I Verdena da "Valvonauta" a "Scegli me", il grunge degli esordi e l'imponente "Wow"

In 13 anni di carriera cinque dischi che hanno lasciato il segno nel panorama rock italianoIn 13 anni di carriera cinque dischi che hanno lasciato il segno nel panorama rock italiano
04/03/2013

I Verdena si sono presentati al pubblico nel 1999 con il singolo “Valvonauta”, ma in oltre dieci anni di carriera il loro suono e i loro testi si sono evoluti e trasformati, dal post-grunge di “Verdena”, fino al doppio album pubblicato nel 2011 “Wow”, un disco con ampie aperture sperimentali, passando per “Requiem”, stoner da una parte, melodico dall'altra.

Dal testo di “Valvonauta” dei Verdena: “Mi affogherei / E anche se non mi viene / Io senza lei / E anche se non c'è miele / Mi viene dolce / E penso sempre lo stesso / Mi affogherei / Sto bene se non torni mai”



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I Verdena si formano nel 1995 ad Albino, in provincia di Bergamo, da un'idea dei fratelli Alberto (voce e chitarra) e Luca (batteria) a cui l'anno successivo si aggiunge Roberta (basso). Le prove si svolgono in un ex-pollaio in campagna, che diventerà negli anni successivi la Henhouse, ovvero la sala di registrazione dei Verdena. Dopo alcuni demotape che permettono ai Verdena di farsi conoscere sui palchi di Milano e dintorni, firmano un contratto con la Black Out/Universal con cui pubblicano nel 1999 l'album d'esordio “Verdena”, da cui sono tratti i singoli “Valvonauta” e “Viba”: il disco è prodotto da Giorgio Canali e porta i Verdena a suonare su palchi importanti come quello dell'Heineken Jammin' Festival, il Gods of Metal e di spalla ai Marlene Kuntz. La critica accoglie positivamente la freschezza del post-grunge proposto dai Verdena, benché non manchino dei dubbi riguardo i testi, ritenuti poco significativi se non proprio casuali.

Anticipato dall'EP “Spaceman”, nel 2001 esce il secondo disco in studio dei Verdena, “Solo un grande sasso”, registrato con l'aiuto di Mauro Pagani e prodotto da Manuel Agnelli degli Afterhours. La trama sonora si infittisce avvalendosi di synth, mellotron e archi, e iniziano ad apparire le prime code strumentali psichedeliche, infatti dal vivo il trio acquista un nuovo elemento alle tastiere. Anche “Solo un grande sasso” è seguito da un lungo tour, così come sarà per “Il suicidio del samurai”, terzo disco in studio dei Verdena e primo registrato completamente alla Henhouse. Pubblicato non solo in Italia ma anche in Europa, da “Il suicidio del samurai” è tratto il singolo “Il mio letto”, in cui Manuel Agnelli suona il pianoforte.



Il 2007 è la volta di “Requiem”, un disco lungo e complesso, che si divide tra un'anima propriamente grunge e vicina al noise, e momenti che ricordano la psichedelia anni '70. In occasione di “Requiem”, i Verdena tornano ad essere un trio, anche se si avvalgono di diverse collaborazioni in studio, tra cui Mauro Pagani al mellotron. Anche in questo caso la critica si esprime molto positivamente nei confronti dei Verdena, sottolineando anche un'evidente miglioramento nei testi, e lo stesso Alberto ammetterà di essersi impegnato di più nella composizione. Per il lancio del singolo “Isacco nucleare”, i Verdena decidono di chiedere al pubblico di realizzare un videoclip, partecipando a un concorso. Ecco il video vincitore e un estreatto dal testo: “C'è un posto migliore / Ora so / Nell'arcobaleno / Ora so / Se solo fossi ricco ne prenderei di più / Più forte si muore / Ora so / Pioggia sui fili / Sono qui / Le nubi d'Isacco”



Nel 2011 i Verdena pubblicano il loro progetto più ambizioso e complesso, il doppio album “Wow”, che arriva fino al secondo posto nella classifica dei dischi più venduti in Italia. Anticipato dal singolo “Razzi, arpie, inferno, fiamme”, pubblicato in cd, vinile e una versione deluxe con dvd, “Wow” conquista le copertine delle maggiori riviste musicali italiane e il tour seguente registra una serie di date sold out. Rockit realizza un'intervista nella Henhouse in cui i Verdena suonano anche alcuni pezzi live tratti da “Wow”. Il secondo singolo estratto è “Scegli me (Un mondo che tu non vuoi)”.

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