Tutto quello che abbiamo imparato da Colapesce Dimartino

Da quando si sono messi assieme, ormai 4 anni e due dischi fa, c'è qualcuno che chiede a Colapesce e Dimartino quand'è che si sciolgono. Noi non abbiamo fretta che avvenga, siamo entusiasti di goderceli a MI AMI e vi raccontiamo cosa secondo noi hanno portato alla musica italiana in duo

Colapesce e Dimartino all'Alcatraz per il tour di 'Lux Aeterna Beach', foto Starfooker per Rockit
Colapesce e Dimartino all'Alcatraz per il tour di 'Lux Aeterna Beach', foto Starfooker per Rockit

C’è chi pensa che le cose belle a un certo punto devono finire, ché altrimenti diventano un fardello. Io non credo di pensarlo, probabilmente per il senso di disagio che mi mettono gli addii o gli arrivederci – un po’ come quando gli amici si trasferiscono all’estero e non li saluti perché “tanto ci rivediamo sicuro prima che parti”, ma sai benissimo che non succederà e che è solo un modo per evitare quel momento che fa sempre piangere.

È da quando è iniziata l'avventura Colapesce Dimartino, il sodalizio nato nel 2020 dall’unione dei due cantautori, che tutti ripetono che finirà. E forse al termine del tour di Lux Eterna Beach, che li vedrà calcare il palco del MI AMI venerdì 25 Maggio, verrà il tempo di fare ritorno alle carriere soliste, almeno per un po’. C'è chi dice che questo si presagisce osservando la copertina del disco, che raffigura i due che camminano verso orizzonti opposti.

Due album (e mezzo), un film, due partecipazioni a Sanremo, e decine di concerti sono di per sé un’eredità abbastanza considerevole, che giustifica una retrospettiva. Quando, quattro anni fa, il progetto congiunto prese vita, le singole identità artistiche dei due erano riconoscibili e solide. Da un lato, Dimartino, di Palermo, con all’attivo cinque album. Un cantautore nel senso più letterale del termine, con un’evoluzione negli arrangiamenti, dalla chitarra e dai pochi strumenti nei primi dischi, fino alle produzioni più ricche ed elaborate di Afrodite. In direzione contraria rispetto al trend, sempre più frequente, delle strofe parlate, i brani di Dimartino sono estremamente melodici. Ad accentuare questa caratteristica, una voce forte e intonatissima.

Dall’altro lato, Colapesce, dalla provincia di Siracusa, con tre album in studio. Un artista delicato, che abita un tempo sospeso e rarefatto. Autore di storie di ordinario disagio, di mal di testa che non passano mai, di mare, di decadenza e di amori felici.

Colapesce Dimartino prese vita nell’estate del 2020, con l’album I mortali, ma fu nell’inverno del 2021 che ottenne l’attenzione di, più o meno, tutti. Casus belli fu la partecipazione al Festival di Sanremo con Musica leggerissima, proprio in quel Festival che si svolse durante il periodo del coprifuoco e che chiunque guardò, perché fondamentalmente non c’era niente di meglio da fare. Il brano spopolò in radio e sui social media, fu inciso in spagnolo da Ana Mena, fu ballato da tutti quelli che in quei giorni si sentivano un po’ soli, risuonava nei supermercati, nelle macchine che passavano e il ritornello venne canticchiato più o meno in ogni luogo, in fila alle poste o in qualche call su Zoom.

Colapesce Dimartino sono stati la colonna sonora di un periodo strano, dell’estate super-italiana di fine lockdown, quando andare all’estero era quasi impossibile, e di tutta l’incertezza che ne è seguita. Ma sono stati anche il canto della rinascita e dei ritorni alla normalità.

Nonostante Sanremo sia a debbraio, e nonostante il loro secondo album sia uscito a novembre, Colapesce Dimartino sono un’invincibile estate. Sono i pomeriggi a cuocersi sotto il sole, la spensieratezza dei bagni al mare, i mille programmi sognati e al tempo spesso le promesse disattese. Sono le spiagge liminali teatro di scene lunari, la lavatrice dei costumi da bagno e tutti i “da Settembre inizio davvero”.

Ecco, per tornare a quello che dicevo all’inizio, visto che forse siamo alla chiusura di un capitolo nella storia di Colapesce Dimartino (ma siamo convinti ce ne saranno altri), e per esorcizzare il momento dei saluti, ché non mi va proprio, preferisco raccontare quello che ci hanno insegnato in questi quattro anni, e che rimarrà di loro. E poi, chiaramente, venite a sentirli a MI AMI che è il regalo migliore che potete farvi. 

