Siamo tutti complici di Sanremo, siamo tutti ostaggi di Sanremo

La "rivoluzione" è già finita e siamo tornati al punto di partenza: per essere rilevanti nella musica, crescere, guadagnare serve ancora la tv. Anzi serve Sanremo, che ha "occupato" ogni spazio con il benestare di discografia e piattaforme. E cosa resterà, alla fine di tutto questo?

Grafica Beatrice Arrate
Grafica Beatrice Arrate

Non solo fenomeno di costume e società, Sanremo è anche tutto quello che il mercato discografico può offrire in questo momento se parliamo d'idee, sviluppo e strategie. Ci si prepara per tutto l'anno cercando di affrontare questa manifestazione nel miglior modo possibile anche perchè, spesso e volentieri, per molti diventa l'unico strumento di visibilità per sancire il successo di un progetto musicale.

Non sembrano esistere alternative a questo modo di ragionare all'interno dell'industria; ci sono i talenti show e poi Sanremo, Sanremo - proprio nel caso non andasse l'avventura nei big - e poi di nuovo qualche talent show per poi arrivare a Sanremo. La discografia è diventata ostaggio della televisione e fa strano pensare che fino a pochi anni fa l'avvento dei servizi streaming aveva dato la possibilità a diverse realtà di potersi mettere in mostra e conquistare una propria indipendenza nel mercato. Un piccolo cluster è riuscito a prendersi spazio generando canzoni e artisti che ancora cantiamo oggi, senza bisogno di passare da quelli che per molti veniva considerati media obsoleti.

Tutto questo ha generato di conseguenza una saturazione nel modello di sviluppo, complice anche una pandemia che ha deciso di tenerci chiusi in casa per molto tempo, chiunque si è ritrovato impossessato dal demone musicale della pubblicazione istantanea. La formula magica era molto semplice: fai uscire canzone, vedi se per fortuna sei entrato in qualche playlist venerdì sera, prepara due stories dove sembri un pezzo di merda che dici "fai swipe up per ascoltare il mio brano" e poi fine. Venerdì a 0.10 il lavoro è finito. Per anni si è inseguito quel tipo di suono (indie) per poi spostarsi su quell'altro suono (urban) per arrivare a quello nuovo di suono (punk) ma alla fine di tutto questo, il sistema è andato completamente in cortocircuito. In sostanza ormai e come un tempo, per crearsi un pubblico, non servono più follower o ascolti da playlist ma bisogna passare in televisione.  

Ed è così che l'operazione di Amadeus e il suo staff prende in "ostaggio" la discografia Italiana, quel palco è ricco di sponsor, audience televisivo fatto da persone in carne ed ossa, rimbalzo social anche per chi vuole starne il più lontano possibile, ma soprattutto dati di vendita discografica. Basti pensare che nell'edizione del 2018 (con Claudio Baglioni, ndr) le certificazioni per i brani in gara toccava solamente il 20% mentre nell'ultima edizione questo dato ha raggiunto il 94% dei partecipanti. In sostanza, andare a Sanremo negli ultimi 4 anni sotto la direzione artistica di Amadeus, ti assicura all'80% un riconoscimento discografico attaccato nella parete di casa tua e negli uffici dove si lavora costantemente per tutto questo.

Sapiente è stata la gestione nei rapporti con i servizi in streaming e con una serie di mondi che andavano rappresentati nel festival della canzone Italiana. Il mondo rap/urban è quota ormai assicurata così come l'egemonia dei brani con la cassa dritta sarebbe stata inspiegabile fino a 5 anni fa, seguire quello che si sta muovendo in altri media ha rivitalizzato un format che aveva delle proprio regole non scritte che sembravano impossibili da scardinare. Pensate al Fantasanremo 10 anni fa? Sarebbe stato impensabile immaginarsi una serie di gag in diretta televisiva nazionale che spesso non si capiscono, cioè vedi sti cantanti che dicono delle parole chiave e tu ogni tanto ti guardi attorno, tutti ridono, tu non capisci e allora ti senti una merda. Però sì, non fanno ridere e sono pesantissime, però ecco, coinvolgere anche delle azioni così tanto improvvise da finire persino in scaletta è una perfetta sintesi di come la grande "balena bianca" abbia tutto sotto controllo, anche l'assurdo

Questo però non è un articolo nostalgico, nessuno citerà qualcuno che dice che le canzoni erano meglio prima rispetto a queste eccetera eccetera eccetera bla bla solo per poter ottenere due titoli durante questa settimana, e non boicotteremo la visione di questo circo mediatico oppure l'ascolto delle canzoni. Guarderemo Sanremo (anzi ci abbiamo fatto uno speciale) perchè ci occupiamo di musica e perchè siamo dei sinceri appassionati anche se probabilmente non compreremo nessun disco dei partecipanti e passeremo la serata a vomitare battute ciniche su qualche social network o nelle chat.

Lo faremo perchè la discussione ci piace, la ricerca della chiave giusta per poter sopravvivere a queste maratone è per noi fondamentale e tutto ciò ci ha reso negli ultimi anni complici del successo di questa manifestazione, costringendo professionisti del settore e progetti musicali a giocare all in tutta la propria carriera per arrivare su quel maledetto palco. 

Quando l'imbuto si stringerà sempre di più e il successo diventerà sempre più assicurato (bisogna capire se duraturo ndr) per chi passerà dai talent show e poi dalla manifestazione sanremese, attorno si muoveranno nuove idee e sentimenti sempre più sporchi e contaminati. Perchè alla fine di tutta questa discussione, tra dati di vendita e l'industria "incatenata" a quel palco, che sembra aver finito le soluzioni per non chiudere gli artisti firmati negli armadi dei magazzini insieme ai dischi invenduti, ci resteranno soltanto le canzoni e i concerti. Nient'altro che canzoni e concerti. 

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L'articolo Siamo tutti complici di Sanremo, siamo tutti ostaggi di Sanremo di Teo Filippo Cremonini è apparso su Rockit.it il 2024-02-06 16:11:00

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