Le polemiche contro il nuovo pop italiano non hanno alcun senso

22/05/2017 di

“We Hate It When Our Friends Become Successful” cantava Morrissey nel 1992, spiattellando una verità palese anche quando si tenta di celarla. Basterebbe questa frase per chiudere la polemica della neanche troppo nutrita sacca di resistenza contro il successo di band che qualche anno fa potevano essere viste nei club da massimo 300 persone e che oggi bruciano le prevendite su Ticketone, oppure vengono invitate in tv.

Oggi, Thegiornalisti, LevanteCalcutta, Motta, Lo Stato Sociale e Brunori Sas, tra i tanti, stanno provando a riscrivere la grammatica del pop italiano, della canzone che diventa un successo trasversale, che passa attraverso canali fino a pochi anni fa assolutamente impensabili, i cui nomi sono citati nei quiz nazionalpopolari di Fabrizio Frizzi o Amadeus, nei talent (Levante come giudice a X Factor o i Thegiornalisti ospiti ad Amici di Maria De Filippi), i cui pezzi sono in heavy rotation sulle radio commerciali e, cosa più importante, i cui concerti diventano raduni evento da migliaia di persone.

Dopo i sold out nei palasport o nelle sale con una capienza importante come l’Alcatraz a Milano, le parole stanno a zero. Artisti con i quali fino al tour precedente potevi scambiare quattro chiacchiere a banchetto del merch, adesso sono diventati fenomeni di massa. Com'era prevedibile, alcuni fan si sono sentiti traditi, una reazione telefonatissima che ha origine dalla frase di Morrissey di cui sopra. 

Ma il nuovo pop è fatto dal pubblico, prima ancora che dalle band. È il pubblico che sceglie il successo autoprodotto di Ghali, che elegge Tommaso Paradiso o Levante a personaggi televisivi e che reputa quello di Motta uno dei migliori concerti del Primo Maggio romano. Se ora questi nomi li conosce anche vostra madre, non c'è davvero nessun motivo di prendersela a male.

Le etichette aiutano a scegliere con pochi aggettivi e sono frutto della società della sintesi, ma vi risulta che uno qualunque degli artisti citati e non abbia mai detto che al successo avrebbe sempre preferito l’insuccesso? 

In ogni caso, queste polemiche non sono di certo qualcosa di nuovo: persino negli anni '60 i fan della prima ora storcevano il naso di fronte al successo "commerciale" delle band che amavano. È un ingranaggio che fa parte della ruota che manda avanti la cultura pop.

Però oggi, soprattutto in Italia, è un comportamento che sembra insensato. Per anni ci siamo lamentati del fatto che le nostre classifiche fossero piene di prodotti creati appositamente per un target di poco più che minorenni, coi personaggi privi di cognome dei talent show, oppure per il pubblico generalista, con gli evergreen Biagio Antonacci, Eros Ramazzotti, Laura Pausini e tutti gli altri che riempiono i palasport ad ogni tour. Quasi tutti avrebbero scommesso che il cambio della guardia sarebbe arrivato proprio dai talent. Quando invece non è avvenuto il passaggio di consegne, si sono liberati dei posti vacanti nel bisogno popolare di musica da cantare, e finalmente i molti autori pop che già da anni giravano l’Italia su furgoni scassati hanno avuto un’opportunità.

Anche quelli che Carlo Conti chiamerebbe i "Big della canzone italiana" hanno iniziato ad avvalersi della scrittura degli autori del nuovo pop, oppure li hanno ospitati nei loro dischi sotto forma di featuring per dare più visibilità ai loro progetti.
Nel pop italiano sta accadendo una piccola rivoluzione che probabilmente spianerà la strada ai musicisti che ora suonano in cantina, ma che tra qualche anno potranno trovare il proprio spazio nell’industria. Uno spazio che fino a pochi anni fa era assolutamente blindato: pensate a un disco pop e intelligente come "100 giorni da oggi" degli Amor Fou del 2012 e a quanto oggi i suoi singoli risuonerebbero bene nelle radio italiane. 

Sono passati 5 anni, molte cose sono cambiate, e un finalmente non ce lo mettiamo?

Tag: opinioni

Commenti (16)

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  • simo 06/06/2017 ore 12:37 @simo1

    Allora, metto un bel "secondo me" davanti all'inizio di ogni frase. Esempio: Oggi qui c'è il sole... (secondo me) oggi qui c'è il sole.

    Presumibilmente chi ha polemizzato aveva motivo per farlo.
    Presumibilmente quel qualcuno ha tradotto quella tua ipotizzata "rivoluzione" come una involuzione.
    Il fatto che tu definisca quelle opinioni prive di senso è sbagliato. (ti ricordo il "secondo me") Forse non le capisci.

    Ad esempio io, seppur abbia appena sfiorato l'argomento, condivido appieno quelle polemiche e mi sembra poco rispettoso (o se vuoi poco democratico) stroncarle così come tu hai fatto.
    Se poi vogliamo riconoscere che alla base di tutti i nostri dissapori ideologici ci siano i soliti concetti equivoci, ci sta.
    La soggettività della musica, la sua percezione, il suo gradimento, le catalogazioni troppo controverse, sempre troppo onnicomprensive o troppo parziali per non dire escludenti...
    Cosa è "pop", cosa è "popolare", "radiofonico", "indipendente", "indie" e così via fino a domattina... ogni aggettivo è aria fritta.