Che l’estate è bellissima ma è una prova di forza

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In Gloria del disteso mezzogiorno, Montale descriveva i giorni torridi d’estate, quando è impossibile trovare un angolo di ombra, utilizzando il termine arsura. L’estate che diventa una mazza nel petto, che sfinisce, che uccide tutti i sogni e tutti i piani. Colapesce Dimartino, lo dicevo sopra, sono la colonna sonora dell’estate. In brani come Considera o Luna araba, hanno composto melodie orecchiabili, scanzonate, allegre, sottofondo di tuffi e granite. Ma allo stesso tempo, sono le voci di tutto quei prezzi che l’estate impone di pagare. In Noia mortale, ad esempio, raccontano di come non avere niente da fare possa far scaturire strane idee. In Majorana, nelle parole lisergiche sotto il tempio di Ercole, narrano quanto certi giorni non succede proprio niente, tanto da perdere cognizione di sé. Insomma, Colapesce Dimartino ci ricordano che l’estate è un’ambizione, ma occhio: per superarla bisogna essere ben armati.

Che i cantautori sanno capire gli elettori molto meglio dei politici

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Quando nel 2018 Riccardo Sinigallia pubblicò, nel disco CIAO CUORE, il brano Le donne di destra, rimasi sbalordito dalla nitidezza con cui era riuscito a descrivere un preciso tipo umano e elettorato. La stessa cosa mi è capitata ascoltando Ragazzo di destra, tratto da Lux Eterna Beach.

"Semplice giudicare / metti la divisa a lavare / ti giuro nessuno ce l’ha con te" – questi i versi di apertura. Con un atteggiamento quasi paterno, i due cantautori descrivono le paure e i pensieri più o meno violenti di un comune ragazzo di destra tutto solo nel suo bomberino. Che se solo i politici di opposizione avessero questo tipo di sensibilità nel capire chi è che non li vota, e di conseguenza nel provare a parlare con loro per far cambiare idea, forse non dovremmo assistere a certe cose con le quali, quotidianamente, ci tocca fare i conti.

Che dalle cose dette e ridette, ci si sfugge solo dicendole ancora una volta

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Il prossimo semestre, traccia d’apertura de I mortali, è una riflessione sul ruolo che ha oggi il cantautore. Ma che faccio, parlo dei migranti? Per carità… Vai sul sicuro scrivi una canzone d’amore. E poi ancora ci vuole una hit, una mina – ecco, vorrei scrivere per Mina. Un tipo di discorso che, nel mondo della musica, si sente spesso. E gira e rigira, le opinioni alla fine sono sempre quelle, e si finisce per parlare sempre delle stesse cose finché non viene la nausea. Forse il modo migliore per chiudere questo dibattito, e aprirne altri più urgenti o interessanti, è proprio questo: dirle tutte ancora un’ultima volta, scherzandoci sopra, fino al punto in cui la loro banalità rimbomba evidente da diventare sarcastica.

Che non abbiamo ascoltato abbastanza Franco Battiato

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Al Festival del 2021, nella serata delle cover, presentarono Povera Patria, che fu poi incisa nella riedizione de I Mortali. Oltre alla commozione di Dimartino, mentre la voce registrata di Battiato cantava l’ultimo verso, la primavera intanto tarda ad arrivare, il duo siciliano ci ha ricordato quanto ci siamo dimenticati le laiche preghiere di questo pezzo. Una patria schiacciata dagli abusi di potere, la speranza che non si parli più di dittature, i corpi in terra senza più calore. Parole che, oggi più che mai, abbiamo bisogno di ascoltare ancora.

Che la musica leggera, anzi leggerissima, è una cosa seria

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Musica leggerissima è diventato un vero e proprio tormentone. Il quadro alla Ozpetek dei due cantanti che intonano il bridge, con la pattinatrice (Paola Fraschini) che fa il suo ingresso ballando durante l’esibizione a Sanremo, è uno dei momenti più indimenticabili della storia del Festival. Nonostante le apparenze e gli sguardi superficiali, Musica leggerissima è un pezzo importantissimo. Racconta della depressione, di quando si cerca leggerezza nelle canzoni pop per non pensare o, ancor peggio, perché non si riesce a pensare. Le cose che hai lasciato cadere nella tua indifferenza animale – così si conclude il bridge, facendo luce su quei momenti bestiali in cui si perde la sensibilità verso le cose, e si rimane asettici e anaffettivi.

La musica leggera, anche quella leggerissima, può aiutare a verbalizzare queste situazioni, e a volte può offrire, se non un aiuto, un appiglio. E ancora c’è chi pensa che non sia una cosa seria.

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L'articolo Tutto quello che abbiamo imparato da Colapesce Dimartino di Filippo Colombo è apparso su Rockit.it il 2024-05-13 13:30:00

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