Salmo vs. Luché: grazie delle botte, e della botta di vita

Il recappone finale del maxi scontro tra i due rapper e un po' di riflessioni sul dissing dell'anno (con tanto di intermezzo di Inoki). Prima di tornare a muevere la colita sì sì sì

Salmo vs. Luché
Salmo vs. Luché

Forse la storia è giunta alla conclusione, sicuramente tra pochi giorni sarà dimenticata e lascerà spazio al nuovo topic. Altrettanto con certezza qualcuno la ritirerà fuori prossimamente, a rappresentare un'epoca passata in cui si stava meglio, sarà rimasticata nell'eterno "t'o ricordi" di cui si alimenta la Rete, infilata in qualche top ten calamita-clic (di cui tra l'altro siamo grandi fan).

Ma, consumata la prima settimana di luglio appena, possiamo dire che la faida Salmo vs. Luché abbia portato finalmente qualcosa di nuovo (se nel bene, o nel male, ci torneremo) all'estate italiana, quella stagione in cui la gente minaccia di ammazzarsi da un balcone all'altro delle case popolari o si ammazza per davvero dentro al tinello e in cui la nostra irrefrenabile ricerca di leggerezza finisce per farci evaporare. E così – dopo giorni a compulsare Instagram e YT – se sono qui è per dire grazie ai due protagonisti. Non dei fiori, ma delle legnate sui denti. Di averci regalato un po' di wrestling, ma fatto con maestria.

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Anzitutto perché le alternative sono irricivibili. A cosa prestare la nostra attenzione in questi mesi afosi, a quell'opera di circonvenzione che sono ormai diventati la maggior parte dei tormentoni estivi? O magari immergersi nella nuova puntata dello show itinerante di una grande emittente in una grande piazza di una grande città di questo grande Paese, in cui la line up è uguale a quella della concorrenza, che è uguale a Sanremo, che è uguale al Primo Maggio, che è uguale a quello del 97% dei festival sparsi per penisola. 

Forse ci si noterebbe di più se tacessimo. O magari la strategia giusta sarebbe propendere per l'uno o per l'altro dei due contendenti, uno a caso, dicendo che l'altro è stato "asfaltato", "portato a scuola" e che farebbe meglio "a non uscire più di casa". Terza alternativa, fare i moralisti. Ricordare quello che è successo a Biggie e Tupac, che anche quella volta era iniziata così e poi guarda com'è finita. Invece applaudiamo come dei bifolchi dopo un combattimento tra galli. Tra poco vi spieghiamo perché, prima forse è meglio non dare per scontato che tutti vivano nel nostro stesso universo mondo. Per quelli che guardano Marco Liorni, ecco un breve recap delle (tante) puntate precedenti. 

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Salmo e Luché sono due tra i rapper italiani più famosi e due pionieri del genere. Non appartengono alla golden age, ma militano nella scena da tantissimo tempo: il primo, sardo, con il giro della Machete Crew, il secondo, napoletano, prima in duo con i Co'Sang e poi da solista dopo lo scioglimento (non indolore) del gruppo. Tra Salmo e Luché lo scazzo è datato e profondo, ma a farlo riemergere è il primo con la sua recente performance per il 64 Bars di Red Bull, in cui a un certo punto compare questo verso: "drin... squilla il telefono inglese". Si tratta di un riferimento al primo capitolo di questa rivalità, quando nel 2019 Luchè aveva risposto alle celebrazioni di Salmo sui risultati ottenuti da Playlist e Machete Mixtape 4 e da cui era nato un battibecco a suon di storie su Instagram. In questa occasione, Luchè aveva detto di avere i complimenti di Salmo sul suo album Malamore in un fantomatico "telefono inglese".

