“Quest’anno c’è più varietà musicale: c’è la musica latina, c’è il rap puro e persino il country”. Per un attimo serpeggia dello scompiglio tra i giornalisti presenti – assieme a parecchi uffici stampa e discografici – negli studi della Rai di Corso Sempione. A Roma, dove sta accadendo la stessa cosa, probabilmente avviene lo stesso. Chi sarà l’artista country? Un trumpiano di ferro imposto al nostro Paese tipo le guardie dell’ICE alle Olimpiadi di Milano-Cortina? Arisa che ha completamente smarrito la brocca e sale sul palco con il toro meccanico tipo Buona Domenica? Di quali “dirty roads” parlerà il brano? La tangeziale esterna o la strada del Brico di Bassano del Grappa?
Lo scopriremo presto, a nostre spese. Per il resto il format è lo stesso, noi giornalisti musicali siamo sempre gli stessi, ogni anno più convinti, come il personaggio di Luca Bizzarri in Camera Cafè, di poter “rompere i maroni alla direzione” con le nostre domande sulle polemichette di turno (o polemicone, visto che Israele torna spesso nel dibattito). Nulla di nuovo nel tavolo di soli maschi bianchi 50-60enni, che tendono a indossare scarpe bianche che non valgono il prezzo che sono state pagate. Arriva però Nicola Savino, conduttore del Dopo Festival: variazione sullo spartito.
Dovevano essere 24 brani, forse 26. Non ci aveva creduto nessuno. Ce ne sciroppiamo ancora trenta. Non facile, forse nemmeno sensato, valutarli tutti così uno in fila all’altro, con un solo ascolto. Per questo proveremo a essere clementi, e se saremo caustici è solo perché non ci paga mai nessuno. Un paio di considerazioni: i titoli li ha fatti tutti un signore appassionato di avverbi con la versione free di ChatGPT. Ci sono meno autori, rispetto all’incredibile record delle 12 persone che avevano scritto quasi tutti i brani 12 mesi fa. Per l’amor di dio, i nomi noti ci sono, ma in un paio o tre di pezzi a testa. E non sono pochi i pezzi firmati dal loro esecutore, come nel caso di Levante. Scusate, non c’era nessun motivo per prenderci sul serio: ora ridateci Petrella per favore.
Di seguito i voti (qua invece le previsione prima dell'ascolto) e alcune riflessioni su ciascun cantante. Preparatevi ad amore e disperazione.
TOMMASO PARADISO - I romantici 6,5
Pronti via, l’uomo che doveva esserci ogni anno e alla fine eccolo lì, tra un Francesco Renga e un Nigiotti. Il pezzo inizia con il fruscio apparentemente di un vecchio disco e con delle voci che apparentemente arrivano dalla spiaggia. Non vi è venuta la nostalgia? Insensibili. Musicalmente è ariosa, la resa live da verificare con tutta quell’effettistica. Il pezzo parla della compagna e soprattutto della figlia che è bravissima, mentre lui è sempre inadeguato, uno di quelli che guarda la tv in mutande (o cose ci viene da immaginarlo). Parla di persone romantiche, nonostante tutto come lui evidentemente. Ma parla anche del padre, e di come lui voglia essere diverso. Un Brunori piacione.
MALIKA AYANE - Animali notturni 6
Parte con le percussioni, un po’ jungle, un po’ italo disco, poi più deliberatamente funk e ‘80. Tuttururu. Manca forse un po’ di top line, ma nel complesso funziona. Da risentire, anche perché Malika ha una voce che scansati.
SAYF - Tu mi piaci tanto 7
Parte parlando di inondazioni Emilia e Liguria e si prende la briga di raccontare una storia (a Sanremo? sei pazzo). Cita Cannavaro e Berlusconi senza citarlo. Il brano è uptempo (e chissà dove infilerà la sua immancabile tromba?) e lui ci canta sopra. In una maniera che non si fa spiegare ricorda i 90s-primi 2000 e quelle cose che fanno ballare e anche riflettere tipo Max Gazzè prime. Un po’ 90s. Gazzè. Se tiene il cantato può funzionare.
PATTY PRAVO - Opera SV
Dopo l’overdose di “indie” con il disco lavorato da Taketo Gohara e scritto con Bianconi e altri nomi del giro, qua si torna nei ranghi affidandosi a Caccamo. Sanremo in purezza, orchestrale al massimo. Patty in purezza. “Semplicemente la vita, semplicemente follia”. Fuori categoria per quel che rappresenta. Certo che anche quando parlava di orge e LSD non era male…
LUCHÈ - Labirinto 5
Parte tutto autotunato. Inaugura l’anno dei napoletani che cantano in italiano ma poi ci mettono dentro una parola in napoletano, forse perché intraducibile nella nostra lingua (ditemi voi, d’altronde, se trovate, un’alternativa a “piagnere”). La voce è grattata, il beat finisce zeppo di bassi, il ritornello facilone e non rispetta del tutto la storia del personaggio. Meglio la seconda strofa rappata: che lui sappia fare quella cosa è indubbio.
