Otto canzoni che hanno cambiato il pop italiano degli ultimi 10 anni

tiziano ferro video alla mia etàtiziano ferro video alla mia età
18/01/2017 di

Dieci anni fa usciva “Bruci la città”, la hit di Irene Grandi scritta da Francesco Bianconi dei Baustelle. La canzone è stata un successo, stando a quanto dice Wikipedia è il singolo in assoluto più venduto di Irene Grandi.

Ai tempi credevamo che fosse la prima scintilla di una piccola rivoluzione. Non tanto perché l’aveva scritta Bianconi - sono sempre stato convinto che le barricate indie vs. mainstream siano del tutto inutili, se non addirittura dannose - ma perché non era scontato che per un'estate intera tutte le radio trasmettessero in heavy rotation la storia di due ragazzi depressi che inneggiano a omicidi di massa pur di mantenere vivo il loro amore, il tutto usando parole non certo facili (“Muoia quello che è altro da noi due, almeno per un poco, almeno per errore”, per dire) su una melodia agrodolce e bellissima.

Non basta un pezzo per fare la rivoluzione, è chiaro. L’immagine del nostro pop è rimasta ancorata ai suoi tratti caratteristici - la melodia rotonda, il pathos alla Modugno, la tradizione - ma in questi 10 anni qualcosa è cambiato sicuramente. Bianconi, dal canto suo, è diventato un autore conosciuto e affermato e ha inserito piccole dosi di nichilismo in brani che poi sono pure finiti a Sanremo. Nel frattempo il gusto degli italiani si è aperto a nuovi stimoli, ce lo dice la nostra classifica di Spotify, non così diversa da quella mondiale, o i palinsesti delle radio costruiti quasi tutti da musica straniera.

"Bruci la città" non è stato un caso isolato, ci sono state altre occasioni in cui il nostro mainstream ha saputo stupire. E non sto parlando dei vari Gazzè, Zilli, Silvestri, Fabi, Bersani che hanno sempre giocato con il pop più obliquo, sporcandolo con altri tipi di influenze. Ci sono stati casi in cui anche i nomi più classici, inaspettatamente, hanno provato strade diverse lanciando anche, poi, piccoli trend. 

L’anno successivo, ad esempio, Tiziano Ferro è uscito con “Alla mia età”, il suo quarto album in studio. Nonostante non abbia sicuramente la nomea di sperimentatore, Ferro ha tentato spesso di piegare la forma canzone uscendo dai canoni tradizionali. Con questa title-track ci è riuscito ottenendo anche anche un discreto successo. Il pezzo racconta in maniera intima di un momento difficile con un testo molto crudo e toccante, su una musica molto particolare: se la strofa è abbastanza classica, uguale a molte sue altre, il ritornello è “stretto” e non così facile da cantare. Si è posizionata alla numero 9 della classifica dei singoli più venduti del 2008.

 

Quattro anni dopo Malika Ayane spopola in radio con “Tre cose". È il primo grande successo di Alessandro Raina come autore, lui e Ayane si erano conosciuti grazie ad un’intervista qui su Rockit. “Tre cose” è una canzone strana, dove strofa e ritornello si distinguono a malapena e le parole scelte non rientrano minimamente negli standard della classica ballata d’amore. Da buon tormentone estivo, è finita in testa alla classifica dei pezzi con più passaggi radiofonici in Italia.

 

Un esempio più recente invece è “Lost in the Weekend”, uscita nel 2015. Cremonini è probabilmente l’unico, insieme a Tiziano Ferro e a pochissimi altri, che può davvero cambiare le regole del pop italiano. Questa è una canzone con un groove che ricorda i Tame Impala e con suoni lontanissimi da tutti quelli dei suoi colleghi di casa a Radio Italia. In due parole: una bomba.

 

Sempre del 2015 è "Luca Lo Stesso", la hit di Luca Carboni contenuta nel suo ultimo album “Pop-up”. È stata scritta dallo stesso Carboni insieme a Dario Faini e Tommaso Paradiso, può vantare una melodia davvero atipica rispetto a quello che di solito passa in radio, ma questo non gli ha impedito di raggiungere il platino. 

 

“Due anime”, invece è il caso di un surrogato di trap che arriva in radio senza dover passare dalla porta sul retro. Max Pezzali si affida a Nicolò Contessa dei Cani e insieme scrivono un pezzo che, senza troppe mezze misure, si avvicina ai suoni che dominano le classifiche americane. Uscita lo scorso aprile, la canzone non ha avuto un grande successo in termini di vendite ma si è posizionata bene tra i passaggi radiofonici.

 

Arriviamo a luglio 2016. Matteo Buzzanca, Alessandro Raina e Colapesce lavorano in team con Raphael Gualazzi a “L’estate di John Wayne”. È una canzone che inizia con una melodia malinconica e poi esplode in un ritornellone di quelli potenti. È un vero successo: il brano diventa disco d’oro, è stato uno dei tormentoni estivi dell’anno ed è stato anche scelto da Fabio Fazio per il suo “Che Tempo Che Fa”.

 

Concludiamo con Elisa. Anche se “On”, il suo ultimo album, non contiene canzoni così stupende, è uno dei dischi italiani che più si avvicina all’idea di pop mainstream internazionale - alla Lady Gaga per intenderci - cosa che i vari Nek, Giorgia, Emma Marrone, Negramaro, ecc. non sono mai riusciti a fare davvero. La migliore è “Love me”: è come “Shake It Off” di Taylor Swift, ha il tiro giusto, la melodia bella e una voce all’altezza per cantarla, il tutto con una produzione che gioca bene tra il retrò e sonorità più attuali.

 

Questo elenco non aspira ad essere il racconto esaustivo di come si è evoluto il nostro pop dal 2007 ad oggi, né tanto meno a spiegarci il suo stato di salute. È poco più di un elenco di canzoni belle, ma ci può far capire che forse qualcosa è cambiato, sopratutto nell’ultimo periodo.
Come sarà il pop tra altri 10 anni? L’idea che il nostro mainstream si dia una svegliata azionando un ricambio generazionale veloce e frenetico, all’americana per intenderci, dove ogni sei mesi nasce una star nuova, è una mera illusione. Abbiamo un mercato piccolo e lento, dove il peso della tradizione è fin troppo evidente.



Ci sono stati segnali interessanti che hanno disturbato questo tipo di immobilismo - Rocco Hunt e Ghali che fanno più visualizzazioni in un mese che la Pausini in due anni, ad esempio, o i Thegiornalisti che collezionano otto sold out di fila - ma è inutile aspettarsi miracoli. I nomi che vedete qui sopra ce li dovremo sorbire almeno per altro decennio. Speriamo che provino ancora ad osare: non è detto che, in futuro, non ci stupiscano di nuovo.

Tag: opinioni pop

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