"No Capitulation": la compilation dalla città che non esiste

Benvenuti a Hpyrloo, luogo utopico dove nulla è impossibile. Da qua vengono otto band immaginarie, dietro cui si celano alcuni grandi personaggi della galassia DIY. Le troviamo tutte in un disco di verissimo punk e situazionismo, per dichiarare guerra all'omologazione

13/07/2026 - 14:01 Scritto da Giuseppe Catani

Paolo Palmacci è una nostra vecchia conoscenza. Sappiamo che si sta facendo un mazzo tanto per mappare le fanzine punk italiane degli anni ’80, convertirle in pdf e offrirle in pasto (gratuitamente) al popolo della Rete. L’operazione, chiamata in codice Capit Mundi?, ci piacque così tanto che non ci rimase che intervistarlo. Una volta aperto il microfono, fummo inondati da una quantità industriale di pensieri, parole, opere e omissioni. Più che altro parole: il potere taumaturgico del punk, lo Zeitgeist (se mai sapessimo cosa significa), il rewind antropogenetico (idem) e via così.

Fu un particolare a farci drizzare le antenne: la prossima mossa del progetto sarebbe stata la pubblicazione di una compilation in vinile allegata a una fanzine. Palmacci, sempre lui, ci raccontò di un incontro fatale con tale Karen Eliott, avvenuto in un bar di Ferrara.

La copertina di 'No Capitulation'
La copertina di 'No Capitulation'

La ragazza, racconta, fu così carina da omaggiarlo di una borsa piena di fanzine, audiotape, vinili e volantini. Inevitabile che ci assalisse un dubbio: ma Karen Eliott non è forse un nome collettivo? Non staremo mica parlando della sorellastra di Luther Blisset? E poi i nomi di quelle band (ci torneremo), le loro strane assonanze con vecchi spot televisivi, quei giochi di parole… Non è che questo qui ci sta prendendo per il culo?

No: l’album è uscito davvero, 300 copie numerate, vinile 180 grammi. Ha preso il titolo diNo Capitulation e l’artwork della copertina è opera (nientedimeno che) di Tanino Liberatore! E non è mica finita qui: il suo interno contiene tante altre cose buone dal mondo, non solo la suddetta fanzine (Capitzine?, arricchita da immaginifici interventi grafici di Giacomo Spazio, Angela Valcavi e Fabrizio Basso), ma anche un vinile viola tascabile da 3 pollici sublinguale (per una più facile assimilazione digitale del suono) e il modulo per la domanda di residenza nella città libera di Hpyrloo (pronuncia: a-c-capirlo). Oddio, siamo proprio sicuri che Palmacci non ci stia prendendo per il culo?

Tranquilli, la situazione è sotto controllo. Siamo semplicemente alle prese sì con un disco folle, esagerato, divertente, spiazzante, ma si intravede un senso. Sin dal titolo: nessuna resa, il che, tradotto, significa DIY contro AI, umanità contro macchine. La salvezza si trova a Hpyrloo, città utopica senza governo e governati, una sorta di quella Città del sole idealizzata da Tommaso Campanella, anarchia a manetta, un simbolo della riscossa dell’umanità e del sottobosco punk, unico luogo nel quale è possibile preservare (ed elaborare) lo spirito critico.

Questa compilation, ma potremmo chiamarla anche disco collettivo, poteva nascere solo da una città immaginaria, dove la parola impossibile non è contemplata. Hpyrloo è luogo eletto in grado di produrre musica e situazionismo da guerriglia urbana, a difenderla ci pensano i soldati dell’underground, i partigiani di tutte le subculture dotati di persistenza e ostinazione non autorizzata, volgarmente detta cocciutaggine, testa dura: condizione mentale plasticamente espressa da Ranxerox in copertina”.

Prendiamo i nomi delle band allineate lungo i solchi del vinile: Jim Secjelagotch, Punkiderma,
Tcytuah, Noir Honey, Miss Antropussy, Sonic Barabba, M’Incul Pop, Tom Binou and the
Ratlickers. Inutile googlare: se la città da dove arrivano è immaginaria, anche le loro ragioni sociali sono frutto dalla fantasia. Ma dietro quei moniker così bizzarri batte il cuore di alcuni venerati maestri dell’anticonformismo tricolore: l’agitatore culturale Giacomo Spazio, Tiziana Lo Conte, ovvero una delle voci dei Gronge, il chitarrista Claudio Moneta (Roseluxx, Fiesta Alba), gli sperimentatori folli Vittorio Nistri (Deadburger, Ossi, Maisie, Forbici di Manitù) e Filippo Panichi, il ricercatore dello spirito e della materia Dario Antonetti (Kryptasthesie, Effetto Doppler), il guru dell’industrial Dario Polvara (maXaiver, Senza Vergogna), oltre al plurinominato Paolo Palmacci.

Tutti insieme appassionatamente a muovere i fili di quello che possiamo considerare un concept album, alle cui fondamenta trovano spazio attacchi al pensiero dominante e all’omologazione, alle guerre, al neoliberismo, ai danni provocati delle religioni, alla censura, alle verità mancate sulle stragi di Stato. Il tutto espresso con ironia, metafore, rimandi.

Il testo di Had to Cach the Latex, tanto per fare un esempio, si fa largo tra gocce di gorgonzola, la zizzona di Battipaglia e Jim Morrison. Caos organizzato all’interno del quale trovano spazio l’energia punk, un tot di elettronica, un pizzico di pop tout-ourt, qualche afrore new wave, il rumorismo in salsa techno. Il che significa che ognuno dei soggetti coinvolti ha agito di testa sua, senza mediazioni, dando sfogo alla propria creatività, senza mettersi a pensare di rendere il suono dell’album omogeneo o legato a qualche inutile fil rouge. Altrimenti, che cavolo di anarchia sarebbe?

La quadratura del cerchio trova la sublimazione in un altro afflato di follia: gli otto pezzi della compilation sono intervallati da brevi spot pubblicitari sui generis. Siamo sulle tracce di "Sell Out", pietra miliare degli Who, ma le intenzioni non sembrano le stesse. Se da una parte Roger Daltrey e compagni si erano imbarcati in una sorta di audace, almeno per allora, scherzetto (da ricordare che l’album uscì nel 1967), No Capitulation spara più in alto, inventandosi reclame di emulatori di pensiero, di abbonamenti settimanali per apparire felici, di filtri per maschere antigas, di giochi di ruolo ispirati ai Protocolli dei Savi della R.S.A. di Hpyrloo e tante altre cose inverosimili (ma non troppo) da consumare in fretta senza porsi troppe domande.

Anche perché l’obiettivo dichiarato di No Capitulation è la “bonifica della palude mentale”. E se chi ascolta non dovesse comprendere sino in fondo dove stia andando a parare la puntina del giradischi, può comunque aderire a una conveniente promozione riassunta nella parte finale dell’album: “Ascolta oggi e inizia a capire in comodissime rate a fine 2028”. Un’offerta sempre valida, sia chiaro.

Ma, in fondo, che cos’è No Capitulation? Nient’altro che un geniale flusso di (in)coscienza, un tentativo di affrontare la realtà aggirandola, un detournement in puro stile Guy Debord. Cercatelo, lo troverete nei peggiori negozi di dischi di Hpyrloo.

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L'articolo "No Capitulation": la compilation dalla città che non esiste di Giuseppe Catani è apparso su Rockit.it il 2026-07-13 14:01:00

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