Retroterra: Premiata Forneria Marconi - Storia di un minuto

Riscopriamo oggi "Storia di un minuto", l'album della PFM che mostrò al mondo la maturità del rock italiano
02/08/2018 11:14

Non sono stati molti gli album italiani che hanno fatto sobbalzare qualcuno oltremanica o oltreoceano. Uno di questi è datato 1972, si chiama "Storia di un minuto" ed è realizzato dalla Premiata Forneria Marconi. Un esordio folgorante, che li porta a suonare in giro per il mondo. Renzo Stefanel scava nei retroscena e nelle curiosità, per sviscerare un album fondamentale nella storia del rock italiano.

"Terrific! Unbelievable! Great! Superb!"

A quanto narrano le cronache, più o meno deve aver pensato questo – e magari averlo detto a voce alta – Greg Lake, un giorno d'estate 1972 a Londra, ascoltando quella cassettina dall'aria dimessa e senza pretese, simile a tante altre che qualsiasi gruppetto locale, fino agli anni '90, avrebbe consegnato, pieno di speranze, alla star di turno. Che in questo caso era Lake: membro fondatore dei King Crimson, passato dopo il primo tour basso e bagagli alla causa di Keith Emerson e Bruce Palmer, fondando ELP, trio omonimo e una delle band di maggior successo del prog. Per i quali aveva scritto e cantato il singolo sbanca classifiche "Lucky Man". Solo che a Bologna, dopo quel concerto del 25 giugno 1972, chi gli aveva dato la cassettina in questione non era uno sfigato qualunque, ma Franco Mamone, l'unico manager che era stato in grado di portare in tour, nel 1969, nientemeno che Sua Maestà italiana Lucio Battisti, e che ora curava i tour di quella che negli ultimi due anni era stata la studio band di Lucione stesso ("Amore e non amore", "La canzone del sole"… bastano?), ma anche di Mina ("Insieme", "Amor mio", ecc.) e di Fabrizio De André ("La buona novella"): la Premiata Forneria Marconi.

Non esattamente un gruppetto locale di belle speranze, dato che l'album d'esordio, "Storia di un minuto", uscito a gennaio 1972, era stato il primo Lp di un gruppo a raggiungere il numero uno in classifica. E ti credo. L'album, benché tardo rispetto agli esordi del prog in cui si inscrive (1969 per l'Inghilterra: "In The Court Of The Crimson King" dei King Crimson; 1970 per l'Italia, con l'omonimo 33 giri dei The Trip), ne è un capolavoro a livello internazionale. E proprio un mix di suoi brani, nonché di cover registrate dal vivo nelle date del 1971 ("21th Century Schizoid Man" e "Picture Of The City" dei King Crimson; "My God" e "Bourée" dei Jethro Tull: le trovate nel mai più ristampato "10 anni live: 1971-1981"), era il contenuto della famosa cassettina. Che oltre alle grida di miracolo fece alzare a Lake la cornetta del telefono, chiamando Mamone per chiedergli di vedere il gruppo dal vivo. Prima data utile, Roma, 20 dicembre 1972: la presentazione del secondo 33 giri, "Per un amico". Per la cronaca, Lake fu talmente entusiasta da salire prima sul palco per un bis insieme alla PFM, e poi da portarsi a Londra i cinque lumbard con un bel contrattino per la Manticore, l'etichetta di ELP, con cui lanciare l'italian  band nel mondo. Ma questa è un'altra storia.

Quella cassettina raccontava la storia di un complesso beat di seconda fila con all'attivo solo una minor hit ("Una bambolina che fa no no no", massima posizione numero 31) nel lontano 1966, i cui membri si ritrovano a essere i migliori session men sul mercato, che a un certo punto decidono di fare il salto di qualità, a forza di prove su prove sulle cover di cui sopra, per farsi entrare nelle dita, sotto la pelle, il progressive, sostanziato da epici supporti live per Procol Harum, Yes, Deep Purple. E che poi, a un certo punto, cominciano a scrivere dei brani pazzeschi.

