freakettoni a suonare i bonghi poco più in là, ma lasciamo perdere…)

Iniziata maluccio la giornata come gruppi oggi eh? Ma poi sarà un crescendo. Con un’accoppiata incendiaria. Piuttosto, inizia a fare un freddo della madonna vaccaeva che siamo a maggio merda. Vado in macchina a prendere il maglione. Torno. Juliet e la Simo sono sparite. Sarebbe anche l’ora di cena, penso, mentre i CUT si preparano sul palco. Bah, mi siedo un po’ al tavolo e scribacchio qualcosa, mi porto avanti col lavoro. Che imprenditur che sono. Imprenditur di me stesso, me oui !

Con Elena Skoko, ovvero la frontwoman dei CUT, che festeggia il suo compleanno (chissà quanti anni compie, ma l’età non si chiede alle signore…) ed è visibilmente emozionata dal fatto. I CUT suonano all’ora di cena e quindi c’è molto ma molto meno pubblico di quello che si meriterebbero. Ma loro spingono di brutto lo stesso, tanto che già dopo il secondo pezzo si impone una breve pausa per inchiodare la batteria sul palco “come cristo sulla croce”, puntualizza il chitarrista. Si riparte. Si accendono luci rosse si sprecano ansimi e sospiri per un rock’n’roll torbido che sa di sesso. Bell’impatto sul pubblico. Bravi come strumentisti. Ottimi a livello compostivo. Beh d’altronde sono l’animaccia della Gammapop no? Qualcosa vorrà pur dire…
Ho una fame che adesso mi mangio il tavolo. Jul sta facendo le foto definitivamente rapita dallo charme di Elena, la Simo idem. Le intere prime file sono rigorosamente al femminile. Ma che cos’ha lei che io non ho? Una loungette di fintapelle strabiliante, un fisico mozzafiato, una faccia da contadinella che ne sa due più del diavolo e un sex-appeal da Cristina Martinez venuta su a lasagne e senza troppe balle x la testa. Ok fiz maschietto inutile stattene lì buono buonino nell’angolo e accontentati di scribacchiare qualcosa su quel blocknotes tutto strappato…

Jul: “che donna fiz, che donna!“ (sospiro)

Salamella e patatine buttate giù a piombo. Niente da bere che ho finito i soldi.

Ormai fa un freddo cane.

Non la pensa propriamente così il batterista degli One Dimensional Man (inseriti all’ultimo in scaletta l posto degli Infranti), personaggio che ve lo raccomando. Si toglie pantaloni maglietta mutande e, dopo aver annusato queste ultime, con perfetta noncuranza se la cammina polleggiato verso il suo seggiolino alla batteria. Giusto per mettere le cose in chiaro. La gente è allibita. Inizia il concerto. Ed è un concerto che spacca il culo! Energia primordiale, roba che ti vien da pensare che questi 3 pazzi veneziani sono strafatti di alghe tossiche della loro cazzo di laguna! Acid’n’roll brutale! Una decina di pezzi e il pubblico impazzisce! Le teste e i culetti ondeggiano, le mani battono, i piedi si muovono! Potentissimi, ruvidissimi, deviatissimi! Ed è tutto un alzare i volumi degli ampli pezzo dopo pezzo e fischia su tutto con il fonico che si dispera e smadonna ma i 3 sul palco sono troppo fatti e rapiti indemoniati sai a loro cosa cazzo gliene frega! Uno spettacolo! E il concerto che si incattivisce e si incattivisce e si incattivisce e spazza via tutto quanto c’è stato prima! Mi manca il fiato. Qualcosa di devastante. Sono cresciuti in maniera esponenziale! Mai visto niente di simile, di fisso in Italia al momento gli ODM si piazzano sul podio dei migliori gruppi live.

Poi…

Poi lasciamo perdere

Poi la serata si fa davvero (troppo) fredda.

E io probabilmente mi perdo (o mi sono perso, appunto) alcuni passaggi: parole, sentimenti, chiavi della macchina e/o qualcos’altro. Mi faccio accompagnare a Revere, a casa di mia zia. Beh allora ciao Jul ciao Simo…
Piove fortissimo. Per fortuna le chiavi di casa sono nascoste lì sul davanzale. Salgo le scale, non accendo una luce che sia una. Mi infilo nel letto vestito e dormo.

Un sonno senza sogni.

LUNEDI 22maggio2001

Mi sveglio. Guardo fuori dalla finestra. Piove fortissimo, ancora. Scendo in cucina che è mezzogiorno passato. “hey avevi sonno eh?”. Beh sì zia in effetti sì…
La cucina mantovana riporta per un attimo il sole. Poi un caffè. Zia ti dispiace se faccio una telefonata?

Va a finire che per un motivo o per l’altro parto da Revere in direzione casa che sono già le 5. Saluto gli zii. Mi aspettano 3 orette di trip solitario e non sono proprio dell’umore. Ma così è se vi pare e quindi.

Il viaggio di ritorno è infossato nella malinconia, “piove dentro e fuori” mi trovo a scrivere come cento altre volte. Ascolto il primo disco dei La Crus, il concetto è un po’ quello di sempre: “e va bene… continuiamo a farci del male”. Nanni Moretti docet. Mantova, Cremona, Crema. Macino chilometri in totale assenza di suoni e pensieri. Campi che scorrono fuori dai finestrini. Mi arriva un mex sul cellulare “dicevo che a noi 2 le cose non vanno mai come dovrebbero. Accadono e basta. Ma non è colpa di nessuno. Ma dispiace e fa un male particolare. Ti abbraccerei adesso. 3 baci malati”. Appoggio il cellulare sul sedile di fianco. Alzo un po’ il volume della radio. Pioggia che cade. Girare il volante quando ci sono le curve. Schiacciare il freno, l’acceleratore, la frizione, cambiare marcia, accendere le luci di posizione, freccia a destra o sinistra a seconda delle necessità.

“tu sei l’inverno in fondo al cuore, sei l’estate che non c’è…”.

Un semaforo. Una strada a curve. Una rotonda. Strada dritta come fosse interminabile. Curva a destra. Un benzinaio. Un ponte, sull’Adda.

E già vedo casa mia laggiù.

E quando parcheggio la mia gatta mi salta sul cofano e inizia a muovere la coda e graffiare il vetro x salutarmi.

E ha smesso di piovere.

E domani è di certo un altro giorno…



Le band:

- Redworm’s farm
- Joe Leaman
- Jasminshock
- Perturbazione
- Stefano Giaccone
- Rollercoaster
- Giardini di Miro'
- Fourire
- H-Strychnine
- Encore fou
- Cut
- One Dimensional Man

Pagine: Cut Stefano Giaccone Giardini di Mirò Joe Leaman One Dimensional Man (ODM) Perturbazione Jasminshock H-Strychnine Red Worms' Farm

Commenti

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