MARA SATTEI - Le cose che non sai di me 6
La sua voce è chiamata a tenere su tutto, sin dalla prima nota. Manca Giorgia e allora sente che è il momento di “giorgizzarsi”. “Ma quanto è bella la follia”, canta, in generale thasup ha prodotto cose più coraggiose. Però il pezzo cresce già durante l’ascolto. E questo non è da sottovalutare, considerando che era la prima volta che la sentivamo.
FRANCESCO RENGA - Il meglio di me 5
Renga come te lo aspetti. Un artista datato che non trova di meglio che ripetere “ei ei” per svecchiare la proposta. Il titolo mente e a Brescia lo sanno.
DITONELLAPIAGA - Che fastidio 7,5
MYSS Keta in purezza. Anzi Dito in purezza, visto che di questa cosa è stata “alfiera” negli ultimi anni. La cassa è dritta che più non si può, sopra lei ci ripete tutte le cose che le rompono le scatole: la moda di milano, il cibo salutare, l’oroscopo, i canali in streaming a pagamento, i poser, gli F24. Forte, molto forte, nel ritornello bomba e nella “daft punkata” finale. Hit quasi certa.
LEO GASSMAN - Naturale 5
Il cantato è struggente. Litigare e poi fare la pace. Tutto enormemente già sentito, purtroppo.
SAL DA VINCI - Per sempre sì 5
Neomelodico oltre la soglia d'allerta, con un pool pazzesco di autori che quest’anno hanno deciso di salire sul carretto napoletano. Sal vuole fatturare con i matrimoni, non c’è altra possibile spiegazione. Alla fine arrivano gli unici applausi dalla platea di giornalisti. L’era della postverità.
LEVANTE - Sei tu 6,5
Unica autrice di musiche e testo. L’innamoramento raccontato in maniera diversa, come paralisi del corpo. Claudia ficca acuti mica da poco, in generale non sta mai indietro sul canto. Sotto ci sono piano e chitarrino, ma il pezzo si poggia su di lei e il suo coraggio. Approvato.
TREDICI PIETRO - Uomo che cade 8
Firma con Di Martino uno dei pezzi migliori del lotto, per distacco. Rappato cantato su un beat che parte 90s, poi si vira su un arrangiamento più tradizionale, la texture sotto è varia e intrigante, lui passa all’RnB. Ha qualcosa di Mecna e di Coez, insomma di gente che sa scrivere e che ha creato un forte immaginario. Parla delle difficoltà nei rapporti e nella vita più in generale. Potrebbe “andare forte” e anche se non lo farà rimane un ottimo brano.
ENRICO NIGIOTTI - Ogni volta che non so volare 5,5
Gianmaria Testa privato di struggle. Cantautorale con qualche eco di De Andrè (già, lo abbiamo detto. Musicalmente è piacevole, con gli archi che comandano. Il ritornello pare non arrivare mai. Musica da film. Già, ma quale film?
SAMURAI JAY - Ossessione 5
Parte il reggaeton e tutti si aspettano sotto una voce che dica “Sean Kingston”. Questa la mettiamo in muto perchè ci basteranno gli ascolti coatti di quest’estate. Chissà cosa starà pensando Mario Luzzato Fegiz in prima fila?
SERENA BRANCALE - Qui con me 5,5
Canta benissimo. Ed è quello il problema. Ballatona col piano, già la immaginiamo vestiti da diva. Una canzone d’amore tradizionale, in zona Noemi (nelle edizioni meno audaci) per intenderci. Occasione sprecata.
ARISA - Magica favola 6
Prodotto da Mamakass, scritta con l’ex “muso” Anastasi (quello dei pezzi che le han cambiato la vita) e Galeffi. Indie Arisa be like un pezzo che ripercorre la sua vita e i suoi guai, sicuramente sincero. Interessante l’arrangiamento, con l’orchestra e la sua voce potrebbe premiare. Ma certi orpelli della voce e una certa tendenza a strafare preoccupano.
NAYT - Prima che 7
Meno feroce, altrettanto stiloso. Parte ed è un remake di Salmo in “La prima volta”. Il beat è minimale. C’è un intro spoken e poi anche quando canta lo fa in maniera credibile. Pezzo che non strafà, una riflessione sull’autoconsapevolezza. Lui è bravo per davvero, magari non è il contesto giusto, ma arriverà a chi deve arrivare.