A quel punto partiva una ridda di risposte l'uno all'altro, tutte pubblicate sui propri canali YouTube e rilanciate via Instagram (e un po' da tutte le testate di settori e vari profili di invasati). Il primo a parlare è stato Luché che ha pubblicato il pezzo Estate dimmerda 2, riprendendo una canzone del rapper sardo. Sono brani buttati fuori in poche ore, su beat per ovvi motivi già esistenti e in alcuni casi super famosi. Ma molto ben fatti. La notizia inizia a montare, anche perché nel pezzo Luché mena già i primi sberloni. Del tipo "diecimila biglietti regalati per San Siro" e "l’anti-figa travestito da anticristo".

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In meno di 24 ore Salmo ribatte con il freestyle Dove volano le papere, titolo che vuole parodiare il disco pubblicato da Luchè lo scorso anno, Dove volano le aquile. La violenza del rapper sardo è estrema, le punchline di un livello (concedetemelo, pur volendo fare il super partes) devastante. Qualche esempio: "Mi ricordo dei Co'Sang, eri l'ombra di Antò. Poi sei diventato fashion, Brigitte Bardot". E ancora "Faccia di cazzo, alle tipe gli mando la tua foto" (Luché aveva accusato Salmo di mandare alle ragazze numerose dick pic). 

È una deflagrazione, anche perché a sua volta, come vedremo, altre persone vengono tirate in mezzo nella rissa. I numeri delle views impazziscono (ahimé si torna sempre qua). Le risposte tra i due si fanno sempre più serrate, anche perché appunto l'hype è alle stelle. La qualità un po' si abbassa, ma rimane notevole. Luché prende in prestito un'altra hit di Salmo e butta fuori Ho paura di uscire 2. "Dopo Viola tu non sai più chi sei / Schiavo di un personaggio invecchiato / Vittima del mercato", canta Luché, rievocando la nuova amicizia tra Salmo e Fedez (una roba tremenda, effettivamentehttps://www.rockit.it/articolo/pop-punk-ha-colpo-strega). "Sabato suono in Sardegna, vuoi venire? Ci vediamo a Scampia o hai paura di uscire?" si conclude questo secondo freestyle. Il riferimento è al live previsto di Salmo per Red Bulls a ottobre a Scampia, che, a quanto pare, ora sarebbe saltato (o per lo meno così ha detto Salmo). 

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Andiamo avanti veloce, che sta diventando Dinasty. Salmo risponde a sua volta con Lo stupido gioco del rap 2. Gli highlights (e le frasi che faranno più discutere) qua sono: "Hai chiesto il feat a Vasco, ti ha detto meglio giro in motorino a Napoli col casco" e "giri con i criminali, io spero che ti arrestino e magari che ti uccidi ai domiciliari". Salmo dice che quella è la sua ultima risposta, per Luché invece dopo il 2 c'è il 3 ed ecco, poche ore fa, Operazione Scampia, in cui di fatto dà a Salmo della guardia. "P*ssy, si vede che non vieni dal nostro mondo, fra. Dalla nostra cultura, non si augura l’arresto a nessuno, bro", dice Luché fuori dalle barre, nella parte finale parlata del pezzo. 

In mezzo, per non farsi mancare niente, c'è da registrare anche un diss di Inoki contro Luché. Nominato, il rapper di Bolo by Night non si è tirato indietro, e ha pubblicato Cazzominomini, dando una nuova dimensione al tutti contro tutti (dove erano già stati coinvolti Dikele e Capoplaza). Ma siccome in Italia più che nella tragedia siamo bravi nella farsa, ecco che anche Trucebaldazzi (genio, come sempre) si è sentito di dover dire la sua

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Bene, dovremmo esserci detti tutto. Sperando che non venga fuori che la cosa era preparata, come qualcuno ha buttato lì, e l'obiettivo finale non sia arrivare a un redde rationem a Scampia, con lauto cachet per entrambi. In caso contrario, come diceva Secco ne I Simpson "non crederemo più a nulla e ci iscriveremo a Giurisprudenza".

