Non è finita finché non è finita. Manco l'ultimo scoglio: la serata conclusiva del Festival di Sanremo 2026. Ieri, alla serata delle cover, è andata così, con la vittoria di Ditonellapiaga e TonyPitony. Oggi scopriremo, invece chi si porterà a casa il premio finale, il premio della critica, il premio Tim e qualsiasi altro ammennicolo Conti e la sua masnada abbiano concepito per questa edizione.
Sarà lunga, lo sappiamo bene. Ma noi non demordiamo: qua sotto trovi le nostre pagelle, che verranno aggiornate in tempo reale. Qua sotto vi lasciamo l'elenco dei brani in gara in ordine, a questo link invece la scaletta completa. E ora un bel respiro e ci vediamo dall'altra parte.
Francesco Renga - Il meglio di me: 5 e mezzo
All'ultima esibizione, è chiaro che la canzone è scritta bene, ma completamente incompatibile allo stile vocale d'altri tempi di Renga, che hai voglia a snellire, rimane barocco e inutilmente muscolare. Smettere di andare a Sanremo, con una vittoria storica e memorabile sulle spalle, lo farebbe diventare Leggenda, e gli eviterebbe partecipazioni sciape.
Chiello - Ti penso sempre: 6 -
Cosa teniamo di questa canzone? Dei suoni molto belli. Archi molto belli. Molto. Per quanto Chiello sia cresciuto con le performance, è in una terra di mezzo, non ha esattamente lasciato il segno e si è lasciato normalizzare.
Raf - Ora e per sempre: 6+
Diversamente da Renga che è sempre all'Ariston, Raf fa una sortita ogni decina di anni e fa bene, per ricordarci la classe di scrive canzoni armonicamente complesse facendole sembrare semplici, cantandole bene e facendoci chiedere chissà dove tiene nascosto il quadro che invecchia al posto suo.
Bambole di Pezza - Resta con me: 7+
Certo, non sarà esattamente la più dura e pura tra le espressioni del Rock&Roll, ma le ragazze della prima band strumentale composta da donne comunque riescono a farsi valere e a far crescere la canzone con gli ascolti. Un piccolo inno.
Leo Gassmann - Naturale: 4
Leo, a me sei pure simpatico, ma vorrei sapere come cazzo ti permetti di decidere se lei sta meglio con il trucco o senza. Ma guarda te. La canzone rimane quello che è, non è cresciuta e Gassmann continua a perdere il controllo nella seconda parte del pezzo. Si fa perdonare comunque, osando addirittura un "abbasso la guerra e le tirannie", che proprio oggi...
Malika Ayane - Animali notturni: 7
Che bella sanremata-non-sanremata: funky, stilosa, con una voce impeccabile e una lezione di presenza scenica. Ayane non ha mai sbagliato niente a un festival che forse non le ha mai restituito ciò che meritava.
Tommaso Paradiso - I romantici: 6+
Sarà la sindrome di Stoccolma, ma oggi mi piace anche questa. Alla fine, una canzone di Tommaso Paradiso è una formula perfetta: ti aspetti quegli accordi, quelle tematiche e ti appaiono le facce delle ex, quelle immagini immortali dell'asta del fantacalcio, i film di Verdone, Roma, Tutto il Tommaso Paradiso Cinematic Universe. All'ultima serata si rivela una di quelle melodie lunghe, che anche da solo in camera alzi il telefono, accendi il flash e canti a squarciagola, poi entra tuo fratello, e tutto sparisce e finisci per chiederti: chissà come sta, ora, Marco Primavera dei Thegiornalisti.
J-Ax - Italia starter pack: 7-
Va segnalato che i miei nipoti di 10 anni la sanno a memoria e sono impazziti alla sua apparizione sullo schermo. Lo zio è sempre lo zio.
LDA & Aka 7even - Poesie clandestine: 6-
Assuefatti a sarràpessempesì, gli LDAKA in un'altra edizione sarebbero stati una egregia quota napoletana. Quest'anno soffrono della sovrapposizione con Samurai Jay e dell'ingombrante ombra del vincitore annunciato. Spunti interessanti nel testo, trovati all'ultima serata: lo hook «'o ssaje ca è 'na tarantella si nun ce putimm' vedè» e la metafora "tu sei Napoli Sotterranea", ma non ho capito se si riferisce al mistero che traspare o al prezzo del biglietto non esattamente economico.
