Si chiamaCerchio Finaleed è il primo album firmato dal collettivo Muretto Milano, per Gold Leaves Academy. Il Muretto è un luogo di ritrovo storico dell’hip hop milanese, nel pieno centro della città, mecca per gli amanti di freestyle, breakdance e le altre discipline della doppia H. Dopo un periodo di stasi, negli ultimi anni è rinato. A partire dal 2023, un piccolo gruppo di artisti ha ricominciato a riunirsi ogni mercoledì sera lì e rappare.
Casco, Cuta (visto di recente a Nuova scena), Sconer e Trauma, originari di Milano, Efsinain, originario di Monza, Giuss Dawg, di Treviglio (Bergamo), Paps da Caltanissetta e Drimer da Trento. Sono questi oggi i nomi che animano il Muretto. E che seguono una tradizione che ha visto passare di qua, sin dagli anni '80, gente come Marracash, Guè Pequeno, Emis Killa, Lazza e tanti altri.
E non sono soli. Decine di altri "Muretti", centri di aggregazione simili, stanno sbocciando in tutta Italia, dando vita a un vero movimento dei “Muretti”, che mette l'hip hop al centro di tutto. Anche senza le hit in classifica. Abbiamo parlato con i ragazzi del Muretto di Milano, le loro sono risposte collettive a nome di tutto il gruppo.
Anzitutto, spiegate cos'è il Muretto a chi non sa cos'è il Muretto.
Il “Muretto” è un luogo storico del rap milanese e italiano. Si trova in Largo Corsia dei Servi, in zona San Babila a Milano. Lì, a partire dagli anni ‘80, generazioni di appassionati della musica rap e della cultura Hip Hop si sono incontrati negli anni, stringendo legami e condividendo il proprio amore per entrambe. Per fare un esempio, è il luogo dove Guè Pequeno e Marracash, ancora adolescenti, si sono incontrati e conosciuti per la prima volta. Il nome “Muretto” deriva dalla presenza, sul posto, di alcuni resti delle antiche Terme Erculee, di epoca romana. Quindi sì, c’è un vero Muretto!
Che rapporto avete con il "vecchio" muretto?
Ci sentiamo di dire che il rapporto è molto buono. Fin dall’inizio, abbiamo tenuto a rispettare le radici culturali e la storia che contraddistinguono un luogo tanto importante. Per contesto, nelle “regole” che ci siamo dati quando, a inizio 2023, la frequentazione era già tornata ad essere massiccia, ce n’è tutt’oggi una che recita “siamo ospiti di qualcosa più grande di noi”. La presenza, nel brano di apertura del nostro disco Cerchio Finale, di Dj Enzo, il quale a tutti gli effetti può essere considerato uno dei creatori del Muretto a inizio anni’80, sancisce il legame che abbiamo cercato di sviluppare e mantenere con coloro che sono venuti prima di noi. Tra i membri del collettivo che ha ispirato questa recente “rinascita” alcuni erano già frequentatori del Muretto negli anni precedenti (in specie i ragazzi provenienti da Milano e dintorni) mentre altri si sono trovati al Muretto per la prima volta (in particolare i più giovani e coloro originari di altre zone d’Italia trasferitisi a Milano solo recentemente).
Cos'è stato il Muretto prima del 2023?
Fino al 2023 il Muretto ha rappresentato sempre ciò che rappresenta ora: in quello non è mai cambiato. Fino al 2020 è rimasto un posto frequentato, anche se in misura minore in quanto leggendario sì ma conosciuto e riconosciuto soprattutto dalla “nicchia” del rap e del freestyle milanesi. Com’è facile intuire, l’arrivo del COVID nel 2020 ha interrotto tale frequentazione, che salvo alcuni sprazzi si era definitivamente arenata fino al nostro arrivo a fine 2022 / inizio 2023. Ciò che è successo a quel punto è che, mercoledì dopo mercoledì, il Muretto è tornato ad avere l’attenzione della scena, specialmente di quella freestyle che in questi anni, come detto, si è espansa grandemente. Questo ha fatto sì che non solo noi frequentanti. ma tutti gli appassionati del freestyle italiano (e non solo milanese) ne ricominciassero a vedere l’importanza, tanto da ridargli ancora più vita di quanto non avrebbe potuto fare, da sola, la scena locale. Detto ciò, il Muretto è sempre stato lì e non ha mai cambiato la sua vera funzione. Il vero cambiamento è stato l’attenzione da parte del movimento che meglio poteva valorizzare questo luogo e i luoghi simili nati successivamente in tutto il paese.
