Tutto quello che ci ha insegnato il TruceKlan

I ragazzi del Truceklan ci hanno insegnato cosa vuol dire essere un collettivo a Roma.
05/09/2019 16:47

“L’uomo per natura è un animale destinato a vivere in comunità” lo diceva Aristotele un sacco di tempo fa ma se ci pensiamo bene è un concetto applicabile più che mai al mondo della musica di oggi, sopratutto negli ultimi tempi. Il mondo del rap sta riscontrando ultimamente una seconda era d’oro, fatta di personaggi che hanno qualcosa di nuovo da dire, realtà da portare alla luce e urgenze comunicative ormai diventate necessarie. C’è un altro aspetto che sembra essere tornato importante all’interno dello scenario: è la collettività, o meglio, l’appartenenza geografica. 

Dalla LoveGang della capitale, alle origini sarde della Machete (che ha aperto le sue porte a tanti artisti diversi) arrivando fino alla nuova scena rap di Varese con la 2004Sgrang e le squad trap di Genova, c’è un nuovo attaccamento alle città e i luoghi in cui si è nati e cresciuti, con i suoi luoghi simbolo, il provincialismo che fa scappare via, il gruppo di amici e tutto questo si sta ripetendo nell’arco di meno di vent’anni.

Ve lo ricordate il 2003? Il nuovo millennio, l'inizio della guerra in Iraq, il secondo governo berlusconiano, la morte di Gaber; il mondo della musica prolificava, erano gli anni dei generi musicali che sarebbero tornati in voga ora nel 2019 con l'hashtag #00s ma se inseriamo le coordinate geografiche della capitale italiana, in quei primi anni del duemila, a Roma, c'erano alcuni nomi che spiccavano più degli altri: In the Panchine, TruceBoys, Jagermasterz in una parola sola TruceKlan; tra le righe erano la strada condita di uno slang in dialetto romano e barre in inglese, creando un alfabeto tutto loro. Erano la legge del rap di provincia, nati dalle orme di chi era stato un colosso a metà degli anni '90, come i Roma Zoo, oggi un culto. 

Di gruppi e collaborazioni se ne erano già viste in passato, molti anni prima c'erano state le Posse che avevano dettato le leggi dell'underground e della comunità, ma i Truceklan avevano un sapore diverso, portavano avanti non solo la musica in modalità corale, ma prima di tutto la loro città, Roma. L’unione faceva la forza e tutti parlavano la stessa lingua. Zarri, maleducati, scomodi per molte delle tematiche affrontate, erano il classico collettivo che speravi non ascoltassero i tuoi figli; c’era di mezzo la droga, la galera, la violenza, le strade, i simboli del potere, ma erano tutti pezzi di una stessa missione, si dettavano le regole, almeno nella musica, si assrobiva come una spugna tutto quello che c'era intorno e lo si buttava fuori a suon di rime. Roma raccontata alla luce, senza filtri, anche se tante cose facevano storcere il naso ai più che hanno vissuto quegli anni, gli stessi che hanno visto quel movimento prendere piede piano piano. 

"TruceKlan con l'esercito affiliato/Colpo di Stato, fiamme nel commissariato/In the panchine baby... say what?/Sex every day... why not?/In the Audi, too fast for Polizia/Show me paletta, I disappear, Santa Maria"

Gel, Metal Carter, Noyz Narcos e Cole erano i TruceBoys, tra i loro lavori nel 2003 pubblicano Sangue che diventa un culto; da Malasorte a Forze del Disordine fino a Stato Brado dove c'erano anche Primo Brown e Cor Veleno. 

In The Panchine vedeva un formazione con nomi che tutt’oggi è impossibile non conoscere per chi è appassionato del genere: Chicoria, Gemello, Benassa e Cole; Deadly Combination nel 2005 insieme a Noyz Narcos è un pezzo che conosce a memoria qualsiasi ragazzo nato negli anni ’90, a Roma me la sono sentita in cuffia ad un silent party per caso, la scorsa primavera non certo 10 anni fa e la cantavano tutti. 

Queste era la formazione duale della scena rap di quegli anni, a cui si aggiunsero qualche tempo dopo anche i Jagermasterz che erano Duke Montana, Gast, Benetti DC, Mystic 1, Zuckero, Zinghero e Mr P

Siete afoni co' la paura de' parla'/Dei cazzi vostri, dei cazzi miei non te impiccia'/Pe' svoltà tocca vende dischi/Ho pagato la SIAE con i soldi de l'impicci

Facendo un paio di calcoli la formazione diviene così piuttosto corposa, senza contare che c’era anche un team di produttori (tra cui, per citarne solo un paio, Gengis Khan e Lou Chano,) tante menti e creatività diverse che sono diventate una cosa sola: TruceKlan.  Nel 2008 si arriva all’unico figlio che questo melting pot di artisti è riuscito a dare alla luce: Ministero dell’Inferno pubblicato da Propaganda Records. Dentro ci sono anche Fabri Fibra, DogoGang, Gdb, Kaos, Inoki, Danno e Cripple Bastards. 

Poca forma e molto contenuto, Ministero dell'Inferno già dai primi secondi di ascolto ti fa capire piuttosto bene quello che andrai ad ascoltare: inizia con i primi versi della Divina Commedia, un monito di “Benvenuto nell’inferno” e la voce di Samuel L. Jackson in "Pulp Fiction” che interpreta a suo modo il passo biblico di "Ezechiele 25:17". Piuttosto incisivo. 

Erano gli allievi di una scuola che aveva fondato prima di loro la Roma Zoo, la stessa scuola che il rap romano lo aveva proprio inventato nel '95. Erano gli allievi che si erano applicati, pure parecchio bene, e hanno deciso di farlo assieme, perché il messaggio doveva arrivare forte e chiaro. 

We smoke blunt with Petrarca, Ludovico, Orlando/With Lorenzo we cook rockaz da medio grammo/We organizzati, are you ready for the scambio?

 

 

 

 

 

 

 

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L'articolo Tutto quello che ci ha insegnato il TruceKlan di Chiara Lauretani è apparso su Rockit.it il 05/09/2019 16:47

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