Serena Brancale - Qui con me: 5
Dobbiamo sottolineare quanto Brancale sia tra le voci italiane migliori e più tecniche, così come va detto che questa canzone è un pieno "Premio Cristicchi", per quanto parte di una storia personale, purtroppo il testo non è all'altezza e la musica è composta in maniera furba per suscitare empatia e riscuotere il leoncino d'oro all'uscita.
Patty Pravo - Opera:infinita
La canzone è bella, noi le vogliamo sempre bene, ma alla quinta sera il potere di curiosità, di attrattiva, è completamente depotenziato.
Sal Da Vinci - Per sempre sì: 8
Il vincitore annunciato sembra distratto dal pubblico troppo esaltato, corre da Zia Mara (sono punti al fanta?) e alla fine – sacrilegio – sbaglia il dito della coreografia, indicando il pollice. Chissà se si tratta di un oscuro presagio, non per la vittoria ormai certa, quanto per TUTTI I MATRIMONI che la useranno come colonna sonora.
Andrea Bocelli
Come Eros ieri, Bocelli è stato ospite al Festival anche nel 2006, nel 2013 e nel 2019: diciamo anche che questa aura di evento irripetibile e raro non c'era per nessuno dei "grandi ospiti" di quest'anno.
Elettra Lamborghini - Voilà: 7bilaterale
Persisto, mi ostino con il 7. Credo che la musica di intrattenimento sia utile, inoltre Elettra è l'unica a non prendersi sul serio di tutta l'edizione. Nonostante ciò, ha lavorato sull'intonazione e stasera ha fatto un ottimo lavoro con la voce, perdendo anche quella rigidità delle prime esibizioni. Vero è anche che metterla dopo Bocelli è una cattiveria, oh, fortuna che lei non voleva vincere, ma soltanto trasformare l'Ariston in un festino bilaterale.
Pooh
I Pooh dal vivo in Piazza Colombo per il sessantesimo anno di carriera e la quarantacinquesima reunion. Uomini Solisarà un capolavoro, ma è ora di abbassare la tonalità – almeno quando cantano dal vivo –.
Ermal Meta - Stella stellina: 6+
Dichiarazioni in conferenza e la scelta di portare sul palco i nomi delle bambine palestinesi dimostrano che effettivamente il messaggio dietro la canzone sia sincero. Niente Premio Cristicchi per Ermal, meglio così.
Ditonellapiaga - Che fastidio!: 9+
All'ultima serata, questa performance è definitivamente perfetta e, pensate, è una canzone che sembra del 2026. Incredibile. Ricapitolandone i punti di forza: un fraseggio difficilissimo per scandire un testo complicato e interessante, un arrangiamento coraggioso, una messa in scena coinvolgente e contemporanea. In un universo parallelo sarebbe una vincitrice perfetta.
Nayt - Prima che: 7-
L'unico difetto del Festival di Nayt è che facendo sempre una performance buona, il brano non è cresciuto lungo la settimana, all'ultima sera non sembra l'esibizione finale che suggella un percorso, ma l'ennesima – buona, ottima – esecuzione.
Arisa - Magica favola: 6
Al contrario, questa ha tutta l'aria dell'esibizione finale di Sanremo. L'autoanalisi di Rosalba portata sul palco dove è nata Arisa è sembrato quasi il racconto di una rinascita da fiaba Disney, peccato che quella vibe disneyana sia il più grande difetto di questa canzone.
Sayf - Tu mi piaci tanto: 7
Come molti altri, liberarsi della performance codificata ha reso tutto più spontaneo, efficace, bello. Resta il rimpianto che la canzone è troppo a metà tra il Sayf classico e la filastrocca sanremese che fa da ponte verso il mainstream, senza prendere una strada definita tra le due. Fa salire sul palco la mamma, che tra ieri, oggi e dopofestival credo abbia avuto più screen time di Carlo Conti.
