La storia di Sister Rosetta Tharpe, la madrina del rock'n'roll

Sister Rosetta Tharpe entrerà nella Rock'n'Roll Hall of Fame solo quest'anno, eppure è lei che il Rock'n'Roll l'ha fatto nascere.

03/01/2018 - 11:00 Scritto da Letizia Bognanni

"Sister Rosetta Tharpe era tutto tranne che ordinaria e insignificante. Era una grande, bella donna, e divina, per non dire sublime e splendida. Era una potente forza della natura" - Bob Dylan

“Non pensiamo mai alla donna nera dietro l'uomo bianco” - Gayle Wald, “Shout, Sister, Shout! The Untold Story of Rock-and-Roll Trailblazer Sister Rosetta Tharpe”


Da dove viene la più grande influenza della storia del rock? Da Elvis Presley? Dai Beatles? Da Bob Dylan?
E se invece la più grande influenza del rock venisse da una musicista donna, e non così universalmente famosa?
Ebbene sì, se andiamo indietro, più indietro dei Beatles, più indietro anche di Elvis, scopriremo che in realtà, se c'è una persona a cui può venir assegnato il titolo di “persona che ha inventato il rock'n'roll”, questa è una donna.
Una donna, nera, che cantava gospel, e suonava la chitarra in un modo che non si era mai visto, tantopiù in anni in cui una donna con la chitarra non si vedeva tutti i giorni. Dovremmo andare, ad esempio, nel 1938, quando Elvis aveva 3 anni, e Sister Rosetta Tharpe registrava le sue prime canzoni per la Decca: “Rock Me”, “That's All”, “My Man and I”, “The Lonesome Road”.

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E allora andiamo ancora un po' più indietro: Rosetta Nubin, o Rosetta Atkins secondo altre fonti, nasce in Arkansas nel 1915, da padre di cui non si sa molto se non che era un cantante, e madre predicatrice religiosa oltre che, anche lei, musicista. Proprio la mamma incoraggia la piccola Rosetta a esibire il suo talento, che si rivela presto eccezionale. “Ricordo che mia madre mi teneva sulla ginocchia mentre suonava l'organo in chiesa. Io tenevo il tempo di “Nearer My God To Thee” con un dito e lei mi accompagnava con la mano sinistra. Sentivo gli angeli cantare!”.
Rosetta diventa una celebrità nel mondo della chiesa, ma a un certo punto capisce che non è più abbastanza il suo “cantare in modo urban musica religiosa”, per usare le parole del documentario di Mick Csáky “The Godmother of Rock'n'Roll” (2011): “amava Dio e i night club, quindi decise di cantare gospel in chiesa e musica secolare fuori”. Fino a quando, ancora più radicalmente, lascia il marito, sposato a 19 anni (di cui mantiene, modificato, il cognome Thorpe) e la chiesa: “Rosetta”, scrive Gayle Wald nella biografia “Shout, Sister, Shout!”, “decise di uscire dalla strada che era stata tracciata per lei dal matrimonio, dalla chiesa, e dalle convenzioni sociali. Prese la drastica decisione di lasciare la chiesa per una carriera laica”.
Succedeva proprio nel 1938, quando grazie alle prime incisioni e poi, soprattutto, alle esibizioni dal vivo, un pubblico sempre più ampio e vario poté assistere alla fusione del gospel, del jazz, del blues, e alla loro trasformazione in qualcosa che non aveva ancora un nome, e sulla cui nascita effettiva ancora si dibatte: qual è stato il primo brano rock'n'roll? “Rocket 88”, inciso da Ike Turner nel 1951? “Crazy Man, Crazy” di Bill Haley, del '53?
Oppure, "Strange Things Happening Every Day", registrata da Sister Rosetta nel 1944 – nonché prima canzone gospel a entrare nella Hit Parade di Billboard.

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Un po' di gossip, che in questo caso serve a ricordare che stiamo sempre parlando di rock'n'roll, ma anche un po' di femminismo: nel 1946 Tharpe conosce Marie Knight e le propone di andare in tour con lei. Insieme incidono canzoni come "Up Above My Head", "He Watches Me", "He's All I Need", e girano l'America, una coppia – artistica e con tutta probabilità sentimentale - di donne on the road, sole coi loro strumenti. Fra gli anni 40 e 50, sottolineiamolo sempre.

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E dunque circa vent'anni prima di quello che da qualcuno è considerato il momento topico della carriera di Sister Rosetta, cioè l'esibizione del 1964, ripresa da Granada TV, in una stazione fuori Manchester in occasione del Folk, Blues and Gospel Caravan Tour. L'esibizione che fa dire a Bob Dylan: “Sono sicuro che ci sono un sacco di ragazzi inglesi che hanno preso in mano una chitarra elettrica dopo averla vista”. Proprio come un sacco di ragazzi americani avevano preso a modello quel modo innovativo di suonare, che non era semplice accompagnamento alla voce, ma un dare voce allo strumento: "Chuck Berry ha preso in prestito il suo stile chitarristico", dice George Brant, autore del musical "Marie and Rosetta", "e Little Richard ha detto che è lei la responsabile della sua carriera. Elvis Presley la citava fra le sue influenze, e perfino Jimi Hendrix una volta ha detto che voleva solo suonare come Rosetta". 

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Adesso facciamo un salto fino al 2018. Sister Rosetta Tharpe è morta da 45 anni. Elvis Presley da 41. Elvis è nella Rock'n'Roll Hall Of Fame dal 1986, l'anno della fondazione, ammesso insieme a Chuck Berry, James Brown, Ray Charles, Sam Cooke, Fats Domino, The Everly Brothers, Buddy Holly, Jerry Lee Lewis e Little Richard.
Ovvero tutti quelli che devono in qualche modo il loro “suonare rock'n'roll” a Sister Rosetta, che entrerà nella Hall Of Fame quest'anno, nella categoria Early influences. Sedici anni dopo che Johnny Cash, durante la sua cerimonia di ingresso, l'aveva citata come una delle sue cantanti preferite quand'era bambino.
Banalmente, meglio tardi che mai, ma rimane un po' di amarezza al pensiero che solo oggi “pensiamo alla donna nera dietro l'uomo bianco”.

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L'articolo La storia di Sister Rosetta Tharpe, la madrina del rock'n'roll di Letizia Bognanni è apparso su Rockit.it il 2018-01-03 11:00:00

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