Come vi siete uniti?
Il collettivo attorno al quale si è riunito il “nuovo” movimento del Muretto è composto da 8 persone nello specifico: Casco, Cuta, Drimer, Efsi9, Giuss Dawg, Paps, Sconer e Trauma. Siamo, in diversi modi tutti, fortemente legati al mondo del freestyle e al circuito delle battle italiana. Da anni ci conoscevamo tutti grazie agli eventi e alle trasferte per raggiungerli che abbiamo spesso condiviso. Per quanto riguarda la nascita di questo collettivo, è stato tutto molto naturale e spontaneo: a fine 2022, avevamo iniziato a riunirci presso casa di Drimer in Bovisa per degli allenamenti di freestyle. Una volta diventato impossibile proseguire gli allenamenti lì per questioni di spazio e rumore, ci è venuto spontaneo, ricercando un altro luogo dove ritrovarci, propendere per il Muretto. Una volta presa la scelta, tutto ciò che abbiamo fatto è stato semplicemente riunirci con costanza, facendolo sapere alla gente tramite il passaparola e i social. Nell’arco di pochi mesi, il tutto è esploso e da un ritrovo di allenamento è finito per diventare un vero e proprio appuntamento di condivisione e divertimento per centinaia di persone.

Che giro è il vostro?
Ci sentiamo di definire il nostro “giro” come un insieme di tante anime diverse, che trovano nella voglia di riunirsi e di divertirsi facendo e ascoltando il rap un punto in comune. Ogni mercoledì si possono quindi incontrare al Muretto rapper, musicisti, artisti di ogni tipo così come semplici appassionati, spettatori, passanti incuriositi delle più svariate provenienze sociali. L’idea di rappresentare un appuntamento fisso nella loro routine di vita ci fa grandissimo piacere, così come ci fa avvertire un forte senso di responsabilità nei confronti di tutti.
Ha senso parlare di un "ritorno del Muretto" e di un "ritorno del freestyle"?
Non per noi, perché come detto il freestyle ha rappresentato per anni e continua a rappresentare oggi una buona parte della nostra vita. Forse più per il Muretto è stato un po’ un “ritorno”, nel senso che già dal decennio 2010 il freestyle era diventato un po’ il focus delle attività che vi si svolgevano. Questo a riprova anche di quanto il movimento del freestyle italiano sia in sviluppo costante ormai da tanti anni, dato che soprattutto negli anni ‘80 - ‘90 - 2000, al contrario, al Muretto c’erano soprattutto la breakdance e il writing. Per noi, andare lì a fare freestyle è stato soprattutto un modo di trovare un nostro “spazio” in città. In particolare in un’epoca come quella attuale, dove - a maggior ragione dopo il COVID - il riunirsi è diventato una rarità, l’idea di tornare ad aggregarsi e stare insieme ci ha affascinati fin da subito. Lo sviluppo del movimento che c’è stato ha infine dimostrato, qualora servisse, quanto le persone in generale sentissero la stessa esigenza. Non secondariamente, ovviamente, ci riempie d’orgoglio sapere di avere anche riportato il Muretto così al centro dell’attenzione e delle discussioni nel rap italiano.
Ma cos'è esattamente il Muretto oggi?
Oggi il Muretto è un luogo di aggregazione e condivisione che unisce ogni mercoledì sera centinaia di appassionati del freestyle e della musica rap. Non solo: attorno a esso si è sviluppato dapprima un collettivo che, anche al di fuori dell’appuntamento settimanale, organizza periodicamente eventi in vari locali e zone di Milano. Per finire, ispirati dalla (ri)esplosione del Muretto, decine e decine di luoghi di aggregazione simili si sono riattivati o addirittura nati da zero in grandi e piccole città di tutta Italia.
