Quanto costa davvero una canzone?

Illustrazione di Vito Manolo Roma - Quanto costa una canzone?Illustrazione di Vito Manolo Roma - Quanto costa una canzone?
23/04/2015 di

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di musica e soldi: dalle recenti polemiche di Geoff Barrow dei Portishead (34 milioni di stream gli sono fruttati solo 1700 sterline), agli articoli che hanno evidenziato come Spotify abbia un metodo di ripartizione che di fatto svantaggia la grande maggioranza degli artisti, il nocciolo della questione si sta spostando sempre più su quanto vale, nella realtà dei fatti, la musica.

Qualche giorno fa Marc Hogan su Pitchfork si è accodato al dibattito con una ricerca molto interessante: con l'aiuto di alcuni esperti del settore (Laura Ballance di Merge Records, e Joshua P. Friedlander del ripartimento di analisi della Recording Industry Association of America) e con i dati resi disponibili dalla stessa RIIA, ha cercato di quantificare quale sia il vero valore di un album o di una canzone nel 2015. 

Non bisogna essere degli esperti per capire che, storicamente, il valore commerciale della musica è di molto diminuito: il 2014 è stato il primo anno nella storia in cui negli Stati Uniti non c'è stato un disco di platino, nel 2014 negli Stati Uniti ci sono stati solo tre dischi di platino, quello di Jason Aldean, di Ariana Grande e quello di Taylor Swift, che da sola ha venduto il 22% del totale dei dischi dell'anno, e il totale del fatturato è stato meno di 7 miliardi di dollari, che comparato ai 60 del 1996 lascia ben intuire come vanno le cose nell'industria musicale americana (in Italia non va molto meglio, ovviamente).
È meno semplice capire però se il valore commerciale di una canzone sia diminuito o meno, anche perché non sono disponibili dati precisi al riguardo: la grandissima varietà dei supporti e delle modalità di fruizione che si sono alternate negli ultimi 50 anni non permettono di interpretare i dati in maniera univoca (si stima ad esempio che 1000 vinili nel 1988 avessero lo stesso potenziale di guadagno di 13 milioni di stream nel 2012, ma le cifre sono discutibili). 

Sappiamo (grazie alle ultime beghe legali di Pharrell) che una canzone-tormentone globale come "Happy" ha fruttato nel 2013 quasi 17 milioni di dollari, ma grazie ai dati elaborati da Hogan sappiamo anche che il suo prezzo sul mercato è stato di molto inferiore a quello di un tormentone di 20 anni fa.

(Immagine via Pitchfork)

La ricerca di Hogan inizia in realtà molto prima del grafico qui sopra: nell'articolo si racconta di come nel 1889, nel primo "phonograph parlor", la gente potesse ascoltare una canzone attraverso un tubo per un nichelino, circa 1.29$ di oggi. Alla fine del 1890 invece la musica registrata (cilindri di cera che potevano contenere solo due minuti di incisioni) costava 50 centesimi, quasi 14$ di oggi. Per un disco di Caruso (che al tempo era una super star) si arrivava invece a spendere anche l'equivalente di 51 dollari.  

Negli anni il mercato discografico ha attraversato varie fasi, dalla crisi successiva alla Grande Depressione (si andò dagli 1.4 miliardi del 1921 ai 100 milioni del 1933) alla ripresa dopo la Seconda Guerra Mondiale, al boom assoluto degli anni '80 che è stato forse il momento in cui la musica ha acquistato talmente tanto valore da perderlo. 

(Immagine via Pitchfork)

Questi dati però non rispondono a un'altra delle domande fondamentali del mercato discografico, ovvero quanto può guadagnare un artista dalla propria musica? Nel 1983, un musicista percepiva circa l'8% della vendita di un suo vinile (che costava al tempo circa 9 dollari). Nello stesso anno un cd costava quasi 17 dollari, dei quali i musicisti percepivano il 5%. Nel 2002, a fronte di una vendita di 19 dollari, gli artisti ne guadagnavano il 10%. Infine nel 2004, gli artisti guadagnavano dal 14 al 17% dalla vendita di un proprio album su iTunes, di solito al prezzo di 9.99 dollari.  

Rispetto a 20 anni fa gli artisti fatturano quindi molto di più dalla propria musica, che però si vende sempre meno ed è stata ampiamente svalutata nel tempo. Allo stesso tempo però non si può prescindere dalle nuove forme di guadagno per i musicisti, dai live al merchandising, dal crowdfunding allo streaming. Questa stratificazione ha reso quasi impossibile quantificare il giusto prezzo di una canzone: il sospetto è che, nel caos, si tenda ad annullare del tutto il suo valore economico.

Tag: mercato discografico discografia

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