Vecchi vs Giovani: Sanremo 2019 visto dal paese reale è terrificante

06/02/2019 di

Viviamo tempi bui, di transizione generazionale e arroccamento su posizioni sempre più conservatrici. Ci fossero dei dubbi, vengono fugati dall’avvenimento musicale nazionalpopolare dell’anno: il Festival di Sanremo. Giunto alla 69° edizione, il gigantesco carrozzone firmato Baglioni, quest’anno ha portato sullo stesso palco le vecchie glorie, i nuovi fenomeni per teenager, gli anni 90, il nuovo pop, la trap e quelli che vengono dal basso, per mostrare all’Italia che una convivenza pacifica tra generazioni, stili e modi di pensare differenti non è una chimera, che si può fare. Più facile sulla carta che dal vivo in realtà, perché costruire una cornice che vada bene per tutti è un bel casino e se ne sono accorti gli spettatori che ieri erano fissi a guardare il Fest per ore ed ore: battute trite, siparietti infiniti e per niente divertenti, spettacolo mediocre anche dal punto di vista tecnico: audio infame, regia video con tagli, movimenti di camera ed effetti datati, scenografia a risparmio.

 

 

Sul valore delle canzoni si è già espresso lo Zio Matto, che non le manda certo a dire. Qui parliamo delle reazioni del paese reale, quella massa informe in cui ci sono tutti, dal notaio al redditor di cittadinanza, dal teenager al vegliardo, dal siciliano che vota Salvini a quello che avrebbe preferito Baglioni con la maglia dell’Unione Sovietica. Parliamoci chiaro, al momento nel nostro paese le posizioni a livello sociale e politico sono decisamente contrastanti, ma la musica è fatta per unire, no? A vedere le reazioni social, no. Sulla pagina Facebook ufficiale del Festival di Sanremo i commenti parlano chiaro: vecchi contro giovani. Altro che destra e sinistra, Tav o NoTav etc., la grande barriera che divide gli italiani a Sanremo è quella dell’età. Lo spartiacque su per giù sono i 40 anni: a parte evidenti eccezioni, prima dei 40s si sta un po’ più dietro alle mode, al costume e alla musica del momento, dai 40s in poi ci si mette  in posizione fetale in un angolo e si risponde ad ogni stimolo esterno “Era meglio prima”.

 

 

 

I teenager o i millenial (quelli fino ai 30), dal canto loro non possono non memare Patty Pravo che sembra Predator, la Berté coi capelli blu e tutti gli anacronismi propri del programma e della vecchia televisione, che non sono neanche più abituati a guardare. L’abitudine di guardare X Factor o altri talent, la tv in streaming, i contenuti sul cellulare, li porta a snervarsi di fronte a uno show colto da elefantiasi che non finisce mai e che spesso è noioso alla morte. I vecchi invece arrivano fino a Daniele Silvestri, oltre non si spingono e la demoscopica lo testimonia: in fondo alla classifica ci sono Achille Lauro, Ex-Otago, Ghemon, Mahmood, Motta e gli Zen Circus. Praticamente, alcuni tra quelli che ci piacciono di più. Molti lamentano il fatto che il 99% della popolazione non conosca  quegli artisti e che non meritino di stare tra i big, altri rimpiangono l’eliminazione per togliersene alcuni di torno, manifestano la voglia di vomitare e un commento riassume bene la posizione: “Bel gruppo. Vorrei chiedere a Baglioni dove ha trovato questi cantanti. Se così si possono chiamare."

 

 

L’indignazione popolare più pesante prende di mira Achille Lauro: “Sanremo ha toccato il fondo, sembra uno scappato da una comunità di recupero”, “Spero veramente che i nostri ragazzi non seguano un cantante simile”, “Di questo scarto della società ne avremmo fatto volentieri a meno”. Tutti commenti che potete vedere sotto le esibizioni nella pagina ufficiale del Festival. L’armonia tanto cercata da Baglioni non sembra sia arrivata e la battaglia si gioca sul campo dell’apertura, dell’inclusione che proprio non c'è.

 

 

Probabilmente, uno show incentrato più sugli artisti e meno sugli stacchetti gioverebbe, perché alcuni dei musicisti in gara andrebbero  presentati al pubblico e di certo è più facile farlo quando sono pochi in un cartellone totalmente famoso, tipo Lo Stato Sociale l’anno scorso. Molto più difficile quando hai deciso di far salire sul palco una decina di artisti meno conosciuti dal pubblico generalista. Dalla loro, nella guerra tra vecchi e giovani, questi ultimi dissacrano il Festival con meme e battute al cianuro, difficilmente lo guardano tutte le sere e in definitiva, non lo reputano un appuntamento sacro, come invece capita ai più adulti. In pratica, alla fine del Festival se ne fottono. Vedremo nei prossimi giorni se il televoto ribalterà il risultato del sondaggione sui gruppi d’ascolto dei vecchi reazionari di Sanremo.

 

 

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