Perché il Record Store Day rischia di danneggiare i negozi di dischi

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13/04/2016 di

Il Record Store Day, che quest’anno si terrà il prossimo sabato 16 aprile, è nato nel 2007 con l’intento di celebrare i negozi di dischi unendo, almeno per un giorno, tutti coloro che hanno a cuore la musica: artisti, case discografiche, negozi e ovviamente appassionati. Col tempo però questa alleanza trasversale è diventata sempre meno solida, tanto che un evento nato per riportare la musica sul pianeta terra (lo scambio, il confronto, l’acquisto, tutto in uno spazio fisico diverso dalla cameretta) oggi per qualcuno è molto diverso rispetto alle premesse. È un fronte di opposizione. Ci sono etichette e negozi di dischi, insomma, che dicono no al Record Store Day.

Lo scorso anno ha suscitato una certa curiosità l’iniziativa di una casa discografica londinese, la Sonic Cathedral, che in collaborazione con un’altra casa discografica, la Howling Owl Records di Bristol, ha lanciato Recordstoredayisdying.com, un sito dove per dodici mesi (fino alla fine di questa settimana) si vendeva una copia al giorno di uno split tra due band, Spectres e Lorelle Meets The Obsolete. Il fatto che le etichette coinvolte si siano rifiutate di pubblicare lo split in occasione del Record Store Day non è un caso ma una presa di posizione ben precisa: secondo il responsabile della Sonic Cathedral, Nathaniel Cramp, il Record Store Day non solo non aiuta le etichette indipendenti ma mette in difficoltà gli stessi negozi di dischi. Cramp sostiene infatti che gli store sarebbero costretti a fare un alto numero di ordini per riuscire in qualche modo ad accaparrarsi gli album più attesi del catalogo RSD. Molto spesso però questi ordini resterebbero inevasi, tagliando fuori il negozio dai titoli migliori. Il danno è evidente: i possibili acquirenti andranno da un’altra parte. L’altro lato della medaglia è che i dischi del Record Store Day - secondo Sonic Cathedral - vengono pagati dai negozi in anticipo e non possono essere eventualmente restituiti se dovessero restare invenduti. I prezzi? Viene citato il caso della ristampa del disco dei White Stripes, “Get Behind Me Satan”, che costa al negoziante ben 25 sterline.

(foto via)

Il Record Store Day può aiutare un negozio a pagare le spese di affitto di un anno, ma allo stesso modo se non viene sfruttato nel modo giusto rischia di mandare il gestore in bancarotta. Uno dei negozi di dischi più noti di Berlino, Oye Records, non parteciperà all’edizione 2016. Uno dei titolari, Markus Lindner, ha elencato i motivi che hanno spinto il negozio a non aderire al Record Store Day: ci sono troppe uscite concentrate in un singolo giorno e questo comporta più lavoro e più costi; le etichette indipendenti faticano sempre di più a stampare i dischi in tempo per il RSD, spesso a causa proprio dell’enorme catalogo di uscite che ingolfano i pochi impianti di stampa; gli album proposti non coincidono con ciò che vende di solito un negozio indipendente, dato che spesso si tratta di ristampe di album major; c'è sempre più difficoltà a creare un canale di comunicazione chiaro e fluido tra negozi e organizzatori del RSD. Infine, ogni giorno è (o dovrebbe essere) il Record Store Day. Dal punto di vista dell’acquirente invece, il RSD rischia di diventare frustrante: prezzi folli, difficile reperibilità dei dischi, rivendite stellari su eBay. Eppure l’iniziativa può essere un’esperienza divertente, se interpretata con un certo criterio: è il caso per esempio di The End of All Music, negozio indipendente di Oxford, che promette concerti, birre, cibo, roba da comprare e roba da prendere gratis. Una grande festa, insomma, magari da condividere via social, come suggerisce il Guardian.

Per quanto riguarda l’Italia, è vero che le iniziative sono numerose, ma è altrettanto vero che i negozi di dischi continuano a chiudere. Spesso si tratta di nomi storici, come Disco Frisco a Treviso, la Casa del Disco a Varese o Ricordi a Bologna. In quest’ultimo caso, peraltro, secondo quanto riportato dal Resto del Carlino la chiusura non dipenderebbe dal calo delle vendite (che a quanto pare invece hanno retto grazie ai decessi eccellenti di questi mesi) quanto piuttosto dall’aumento del canone di affitto. E se le cose stanno così non c’è Record Store Day che tenga.

Tag: record store day etichette nuovo disco polemica

Commenti (2)

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  • Irene Mambo 13/04/2016 ore 14:14 @i_zu

    festa da condividere via social che PROMUOVE la musica indipendente? ECCOCI! @strawboscopic e @lady sometimes records hanno organizzato a roma un POP UP per il record store day che e' vendita di dischi e mini festival acustico, sarebbe stato bello essere inseriti nell'articolo! i dettagli qui sotto

    https://www.facebook.com/events/253223921683965/

  • troppobuio 13/04/2016 ore 21:40 @troppobuio

    dovrebbe essere la festa dei negozi di dischi e non la festa del disco....aiutate i negozi di dischi e comprate qualsiasi disco . io come venditore di dischi esco dal circuito ed invito chiu
    nque a svuotarmi il negozio per aiutarmi a stare aperto...inoltre quei dischi del RSD li puoi trovare già tutti su amazon.....
    troppobuio music italy

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