Cosa vi dà il freestyle e che ruolo ha oggi in un "game" completamente diverso da quello delle origini?
Ognuno è legato al freestyle per motivi diversi, ovviamente, ma se ce n’è uno che possiamo dire riguarda tutti è la capacità che il freestyle ha di tirare fuori il “vero sé” da ognuno di noi. Quando fai freestyle gli stili, le tecniche, gli obiettivi possono essere diversi, ma una cosa accomuna tutti i freestyler che risaltano maggiormente: riuscire a rappresentare sé stessi e la propria storia quando affrontano quella di un altro, in una gara che eleva entrambi senza abbattere nessuno veramente. A oggi, ora che il rap è diventato - fortunatamente, dalla maggior parte dei punti di vista - un genere popolare a livello nazionale, il freestyle rimane una delle ultimissime “sacche” dove, per quanto il movimento sia in grande espansione, la meritocrazia, l’impegno e il talento sono ancora al primo posto. Fare freestyle ci permette dunque di rappresentare e rappresentarci, nonché di rimanere legati a un modo genuino di vivere questa passione che, allorché oggi quella stessa genuinità va perdendosi, troviamo importante preservare e tramandare.

C'è dunque anche un ritorno al vero Hip Hop, che un po' si è perso?
Preferiamo definirlo più un’opera di “conservazione” di un Hip Hop più puro (cosa sia l’Hip Hop “vero” lo lasciamo dire ad altri). La cultura dietro a questa musica non si perde mai davvero, semplicemente viene progressivamente messa da parte a favore di narrazioni più immediate e facili da far digerire al pubblico generalista a cui tale musica va aprendosi negli ultimi anni. E ripetiamo: ben venga! Sappiamo bene che l’esplosione del genere ha avuto e continua ad avere un’importante influenza sull’esplosione, a sua volta, del movimento freestyle e di quello dei Muretti. Ci piace semplicemente pensare di rappresentare, nel nostro, uno spirito originario che è importante preservare, anche perché è da esso che, spesso, originano le esperienze artistiche e culturali più impattanti e feconde nel lungo termine.
Abbiamo da poco raccontato di "muretti" che sbucano qua e là in Veneto. C’è collaborazione tra "muretti"?
Come spesso diciamo, uno dei nostri principali motivi di orgoglio è l’essere stati da “volano” alla nascita di questo nuovo, grande movimento dei “muretti” esploso negli ultimi tre anni in tutta Italia. Naturalmente, conosciamo e siamo più o meno connessi con tutte le realtà grandi e piccole d’Italia. Per fare un esempio, nel 2025 abbiamo organizzato la seconda edizione del Muretto Blaster, storica battle di freestyle esistente al Muretto già prima del nostro arrivo, in collaborazione proprio con i principali “muretti” italiani. Nello specifico: l’Ateneo di Roma, il Regio di Torino, il Sanfra di Bologna, le Piramidi di Venezia e i Gradoni di Napoli. Allo stesso modo, conosciamo anche i luoghi di aggregazione dei centri più piccoli e spesso c’è stata l’occasione di collaborare in altri eventi, nostri come loro.
C'è una scena forte anche in provincia?
La scena della provincia è sicuramente molto forte e, a nostro parere, è molto importante che sia così: nelle regioni più sperdute o con meno possibilità di conoscere questa musica e di mettersi in mostra, la presenza dei “muretti” è un fortissimo “ascensore”. Un ragazzo cresciuto in un piccolo paese di provincia può infatti conoscere dal vivo tante persone con cui condividere la medesima passione, competere con esse allenandosi e accrescendo le proprie capacità, assai più di quanto non accade facendo la stessa cosa online. Internet è stato e rimane fondamentale, assolutamente, ma laddove forse farsi conoscere in tutta Italia è diventato più facile (basta un video, appunto), conoscere persone con le quali coltivare il proprio amore per la musica o semplicemente per la cultura Hip Hop, in questo caso, è viceversa diventato meno scontato. Il movimento dei “muretti” diventa in questo caso una soluzione e un’alternativa che ci sentiamo di definire fondamentale.
