Voina, coi piedi ben piantati nella tundra

La band abruzzese racconta il nuovo disco "Ipergigante" e il suo mondo, fatto di grandi slanci nel futuro e sfighe quotidiane
24/02/2020 14:12

Venerdì scorso, durante il loro concerto al Circolo Ohibò di Milano, c’è stato un momento in cui i Voina sembravano essere nella loro cameretta o, ancora meglio, nella loro sala prove. Già, perché la band abruzzese, arrivata al terzo disco, era perfettamente a proprio agio sul palco, tanto da costruire, pezzo dopo pezzo, una specie di – per citare Foscolo – corrispondenza di amorosi sensi tra loro e il pubblico. Il consueto diaframma tra chi ascolta e chi fa musica era sparito: tutto era uguale, indistinto, in una specie di wave totale dal fortissimo impatto. 

Ascoltando dal vivo i pezzi del nuovo disco, Ipergigante, la band appare aver compiuto un deciso passo in avanti, specie per i testi, molto più maturi e ricchi di riferimenti, alle volte più espliciti, altre volte meno, in vari ambiti. Sempre esplosi, però, con la medesima pacca degli esordi. "Nel nostro disco una tensione tra la vita immobile di una provincia qualsiasi e il desiderio di essere parte di qualcosa più grande. I piedi bloccati dalla gravità e gli occhi puntati sulle stelle, un po’ come Carl Sagan quando dice che abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle".

Mentre il live dei Voina raggiunge il climax con pezzi come MDMA, ci vengono in mente le parole della nostra recensione del disco, che pochi giorni fa abbiamo definito come "un misto tra di tradizione della sfiga indipendente degli anni scorsi e la proiezione verso qualcosa di più dinamico". Che ne pensano di questa definizione? "Ci piacerebbe essere dalla parte dinamica e proiettata verso il futuro, ma purtroppo credo che ci tocchi la zona della sfiga". 

La loro provenienza, quella tundra abruzzese, da loro stessi definita così, ha finito per contare molto nella loro musica. "Parliamo di tundra perché la tundra è un deserto freddo", spiegano "un vuoto che si spinge per chilometri e chilometri, dove se non ti dai una mossa diventi velocemente parte dell’arredamento. Ma dopotutto è la nostra tundra. Il posto da cui tutti vogliono scappare, ma dove alla fine tutti tornano sempre".

E di viaggi, se non di veri e propri ritorni, è anche fatto Ipergigante, il loro nuovo disco, con tutti quei pezzi a tema spaziale e siderale che lo caratterizzano: "Un amico ci ha fatto notare come nei nostri testi si rincorressero tantissimi termini legati all’astronomia e molti altri invece legati alla quotidianità della provincia; per questo è venuto fuori ipergigante che è il nome di una stella nel suo massimo momento di luminosità prima di esplodere e diventare un buco nero ma allo stesso tempo ci faceva pensare a uno di quegli enormi e vuoti ipermercati che si trovano sulle strade statali. Tra la provincia e l’universo".

Abbiamo chiesto anche ai Voina come vedano oggi la situazione della musica che, una volta, si sarebbe alternativa, almeno in Italia. "Per chi, come noi, è nato con il mito dell’indie americano dei primi ’90 e con l’etica del DIY, vedere chiamare indie roba prodotta da major, che è in heavy rotation sulle radio e che va a Sanremo, devo ammettere, che fa un po’ strano. Ma, in fondo, indie è solo una parola e le parole hanno il diritto di cambiare il loro significato. Dopotutto, questa notorietà dell’indie ha dato più visibilità anche ad artisti che fino a qualche anno fa sarebbero rimasti in scantinati puzzolenti e locali vuoti, e questo grazie anche a questo nuovo significato ambiguo che racchiude la parola indie". 

Ecco, dopo un live come quello di ieri sera, che ha certificato la definitiva maturazione dei Voina, ne siamo sicuri: crescere in un posto da cui si vuole fuggire per tutta la vita ma a cui, alla fine, si torna sempre, fa crescere. E fa crescere bene, proprio come i Voina della tundra abruzzese.  

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L'articolo Voina, coi piedi ben piantati nella tundra di Mattia Nesto è apparso su Rockit.it il 24/02/2020 14:12

Tag: album

Pagine: Voina

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