Prima, Circolo Arci Bellezza - Milano Live report, 08/10/2010

10/10/2010

(Le foto sono di Beatrice Fragasso)

Quattro serate organizzate da Rockit per movimentare l'Ottobre milanese e presentare tanti album appena usciti o che usciranno nei prossimi mesi. Quattro locali differenti: il primo è stato l'Arci Bellezza, storico circolo costruito nei primi del 900 che negli anni ha ospitato operai, film di Visconti, partite a carte, e anziani che vogliono imparare a ballare. Sul palco: Vincenzo Fasano, Alessandro Fiori e i Non Voglio Che Clara. Vi raccontiamo.



Dal pomeriggio assolato del MI AMI al palco d'altri tempi dell'Arci Bellezza. Quattro mesi in mezzo e un pugno di canzoni nuove che andranno a comporre il suo nuovo disco previsto per gennaio. Vincenzo Fasano apre la serata di Prima armato della sua chitarra e nascosto sotto un cappello alla Capossela. Rispetto all'ultima volta che l'ho visto, ha guadagnato in sicurezza e forza. Le canzoni sono gridate, disperate. Ci senti dentro una gran voglia di urlare un mondo e una necessità. Sarà per questo che arrivano all'istante, non hanno bisogno di essere decodificate. Sotto il palco, la gente apprezza e inizia a riempire il locale. Si ascolta e si applaude, perché non si può restare indifferenti di fronte a qualcuno che mette tutto se stesso nel maltrattare sei corde di una chitarra più altre due di una laringe. // Marco Villa



(Vincenzo Fasano)

Alessandro Fiori non poteva scegliere modo migliore per presentare il suo ultimo album "Attento a me stesso". L'atmosfera che si respira durante l'esibizione è di un'intimità disarmante: il palco, con il grosso dipinto color pastello sullo sfondo, sembra quello delle recite dell'asilo, le luci sono soffuse, e c'è un grande riflettore puntato sulla sua faccia. E' accompagnato da Lorenzo Corti – storica chitarra di Cesare Basile – che seduto alla sua destra lo aiuta a sviluppare un racconto fatto di malinconia e romanticismo, denudato da qualsiasi altro elemento superfluo, catturando il pubblico e ottenendo così un religioso silenzio (che è merce rara al giorno d'oggi). L'apice lo raggiunge con "Fuori piove", poi subito sdrammatizzata da un'impagabile parodia di una sfuriata punk usata per introdurre la conclusiva "Trenino al cherosene". Tra un brano e l'altro non sono mancati gli intermezzi ironici che ti aspetti da un artista del genere, fondamentali per tenere viva l'attenzione. Un'esibizione sì bella, emozionante, ma certamente riservata ad un pubblico di amatori, pronti e preparati all'ascolto di musica impegnata. Ma vi ricordo che eravamo al Bellezza e non in un pub qualsiasi della periferia di Milano, un minimo di concentrazione in più era necessaria. Per non dire dovuta. // Carlotta Freni




(Alessandro Fiori)

I Non Voglio Che Clara salgono e si sistemano mentre scorrono in sottofondo alcuni spezzoni di trasmissioni radiofoniche di tipo religioso, tutte affermazioni piuttosto inquietanti – contro l'omosessualità, la masturbazione ecc ecc – ma totalmente ignorate dal pubblico che continua a chiacchierare come se il cambio palco non fosse ancora finito. Quando parte la base elettronica di "Tra il tuo carattere il mio" - seconda traccia del nuovo "Dei Cani" – ci vorrebbe più silenzio. Quando esplode il ritornello i suoni della batteria sono confusi e la canzone sembra cadere ripiegandosi su se stessa. Ma poco dopo mi giro e vedo due abbracciati e Lui dice a Lei: "fra tutti i ricordi sei tu angelo mio, quello che torna più spesso". E mi si stringe qualcosa, sono qui, fermo con una birra in mano a fissare una sala che sta rimbombando rumorosa al limite della comprensione eppure non mi sembra ci sia nulla di più romantico. Si sente male ma sembra un dettaglio trascurabile.



(Non Voglio Che Clara)

Avere la fortuna di organizzare un concerto in un locale così suggestivo ha il contro di dover fare i conti con un'acustica del tutto particolare, certo non pensata per una band rock. La voce è chiusa e ovattata e "Le guerre" non riesce come dovrebbe. Poi infilano a tradimento "Le paure" e poi "L'estate" e subito dopo "Gli anni dell'università", e mi rendo conto che sono fermo nella stessa posizione da quasi mezzora e che la birra è ormai sgasata. "Cary Grant" è da colpo a cuore, quando arriva a "...anche se ci sarà del lavoro da fare" molti si preparano sicuri per cantare "e poi Via, come Cary Grant, e la sua amante perduta a cui ha dato il veleno" e dopo ancora "Niente di più, niente di meno". Ne seguono un altro paio che non mi sono appuntato, poi "L'amore al tempo del kerosene" e "La stagione buona". I bis: "Il dramma della gelosia" e "Porno". Insomma una scaletta impeccabile. Ma la cosa più affascinate è vedere le facce dei presenti, quelli seduti per terra con gli occhi socchiusi e gli altri in piedi con lo sguardo lucido. Completamente rapiti, fuori potevano suonare tutti gli antifurti delle macchine parcheggiate e nessuno se ne sarebbe accorto. Un piccolo momento privato, bello, sentito. Lo cerchi sempre in un concerto ma sono poche le volte che lo trovi davvero. // Sandro Giorello



Pagine: Non Voglio che Clara Vincenzo Fasano Alessandro Fiori

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