Tre muretti forti forti oggi in Italia?
Le realtà sono tante e tanto meritevoli che circoscrivere la menzione ad appena tre muretti è difficilissimo e limitante. Si può senz’altro citare l’Ateneo, a Roma, che è sempre molto partecipato e - grazie anche a un’ottima strategia social - accumula diversi numeri online. Volendo fare poi un paio di menzioni meno scontate, si può citare il Muster, di Palermo, che porta avanti questa cultura in un ambiente non sempre prospero come altrove (con una grande attenzione all’organizzazione e la presentazione anche grafica del proprio lavoro) e La Scala, di Trento, dimostrazione efficace di come ogni piccolo centro possa ambire ad avere un “proprio” luogo nonché dei freestyler in grado di dire la propria anche in contesti nazionali, com’è successo per alcuni dei suoi componenti.
All'estero come van le cose?
Anche all’estero, naturalmente, esistono luoghi simili ai “muretti” italiani. Quando, per esempio, una piccola delegazione italiana (formata da Dj MS, ideatore del Mic Tyson, e Shekkero, uno dei freestyler più celebri e rappresentativi in Italia) si è presentata in Cile per una competizione internazionale organizzata da Redbull - che peraltro Shekkero ha vinto - i ragazzi sono stati a una serata street la sera prima dell’evento. Il resoconto che ce ne hanno dato è quello di una situazione molto simile a quella italiana, con cypher in cui si affrontano freestyler di vario livello fino ad arrivare alla finale tra quelli più forti. Nei paesi ispanofoni in particolare, grazie anche all’espansione che - complice anche la lingua - ha raggiunto il movimento, i contest street possono arrivare a ottenere sponsor e numeri importantissimi (si pensi, per fare un esempio, alla FU MOVEMENT). A oggi non ci sono ancora stati contatti tra noi del Muretto e situazioni simili all’estero ma, sicuramente, cementato il movimento in Italia è un qualcosa che tuttavia cercheremo di fare.
Tre nomi forti del freestyle oggi?
Sicuramente non si può non nominare Grizzly (Dojo Crew, Torino), che nel 2025 ha vinto tutti i contest principali tra cui soprattutto la quinta edizione del Mic Tyson al Fabrique. Insieme a lui allo stesso modo è doveroso citare Bruno Bug (FEA), di Bisceglie, che negli ultimi anni si è distinto come uno dei freestyler più originali, popolari e vincenti di tutta la scena. Per il terzo ci sentiamo di essere un po’ campanilisti e indicare K Ross, “uno dei nostri”. Originario appunto di Milano, ha recentemente vinto la terza edizione del King of the Year, il contest da noi organizzato all’inizio di ogni anno che elegge il “Re” dell’anno precedente, scelto tra coloro che si impongono al Muretto di mese in mese.
Se i rapper famosi di oggi passassero al Muretto ne uscirebbero "con le ossa rotte"?
Diversi rapper più famosi sono passati e continuano periodicamente a passare al Muretto, ma quando si mettono in gioco si tratta sempre di quelli provenienti dal mondo del freestyle e che in quel mondo anzi si sono tolti spesso grosse soddisfazioni in passato. Una delle prime volte in cui è accaduto, abbiamo avuto la possibilità di assistere dal vivo (e rigorosamente senza video, in quello specifico caso) a battle di freestyle che ogni fan della disciplina ha sempre sognato: Blnkay vs Ensi, Drimer vs Emis Killa, Hydra vs Fred de Palma, Shekkero vs Nerone. Certo, a oggi, nell’ambito di una competizione vera e propria ogni freestyler non allenato faticherebbe assai. Al Muretto, tuttavia, nei cypher che si creano spontaneamente quando passano rapper come quelli sopracitati si crea una situazione per la quale il carisma e la storia hanno un ruolo importante e, dunque, non c’è pericolo che qualcuno ne esca con le ossa rotte, appunto. E anche in questo, in fondo, sta la magia del Muretto.