Ecco, in breve e per concludere, i motivi per cui queste botte di luglio ci hanno abbastanza fomentato

Perché il conflitto fa parte dell'uomo, anzi spesso rappresenta una delle parti più sane e costruttive dei rapporti social. Di certo lo sono molto poco i feat. a caso per moltiplicare gli stream, i joint album avventurosi, i producer album con dentro più artisti che in We Are the World, le grandi riappacificazioni degli ultimi tempi, che va bene non essere più ai tempi di West Coast vs. East Coast, ma manco da Maria De Filippi e per giunta con tutte le buste che finiscono per aprirsi. Il rap negli ultimi tempi non è riuscito a fermarsi un attimo di fronte al proprio successo dirompente, non ha smesso un secondo di alimentare la macchina e farla correre più veloce, fino al parossismo e ai confini della parodia. Ora la scelta di ritornare alle origini dei due con un dissing, magari non la roba più "educata" del mondo, ma il rap non lo è mai stato. E questi scontri fanno parte eccome della sua storia.

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Capisco molto bene chi ha espresso perplessità attorno alla cosa, destinata come quasi tutti i fenomeni del web a bruciarsi presto. Quste critiche hanno molto senso quando arrivano da chi porta avanti un rap di qualità, fatto di dischi potenti, sodalizi infiniti, live nei pochi posti che sono rimasti in piedi di un circuito che un tempo era il più underground che ci fosse. Ma la competizione non è con loro, non lo è mai stata. Chi fa dischi e tiene la barra dritta lo fa per sé e per il proprio pubblico, e basta. E, personalmente, penso sia molto più hip hop (qualunque cosa voglia dire, tendenzialmente nulla) uno "scontro" in cui si rappa su beat di Gang Starr o Black Rob rispetto al 99% della roba che c'è in giro. 

In un'epoca in cui la musica, e questa in particolare, suona sempre più plasticosa (e spesso pessima nei live), sentire l'artigianalità di questi pezzi, buttati fuori in quattro e quattr'otto con gli skit e le sporche davvero molto sporche, è stata una boccata d'ossigeno. E poi le barre dei due sono di qualità, soprattutto le prime e in particolare Dove volano le papere, che ha ricordato a tutti quando Salmo fu king dell'hardcore, ma anche Luché raggiunge livelli notevoli. Qualcuno ha da eccepire sulle scorrettezze contenute nei dissing? In effetti, i due si dicono cose tremendi e si rinfacciano cose molto personali (vere o false che siano), chiamando in causa parenti, amici, pensieri politici e abitudini sessuali. Ma è un diss, funziona così. Ci si dice le peggio cose. Se ci stanno loro, perché non dovete starci voi?!

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Proprio per questo motivo mi piace meno l'idea che ci siano dei tabù nelle "liriche". Perché stabilire il confine di ciò che si può dire o no in un dissing è complicato, di cose che nella vita normale non andrebbero dette in questi cinque pezzi è strapieno (più o meno tutto). Salmo fa riferimenti a piene mani a Napoli, e il tema razzismo si sa quanto sia delicato verso una città che ne ha subito tantissimo e che si è compattata per difendersi da esso, Inoki parla della presunta omosessualità del collega. Bene, cioé male. Tutto ciò ovviamente fa orrore. Ma, appunto, perché questo no e dare della puttana a una parente stretta sì?! Di certo il vittimismo non può essere uno strumento in mano a chi accetta di prendere parte a un dissing. Che poi di qua e di là si formino i team di supporter va benissimo, succede con ogni cosa oggi, figuriamoci se non avviene in un giochino fatto apposta per dividere.

E quindi permetteteci di quotare Salmo, che poco fa ha commentato. "Era parecchio che non mi divertivo così tanto". Tra pochi giorni torneremo a muevere la colita sì sì sì.  

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L'articolo Salmo vs. Luché: grazie delle botte, e della botta di vita di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2023-07-07 14:34:00

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