Chi decide la musica per le sfilate di moda?

Kanye West e la sua Yeezy season 2. Immagine via harpersbazaar.com - Kanye West e la sua Yeezy season 2Kanye West e la sua Yeezy season 2. Immagine via harpersbazaar.com - Kanye West e la sua Yeezy season 2
15/07/2016 di

Con l'ingresso del primo abito in passerella ha inizio l'ultima fase di un complesso lavoro durato mesi. In poco più di dieci minuti si condensa e comunica al pubblico l'interezza di un progetto artistico utilizzando tutti i mezzi a disposizione: tessuti, accessori, coreografie, luci e musica. Infatti, al pari dei vestiti, la colonna sonora che accompagna una sfilata ricopre un ruolo cruciale nell'economia dello spettacolo, evidenziando i concetti chiave che ispirano la collezione e dettando letteralmente il ritmo, sia di esecuzione che di fruizione. La scelta dei pezzi da inserire nella playlist diventa, quindi, non solo un valore aggiunto allo show, ma ne è uno dei componenti cardine
In questa ottica, non è strano pensare che il lavoro di definizione e realizzazione della colonna sonora di una sfilata venga affidato a una figura professionale specifica, quella del fashion sound designer, che deve avere competenze da musicista, dj, ingegnere del suono e ovviamente capirci anche qualcosa di moda.
Ma chi sono questi professionisti, e cosa fanno di preciso?

(Un'immagine dalla sfilata primavera/estate 2016 di Prada. Via)

In alcuni casi il compito può ricadere direttamente su musicisti o band che incarnano particolarmente bene lo spirito della collezione, come nel caso della collaborazione di Beck alla soundtrack per la primavera/estate 2005 di Dior Homme, per la quale ha scritto addirittura un tema originale; stessa cosa ha fatto Thom Yorke per l'autunno/inverno 2013 di Rag & Bone, arrivando poi direttamente al live di St. Vincent durante la sfilata autunno/inverno 2014 di Diane von Furstenberg.
I live show sulla passerella, in particolare, sono uno dei metodi più diretti per connettere moda e musica: tra gli esempi più lampanti a riguardo c'è la coerenza stilistica tra capi e colonna sonora nelle sfilate di Philipp Plein, che accompagna le sue lussuose collezioni di street sportwear dal sapore gangsta rap con il lavoro di artisti trap, o esibizioni live di rapper come Iggy Azalea o Azealia Banks. Sulla stessa linea anche Nasir Mazhar, stilista dalla prolifica vena sperimentale che ha scelto di affidare la direzione musicale della sua collezione primavera/estate 2017 a L-Vis 1990 aka James Connolly, tra i fondatori dell'etichetta elettronica britannica Night Slugs. Ma anche prendendo in considerazione brand molto più conosciuti, il pattern non cambia: la collezione primavera-estate 2016 di Prada è stata presentata come “una ricerca sull'evoluzione ciclica, la frammentazione e la stratificazione delle decadi del passato, per riconfigurarla nella modernità”, e per far fede a questa iperbolica introduzione il brand ha realizzato una campagna pubblicitaria nella quale è stato coinvolto il producer Arca, al secolo Alejandro Ghersi, musicista perfettamente in sintonia con l'approccio di Prada ispirato alle avanguardie del '900. Ma anche guardando al passato quest'aspetto di ricerca musicale della maison Prada non cambia: già nel '99 i vestiti erano accompagnati dai suoni di Steve Reich.

 

Mettendo da parte le collaborazioni eccellenti con musicisti e band, rimane centrale il ruolo del sound designer. Molti dei grandi nomi del settore hanno iniziato in veste di dj, come il guru Rene Arsenault, legato in particolare al lavoro creativo dello stilista Tom Ford fin dai tempi della sua permanenza sotto il brand Gucci. Simile background musicale per Frédéric Sanchez, che lavora con continuità per Prada e Marc Jacobs, e ancora un passato da dj per il francese Michel Gaubert, paladino delle case di moda d'oltralpe come Chanel, Dior, Céline.
Quello di Gaubert è un passato particolarmente ricco di esperienza, dato che l'attuale fabbricatore di suoni degli stilisti francesi (e non solo) era il dj resident del club Le Palace di Parigi negli anni '80, la risposta europea allo Studio 54. In una recente intervista a Dazed Digital, racconta così l'esperienza della creazione di una soundtrack per una sfilata: “Everything happens so fast – there are so many things to look at and so many different crafts involved in the creation of a show that only lasts ten minutes. I find it all really exciting. All this energy thrown into something so ephemeral yet so crucial is magical. It’s like a creative orgy!

(Michel Gaubert e Raf Simons. Immagine via)

Insomma, se gran parte dei punti di riferimento in circolazione hanno mosso i primi passi tra club e vinili ci sarà un perché: com'è prevedibile, per diventare un bravo fashion sound designer ci vuole uno smisurato amore per la musica. Ma lavorando a stretto contatto con stilisti, abiti e modelli non deve mancare anche una buona conoscenza del mondo della moda, sia come industria che come arte, da trattare con occhio critico e sensibilità estetica, spendendo del tempo per approfondire l'aspetto materico quanto quello sonoro di un fashion show.
Non tutti i professionisti del settore migrano dalla figura del dj, soprattutto nel caso delle nuove leve. La professione del sound designer non è certo nata ieri, ma le strutture didattiche specifiche e i corsi preparatori dedicati possono tranquillamente essere considerati storia più che recente. In Italia la strada per diventare fashion sound design passa per l'Istituto Europeo di Design, tramite corsi specializzati nella ricerca sonora, e nell'apertura alla sperimentazione di scuole come il Polimoda di Firenze, che propone letture e approfondimenti sulla realizzazione delle colonne sonore per sfilate.

(Florence and the Machine si esibisce durante uno show Chanel. Foto via)

Al pari del commento sonoro di un film, la musica di una sfilata detta l'atmosfera, il ritmo e riflette le influenze culturali della collezione; l'intero processo decisionale viene interamente condiviso con lo stilista, che incontra più volte il sound designer per concordare e confrontarsi sui titoli e sul loro successivo mixaggio per la sfilata, e spesso in questo modo si instaurano sodalizi artisti e professionali lunghi decenni. Proprio come accade tra un regista e un compositore di colonne sonore.

Tag: colonna sonora music business

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