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Chi sono i vostri "miti"?
Ognuno di noi ha i propri, diversi in base alla propria storia personale. Sicuramente, per un collettivo come il Muretto di Milano, appunto, non si può prescindere da coloro che hanno fatto la storia di questa città e l’hanno rappresentata al meglio, a partire ovviamente dai Club Dogo con Jake La Furia e Guè (o meglio, dalla Dogo Gang, includendo così anche Marra) per arrivare sicuramente ad Emis Killa e Lazza. Dopo di che, non dimentichiamo certo anche nomi meno legati al mondo del freestyle e del Muretto in sé ma che hanno ugualmente rappresentato la città, come Bassi Maestro o lo stesso Sfera Ebbasta, per citarne due apparentemente agli antipodi. Nelle nostre cuffiette c’è ovviamente anche tanto rap americano, ma se di “miti” del Muretto dobbiamo parlare i nomi non possono che essere quelli italiani.
Perché avete fatto un disco? Cosa aggiunge al percorso?
Dopo ormai più di tre anni di lavoro, sentivamo che quello discografico era uno degli ultimi ambiti in cui sarebbe stato giusto dare voce al movimento Muretto. Ovviamente, nel corso del tempo, tantissimi artisti che vi sono passati l’hanno citato nei propri brani. Finora, tuttavia, non era mai stato pubblicato nulla a nome “Muretto Milano”. D’altra parte, per quanto legati al movimento freestyle un’altra caratteristica di tutti i membri del collettivo è la pari volontà di pubblicare musica, cosa che anzi alcuni di noi avevano già fatto con ottimi risultati negli scorsi anni. Con il massimo dell’umiltà, consci di che cosa andavamo a rappresentare ma anche entusiasmati dall’idea di farlo, abbiamo dunque iniziato a lavorare prima ad alcuni singoli, i cosiddetti MATTONI. Pubblicati lungo tutto il 2024, ci siamo ispirati a uno dei progetti più interessanti che l’underground italiano abbia partorito negli anni, ovvero C.A.R.A.T.I., il super collettivo che nel 2014-2015 pubblicò diverse posse track in cui però il nome degli artisti coinvolti non era segnalato. Ci sembrava un giusto modo di iniziare a pubblicare musica nel nome di un posto iconico come il Muretto.
Quale il passaggio successivo?
Superata la fase dei primi singoli, gli sforzi si sono uniti nella creazione di CERCHIO FINALE, il nostro primo disco. L’idea è stata quella di creare un progetto all’interno del quale tutti coloro che un mercoledì sera possono trovarsi al Muretto si potessero rivedere: per questo motivo, lungo gli otto inediti che aprono il progetto si passa da sonorità classiche ad altre più moderne, dal boom-bap alla trap passando per altri sottogeneri ancora come la drill, il pop-rap e altri ancora. Per quanto ci riguarda, CERCHIO FINALE mette un punto a un percorso ma fa da apripista a un altro ancora più importante: l’obiettivo è che questo disco non sia l’ultimo, ma che anzi negli anni si susseguano anche in ambito discografico sempre più progetti a nome Muretto, tali da mettere sotto gli occhi di tutti le capacità musicali dei nuovi ragazzi che il mercoledì si sfidano in Largo Corsia dei Servi. Capacità che, spesso, vengono ancora eccessivamente sottovalutate a causa di un pregiudizio latente nella discografia italiana a proposito dei freestyler. Siamo qui per abbatterlo, mattone dopo mattone.
Dove vi si può trovare?
CERCHIO FINALE è naturalmente disponibile su tutti i digital stores, dov’è distribuito da Believe Italia per Gold Leaves Academy. Ciononostante, possiamo sfruttare questo spazio per annunciare che, a brevissimo, arriveranno anche le copie fisiche. Ovviamente, disponibili al Muretto stesso ogni mercoledì a partire dall’annuncio.
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L'articolo I ragazzi del Muretto: la rinascita del freestyle a Milano (e un po' ovunque) di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-03-09 11:21:00

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