    Gente come noi distingue solo in due categorie di musica:
    quella più o meno buona e quella più o meno cattiva.

    Ora, facendomi (con un po' di presunzione) portavoce di quei "polemizzatori" voglio soltanto dire che vorremmo ascoltare musica BUONA (qualsiasi cosa questo significhi) e non saremmo molto interessati alla musica di SUCCESSO.

    Questo non significa che le due cose non possano essere concomitanti. Come ho già detto si può prescindere dal fatto che la musica sia "di successo" ma non dal fatto che sia "buona."
    Questo perché?
    Il rischio è che la musica NON BUONA MA DI SUCCESSO prevalga su quella BUONA e la faccia scomparire come è già successo e ahimé sta accadendo nuovamente.

  • Simone Stefanini 06/06/2017 ore 12:42 @simonestefanini

    Come portavoce potresti firmarti con nome e cognome ed evitare il caps lock, ma quelli sono dettagli, come sarebbe un dettaglio che un articolo di opinione non debba essere democratico, altrimenti che opinione è? Un giornalista che metta "secondo me" è uno che ha sbagliato mestiere, perché se si firma, implicitamente chiarisce il fatto che ciò che scrive sia "secondo lui". Il resto sono considerazioni tue, su quelle cosa vuoi che ti dica? Abbiamo due opinioni diverse, viva la vida.

  • simo 07/06/2017 ore 16:28 @simo1

    Ahhhh... ancora insisiti?!
    Ascolta, non ti piacciono le polemiche, non ti piacciono i commenti dei tuoi lettori, vai fuori tema e a questo punto te lo dico perché te lo sei meritato: l'incipit nel quale hai scomodato il signor Morrissey è intellettualmente disonesto.
    Forse non ti è ben chiaro che se tu scrivi le tue "opinioni" sottoforma di articolo a maggior ragione dovrei essere io autorizzato a scrivere le mie (nella sezione denominata appunto "commenti") per il semplice fatto che intervengo in qualità di semplice lettore. Non ti pare? E' inutile contestare. mica sei un bed & breakfast che deve correggere una recensione negativa.
    La cosa ridicola è che io ho specificato (su tua richiesta) cosa fosse una mia opinione, tu invece - probabilmente leggendo una "o" per una "i" (metto/metti) - ti sei preso male e dio solo sa cosa hai pensato.
    Non sono d'accordo su alcuna tua opinione. Nè per quanto riguarda la musica più pop del pop (anche Vasco Rossi ha cominciato dalle feste dell'unità con 15 persone tra il pubblico), nè per quanto riguarda quella presunta "diversità" degli artisti citati, nè per le tue scelte giornalistiche: titolo, incipit, indiscutibilità dell'autore.
    Mi lancio quindi in tutte le "iperbole" (pericolose e non) che ritengo opportune e gradirei non sentirmi suggerire come avrei dovuto rispondere.
    Puoi cancellarmi, bannarmi, segnalarmi, oppure richiedere al webmaster del sito di disabilitare i commenti ai tuoi articoli, tanto io mangio ancora.
    viva la vida

  • Simone Stefanini 07/06/2017 ore 16:30 @simonestefanini

    :)

  • Violavinile 19/08/2017 ore 18:25 @violavinile

    (Parto col flusso di coscienza) Ma sì, ma sì, inutile accanirsi. Io in "riccione" la sento la mano di Raina e le atmosfere di "Alì" effettivamente non sono così distanti. Io ho amato quel disco degli Amor Fou ma, parliamoci chiaro, quei testi sono fighi, quelli dei Thegiornalisti no. Punto. Produzione, melodie tutto ok, testi zero. Levante forse già meglio. Ghali e Motta tanta roba (questo per commentare i nomi citati nell'articolo). Io aspetto il giorno in cui Umberto Maria Giardini riempia almeno un teatro ma va beh queste sono considerazioni mie. Questo articolo a me non è dispiaciuto regà, fa tutto parte del flusso della cultura musicale. Ha sempre fatto tutto schifo. Poi risenti certe cose degli anni 90 che ti facevano cagare e le rivaluti. Inutile tentare di avere ragione. Ragione non ce l'ha nessuno. La musica è soggettiva e i numeri (che oggi contano tantissimo, forse anche troppo) non servono per capire chi rimarrà davvero nella piccola storia della musica italiana; quello che serve per capire è il tempo. Al massimo possiamo fare delle previsioni su cose scontate. Esempio: diciamo che qui tutti siamo d'accordo che il pezzo di Baby k di quest'anno è una merda totale e non rimarrà nulla ai posteri nonostante l'alta classifica, giusto? Ecco iThegiornalisti possono far cagare quanto vuoi però stanno sintetizzando ciò che il grande pubblico si aspetta dalla musica in questo momento storico, in maniera un po' trasversale, sfacciata, in pratica sorprendente, per chi ha voglia di farsi sorprendere. Cioè tipo mia madre lo reputa interessante e ha quasi 70 anni. Ci siamo capiti?

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