Levante - Sei tu: 8--
Mai stato più felice di abbassare un voto: Il secondo meno è perchè questa esibizione è meglio delle altre. La canzone ha la melodia più ardita di questa edizione, e lei la percorre come fosse una strada semplicissima, con estremo controllo, ma questa volta ha mollato il controllo, e ha reso ancor di più. In un'altra edizione sarebbe andata dritta dritta a podio.
Fedez & Masini - Male necessario: 7 e mezzo
Il bello della finale è che sorprendono un po' tutti. I Masinez, dati per favoriti alla vigilia, scesi clamorosamente dopo qualche performance imperfetta, stasera firmano la migliore esecuzione vocalmente e come convinzione. Fedez sembra estremamente concentrato, Masini è in stato di grazia e fanno tutto giusto su una canzone modesta, forse pensata per vincere. Forse, l'intenzione originale della canzone è quella che hanno reso stasera.
Samurai Jay - Ossessione: 7 Inolvidable
In conferenza stampa, Gennaro ha blastato un giornalista che voleva instillare il dubbio di plagio, spiegando in maniera puntuale che il pattern di batteria è ricorrente nel merengue. Quello che impariamo è che c'è una nuova generazione di musicisti, anche nella musica da intrattenimento, che hanno talento e competenza, anche che fanno punz punz. Continua la costruzione dello show, cambia il messaggio audio di Belén con la mamma che gli chiede di andare piano, e la fa salire sul palco, smentendo anche lui la regola tutta napoletana del "non mettiamo le mamme in mezzo"
Michele Bravi - Prima o poi: 5
Pensavamo crescesse, invece è sparita. Peccato.
Fulminacci - Stupida sfortuna: 8 e mezzo
Voto stabile, ma questa canzone ogni sera è un'isola di tranquillità. Se fosse la chiave di ingresso
Luchè - Labirinto:3
Stasera anche peggio del solito. E niente, è finita, dai.
Tredici Pietro - Uomo che cade:7 Pietro.
Durante la performance di ieri, Pietro ha acquisito per osmosi tutto il carisma di papà Gianni, decuplicando forza, intonazione e convinzione sul palco. Uomo che cade vince il premio Rkomi: all'inizio sembrava un brano filler del cast e ora, a fine festival, con il suo ritornello aperto, si rivela come uno dei pezzi più interessanti.
Mara Sattei -Le cose che non sai di me: Cinquæ
Purtroppo, Mara consegna alla finale la peggiore esibizione delle tre. Ora, attendiamo il terzo Sanremo con un boppone prodotto da ThaSup, e non una sanremata.
Dargen D'Amico - Ai ai: sAI meno
Per la prima volta in tre festival, il brano di Dargen si sgonfia. Il direttore d'orchestra Enzo Campagnoli, storico collaboratore di Peppe Vessicchio, è stato tra i primi a pronunciare in camera la formula "Pronti, Partenza, Via", presto seguito dalla maggior parte dei direttori. È la frase che Peppe pronunciava all'inizio delle esibizioni degli Elio nel 1996, un omaggio collettivo decisamente migliore della clip tremenda della prima serata.
Enrico Nigiotti - Ogni volta che non so volare: 6 e mezzo
Anche Nigio vince il premio Rkomi, camminatore in salita, sempre sul palco ad orari assurdi, ha portato una canzone scritta con Pacifico, complicata, senza ritornello, ma di un buon cantautorato, che in una edizione a 20 sarebbe andata a podio con estrema facilità.
Maria Antonietta & Colombre - La felicità e basta: 8 e mezzo
Prendere alla lettera il testo della canzone: "Fare meglio, più convinta". Ogni sera, sempre più pop, più sfavillanti, più patinati, con quella cazzimma che può avere soltanto chi parte e torna dai palchi piccoli.
Eddie Brock - Avvoltoi: 5-
Ribadiamo l'augurio di rivedere Eddie a Sanremo 2028 per spaccare, dopo un anno di rodaggio in concerto, e con una canzone bella e che non parli – cito testualmente – di quanto sia "difficile rispettare il limite tra amicizia e amore". È arrivato vivo alla finale. Daje.
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L'articolo Sanremo 2026: le pagelle di sabato, la serata finale del Festival di Marco Mm Mennillo è apparso su Rockit.it il 2026-02-28 18:12:00

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