DARGEN D’AMICO - Ai Ai 5,5
Molto Dargen, troppo Dargen. Ritorna a Sanremo per la terza volta, con un ritornello appiccicoso e un po’ doloso. Cita Carlos Raposo, il “calciatore che non esiste”, per gli appassionati del genere. La satira sociale non è troppo efficace, a differenza delle prime calate in Riviera. Il ritornello è fortissimo. Ahinoi.
RAF - Ora e per sempre 5
A proposito di AI, forse questo è l’esito se chiedi a Chatgpt di condensare 75 anni di storia sanremese in una canzone. Troppe reference, fino a diventare del tutto innocua.
LDA & AKA 7EVEN - Poesie clandestine 5
Anche questa la riprendiamo quest’estate, purtroppo. Ora non sappiamo che farcene. E comunque l’inno del Napoli di De Laurentiis lo ha già fatto una barese l’anno scorso, sorry.
BAMBOLE DI PEZZA - Resta con me 6
Le pop punk girl che non hanno mai mollato cantano “resta con me in questi tempi di odio”. Un inno positivo a farsi coraggio a vicenda. Punk rock proprio non ce n’è. La voce e la chitarra toccano però corde che gli altri non sfiorano nemmeno, e si sente – pensate un po’ – la batteria. Probabilmente avrebbero potuto pestare di più al loro primo Sanremo, ma il suono c’è ed è riconoscibile.
FULMINACCI - Stupida sfortuna 8
Scritta con Pietro Paroletti aka Golden Years e basta. Ora, ragazzi, se intende toccare l’argenteria, più che legittimati a farlo, ma questo pezzo ha tutto per vincere. Ci faremmo la firma.
ERMAL META - Stella stellina 6
World music, mediterranea, con le chitarre del Sahara, le percussioni e quel non so che di Dardust che però deve adattarsi al mondo sonoro di Ermal, decisamente più “vintage” rispetto agli hitmaker con cui ha collaborato negli anni. Parla di Gaza e di una primavera che tutti attendono dalla collina. Musicalmente, per ora, ci convince il giusto. L’intento – poco ma sicuro – è ottimo.
ELETTRA LAMBORGHINI - Voilà 4,5
Tutto quello che vi aspettate da un pezzo di Elettra Lamborghini. Anzi, una delle sue versioni più mosce. Non riesce a fare il giro come altre volte.
CHIELLO - Ti penso sempre 8
Si presenta al via con Tommaso Ottomano, un anno fa sodale fondamentale di Lucio Corsi. Che contribuisce a un altro gran bel pezzo. Quasi “strokesiano”, o meglio, se vogliamo ridimensionarci, un po’ Achille Lauro più credibile e più indie rock. C’è la batteria, ci sono i coretti. Un testo d’amore non scontato. Speriamo la sciura di Arma di Taggia non rifiuti i suoi tatuaggi in faccia.
EDDIE BROCK - Avvoltoi 6
Chitarra e voce per gradire al via, voce struggente. Nome da wrestler, wannabe Olly totale. Non sappiamo che faccia abbia, ma sappiamo che potrebbe andare bene.
MARIA ANTONIETTA E COLOMBRE - La felicità e basta 8
Dal Locomotiv a Sanremo è un attimo. O meglio, ci sono voluti anni di carriera e bellissime canzoni. Letizia e Giovanni – che si fanno affiancare da Catitti, quota vecchia volpe – se la giocano con furbizia senza incoerenza. Glam e inadeguatezza convivono nel brano. Le voci sono ben amalgamate, il tappetone retrò e i synth fanno il resto. Stilosa (come Valentino).
FEDEZ E MASINI - Male necessario 5,5
Tornano le Abbate, i La Cava e Lazzarin. Fedez fa Fedez con tanto di extrabeat e momento drammaticamente referenziale in cui parla di sé in terza persona. Masini fa Masini con quella sua voce incredibile. Nel senso che non si crede sia sua. La melodia di per sé funziona bene, come Cutolo Fedez non si sa mai se parla alla ex o alla nazionale. Da riascoltare.
MICHELE BRAVI - Prima o poi 5,5
La sua voce, il suo dolore, gli archi. Troppo, a questo punto della giornata.
J-AX - Italia Starter Pack 6
Per chiudere mancava il country. Quello di Gardaland, di Carolina e delle canzoni per bambini. J-Ax è un assassino assoluto in questo, con il cappellone da cowboy e il banjo in mano. A un certo punto non si sa come si ritrova a parlare di wifi e password, e di canne. “Sento una brutta canzone che fa Parapappa” dice il ritornello. Totalmente illegale. E molto divertente, gli va riconosciuto.
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L'articolo Sanremo 2026: le pagelle dopo il primo ascolto delle 30 canzoni in gara di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-01-26 16:55:00

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