Il rock a Sanremo: un rapporto complicato

Quella tra il festival ligure e il genere musicale è una relazione lunga e piena di incomprensioni: ne ripercorriamo la storia e i protagonisti

Sanremo 2012, foto via Wikimedia Commons
Sanremo 2012, foto via Wikimedia Commons
29/06/2026 - 09:58 Scritto da Redazione

Chiamarlo rapporto complicato è quasi un atto di gentilezza. Quello tra il Festival di Sanremo e il rock è stato, nel corso dei decenni, un incontro-scontro tra due mondi che sembravano condividere la stessa lingua, la musica, ma parlare dialetti incomprensibili l'uno all'altro.

Da una parte il tempio della canzone italiana, costruito su melodia, orchestrazioni e una certa idea di televisione pubblica come rito collettivo; dall'altra un genere nato esattamente per fare il contrario, alzare il volume, rompere i protocolli, mettere in discussione quell'establishment culturale di cui Sanremo è sempre stato, volente o nolente, uno dei simboli più riconoscibili.

Sanremo e la distanza "istituzionale" dal rock

Nei suoi anni di nascita e consolidamento, Sanremo era il regno indiscusso della canzone "classica" italiana. Il rock, arrivato dall'America come una scarica elettrica negli anni Cinquanta e Sessanta, veniva percepito come qualcosa di estraneo,se non addirittura sospetto, rispetto al format del festival.

Più che una questione di gusti musicali, ai tempi vi era una vera e propria distanza culturale, quasi antropologica. La struttura stessa di Sanremo, orchestra obbligatoria, testi vagliati, performance composte, lasciava zero spazio alle chitarre distorte o all'attitudine irriverente che il rock portava con sé. Sanremo era famiglia, salotto televisivo, tradizione da proteggere. Il rock era gioventù inquieta, cantine, contestazione. Mondi che non si cercavano.

Anni '70 e '80: le prime crepe e le contaminazioni

Qualcosa, però, inizia a spostarsi. A partire dagli anni Settanta il rock italiano cresce, si struttura, trova una voce propria. Artisti come Vasco Rossi cominciano a portare nel linguaggio della canzone italiana un'attitudine più ruvida, meno levigata, più onesta. Sanremo resta ancora lontano da quell'estetica, ma il monopolio comincia a incrinarsi.

È proprio in quegli anni che il festival inizia a perdere il controllo sulla definizione stessa di "musica italiana". Band come i Litfiba costruiscono un seguito enorme senza mai passare dall'Ariston, dimostrando che la consacrazione poteva avvenire anche altrove, anzi, forse proprio altrove.

Anni '90 e 2000: apertura, tensioni e nuove definizioni

Con gli anni Novanta e Duemila il festival cambia pelle, o almeno ci prova. La televisione si modernizza, il pubblico si frammenta, e Sanremo insegue i nuovi linguaggi musicali con l'entusiasmo un po' affannato di chi sa di essere in ritardo. Il rock entra in scena in modo più esplicito, ma non senza attriti.

Le direzioni artistiche che si susseguono tentano di rinnovare la lineup includendo band e sonorità alternative. Tuttavia, rimane quella difficoltà strutturale nel gestire l'anima live, imprevedibile, fisicamente presente del rock all'interno di una macchina televisiva altamente controllata. Il risultato è una sorta di compromesso al ribasso: il rock non è più un ospite indesiderato, ma non è nemmeno libero di essere se stesso. Viene accettato, ma a patto di farsi un po' più radiofonico, un po' più gestibile. Convivenza forzata, insomma.

Anni 2010: la rivoluzione indie e il caso Måneskin

La vera svolta arriva quando meno ce la si aspetta. Durante lo scorso decennio Sanremo diventa un trampolino per nuove forme di rock e indie-rock. Il festival smette di essere soltanto un museo della canzone italiana, comincia ad essere discusso su internet e viene seguito anche su piattaforme di casino online, dove migliaia di italiani iniziano subito a fare le proprie previsioni.

Il punto di rottura ha un nome preciso: Måneskin. La loro vittoria non è solo un risultato musicale, è un cambio di paradigma. Il rock, quello diretto, fisico, performativo, torna protagonista sul palco dell'Ariston senza mediazioni, senza filtri di sorta. Quello che segue è storia nota: il successo internazionale, l'Eurovision, le arene di tutto il mondo. Ma la cosa più interessante non è la loro carriera in sé, quanto ciò che hanno dimostrato sul festival: che Sanremo può ancora essere una piattaforma capace di lanciare linguaggi globali, non solo di celebrare quelli del passato.

Oggi, dopo Sanremo 2026, il rapporto con il rock è più difficile da definire. Il festival continua a essere legato alla tradizione melodica italiana, quel filo che lo attraversa da sempre. Ma non può più fingere di ignorare la forza delle contaminazioni rock e alternative, che nel frattempo sono diventate parte integrante del paesaggio musicale italiano.

Sanremo ha sempre avuto una capacità quasi istituzionale di assorbire le trasformazioni della musica italiana, anche quelle più scomode, anche quelle che sembravano volerlo affossare. Il rock, dal canto suo, ha trovato nel festival non esattamente un nemico, e nemmeno un alleato naturale, ma un palcoscenico periodicamente utile per ridefinire se stesso davanti a milioni di spettatori.

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L'articolo Il rock a Sanremo: un rapporto complicato di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-06-29 09:58:00

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