 

"Storia di un minuto", concept album che racconta di un uomo che vede tutta la sua giornata in 60 secondi, nasce un poco alla volta. Il primo pezzo a essere scritto è in realtà la traccia numero sei, "La carrozza di Hans", comparsa in mente al chitarrista Franco Mussida mentre guidava il furgoncino della band di ritorno da una serata a Torino. Con il suo violento riff crimsoniano e gli arpeggi tra Jethro Tull, Yes e Pentangle, il brano perfetto per iscriversi al Festival di Avanguardia e nuove tendenze di Viareggio.

La mattina dopo, a casa del tastierista Flavio Premoli, prove. Con quel pezzo, la PFM vince Il Festival, a pari merito con Osanna e Mia Martini. Improvvisamente la Numero Uno di Battisti e Mogol, che dall'uscita del direttore artistico Sandro Colombini li aveva snobbati, si interessa di loro, assai. Ed è proprio Mogol a scrivere il testo del secondo pezzo a nascere, "Impressioni di Settembre", sostituendo quello originario del polistrumentista Mauro Pagani, ma tenendo conto dell'idea del concept che già aveva preso forma. "Impressioni" viene in mente sempre a Mussida, pensando proprio al sound e alle soluzioni sonore di "Lucky Man" (i casi della vita, eh?): solo strofa cantata; per il ritornello, un assolo di Moog, uno strumento che in Italia non ha ancora nessuno e che il batterista Franz Di Cioccio convince l'importatore Monzino a prestare alla PFM a titolo promozionale. I due brani costituiranno il primo 45 giri della band, uscito a ottobre, che scala piano ma costantemente le classifiche fino a raggiungere il numero 12 nel maggio successivo (quello che si dice un long seller), dopo che il lato A, "La carrozza di Hans" viene presentato in anteprima a "Tutti insieme", lo one night show di Battisti e Numero Uno, sul Secondo Canale, il 23 settembre 1971.



In realtà il 33 era già pronto, con i brani del 45 riregistrati ("Impressioni" diventa di un minuto più lunga, e in più è preceduta da un'introduzione, dal pastorale all'epico, di un altro minuto buono) e con diversi assi in più: "È festa" (diventerà il brano della PFM più famoso nel mondo con il titolo "Celebration" e un nuovo testo di Pete Sinfield, già al lavoro con ELP e King Crimson), dove il basso di Giorgio "Fico" Piazza pompa a dovere e un lontano ricordo del bluesaccio "On The Road Again" (nella versione che i Canned Heat avevano dato nel 1968 del classico di Floyd Jones del 1953) si contamina con tarantella e opera lirica; "Dove… quando… (parte 1)" che profuma di folk celtico, Yes e Simon and Garfunkel insieme; "Dove… quando… (parte 2)" che espone il tema con un imponente organo bachiano e poi passa a improvvisare per territori Jethro Tull (una citazione mascherata di "To Cry You A Song") e Genesis.

"Storia di un minuto" è un disco tutto suonato live, di una freschezza e un impatto che la PFM avrà problemi a ricreare nei dischi successivi (per quanto molto belli, tanto che la palma del loro disco migliore se la gioca con "Per un amico", "Chocolate Kings" e "Jet Lag"), in cui le influenze sono tanto rivissute da essere difficilmente riconoscibili e formare un amalgama così caratteristico da creare uno stile personale. In sostanza, è il disco che esibisce al mondo la maturità del rock italiano e mostra cinque allegri ragazzi pronti per il gran salto sul mercato UK e USA. Come poi, dopo tre anni vissuti quasi interamente Oltremanica e Oltreoceano, abbiano buttato via tutto, è un'altra incredibile storia.

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L'articolo Retroterra: Premiata Forneria Marconi - Storia di un minuto di Renzo Stefanel è apparso su Rockit.it il 02/08/2018 11:14

Tag: Retroterra

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