Perché è importante andare ai concerti, oggi più che mai

Foto di Alessandro SozziFoto di Alessandro Sozzi
28/06/2017 di

In un orizzonte in cui gli eventi sono moltiplicati (infatti siamo i più grandi produttori di informazioni di sempre) si sono moltiplicate anche le esperienze artistiche: è possibile per chiunque coltivare un hobby che abbia a che fare con l'arte, pretendere di essere filmato o di avere una storia da raccontare. Tutti hanno un programma di grafica o di composizione musicale sul proprio pc, le stampanti 3D non costano poi neanche tanto e gli smartphone non hanno mai reso così facile fare foto e video di un qualsiasi evento.
Quindi come si distingue l'arte oggi? Forse, all'arte è sfuggito ciò che all'arte appartiene di più: il potere dell'illusione di cui gli iconoclasti avevano avvertito l'ampiezza. La capacità di sfidare il reale e crearne un parallelo; motivo per cui Lando di Pietro, nel 1337, incastonò nella testa di un crocifisso una preghiera incisa su pergamena: «Et lui dovemo adorare et non questo legno».
Ora che tutto è visibile, tutto è immediatamente realizzato nell'immagine, nelle foto che assomigliano più a "scene del delitto" che a suggestioni, ora che è possibile riprodurre qualsiasi cosa in modo ludico o ironico, dov'è l'arte ora che la distinzione con la produzione di immagini comuni è sempre meno netta?

Un mese fa c'è stato uno degli esordi live più attesi della stagione, quello di Liberato, vocalist/producer (o collettivo?) di cui la faccia non è mai stata svelata e che proprio per questo ha sedotto tutti. Ancor prima di capire cosa sia successo, va detto che l'operazione ha dalla sua molte cose che funzionano: una presentazione visiva di tutto rispetto grazie al regista di videoclip Francesco Lettieri, l'uso di uno dei dialetti che in Italia ha un proprio mercato e delle produzioni azzeccatissime che si rifanno alle ultime tendenze internazionali. A poco servono i commenti dei napoletani che si lamentano per un debutto live fatto a Milano e senza napoletani sul palco (oltraggio!), perché quella del novello Gianni Celeste remixed by The Weeknd non ha molti precedenti.

Quello che davvero è un elemento fondamentale dell'esibizione di Liberato è l'hic et nunc, l'"aura" di cui parlava il critico Walter Benjamin. È il qui e ora che costituisce il nucleo della sua autenticità. Ora che il master di un disco diviene liquido, perde cioè un supporto, ci troviamo di fronte a un'autosufficienza della tecnica. Il supporto viene recuperato solo tramite edizioni speciali numerate, costose, che anelano allo status di opera d'arte. Ciò che i cofanetti cercano di ridare al disco è la sua aura, la sua capacità di restituire uno sguardo all'osservatore che sappia sedurlo, che sia fatto di unicità e durata piuttosto che di labilità e ripetibilità.
Se dobbiamo pensare però a un hic et nunc massimo, in un'epoca come questa, a fare la parte del leone è la prestazione del performer. Il pubblico segue in prima persona e pian piano scopre, vive un momento d'empatia con l'interprete, danza, risponde a delle istruzioni. Ecco allora che la scaletta di un concerto assomiglia quasi al modo in cui ai monaci medioevali venivano mostrate le raffigurazioni sacre: in un ordine gerarchico organizzato e pensato, sicuramente non affidato allo shuffle della versione di prova di un app di streaming.

Il pubblico dal canto suo aiuta la diffusione della performance nel momento in cui questa viene ripresa, fotografata, condivisa, composta e scomposta; è proprio in questa scomposizione che può essere vissuta anche da chi, di questa performance, non ne sa niente poiché è assente. Questo voyeurismo 2.0 che si cela dietro chi segue le diverse Facebook/Instagram/Snapchat/WhatsApp Stories aiuta ad immergersi negli eventi senza che questi ci tocchino, ed è proprio così che poi alcune cose sembrano diventare più grosse di quello che sono, alimentando quel sentimento di hype e disperazione che circonda l'argomento del giorno: improvvisamente non ci sono più solo i presenti ma anche tutti quelli che hanno visto tramite i filmati, hanno confrontato i diversi montaggi, parlano della perfomance, parlano di chi parla della performance. Un circolo vizioso che alimenta il vizio più bello e inautentico: la chiacchiera da bar.
Questo chiacchiericcio spesso assume tratti dell'isteria e non c'è alcun modo di rompere il gioco; la stessa autenticità sembra problematica da raggiungere.

Si può ancora parlare di ascesi personale, per raggiungere e poter toccare se stessi? Forse, l'unica soluzione per uscire da queste logiche è davvero quest'ascesi collettiva che diventano allora le luci e la musica con il loro supposto potere ipnotico, il loro essere qui e ora. L'unico modo per poter conoscere davvero qualcosa è farne esperienza, oggi più che mai. 

Tag: opinioni

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